Le famiglie arcobaleno? Più frustrate, lo afferma uno studio Lgbt

Famiglie arcobalenoFinalmente anche il quotidiano Repubblica ha dovuto aprire gli occhi: grazie al censimento dell’Istat 2011 sono state smascherate le dichiarazioni dell’Associazione Famiglie Arcobaleno sui fantomatici 100mila (centomila!) bambini che crescerebbero in coppie gay in Italia. Falso, le “famiglie arcobaleno” sono meno di 8mila (rispetto ai 14 milioni di famiglie naturali) e i bambini cresciuti con genitori dello stesso sesso sono 500.

La diffusione di informazioni appositamente errate è una costante della campagna arcobaleno, tanto da falsificare anche diversi studi scientifici, salvo poi scusarsi e ritirarli con vergogna, come è accaduto poco tempo fa. Proprio nelle scorse settimane è stato fatto un simile tentativo attraverso uno studio olandese (in Italia ancora sconosciuto), pubblicato sul Journal of Developmental and Behavioral Pediatrics e basato sul Censimento della salute dei bambini svolto tra il 2011 e il 2012. Due dei quattro autori sono lesbiche e attiviste Lgbt dichiarate, Henny Bos e Nanette Gartrell, e, come si vede dalle loro pubblicazioni (qui quelle della Bos e qui quelle della Gartrell), tutti i loro lavori scientifici sono dedicati alla tematica omosessuale e tutti presentano conclusioni univoche: le persone omosessuali sono stigmatizzate e chi cresce in famiglie gay e lesbiche è un bambino sano e soddisfatto.

Ci si poteva aspettare qualcosa di diverso dal loro ultimo studio? Chiaramente no. Ed infatti sui (stranamente pochi) media internazionali in cui sono state riportate le conclusioni, si legge che sarebbe stata finalmente dimostrata la non differenza tra i figli delle coppie omosessuali e quelli delle coppie di sesso opposto, perché quello che conta è quanto amore ricevono. Guarda caso, un lieto fine perfettamente in linea con il mainstream obamiano. Il problema, ha tuttavia rilevato Mark Regnerus, docente di Sociologia presso l’Università del Texas, è che «lo studio in realtà non realizza nulla di simile rispetto a quello che i suoi adoranti fan sostengono». Le sue critiche sono state ben sintetizzate in Italia anche da Notizie Pro Vita.

E’ vero, gli autori corrono velocemente verso questa conclusione: «Le nostre analisi mostrano che, anche se i genitori dello stesso sesso sperimentano maggior stress in quanto genitori, i figli non mostrano differenze nella salute generale». In realtà, però, parecchie limitazioni inficiano questa tesi. Innanzitutto, nonostante avessero a disposizioni 96.000 questionari, il campione utilizzato è risultato essere irrisorio: 95 famiglie di lesbiche a confronto con 95 famiglie di genitori di sesso opposto con figli di età inferiore ai 18 anni. Quindi, come ben sa chi si occupa di indagini statistiche, è da escludersi a priori la possibilità di poter affermare che non vi siano “differenze statisticamente significative”. In ogni caso, va dato atto, si tratta di un campione due volte più grande degli ancora più irrisori campioni utilizzati da Charlotte Patterson, ricercatrice e attivista lesbica responsabile di questi argomenti per l’American Psychological Association (APA), anche lei comunque accusata di falsificazione dei dati, più precisamente dal tribunale della Florida.

Una seconda limitazione è quella di aver ignorato una miriade di indicatori disponibili dal censimento su cui hanno lavorato, concentrandosi solo sul livello di buona salute dei minori interessati. Perché? Non si sa. La terza e, forse più grande, limitazione è quella di aver valutato il benessere dei figli in base alle dichiarazioni dei genitori. Proprio il prof. Regnerus è stato autore nel 2012 del più importante studio sulla tematica, basato su un enorme campione prodotto da interviste dirette ai figli delle coppie dello stesso sesso, non ai genitori. «Invece di porre domande ai bambini stessi (come ho fatto io nel mio studio 2012), abbiamo ancora i genitori come loro portavoce. Io sono un grande fan del parlare con le fonti, cioè i bambini, liberi di esprimersi poiché coperti pubblicamente dall’anonimato».

