La persecuzione religiosa iniziò con Lenin (e peggiorò con Stalin)

GulagDopo che Krusciov denunciò apertamente i crimini di Stalin, si sparse per un buon periodo la teoria che la Rivoluzione Russa era in sé qualcosa di positivo e che fu il dittatore georgiano a farla deviare dai suoi buoni propositi commettendo eccidi e massacri.

È superfluo dire che questa ipotesi non ha oggi alcun fondamento tra gli storici in quanto il “Terrore” iniziò fin da subito sotto Lenin andato al potere con un colpo di stato nel 1917: deportazioni, incendi di villaggi, fucilazione di ostaggi, eccidi di classe vennero attuati dal dittatore per costruire la nazione russa sulla base dell’ideologia comunista. In questa prospettiva non c’era alcun spazio per la religione in quanto Lenin considerava compito del socialismo educare il popolo alla scienza per “lottare contro le tenebre della religione”.

Nel fare questo il partito bolscevico utilizzò una tattica binaria che prevedeva di attaccare frontalmente la religione o di utilizzare una fitta opera di propaganda per far si che la popolazione abbandonasse le proprie credenze superstiziose. A farne le spese più pesanti fu la Chiesa ortodossa perché maggioritaria nel paese, ma soffrirono di questa persecuzione tutte le fedi ivi compresa quella cattolica nonostante la Santa Sede avesse accolto con favore la caduta degli zar (questi avevano difatti discriminato e perseguitato i cattolici), e avesse tenuto un atteggiamento di neutralità durante la guerra civile temendo anzi che una vittoria dei “Bianchi” potesse rimettere sul trono l’autocrazia zarista. Tra i primi provvedimenti del governo comunista vi fu quello di confiscare le terre e i monasteri degli ortodossi, furono tolti i sussidi statali ai sacerdoti e furono posti i seminari e le scuole sotto il controllo dello stato. Nella costituzione emanata il 10 luglio 1918 nonostante si stabilisse la separazione tra Chiesa e Stato e si garantisse a tutti i cittadini “libertà di propaganda religiosa o antireligiosa”; in pratica si confermavano i provvedimenti anticlericali e anzi l’articolo 65 escludeva dal diritto di voto i ministri di qualsiasi culto (provvedimento esteso anche ai criminali comuni, ai malati di mente e agli agenti della polizia zarista).

Simile politica suscitò la resistenza di vasti strati della popolazione (stando i rapporti comunisti tra febbraio e maggio del 1918 furono uccise 687 persone mentre tentavano di difendere i beni della chiesa ortodossa). Fino a quando durò la guerra civile tuttavia Lenin si guardò bene dall’effettuare una campagna sistematica di ateismo militante, sebbene la propaganda continuò a dipingere il clero come un “servo del capitalismo” e localmente vi furono violenze contro vescovi, preti, fedeli e luoghi di culto senza che il dittatore intervenisse a porvi termine. Anzi, con il consolidamento del potere, la persecuzione si fece più dura: gran parte dei monasteri e dei conventi furono soppressi e le loro proprietà incorporate dallo stato o vendute, sepolcri e reliquie dei santi furono dissacrati per dimostrare la falsità della credenza ortodossa che stabiliva che i corpi dei santi rimanessero integri dopo la morte e vescovi e preti ortodossi e cattolici furono imprigionati con accuse pretestuose di appoggiare i controrivoluzionari o di non rispettare le leggi sovietiche in materia di culto (le autorità comuniste volevano infatti cercare di evitare che le campagne contro il clero fossero viste come una guerra di religione).

