Il giurista Zagrebelsky: «Il suicidio assistito? Una mostruosità»

dj fabo fatto quotidiano«Non esiste il “diritto a morire”, sarebbe una contraddizione». Ad affermarlo è stato Gustavo Zagrebelsky, importante giurista italiano, ex presidente della Corte costituzionale e guru di Repubblica e della sinistra progressista. Intervenne nel 2011 in seguito al suicidio di Lucio Magri, recatosi in Svizzera per ottenere il suicidio assistito, lo stesso luogo di morte scelto recentemente da Dj Fabo.

A dargli voce fu l’attuale direttore de Il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, anche lui fortemente contrario all’eutanasia. C’è chi parla di «“suicidio assistito” come un “diritto” da importare quanto prima in Italia per non costringere all’“esilio” chi vuole farsi ammazzare da un medico perché non ha il coraggio di farlo da solo», scrisse Travaglio. «Il suicidio passato dal Servizio Sanitario Nazionale: ma siamo diventati tutti matti?».

Ma in ambito giuridico è bene ascoltare sopratutto chi ne ha le competenze, per questo restano d’attualità le parole del costituzionalista Zagrebelsky. «Quello che sto per dire è in una prospettiva laica», è la sua premessa. Giustamente nel dibattito pubblico occorre utilizzare «argomenti non dico condivisibili, ma almeno comprensibili per chiunque. Se si parte da una prospettiva religiosa, si escludono a priori tutti coloro che non l’accettano».

Innanzitutto il suicidio non è affatto un gesto di libertà, ma «la tragedia più grande». Il nostro diritto penale, di fronte alla volontà di morire, «non punisce il suicidio. Lo considera un mero fatto, non c’è sanzione se tu cerchi di ucciderti da solo. In questi confini estremi dell’esistenza individuale il diritto non può far nulla, ed è bene che taccia. Lasciando che ciascuno gestisca i suoi drammi ultimi da solo». Tuttavia, sempre nel codice penale gli articoli 579 e 580 puniscono l’omicidio del consenziente e l’istigazione o aiuto al suicidio: «Questi sono delitti. Se tu ti uccidi da solo questo è considerato un fatto, che resta entro la tua personale sfera giuridica. Ma se entra in gioco qualcun altro, diventa un fatto sociale. Anche solo se sono due: chi chiede di morire e chi l’aiuta. E ancor più se c’è un’organizzazione, pubblica o privata che sia, come in Svizzera o in Olanda. La distinzione ha una ragione morale».

Ovvero, chi chiede l’eutanasia non vuole legittimare tanto la possibilità di suicidarsi ma, necessariamente, che lo Stato e i medici diventino complici e partecipino attivamente al suicidio/omicidio di un cittadino. E’ il primo punto delle dieci ragioni laiche contro l’eutanasia che abbiamo recentemente stilato. Perché, ha proseguito Zagrebelsky, «una cosa è il suicidio come fatto individuale; un’altra, il suicidio socialmente organizzato».

Gran parte dei casi di suicidio, ha proseguito il giurista, ha motivazioni assolutamente risolvibili: «derivano da ingiustizie, depressione o solitudine». Davanti a questo, «può la società dire: va bene, togliti di mezzo, e io pure ti aiuto a farlo? Non è troppo facile? Il suo dovere non è il contrario: dare speranza a tutti? Il primo diritto di ogni persona è di poter vivere una vita sensata, e a ciò corrisponde il dovere della società di crearne le condizioni. La società, con le sue strutture, ha il dovere di curare, se è possibile; di alleviare almeno, se non è possibile».

E per quanto riguarda il “diritto a morire”, slogan propagandato dall’Associazione Luca Coscioni e da Marco Cappato, Zagrebelsky ne smentisce l’esistenza: «C’è la morte che ci si dà, come dato di fatto. Ma l’espressione “diritto a morire” contiene una contraddizione. Parliamo di diritti o libertà come espansione delle possibilità. Si può parlare di diritto al nulla, o di libertà di nulla? A me pare una mostruosità».

La redazione

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23 commenti a Il giurista Zagrebelsky: «Il suicidio assistito? Una mostruosità»

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  1. Max ha detto

    Quando una persona ha buon senso, anche se non e’ credente, ci si puo’ ragionare. E’ il caso di Zagrebelsky.

    • alessandro pendesini ha detto in risposta a Max

      Ritengo sia molto più « mostruoso » negare a una persona in fase terminale di una malttia irreversibile, e che inoltre, in certi casi, soffre « le pene dell’inferno » quando le dosi di morfina o qualsiasi sedativo destinato a lenire il dolore o attenuare un profondo stato di malessere, si avvera essere insufficiente o di nessun aiuto !
      Come a volte capita anche se, FORTUNATAMENTE, questi casi sono piuttosto rari o comunque minoritari !

      Negare un legittimo aiuto di morire il più DIGNITOSAMENTE possibile a una persona che dimostra di avere abbastanza lucidità per decidere se vale o no la pena di prolungare la SUA vita, e di conseguenza la sofferenza sia fisica che psicologica che ne consegue, non è un atto di « carità » ma di sadismo, volontario o involontario che sia ! dispiaccia al giurista Zagrebelsky….
      Che sia ben chiaro : se il caso dovesse presentarsi, premesso ne abbia la lucidità necessaria, saro’ io decidere se vale la pena di continuare a vivere o morire, e non permettero’ a nessun altro decidere al mio posto !

