Switchfoot, la rock band ispirata da Kierkegaard e Sant’Agostino

rock band La rock band statunitense, gli Switchfoot, pubblica il nuovo album “Native Tongue”. Un gruppo che esprime in musica il senso religioso dell’uomo, con una profondità non comune. Ecco i loro brani più belli e intensi, quasi una preghiera.

 

Conoscete gli Switchfoot? No? Peccato, ne vale la pena. Il nuovo album intitolato Native Tongue porta la data del 16 gennaio, a produrlo la rock band di San Diego (California), chiamata appunto Switchfoot, guidata dal suo frontman Jon Foreman. Un gruppo affermato, vincitrice dei Grammy Award nel 2011.

«Abbiamo una spinta comune per il bene, per la grandezza, e per vedere gli ideali su cui è stato fondato il nostro paese», ha detto recentemente Foreman a The Christian Post. «Iniziamo da lì, iniziamo da questa comunanza tra gli uomini, con questa identità comune piuttosto che dalla rabbia, dalla paura: una volgare abitudine se penso a Twitter e Facebook».

Più volte nei loro brani, come d’altra parte ammettono, fa capolino l’inspirazione ricevuta dai brani di Soren Kierkegaard, profondo autore danese nonché padre della filosofia esistenziale. Da lui, percepiscono «una chiamata a puntare in alto, ad essere onesti. Lo vedo nei Salmi e lo vedo in tutte le Scritture», spiega Foreman, figlio di un pastore protestante. «E’ la stessa cosa che senti nel blues, è la stessa cosa che sentivo ascoltando alcune band punk locali, è quell’onestà. Questo è il modo in cui voglio cantare, il modo in cui voglio suonare, e sento che questo è il mio ruolo».

Più che il nuovo Native Tongue, preferiamo un album più datato chiamato New Way to Be Human (2002), che contribuì al loro successo negli Stati Uniti. I testi sono profondi e la musica -specialmente quando è in versione acustica- coinvolge l’ascoltatore nell’atmosfera di domanda, di richiesta di perdono, di bisogno di redenzione, di preghiera che caratterizza l’album.

 

Il brano è una preghiera: “Nulla mi rende felice, lasciami conoscere il Tuo tocco”

Pensiamo ad esempio a Only Hope (“Soltanto speranza”), brano che è stato parte della colonna sonora del film A Walk to Remember (2002) ma, sopratutto, a Let That Be Enough. «Mi sento così sconfitto, così solo. Sembra tutto così impotente e non ho progetti. Sono un aereo al tramonto con nessun posto dove atterrare. E posso vedere tutto, ma nulla di questo mi rende felice e tutti i miei castelli di sabbia passano il tempo crollando». E’ una significativa auto-coscienza della posizione dell’uomo, desideroso di felicità ma impossibilitato a darsela e, quando ci prova, fallisce. «E’ il mio compleanno domani, nessuno qui sa che sono nato questo giovedì di 22 anni fa. E mi sento bloccato guardando la storia ripetendo: “Si, ma chi sono io?”. Solo un bambino che sa di essere bisognoso». E’ soltanto partendo dall’evidenza di questo bisogno che, di fronte all’impotenza umana, non ci si arrende al nichilismo disperato e neppure si reagisce con violenza verso il mondo. Ma, ed ecco l’opzione cristiana, ci si consegna alla domanda verso Colui senza il quale la realtà non ha senso. «Fammi sapere che Tu mi senti», dice la canzone, aprendosi alla preghiera. «Lasciami conoscere il tuo tocco, fammi sapere che mi ami e fai che sia abbastanza».

 

La canzone “New Way To Be Human” è l’annuncio cristiano al mondo.

