L’Espresso si scaglia contro i gay: «voi non potete essere cattolici»

courageLe persone omosessuali che sono cattoliche e vorrebbero seguire le indicazioni proposte a loro dalla Chiesa cattolica sono state accusate dal settimanale “L’Espresso” di essere omofobe e “volersi guarire” dall’omosessualità.

Lo ha sostenuto il giornalista Michele Sasso, militante Lgbt con l’ossessione per il Vaticano, che invoca l’abolizione dell’ora di religione nelle scuole e combatte i “Centri di aiuto alla vita”, dove si aiutano e assistono le donne durante e dopo la gravidanza (ma sopratutto accusato sul web di aver legittimato il brutale omicidio del fascista Sergio Ramelli da parte di militanti della sinistra extraparlamentare). Un bel tipino moderato, insomma. Sasso si è infiltrato in incognito ad un incontro di Courage, associazione legata alla Chiesa cattolica (www.courageitalia.it) nata per aiutare chi è attratto da persone dello stesso sesso a vivere la propria condizione in modo coerente con gli insegnamenti della Chiesa.

Per Sasso accompagnare le persone omosessuali si trasforma nel «curare l’omosessualità». Eppure lui stesso riconosce le vere finalità dell’associazione: «incoraggiare i suoi membri all’astensione dal sesso e vivere una vita casta secondo gli insegnamenti della Chiesa cattolica». Si, perché la Chiesa afferma giustamente che gli atti omosessuali sono «intrinsecamente disordinati» e invita le persone con questa inclinazione, e che vogliono seguire i suoi insegnamenti, a vivere in castità e, «attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un’amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana». Non solo, ma attraverso associazioni come Courage, è vicina agli omosessuali cattolici e li aiuta nel loro percorso. In nessun documento mai si parla di malattia, come hanno dichiarato tante volte i nostri vescovi.

Poco importa per gli omofascisti: gli incontri a sostegno della famiglia diventano automaticamente congressi per studiare come curare meglio i gay, le femministe che si oppongo all’utero in affitto si trasformano in sgualdrine omofobe nemiche dei diritti civili, gli imprenditori che vogliono orientare i loro prodotti alle famiglie costituzionalmente intese (vedi Barilla ecc.) vanno rieducati da appositi psicologi dell’Arcigay. Così, per “L’Espresso” gli incontri di Courage sarebbero segrete riunioni di esercizio delle “teorie riparative” e di repressione degli omosessuali: «le dinamiche sono simili a quelle delle sette», scrive Sasso (non a caso ha scelto come sua immagine rappresentativa la sagoma di Pinocchio).

Il quotidiano Avvenire ha precisato:«si tratta di iniziative che fanno parte di un percorso, liberamente proposto e altrettanto liberamente accolto da chi decide di aderirvi, fondato su due obiettivi: la riflessione sulla propria sessualità e l’accoglienza della Parola di Dio come regola in base alla quale organizzare la propria vita. Difficile cogliere in questo programma spirituale un’offesa alle condizioni delle persone omosessuali e, soprattutto, la volontà di proporre una ‘terapia riparativa’. Pratica psicoterapeutica ormai desueta e che vuol dire tutto e niente, ma che per le lobby gay si è trasformata in una parola d’ordine per una sorta di indignazione a comando». La diocesi di Torino ha definito inaccettabile che «incontri e riunioni a cui le persone partecipano liberamente e con la garanzia della riservatezza vengano strumentalizzati per ottenere una qualche porzione di ‘visibilità’. Non è in questo modo che la Chiesa di Torino è impegnata nel confronto e nell’accompagnamento delle persone che vogliono confrontarsi sulla propria sessualità in relazione alla vita spirituale». In un comunicato anche Courage Italia ha specificato che «la castità non è un “obbligo” ma viene vissuta come scelta di amore per Dio e per gli altri», respingendo le accuse: «Ogni uomo o donna che partecipa liberamente alle attività di Courage sa che lì può trovare aiuto spirituale, accoglienza e amicizia, ma non una terapia medica, come viene ricordato all’inizio di ogni incontro».

E’ intervenuta anche la diocesi di Reggio Emilia, guidata dal vescovo Massimo Camisasca: «Il vescovo conosce la realtà di “Courage” da un anno perché alcuni uomini con orientamento verso persone dello stesso sesso si sono a lui rivolti per essere aiutati a vivere nella preghiera, nella meditazione della Sacra Scrittura e nella castità. “Courage” non intende essere una terapia riparativa e non chiede a nessuno di aderire a tali terapie. È un aiuto a vivere secondo quanto espresso dal Catechismo della Chiesa Cattolica e dalla Tradizione della Chiesa. Circa il servizio pubblicato da L’Espresso”, addolora che libere persone che si trovano a pregare siano violate così pesantemente nella loro privacy di cittadini italiani».

L’Arcigay ha subito benedetto l’inchiesta de “L’Espresso” facendo partire il noto carrozzone arcobaleno di accuse, appelli, interrogazioni parlamentari dei politici amici, manifestazioni e marce cittadine. Una fiera anacronistica che non fa più presa, tanto che perfino gli informatori locali hanno smontato la bufala del giornalista Lgbt: «non si capisce perché», si legge su portale online di Reggio Emilia, «in nome di quella libertà totale che gli allarmati di cui sopra pretendono di rappresentare in nome di tutti, liberi cittadini credenti non possano rivolgersi dove più gli aggrada per avere, dal loro punto di vista, un aiuto sul piano della fede praticata».

Voler vietare agli omosessuali di essere autenticamente cattolici seguendo le indicazioni della Chiesa è, questa sì, omofobia. La dolorosa verità è che si vorrebbe associare l’omosessualità soltanto ai perizomi arcobaleno del Gay Pride, presentandola legata soltanto a contesti di gioia, liberazione, festa, progresso, colori ed entusiasmo. Le storie di persone che non sono disposte a ridursi come burattini in mano all’associazionismo arcobaleno fanno paura, si temono gli omosessuali che osano parlare di sofferenza, di approfondimento della propria situazione, di insoddisfazione. Una liberazione raggiunta, al contrario, da molti che abbracciano la proposta cattolica, come ha testimoniato lo scrittore omosessuale Philippe Ariño: «La Chiesa ha capito l’omosessualità. Davvero! Senza saperlo, sono gli stessi omosessuali a darle ragione perché associano, come dice la Bibbia, l’omosessualità ad una idolatria. La Chiesa cattolica mi riconosce innanzitutto come persona, e non mi chiede di negare l’esistenza del mio desiderio omosessuale, ma piuttosto di valorizzarlo offrendolo pienamente a Dio, che mi ha amato fin dall’inizio per quello che sono, con i miei punti di forza e di debolezza».

La redazione

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