“Gesù non volle fondare una nuova religione”: come rispondere?

«Gesù non aveva alcuna intenzione di fondare una nuova religione». Questa è la frase più forte emersa dal dibattito avviato dalla rivista Jesus con alcuni studiosi, pronunciata dal prof. Mauro Pesce, ordinario di Storia del Cristianesimo e già autore di tesi controverse esposte nel suo libro con Corrado Augias: Inchiesta su Gesù.

Il tentativo è quello di ridurre Gesù ad un pio ebreo che volle solamente approfondire meglio l’ebraismo, indicando il cristianesimo come un tradimento delle sue reali intenzioni (accusando solitamente San Paolo di essere il fondatore della nuova religione). L’antropologa Adriana Destro, ad esempio, ha aggiunto: «Gesù non vuole formare un gruppo a parte, non fonda una Chiesa. I motivi della morte, dunque, non hanno a che fare con questioni teologiche ma con questioni sociali e politiche». Pesce concorda e, nel libro già citato, aggiunge: «Gesù non vuole cambiare neppure una virgola, se vogliamo usare un termine attualizzante, della Torah, vale a dire della legge religiosa contenuta nei primi cinque libri della Bibbia». Ma queste sono tesi errate.

Da un certo punto di vista è vero, Gesù non parla mai di una nuova religione da fondare. Ed infatti il “cristianesimo” altro non è che quel gruppo di devoti ebrei che, incontrando Gesù, si convinsero tramite l’esperienza e la convivenza con lui, che seguire il suo insegnamento piuttosto che quello della Torah, gli avrebbe portati alla salvezza e alla letizia del cuore. E da quei discepoli si è generato un popolo, i seguaci di Gesù Cristo. Cioè i cristiani, cioè il cristianesimo. Padre Raniero Cantalamessa ha giustamente fatto un’osservazione tecnica: «nessuna religione è nata perché qualcuno ha inteso “fondarla”. Forse Mosè aveva inteso fondare la religione d’Israele o Buddha il buddhismo? Le religioni nascono e prendono coscienza di sé come tali in seguito, da coloro che hanno raccolto il pensiero di un Maestro e ne hanno fatto ragione di vita». Aggiungendo, comunque: «neanche la Chiesa, a rigore, considera il cristianesimo una “nuova” religione. Si considera insieme con Israele l’erede della religione monoteistica dell’Antico Testamento, adoratori dello stesso Dio “di Abramo, di Isacco e di Giacobbe”. Il Nuovo Testamento non è un inizio assoluto, è il “compimento” (categoria fondamentale) dell’Antico». Chi solitamente afferma che il cristianesimo ha tradito le vere intenzioni di Gesù, si dimentica inoltre di quel brano così breve, ma così centrale: «E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa» (Mt 16,13-20).

Il volume II della monumentale opera Un ebreo marginale (Queriniana 2003), scritta dal principale biblista vivente, John P. Meier della University of Notre Dame, nota che certamente Gesù non rifiutò del tutto i riti religiosi della comunità ebraica. Tuttavia, «il Nazareno almeno agli inizi del 28 d.C. imperniò la sua vita religiosa su un nuovo tipo di rito che mancava dell’approvazione della tradizione e delle autorità del tempio. Ciò significò l’introduzione di un nuovo rito che, implicitamente, metteva in discussione l’efficacia del culto praticato allora nel tempio e nella sinagoga» (pp. 145, 146). Inoltre, al contrario di Giovanni Battista e degli altri personaggi originali dell’ebraismo di allora, Gesù introduce un fatto radicalmente sconvolgente: la sua stessa persona come strada di salvezza, «il lieto annuncio del già e non ancora del regno di Dio, già presente ma in qualche modo ancora veniente; l’attuazione di questa presenza nelle guarigioni, negli esorcismi e nella comunione di mensa con i peccatori; un insegnamento nuovo e autorevole su come dovevano essere interpretate e praticate la legge di Mosè e la tradizione, e una posizione critica nei confronti del tempio di Gerusalemme». «Era questa esuberante e forse scioccante novità», commenta Meier, «a trovarsi al centro del messaggio, dell’azione di Gesù, dell’attrattiva (o repulsione) che esercitava. Il battesimo conferito da Gesù era il simbolo di una adesione come discepolo al nuovo messaggio che Gesù proclamava e dell’ingresso di chi, uomo o donna, entrava nella realtà nuova che Gesù portava» (pp. 174, 175).