Un altro brano che proponiamo è New Way To Be Human (Un nuovo modo di essere umani), da cui prende il nome l’album stesso. Ascoltando le parole, cantate su un ritmo incalzante, porta alla mente il discorso di San Paolo all’areopago di Atene, quando annunciò l’incarnazione di Dio in mezzo ai pagani e ai loro dei. «Ogni giorno è la stessa cosa, un’altra tendenza è iniziata. Ehi, ragazzi, potrebbe essere quello!», canta Jon Foreman con ironia, sottolineando come tanti ripongano negli idoli moderni -la moda, le tendenze- la loro speranza, ciò che finalmente renderà felici. Ed invece no, «con tutta la nostra moda, siamo ancora incompleti»: ecco l’amara verità. Ed ancora: «Perché nessuno è famoso, e nessuno sta bene. Abbiamo tutti bisogno del perdono». Così, come Paolo disse: “Colui che, senza conoscerlo, voi adorate, io ve lo annuncio” (At 17,15.22-18), il brano annuncia la grande novità: «Il Dio della redenzione potrebbe rompere la nostra routine. C’è un nuovo modo di essere umano, niente di come siamo mai stati».

 

La conversione di Agostino: “Muoio dalla voglia di essere incontrato, oggi cerco la grazia di Dio”.

Ed infine suggeriamo un ultima canzone, ispirata esplicitamente alle Confessioni di Sant’Agostino. E, di fatti, si intitola: Something More (Augustine’s Confession). Il brano racconta l’uomo Agostino prima e durante la conversione, una metafora dell’uomo qualunque: «Si è appena svegliato con il cuore spezzato, in tutto questo tempo non è mai stato sveglio. A trentun anni il suo intero mondo è un punto interrogativo. Guarda i sogni che aveva, alimenta la fiamma nella sua testa. Nella silenziosa disperazione del vuoto dice: “Dev’esserci qualcosa di più di quello che sto vivendo, Ti sto implorando!“. Le sue paure, il tempo che scorre, i sogni che si infrangono: «Ma è arrabbiato di essere vivo e sta morendo dalla voglia di essere incontrato. Nella tranquilla disperazione del vuoto dice: “Hey, io mando all’aria tutto, niente mi è rimasto a trattenermi. Hey, io do via tutto, oggi cerco la grazia di Dio“».

Vale la pena conoscere i Switchfoot. Al contrario di tanti artisti moderni, hanno qualcosa di interessante da dire all’uomo. Qui sotto il brano Let That Be Enough.

 

La redazione

Condividi su:
  • Aggiungi su Facebook
  • Aggiungi su OKNOtizie
  • Aggiungi su Twitter
  • Aggiungi su Windows Live
  • Aggiungi su MySpace

Un commento a Switchfoot, la rock band ispirata da Kierkegaard e Sant’Agostino

« nascondi i commenti

  1. Francesco ha detto

    Sono appassionato di tango argentino, i cui testi raramente toccano temi religiosi
    Uno dei miei preferiti (il preferito in assoluto per il testo), è questo:

    https://www.youtube.com/watch?v=aulW9uVTCmw

    Ululando tra i lampi
    perso nella tormenta
    della mia interminabile notte,
    Dio, cerco il tuo nome…
    Non voglio che il tuo raggio
    mi acciechi nell’orrore,
    perché ho bisogno di luce
    per andare avanti…
    Ciò che ho imparato dalla tua mano
    non serve per vivere?
    Io sento che la mia fede barcolla,
    che la gente cattiva, vive,
    Dio, meglio di me…

    Se la vita è l’inferno
    e l’onore vive tra le lacrime,
    qual è il vantaggio
    per chi lotta nel tuo nome,
    limpido, puro?… Perché? …
    Se oggi l’infamia segna la via
    e l’amore uccide in nome tuo,
    Dio, lo stesso che ti baciò…
    Il seguirti è cedere il passo
    e l’amarti soccombere al male.

    Mostrami un fiore
    che sia nato dallo sforzo di seguirti,
    Dio! Per non odiare
    il mondo che mi disprezza,
    perché non impari a rubare…
    E quindi sulle ginocchia,
    insanguinate sui ciottoli
    morirò con te, felice, Signore!

« nascondi i commenti