Nel 1922 vi fu una terribile carestia che provocò milioni di morti. Per alleviare le sofferenze della popolazione il patriarca di Mosca, Belavin Tichon, ordinò che tutti gli oggetti preziosi all’interno delle chiese, esclusi quelli usati per i sacramenti, fossero donati allo stato. Lenin tuttavia ignorò quest’offerta e volle invece approfittare della carestia per rinnovare la persecuzione contro la Chiesa ordinando la confisca di tutti i beni: «È adesso soltanto adesso, mentre nelle regioni afflitte dalla carestia c’è il cannibalismo e le strade sono ingombre di centinaia se non migliaia di cadaveri che possiamo (e perciò dobbiamo) cercare di acquisire i beni preziosi [n.d.a. della Chiesa] con l’energia più brutale e spietata per sopprimere qualsiasi resistenza senza fermarci di fronte a nulla (…) Più rappresentanti della borghesia reazionaria e del clero reazionario riusciremo a giustiziare in questa faccenda, meglio sarà» scrisse ai membri del Politbjuro. Ottomila religiosi furono uccisi, migliaia tra vescovi e sacerdoti furono imprigionati ed esiliati senza contare il numero dei fedeli morti mentre difendevano gli oggetti consacrati. Il governo sovietico pose il patriarca agli arresti domiciliari e sostenne un movimento scismatico che dichiarò decaduto il patriarcato. Nel frattempo, i giornali avevano avviato una feroce propaganda ateista e furono inventati riti e festività collettive da contrapporre a quelle religiose tradizionali.

Su richiesta della Chiesa Ortodossa la Santa Sede cercò di intercedere presso Lenin per chiederli di fermare la persecuzione, ma la risposta del Commissario per gli Affari Esteri all’inviato della Santa Sede fu totalmente negativa e saccente al punto che arrivò ad affermare che «era assolutamente falso parlare di persecuzioni dei ministri della religione». Da parte sua, il Vaticano decise di tenere i contatti aperti per cercare una mediazione nonostante la persecuzione antireligiosa colpisse anche i suoi fedeli, e fra il 1922 e il 1923 la Santa Sede fornì aiuti per la carestia riuscendo a nutrire circa 120.000 persone al giorno, fino a quando la missione non fu interrotta per imposizione del governo bolscevico (cfr. E. Gentile, Contro Cesare, Milano 2010 pp. 49-80).

Dopo la morte di Lenin e l’ascesa al potere di Stalin la situazione religiosa subì un notevole peggioramento, ma il carattere repressivo dell’Unione Sovietica non fu un’invenzione staliniana ma era già presente fin dagli esordi della presa del potere di Vladimir Lenin.

Mattia Ferrari

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6 commenti a La persecuzione religiosa iniziò con Lenin (e peggiorò con Stalin)

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  1. Alessandro ha detto

    Salve,

    leggo con interesse i vostri articoli e mi trovo concorde con la missione di questo sito che si pone in antagonismo all’ateismo militante dell’UAAR.

    Ho interesse a questo articolo e vorrei avere qualche informazione aggiuntiva.

    Per chiarezza riassumo i provvedimenti del governo comunista esposti nell’articolo con qualche commento e/o domanda a cui desidererei avere risposta:

    Il governo comunista:

    1) confiscò le terre e i monasteri degli ortodossi
    [così come credo tutto il resto della proprietà privata in Russia];

    2) tolse i sussidi statali ai sacerdoti;

    3) furono posti i seminari e le scuole sotto il controllo dello stato
    [che cosa significa mettere un seminario sotto il controllo dello stato? Si voleva dire confisca?]

    5) escluse dal diritto di voto i monaci, il clero e tutti coloro che sono al servizio di Chiese e culti religiosi
    [Prima della rivoluzione questo diritto di voto lo avevano?]

    6) ci sono 687 persone uccise mentre tentavano di difendere i beni della chiesa ortodossa
    [solo 687 persone in tutta la Russia? Anche se mi pare un numero tanto piccolo da essere dubbio, è possibile avere la fonte di questo dato? Sono state uccise durante degli scontri, oppure giustiziate? Questi ortodossi come tentarono di difendere questi beni, con le armi?]

    7) gran parte dei monasteri e dei conventi furono soppressi e le loro proprietà incorporate dallo stato o vendute
    [prima erano stati confiscati solo e soltanto agli ortodossi perché filo-autocratica della dittatura imperiale zarista? Come mai erano state lasciate alcune proprietà private? Quali altre proprietà private non sono state confiscate? Ma soprattutto: a chi furono vendute?]