      • Max ha detto in risposta a alessandro pendesini

        Ha presente quando si dice che “non si discute per avere ragione, ma per conoscere”?

        La rimando all’altro dettagliato ed informato articolo sul perche’ si dice no all’eutanasia:

        http://www.uccronline.it/2017/03/01/eutanasia-dieci-grandi-ragioni-contro-il-suicidio-di-stato/

        Cordialita’.

      • lorenzo ha detto in risposta a alessandro pendesini

        La morte è sequenziale alla vita,
        la vita non è sequenziale alla morte:
        noi definiamo morte il fine della vita.

        Chi vive esercita la sua libertà,
        finita la vita finita la liberta.

        Porre fine alla vita è vita?
        Porre fine alla libertà è libertà?

        • Klaud ha detto in risposta a lorenzo

          Mi pare che la risolvi facilmente, ma queste situazioni richiedono ben altro che giochi di parole.
          E anche i giochi di parole richiedono finezza: c’è una bella differenza tra ”definiamo morte il fine della vita” e quella che dovrebbe essere corretta per un credente ”definiamo morte la fine della vita” sottinteso terrena. Comunque in nessun caso, che si sia atei o credenti, la morte è il fine della vita.

          • lorenzo ha detto in risposta a Klaud

            Per un cedente la differenza tra il fine e la fine è abissale.
            Mi potresti spiegare quale sarebbe la differenza per un ateo?
            Non è forse scientificamente provato il fine cui inesorabilmente è destinata ogni vita umana è quella che definiamo morte?

            • Klaud ha detto in risposta a lorenzo

              Non è difficile: non si vive per morire.
              Tu vai al cinema solo per vedere lo schermo nero dopo ”FINE” ?
              Per me la vita è il film; per te è la speranza che ci sia un terzo tempo.

              • lorenzo ha detto in risposta a Klaud

                Non ho scritto che la vita non è vita vissuta con le sue gioie ed i suoi dolori, ho scritto che è scientificamente provato che il fine della vita è quella cosa che definiamo morte: e solo questa affermazione che devi smentire.

  2. Vanna Valori ha detto

    Parla un’oncologa dedita all’assistenza al morente.
    Condivido pienamente le ragioni giuridiche espresse contro il suicidio medicalmente assistito ed ancor più l’invito e l’impegno ad accompagnare con le adeguate competenze professionali (non solo mediche) umane ed emozionali questo difficile momento della vita umana. Possiamo assicurare che se vengono soddisfatti tutti i bisogni del morente la richiesta di morte inflitta si azzera.

  3. lorenzo ha detto
    • Fabio ha detto in risposta a lorenzo

      “Siamo di fronte ad un’apertura della Chiesa…” esternazione audace, oltre che fuorviante.
      Certamente la Chiesa ha sempre tenuto aperte le porte in segno di misericordia, ma da questo atto di compassione, a voler insinuare che voglia aprire le porte al suicidio…

  4. Codroipo ha detto

    Ma se la vita è un dono di Dio, a maggior ragione, non posso farne ciò che voglio?
    Proprio perché quando qualcuno mi dona qualcosa, quel qualcosa diventa mio, no?

    • Michele ha detto in risposta a Codroipo

      Perché tirare in ballo la fede? Adesso abbiamo i credenti che usano argomenti razionali e i non credenti che usano quelli fideistici?

    • Steve ha detto in risposta a Codroipo

      Sto commento rasenta la demenza

    • lorenzo ha detto in risposta a Codroipo

      Se doni alla tua ragazza un mazzo di rose e lei le getta nella spazzatura,
      tu come la prenderesti?

      • andrea g ha detto in risposta a lorenzo

        Risposta perfetta-

        • Klaud ha detto in risposta a andrea g

          Mica tanto perfetta; è un esempio generico e senza il senso della situazione: se le rose fossero marce e puzzolenti, cosa dovrebbe farsene la ragazza? Così una vita da incubo a che serve?… abbozzare e fingere di essere contenti di un simile regalo?

          • lorenzo ha detto in risposta a Klaud

            E tu regali rose marce e puzzolenti alla tua ragazza?
            Se ti mette le corna fa solo bene.

            • Klaud ha detto in risposta a lorenzo

              Proprio non ci arrivi, nemmeno a spiegartele le cose… eh?
              Vita del cavolo = rose marce… dài che cela fai!

              • lorenzo ha detto in risposta a Klaud

                Proprio non ci arrivi?
                Possibile non ti sia accorto che la risposta è sotto?
                Non ti sembra forse ovvio che se nella scala dei valori il diamante conta molto di più di un mazzo di rose il regalo floreale non è ben accetto?
                Non ti sembra forse ovvio che se l’apparire conta più dell’essere il dono della vita non è ben accetto?

          • lorenzo ha detto in risposta a Klaud

            Che poi per qualcuno siano più importanti i diamanti delle rose, quello è un altro conto.

    • Michele ha detto in risposta a Codroipo

      Dire che la vita è dono di Dio ne sottolinea un aspetto, quello della gratuità. Un dono mi viene dato senza che io lo chieda. Così la vita ce l’ho senza che la mia volontà sia stata interpellata.
      Rimangono comunque altre differenze ineliminabili: ad es. io esisto anche prima che una cosa mi venga donata e continuerò ad esistere anche dopo che la cosa donata si sarà consumata. Non così per la vita, che non è una cosa che abbiamo (quindi distinta dal proprietario), ma coincide con noi stessi.

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