“Scioccante novità”, “realtà nuova”. Questo contraddistingue la figura di Gesù, ben poco conciliabile con i tentativi di presentarlo come semplice “ribelle interno” all’ebraismo del I secolo. Anche perché, commenta Meier, «Gesù contraddistingue i suoi discepoli da tutti gli altri ebrei» (p. 584). Certo, sarebbe sbagliato anche considerarlo come in totale “discontinuità” con ciò che lo precedette: «Una rottura completa con la storia religiosa a lui immediatamente precedente o successiva è a priori inverosimile», ha continuato il biblista statunitense. «Infatti, se fosse stato così “discontinuo”, unico, tagliato fuori dal flusso della storia prima e dopo di lui, sarebbe stato praticamente incomprensibile a chiunque. Senza dubbio, per quanto Gesù fosse originale, per essere un maestro e un comunicatore di successo deve essersi sottoposto ai vincoli della comunicazione, i vincoli della sua situazione storica» (J.P. Meier, Un ebreo marginale, Vol. 1, Queriniana 2006, p. 166). Ma, attenzione, ciò non toglie che: «il Gesù storico minacciò, disturbò, irritò la gente, dagli interpreti della Legge, passando per l’aristocrazia sacerdotale di Gerusalemme, fino al prefetto romano che alla fine lo processò e lo crocifisse […]. Un Gesù le cui parole e i fatti non gli avessero alienato la gente, specialmente i potenti, non è il Gesù storico» (J.P. Meier, Un ebreo marginale, Vol. 1, Queriniana 2006, p. 173).

Se si legge il già citato Inchiesta su Gesù (Mondadori 2006), lo stesso Mauro Pesce inizialmente sostiene che Gesù si rivolgeva soltanto agli ebrei e non voleva niente più che la liberazione di Israele. Lo fa prendendo come guida il vangelo di Matteo, «un testo con caratteri fortemente ebraici» (pp. 8-13). Tuttavia, dopo poche pagine, riflettendo sul racconto della natività contenuto proprio in Matteo, lo studioso commenta così l’intento dell’evangelista: «vuole mostrare che la rivelazione riguardante Gesù come re dei Giudei e messia è stata affidata a sacerdoti e sapienti non ebrei. In tal modo giustifica il fatto che quel messaggio, che Gesù aveva indirizzato solo agli ebrei, dopo la sua morte può essere diffuso a tutte le genti. Alla fine del vangelo è scritto proprio così: “Andate e battezzate tutte le genti”» (p. 35). E ancora: «Per l’evangelista Matteo ciò significa forse che anche i non ebrei sono destinati a ereditare la salvezza portata da Gesù» (p. 38).

