Magia e superstizione abbattute dal cattolicesimo, che le ritiene un peccato

gatto neroCuriosa la notizia di qualche anno fa: “il popolo inglese è più incline a credere nei fantasmi che in Dio“. E’ sotto gli occhi di tutti, d’altra parte: più avanza la secolarizzazione e più la società tende a paganizzarsi, a riimmergersi nella superstizione, negli oroscopi, a rivolgersi a maghi e fattucchieri, a divinizzare la madre terra Gaia.

Altro che razionalismo, la vera eredità dell’Illuminismo è l’astrologia. I ricercatori Byron Johnson, Christopher Bader, Rodney Stark e Carson Mencken, sociologi della Baylor University, hanno concluso nel 2008 che la religione cristiana diminuisce di molto la credulità generale, dai lettori dei tarocchi alla superstizione. Inoltre, le persone irreligiose e i membri delle denominazioni protestanti più liberali, lungi dall’essere resistenti alla superstizione, tendono ad essere molto più propensi a credere nel paranormale e alla pseudoscienza. Una ricerca che ha avuto ampia condivisione, portando il Wall Street Journal a titolare: «Guarda chi è irrazionale ora!». Non è un caso che l’UAAR, l’Unione Atei Agnostici Razionalisti, si sia lamentata con la Chiesa perché l’oroscopo è stato bandito dalla prima serata di Rai2 e, ancora una volta, non è un caso che la Repubblica Ceca, definita il Paese “più ateo”, è anche quello più superstizioso d’Europa secondo una recente ricerca.

Come ha spiegato lo scrittore e studioso Francesco Agnoli, è stato proprio il cristianesimo a liberarci dalla superstizione pagana. Innanzitutto a partire dai sacrifici umani (pensiamo al pharmakos) e animali, dai sacrifici rituali atti ad espiare presunte colpe o a propiziare i vari spiriti. Pensiamo ad esempio a Sant’Agostino che scriveva: «E’ ridicolo regolare la propria vita in base agli almanacchi» (citato in A.G. Hamma, La vita quotidiana dei primi cristiani, Rizzoli 1993, p.167). Come ha spiegato David C. Lindberg, celebre storico della scienza americana, nonché a lungo presidente della Società di Storia della Scienza, «nella “Città di Dio”, Agostino lancia un attacco ro­busto contro la scienza astrologica, in particolar modo contro i suoi precetti fatalistici. Egli argomenta a lungo che, se due ge­melli, concepiti nello stesso momento e nati quasi al contempo, sono tuttavia diversi in modo impressionante per quanto concer­ne la personalità, il carattere e l’andamento della vita, non è dun­que possibile sostenere ragionevolmente che siano le stelle a determinare il destino di ciascuna persona». L’astrologia e la magia, in particolare, «per quanto potenzialmente perico­lose per la fede cristiana, furono tuttavia tenute a freno con successo nel Medioevo» (D.C. Lindberg & R.L. Numbers, Dio e natura, La Nuova Italia 1994, p.32, 43). Il filosofo Sarane Alexandrian ha infatti scritto che i concili di Laodicea, Agda, Orléans, Auxerre e di Narbona avevano tentato di vietare «l’uso di talismani, incantesimi, pratiche divinatorie», impegnandosi a dimostrare che «sacro non si identificava affatto con il magico» (S. Alexandrian, Storia della filosofia occulta, Mondadori 1984, pp. 17,18).

Ancora oggi, riportano le cronache estere, la Chiesa cattolica è impegnata in prima linea attraverso campagne di anti-superstizione in India, ad esempio, laddove la fede in cure magiche comporta la morte dei bambini per assenza di cure mediche. In Africa, invece, i medici cristiani sono spesso impegnati a curare bambini sfigurati da parenti o genitori poiché accusati di essere indemoniati a causa di difetti fisici. Proprio in questo continente il cristianesimo è stata la salvezza di centinaia di bambini affetti da albinismo, sacrificati nei riti animisti voodoo.

Don Gianni Cioli, docente di Teologia morale alla Facoltà teologica dell’Italia Centrale, ha recentemente spiegato che per la Chiesa cattolica, «le pratiche superstiziose, ovvero le vane osservanze, come la morale tradizionale chiamava i gesti a cui si attribuisce indebitamente un effetto positivo, sono da considerarsi in linea di principio un peccato, anche se non necessariamente grave. Esse infatti contrastano con la piena libertà dei figli di Dio e tendono a indebolire la fiducia in Lui e nella sua amorosa provvidenza. Sebbene queste pratiche non abbiano di per sé nulla a che fare con la magia, che è certamente un peccato grave, esse possono comunque essere il sintomo in una mentalità parzialmente magica, e quindi non cristiana, che si illude di poter orientare favorevolmente gli eventi attraverso l’esecuzione di determinati rituali o il possesso di determinati oggetti. Chi prende sul serio questi rituali, credendoci veramente, rischia di complicarsi la vita con inutili costrizioni e di appannare, più o meno significativamente, la fiduciosa consapevolezza che solo Dio salva».

Come dicevamo inizialmente, la secolarizzazione ci riporta negli anni bui della superstizione. Il sociologo laico Domenico De Masi ha affermato qualche giorno fa: «In Italia le persone che credono in modo coerente non superano il 30%. L’altro 70% ha paura, allora crede nell’oroscopo, nell’umanità, nel cosmo per aggrapparsi a qualcosa fuori da se stesso. Quelli che credono alle coincidenze sono più di quelli che credono al Dio cattolico, è tutto un guazzabuglio pagano, cristiano fondamentalista, panteista, in cui non c’è una vera religiosità, ma paura della morte, la paura dell’aldilà. Tranne un nocciolo duro tutti gli altri hanno una visione sconclusionata della fede». Come ha scritto la celebre antropologa italiana Cecilia Gatto Trocchi, «in un mondo secolarizzato il richiamo alla magia riaffiora continuamente e il fascino dell’occulto si rinnova con successo» (C. Gatto Trocchi, La magia, Newton 1994, p.70).

La redazione
(articolo inserito nell’archivio dedicato al cristianesimo come motore della civiltà)

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