Convivenza? Il matrimonio è una sicurezza per figli e genitori

MatrimonioI giovani hanno meno probabilità di essere vittime di reato se vivono con due genitori piuttosto che in famiglie monoparentali, ha rilevato il National Crime Victimization Survey. Crescere con i due genitori biologici è il contesto migliore per la crescita dei bambini, è un riscontro comune della letteratura scientifica come abbiamo mostrato nel nostro apposito dossier.

Tuttavia è stato dimostrato che anche quando le famiglie vivono in quartieri a rischio, i bambini in famiglie con due genitori sposati hanno meno probabilità di essere esposti a crimini violenti rispetto ai bambini di genitori non sposati o divorziati. In particolare, per ogni 1.000 bambini in famiglie con genitori sposati 36 hanno assistito o subito violenze. Al contrario, tra i bambini che vivono con una madre non sposata, il tasso di esposizione a crimini violenti era quasi tre volte superiore: 102 bambini su 1.000. Tra i bambini che vivono con madre separata o divorziata, il tasso di esposizione è stato più che doppio rispetto a quello per i figli di genitori sposati: 89 bambini su 1.000.

Si potrebbe pensare che l’assenza di un maschio adulto in casa a proteggere la famiglia sia la chiave per spiegare questi alti tassi di vittimizzazione nelle famiglie monoparentali. Eppure, i bambini che vivono con un genitore biologico e un genitore acquisito hanno anch’essi mostrato un tasso elevato di esposizione alla violenza: 84 bambini su 1.000. Lo stesso dicasi per i bambini che vivono con entrambi i genitori biologici che sono conviventi e non sposati: 60 bambini su 1000. Lo psicologo Nicholas Zill ha spiegato questi dati concludendo che «molte madri compiono grossi sacrifici personali per garantire che i loro figli non diventino vittime della criminalità. E la maggior parte sicuramente ci riesce. Ma i dati dell’indagine mostrano che la migliore forma di sicurezza domestica per i bambini è un matrimonio stabile».

Secondo uno studio del 2013, inoltre, quasi nove su dieci bambini nati da genitori conviventi hanno la probabilità di veder divisa la loro famiglia all’età di 16 anni, mentre la metà di loro non vivrà con entrambi i genitori naturali quando raggiungeranno l’adolescenza. Nel 2013 solo il 9% dei bambini nati da coppie conviventi avrà ancora i loro genitori che vivranno insieme quando ne avranno 16.

Ma il matrimonio non è un bene soltanto per i bambini, ma anche per gli stessi genitori. Sul “Journal of Marriage and Family Study” è stato mostrato infatti che le coppie conviventi hanno dalle quattro alle otto volte più probabilità di interrompere il loro rapporto rispetto a coloro che sono sposati. Ma -secondo un altro studio– anche una volta sposati, coloro che hanno convissuto prima del matrimonio hanno più probabilità di separarsi o divorziare (il 33% in più, in particolare) rispetto a chi non ha convissuto.

Un altro studio ancora ha mostrato che gli uomini conviventi tendono a guadagnare meno soldi rispetto ai loro omologhi sposati e questi ultimi, una volta raggiunta l’età del prepensionamento, si è rilevato che hanno prodotto più ricchezza di coloro che hanno convissuto (il 78% in più). Lo stesso è stato rilevato da un altro studio per quanto riguarda le donne. Infine, le persone conviventi hanno riportato maggiori elevati livelli di depressione rispetto a quelle sposate, secondo una ricerca. Infine, un altro studio, ha evidenziato che gli individui conviventi avevano tre volte più probabilità di relazione tra loro e problemi di consumo di alcol rispetto alle persone sposate e il 25% di probabilità in più rispetto alle persone single che non convivono.

Ecco alcune ragioni “laiche” a sostegno della posizione della Chiesa, come ha ricordato Papa Francesco: «Nel nostro tempo il matrimonio e la famiglia sono in crisi. Viviamo in una cultura del provvisorio, in cui sempre più persone rinunciano al matrimonio come impegno pubblico. Questa rivoluzione nei costumi e nella morale ha spesso sventolato la “bandiera della libertà”, ma in realtà ha portato devastazione spirituale e materiale a innumerevoli esseri umani, specialmente ai più vulnerabili. È sempre più evidente che il declino della cultura del matrimonio è associato a un aumento di povertà e a una serie di numerosi altri problemi sociali che colpiscono in misura sproporzionata le donne, i bambini e gli anziani. E sono sempre loro a soffrire di più, in questa crisi».

La redazione

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