Più evidente la contraddizione di un altro studioso convinto del “tradimento del cristianesimo”, Bart D. Ehrman. «Quando il ricco chiede a Gesù come guadagnarsi la vita eterna, questi gli risponde: “Osserva i comandamenti”», scrive il docente della North Carolina University. Eppure «i primi cristiani pensavano davvero che per guadagnare la vita eterna si dovesse osservare la Legge? Neanche per sogno. Era un’opinione respinta dalla maggior parte dei primi cristiani, persuasi che occorresse credere alla morte e risurrezione di Gesù per ottenerla. Non era la Legge a portare la salvezza bensì Gesù. Allora perché in quel passo Gesù afferma che chi osserva la Legge otterrà la salvezza? Perché quelle erano le parole che pronunciò realmente» (B.D. Ehrman, Did Jesus Exist?, HarperCollins Publishers 2012, p. 317). E’ sconcertante l’errore di Ehrman, il quale non si accorge che proprio nel brano evangelico del giovane ricco da lui citato (Mt 19, 16-22), Gesù indica esattamente l’opposto: il giovane infatti replica che ha già osservato i comandamenti (cioè la Torah, la legge), «che mi manca ancora?». Ed ecco la sconvolgente novità introdotta da Gesù: «Se vuoi essere perfetto, va, vendi ciò che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro nei cieli; poi, vieni e seguimi» (detto quasi certamente storico come attestato dalla molteplice attestazione: Mc 10, 18-21//Lc 18,18-22). Dunque, obbedire alla Legge non rende perfetti (cioè santi, diremmo oggi) per Gesù, serve altro: vieni e seguimi, sono io la Via, la Verità e la Vita. Non la Torah e non la Legge. E ancora: se a pagina 319, Ehrman annota che «per Gesù chi vuole entrare nel regno di Dio deve attenersi all’essenza della Torah», a pagina 321 e 323 scrive l’opposto: «Gesù ribadì più volte che il regno di Dio era già presente, qui e ora, anche se in forma ridotta. Si trattava di un’estensione del suo insegnamento sul regno venturo. Chi seguiva Gesù e obbediva alle sue parole stava già sperimentando la futura vita nel regno di Dio […]. Affermò, inoltre, che chi lo seguiva stava già pregustando il sapore del regno venturo. Nel suo ministero pubblico era già impegnato a portare il regno di Dio sulla terra».

In questo ultimo passaggio B.D. Ehrman sta giustamente riconoscendo che per Gesù stesso, la Torah non bastava, era invece la Sua persona a garantire l’accesso al regno di Dio (“già e non ancora”). Egli pretese di essere il Messia (Mc 2,23-28), si pose al di sopra del sabato, ritenne illeciti alcuni comportamenti che i giudei considerano derivati dalla Torah (Mc 10,2-11 // Mc 7,19), addirittura contrastò apertamente l”insegnamento di Mosè. Insegnò in nome della sua autorità, come se egli rivelasse la volontà di Dio. Si sostituì alla Torah, si dichiarò superiore al tempio. Concesse la remissione dei peccati, riservata solo a Dio, scandalizzando i farisei: il motivo della sua condanna fu proprio la sua pretesa divina. Lo storico e teologo spagnolo José Miguel García, della Università Complutense di Madrid, ha osservato: «aderire a Gesù significava negare il giudizio del sinedrio ebraico e mettere in discussione la legge mosaica, per questo fu violenta la reazione delle autorità ebraiche», ed infatti «la prima comunità cristiana (formata dagli apostoli) non condivide nulla con l’ebraismo, non frequentano il Tempio se non per evangelizzare, sanno e affermano di vivere qualcosa di assolutamente nuovo» (J.M. Garcia, Il protagonista della storia, Bur 2008, pp. 339, 400).

Così, la tesi che Gesù non volle creare una nuova religione è tecnicamente errata, non solo perché non ha senso utilizzare un termine sociologico come “religione”, sul quale ancora oggi non c’è un consenso chiaro del suo significato. Al contrario, Gesù volle di fatto introdurre un messaggio, un annuncio fortemente unico, inconcepibile e destabilizzante per gli ebrei suoi contemporanei e non criticò soltanto alcune forme religiose (come fosse un rivoluzionario interno), ma si mise in competizione lui stesso con la Legge ebraica, evidenziandone la sua incompiutezza. Infatti, i discepoli ebrei riconobbero il lui il Messia annunciato da sempre nell’Antico Testamento, ed inevitabilmente ciò produsse immediatamente una netta divisione rispetto agli ebrei che non lo riconobbero (negli Atti degli Apostoli si può leggere quel “noi” e “voi” come conferma).