Oltre a queste gravi limitazioni, occorre rilevare ben due autogol. Il primo, lo ammettono anche le stesse autrici dello studio, è aver scoperto che i genitori femmine dello stesso sesso riportano più “stress” rispetto ai genitori di sesso opposto. Tuttavia definiscono “stress” ciò che invece si dovrebbe piuttosto chiamare “rabbia”, “irritazione” o “frustrazione”, poiché le domande che rivolgono a queste donne sono del tipo: “Avete mai provato rabbia verso il vostro bambino?”, “Avete mai provato la sensazione che il vostro bambino faccia appositamente cose che vi danno tanto fastidio?” ecc. «Gli autori etichettano come “stress” ciò che è di gran lunga, ovviamente, un indice di irritazione e rabbia», spiega il sociologo americano. «Perché le donne genitori dello stesso sesso sono più arrabbiate con i propri figli rispetto ai genitori di sesso opposto? Confesso che non lo so, ma questo studio rivela involontariamente che è chiaramente così». Che queste “famiglie” non siano proprio una situazione idilliaca è stato dimostrato nel dicembre scorso anche dal Centers for Disease Control, quando ha rilevato che ben il 44% delle donne lesbiche ha subito violenza fisica e/o psicologia dalla propria partner.

Il secondo autogol delle ricercatici Lgbt è stato invece di aver individuato l’assenza del padre come causa per la frustrazione delle coppie lesbiche. Non parlandone apertamente (sia mai!), piuttosto discutendo la possibile influenza sul loro bambino dell’impossibilità di conoscere i suoi geni, cioè la sua vera storia e origine. «E’ possibile», scrivono infatti, «che ci possano essere differenze nei rapporti familiari, nello stress della genitorialità e nei conseguenti effetti sui figli, se il donatore di sperma è noto (ad esempio, un amico, conoscente, o un parente della madre) o uno sconosciuto». Più che autogol, in realtà, si tratta di una nota di merito a nostro avviso. Avrebbero potuto scaricare la colpa alla presunta omofobia o stigmatizzazione sociale, ed invece non lo hanno fatto, perché sarebbe stato impossibile dimostrarlo.

Uno studio importante, dunque. Non tanto per le immotivate conclusioni delle ricercatrici Lgbt, piuttosto per aver dimostrato ancora una volta quanto siano viziati e limitati gli sforzi, anche scientifici, degli attivisti arcobaleno per legittimare l’adozione a coppie dello stesso sesso. Arrivando addirittura a dimostrare, come in questo caso, le ovvie problematiche -risultate da decine di studi scientifici– che emergono dal rendere i bambini orfani di padre o di madre pur di perseguire l’ideologia omosex.

La redazione

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9 commenti a Le famiglie arcobaleno? Più frustrate, lo afferma uno studio Lgbt

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  1. sara ha detto

    Tanto poco importa..

    Quando il dato risultera’ finalmente sufficientemente tangibile, col campione statisticamente corretto ti diranno, di fronte l’evidenza , Che la lettura dei fatti e’ sbagliata…

    Gira e rigira se si cresce male in famiglie omo e’ per via della stigmatizzazione, della pressione stereotipata sociale, della cultura maschilista e tradizionalista del mondo Etero, della cattiveria di Chi non accetta il “diverso ecc ecc…

    Insomma sara’ colpa degli etero, della normalita’, del mondo e in fine della Chiesa!!! Che ha plagiato il mondo!!

  2. lorenzo ha detto

    L’infelicità che accompagna lo stile di vita lgbt è un avviso di pericolo: non tenerne conto porta quasi inevitabilmente alla morte eterna.

    • Steve ha detto in risposta a lorenzo

      Spiega stile di vita Lgbt.

      Perchè queste affermazioni fataliste e a mio avviso un pò estreme andrebbero spiegate meglio.

      La mia migliore amica è lesbica e non è assolutamente infelice di ciò. Oltre a questo, pensare che a lei possa aspettare la “morte eterna” sapendo quanto rispetta i credenti (e lei, con fatica, cerca di appartenere a questa categoria) solo perchè segue il proprio orientamento sessuale, mi fa rabbrividire.

      Il concetto di un Dio così intollerante e poco misericordioso che avete mi allontana inesorabilmente dalla vostra mentalità.