    8) sepolcri e reliquie dei santi furono dissacrati per dimostrare la falsità della credenza ortodossa che stabiliva che i corpi dei santi rimanessero integri dopo la morte
    [Ho sempre trovato macabra e di dubbio gusto la pratica della reliquia, tuttavia sarei interessato alla fonte da cui il dato storico è stato appreso]

    9) vescovi e preti ortodossi e cattolici furono imprigionati con accuse pretestuose di appoggiare i controrivoluzionari o di non rispettare le leggi sovietiche in materia di culto
    [furono processati oppure semplicemente imprigionati? Erano veramente contro-rivoluzionari? Perché nell’articolo si parla di accusa pretestuosa?]

    10) nel 1922 vi fu una terribile carestia. Lenin volle invece approfittare della carestia per rinnovare la persecuzione contro la Chiesa ordinando la confisca di tutti i beni.
    [Ancora confisca di ulteriori beni? Avevano lasciato ancora delle cose non confiscate? Posso avere la fonte del dato storico per queste ottomila religiosi uccisi? Mi sa dire quanto era comune questa pratica barbara di usare i fedeli come scudi umani contro la confisca di “oggetti” e “beni”?]

    Grazie.

    • Norberto ha detto in risposta a Alessandro

      Farei rispondere direttamente all’autore dell’articolo, da parte mia dico che l’antagonismo all’Uaar mi sembra che è stato abbandonato da anni e il sito avanza a prescindere dalla ormai ininfluente associazione dell’ateismo fondamentalista.

    • lorenzo ha detto in risposta a Alessandro

      Scusa se mi intrometto.
      ho iniziato a fare una ricerca personale su internet di tutte le leggi, le dichiarazioni e gli articoli di giornale che avrebbero potuto dare una risposta esauriente alle tue domande, ma ho rinunciato per mancanza di tempo; se ti interessa veramente approfondire l’argomento, puoi sempre digitare: “Гонения на Церковь в СССР” (significa: “persecuzione della Chiesa in URSS) su Google ricerca e poi cliccare su: “Traduci questa pagina”.

    • Fabrizia ha detto in risposta a Alessandro

      10.”pratica barbara di usare i fedeli come scudi umani contro la confisca…”.

      Sembri pensare che il clero usasse i fedeli come scudi umani, un po’ come fa Hezbollah con i palestinesi. I russi sono molto religiosi e molto attaccati ai loro santi e alle loro tradizioni: probabilmente difendevano oggetti sacri ecc. senza che glielo comandasse nessuno, liberamente. Incredibile, vero?

  2. Mattia ha detto

    Ciao Alessandro,
    i dati che vedi nell’articolo sono stati tratti dal libro di Emilio Gentile, “Contro Cesare, p. 49-80, come ho riportato. Entro nel merito delle domande:
    1) Confiscare i beni non mi sembra un provvedimento liberale e poco importa se lo avesse fatto anche con gli altri.
    2) Giusto.
    3) L’aspetto totalizzante comprendeva anche l’abolizione dell’insegnamento religios e la perdita della personalità giuridica della Chiesa del diritto di possedere qualcosa.
    4) Non trovi signfiicativo che il clero sia paragonato ai criminali comuni, ai malatti di mente e agli agenti della polizia zarista? Il diritto di voto se per questo verrà presto

    • Mattia ha detto in risposta a Mattia

      Mi è partito l’invio
      …. abolito anche dal governo di Lenin.
      5) “Stando ai rapporti comunisti” quindi è molto probabilmente superiore. Il dato è stato tratto ancora dal libro di Gentile, non l’ho con me sotto, ma da quel ricordo mi pare parlasse di scontri, nonn processi.
      6) La poltica antireligiosa non poteva proseguire lienarmente, ma dipendeva dalle circostanze locali che ne determinavano la situazione. Non poteva confiscare in toto tutti i beni, ma agire in base al periodo più opportuno.
      7) Sempre Gentile.
      8)Furono processati, ma i processi in URSS non erano proprio equi e in base alle accuse ufficialmente erano giustiziati per moti antirivoluzionari, ma in realtà come ha sottolineato lo storico Andrej Kaminki “in Unione Sovietica, la fede e la pratica della religiono furono a lungo motivi sufficienti per essere deportati in un campo di concentramento”.
      9)Come punto 6 e sempre da Gentile, ma la tua domanda mi sembra ambigua nel senso che accusi la Chiesa Ortodossa d’aver fatto provocato lei quei morti, quando la colpa è solo unicamente di Lenin e dei bolscevichi.

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