Ha spiegato Eric Noffke, presidente della Società Biblica Italiana: «a cominciare dal Nazareno fino ad arrivare agli apostoli e ai loro discepoli, la nuova fede in Gesù è andata gradualmente costruendosi come una religione completamente nuova rispetto al giudaismo». Lo stesso Gesù «aveva radicalizzato vari aspetti della fede ebraica, soprattutto l’attesa del Regno di Dio, predicato come una realtà in lui presente e operante […]. Gesù fu maestro, ma fu anche riconosciuto come il Messia atteso, nonostante che la sua predicazione e la sua morte in croce dovessero essere spiegate sovente contro la tradizione messianica mediogiudaica. Paolo, dunque, lungi dal tradire il Gesù profeta del Regno, fu di lui un discepolo fedele e un predicatore instancabile di quanto Dio aveva operato per suo tramite» (E. Noffke, Protestantesimo n.67, Claudiana Editrice 2012, pp. 125-141).

La redazione

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18 commenti a “Gesù non volle fondare una nuova religione”: come rispondere?

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  1. ptassano ha detto

    Mi sembra che ci sia un pò di confusione quando parliamo di Cristianesimo, secondo me ci sono almeno 5 cose legate tra di loro ma anche distinte, a volte contrapposte: L’evento Gesù Cristo (nascita, annuncio, passione , morte e risurrezione), evento cristiano (il regno di Dio che cresce e che cambia la storia del mondo), chiesa (assemblea in cui i cristiani cercano di aiutarsi vicendevolmente a incontrare Gesù, a farsi uno con lui, ma anche forma di potere arcaico in cui alcuni decidono per altri, (qui ci sarebbe da fare un lungo discorso)), religione cristiana (non è sintetizzabile, tentativo di armonizzare le tre cose precedenti, cadendo nei vizi di tutte le religioni: oggettivizzare dio, renderlo docile alle aspettative umane, essere usata dai potenti per assoggettare i poveri, diventare essa stessa strumento di potere…….. Ha aspetti positivi ma molti negativi, per esempio la sclerotizzazione, Gesù si è contrapposto alla sclerotizzazione della religione ebraica da qui la sua morte) l’azione dello Spirito Santo ( spesso grande assente nelle nostre considerazioni, altro grande problema poco affrontato). Il riduzionismo necessario per la reciproca comprensione crea problemi forse irresolvibili.

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  2. paolo ha detto

    Quando faccio teologia, scrive il padre Barzaghi, un san Tommaso redivivo,ho sempre presenti tre cose: una la so, una la credo, una né la so né la credo, ma mi infastidisce, perché è un’assurdità… La cosa che so è che l’essere è e il non essere non è. La cosa che credo è che Cristo è tutto in tutti. La cosa che mi infastidisce è la confusione tra Cristianesimo e religione. Il terzo convincimento, è condiviso dal grande card. Biffi: chiama in causa, cito, “l’inconfrontabilità tra l’evento cristiano e le dottrine religiose: non c’è omogeneità tra la realtà del disegno di Dio – che,deciso nell’eternità, si sta avverando nella storia – e qualsivoglia forma complessiva di idee, di norme, di riti, che riceve la denominazione di “religione”. In virtù di questa sostanziale alterità, ritengo, proseguiva il cardinale teologo e letterato, che tra “cristianesimo” e le varie pur apprezzabili “religioni” non si possa dare né un “dialogo” vero e proprio né una vera e propria “conflittualità”.

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  3. extra ha detto

    Se Gesù era Messia, il Salvatore, allora non era venuto per creare una nuova religione e una chiesa, anzi al opposto era venuto di abolire le diverse religioni e diverse chiese (culti) in nome di una religiosità che univa tutta umanità salvata oramai. La nuova chiesa, il cristianesimo, è il segno più evidente di un fallimento, la missione di Gesù è rimasta incompiuta. Per questa ragione la promessa di Seconda Venuta dove la missione sarà compiuta completamente. Il cristianesimo non ha valore in se come pensano i credenti cristiani, unico valore di cristianesimo, e non è poco come valore, è l’aspettativa per la Seconda Venuta.

    Pretendere che Gesù è venuto con missione di creare una nuova religione, vuol dire abbassare o degradare Gesù in un capo religiose come Budda per esempio. Come infatti è degradato.