      • lorenzo ha detto in risposta a Steve

        Per stile di vita lgbt non intendo le persone che hanno pulsioni lgbt, ma quelle che considerano tali pulsioni un normale orientamento sessuale al quale adeguare la vita: questo significa che mentre la tua amica lesbica potrebbe non seguire lo stile di vita lgbt, il tuo intervento lascia intendere che tu lo seguiresti ciecamente.

        Questo ragionamento ti fa rabbrividire? Se ti dico che gettandoti dal 10° piano senza alcuna protezione ti spiaccichi sul marciapiede è intollerante e poco misericordioso?

      • Andrea VCR ha detto in risposta a Steve

        Che io sappia per stile di vita Lgbt si intende solitamente lo stile di vita degli attivisti Lgbt, persone tipo i membri dell’associazione “Il Cassero” di Bologna, sottolineando la distinzione tra “omosessuale” (categoria che comprende anche il mitico Giorgio Ponte, Philippe Arino ed un’amica di mia moglie cui affiderei, e potrebbe realmente accadere, l’educazione dei miei figli) e Lgbt (o gay).
        Sempre che io sappia si usa questa distinzione proprio per evitare di “fare di tutte le erbe un fascio”, evitando di far pesare sulle persone come la tua amica (un fraterno abbraccio a lei, falle presente che Dio ama particolarmente chi Lo cerca in situazioni difficili) osservazioni che non riguardano loro.
        Spero di essere stato esaustivo (stringato so già di no).
        P.S.
        Guarda questo link e se penserai possa aiutare la tua amica guarda, proponiglielo. Conosco persone in situazioni difficili che ne hanno tratto conforto.
        http://www.festadelladivinamisericordia.com/page/il-culto-della-divina-misericordia-coroncina.asp
        Viva Cristo Re

      • positrone76 ha detto in risposta a Steve

        Come altri prima di me ti hanno spiegato non ho molto da aggiungere. Sebbene in questo forum troverai chi ti dirà che il solo fatto di essere gay precluda la strada della salvezza non è così. Certo come tutti bisogna sforzarsi di raggiungere Dio, di comprenderlo e di capirlo.
        Dio non è intollerante e nemmeno poco misericordioso anzi è sempre la Sua Assenza la fonte delle iniquità di cui parlavi. Dio sa che a l’uomo non basta l’amore ma ha bisogno di AMORE. Chiunque, uomini e donne devono solo accettarlo. Alcuni stili di vita edonistici e spessissimo (bisogna riconoscerlo) riguardanti molti gay li porta a cerare affannosamente l’amore trascurando ogni ricerca dell’AMORE. Questo li rende nel migliore dei casi felici ma non FELICI.

      • Andrea VCR ha detto in risposta a Steve

        Per favore Steve, se devi generalizzare un concetto di “Dio secondo i cattolici”, usa quello del Papa… alla fine è lui, tra i mortali, l’unico a cui è dovuta obbedienza da tutti i cattolici.
        Viva Cristo Re

  3. Fefaz ha detto

    Interessante. Specialmente dinnanzi al fatto che chi sostiene ciecamente l’uguaglianza tra una famiglia composta da una coppia eterosessuale con una composta da una coppia omosessuale lo fa generalmente presupponendo che quest’ultima sia perfetta. Anzi, volendo aggiungere, spesso e volentieri la seconda viene ritenuta “migliore”, “più sensibile” e più “mentalmente aperta” e per supportare questa tesi essa, generalmente identificata a priori come, appunto, “perfetta”, viene paragonata ad una famiglia composta da una coppia eterosessuale in cui per forza avvengono costanti episodi di violenza come i filtri maltrattati, il marito che picchia la moglie, abuso di alcol, litigi vari, sfruttamenti, etc.

    Senza voler personalmente trarre conclusioni, ho voluto invece evidenziare uno degli episodi in cui si affrontano simili tematiche senza una sufficiente onestà intellettuale tanto per accaparrarsi qualche apprezzamento.

  4. Li ha detto

    E che la piantino di definirsi diversi : ormai sono talmente la norma che parecchie persone ne hanno le tasche piene.
    Le lesbiche sono le più aggressive con i figli? Non ci avevo mai pensato! Buono a sapersi.
    Che triste il mondo LGBT.

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