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  4. Paolo ha detto

    Io bypasso molti ragionamenti e penso: 1) Se Gesù era Dio, essendo onniscente, sapeva che dai suoi insegnamenti sarebbe nata la Chiesa come la conosciamo.
    2) Se non era Dio mi interessa poco

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  5. Aristarco De' Strigidi ha detto

    Resto abbastanza convinto che se il Gesù storico, da cui ha preso spunto la religione fondata da san Paolo, potesse essere resuscitato e gli venisse raccontato quale religione é venuta fuori, morirebbe dal ridere.

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    • Klaud ha detto in risposta a Aristarco De' Strigidi

      Certo che se entrasse in s. Pietro, all’oscuro di tutto, penserebbe che la religione dei Romani è ancora in atto. Sacerdoti con il lituo, sommo sacerdote col cappello a punta… 😆

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    • lorenzo ha detto in risposta a Aristarco De' Strigidi

      E tu pensa che pazzo sono io a credere che Gesù è Dio e che “tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste”.

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      • Klaud ha detto in risposta a lorenzo

        …E chi sono io per giudicarti… 😆

        Certamente non era un gran ché come uomo di marketing: nascere in una oscura provincia dell’Asia minore, affidare il suo messaggio al passaparola… dirai: sì, ma hai visto quanta strada ha fatto?! Vero, ma in troppo tempo. Aveva i mezzi per apparire a tutta l’audience del globo e convincere della bontà del suo prodotto. Occasione mancata; ormai è impossibile conquistare tutti i mercati… a meno che si trovi un altro testimonial credibile.

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        • extra ha detto in risposta a Klaud

          Chi sei tu che giudichi una persona che ha creato la civiltà occidentale? Si sa chi sei, sei il solito arrogante che giudichi la purezza assoluta dal bordello! Si conosce anche il perché, è un modo di tranquillizzare la coscienza situata nel bordello.

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        • lorenzo ha detto in risposta a Klaud

          Marketing per cosa?
          Per convincere le persone ad abbeverarsi alla fonte che da la Vita eterna?
          Peggio per chi, gratuitamente, non si accosta a quella fonte e beve.

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    • Paolo ha detto in risposta a Aristarco De' Strigidi

      Se non fosse Dio ma fosse stato un semplice mortale, può darsi. Ma se realmente è Dio ed è morto per noi, sarai tu a non ridere molto appena nell’aldilà.

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  6. giorgio baldrati ha detto

    Matteo 23:

    8] Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli.

    [9] E non chiamate nessuno “padre” sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo.

    [10] E non fatevi chiamare “maestri”, perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo.

    [11] Il più grande tra voi sia vostro servo;

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    • andrea g ha detto in risposta a giorgio baldrati

      Splendide le sue citazioni, Giorgio Baldrati.

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    • Novella 4000 ha detto in risposta a giorgio baldrati

      Gesù fu un grande personaggio. Le sue idee ELEMENTARI non sono ancora chiare oggi, come il distinguere Cesare da Dio.

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      • Klaud ha detto in risposta a Novella 4000

        Se ti riferisci al noto ”Date a Cesare quel che è di Cesare, date a dio quel che è di dio”, ti sfugge che è una fallacia del tipo petitio principii
        cioè, introduce nel discorso ciò che non è stato provato, non è un punto acquisito; ciò falsa la conclusione. Forse era più astuto di quello che si pensa.

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  7. Brunello ha detto

    Interessanti tutte le considerazioni…concordo come la chiesa alle volte si sia allontanata dallo spirito del Vangelo ma secondo me si possono dire 2 cose:
    1) Gli ultimi papi hanno cercato di riportare la chiesa ad una dimensione più spirituale
    2) Tutte le ideologie e le religioni sono in difficoltà tranne quella cristiana. Non considero l’Islam perché la pena per chi si converte e’ la morte…

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  8. Andrea2 ha detto

    Ho guardato il sito di questo Pesce e mi chiedo “ma costui ha letto gli Atti degli Apostoli?”.
    Comunque il 25 agosto la Madonna a Medjugorje ha detto “pregate di più e parlate di meno” per cui mi fermo qui.

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