Il settimanale l’Espresso contro chi tutela la maternità

L'EspressoSi riconferma la realtà che chi sostiene l’interruzione di gravidanza è contrario al diritto alla vita, alla salute materna e alla tutela della donna. E’ il caso recente dell’“Espresso” che, attraverso il giornalista Michele Sasso ha accusato il governatore della Lombardia, Roberto Maroni, di aver finanziato con 9 milioni, anche quest’anno, i Centri aiuto alla vita (CAV).

Ecco la denuncia di Sasso: Per Maroni, «passato quasi un anno e conquistato il piano più alto di Palazzo Lombardia, la voglia di cambiare è rimasta sulla carta. Con l’ultima delibera di venerdì 29 novembre spuntano altri nove milioni di euro per la “tutela della maternità”». Si passa alla denigrazione dei beneficiari: “associazioni ultra cattoliche”, “cattolici più tradizionalisti”. Poi offre la parola alla ex consigliera vendoliana Chiara Cremonesi la quale non sopporta che siano ben «3.386 le madri finora assistite» e si ribella di fronte al «fondo per assistere le donne nei primi mesi di vita con un assegno da 4.500 euro (poi abbassato a 3.000) per progetti di aiuto personalizzato: in pratica 250 euro di sussidio per 18 mesi […]. Un “pacchetto per la maternità” composto da Nasko e Cresco (dedicato all’alimentazione nel primo anno di vita del bambino)». Anche perché sono in aumento i casi di aborto a causa della crisi economica.

Davvero orribile! Ma forse non tanto quanto il fatto che la militante di Sel risulta indagata dalla procura per rimborsi pazzi come 700 euro spese in salumeria, un master su “come vincere le elezioni” di 60 euro, 400 copie di libri per 7.000 euro, 1000 euro in annunci radio a favore di Nichi Vendola e i manifesti “Lega ladrona” e “Formigoni go home”, 6.660 euro in inserzioni pubblicitarie su Facebook ecc. Ovviamente, se l’accusa fosse confermata, tutto pagato da noi contribuenti. Questa è la fonte usata dall’Espresso per accanirsi contro chi aiuta le donne sostenendole economicamente nel caso in cui scelgano di non uccidere il bambino che è in loro.

Alla Cremonesi non interessa, bisogna abortire non tutelare la maternità e sostenere il fantomatico “diritto all’aborto” (sconfessato dal suo amico Zagrebelsky). Eppure la fondatrice del Centro aiuto alla vita è Paola Bonzi, neovincitrice dell’Ambrogino d’Oro assegnato dalla città di Milano come attestato di civica benemerenza (candidata sostenuta dal radicale Lorenzo Strik Lievers e da Alessandra Kustermann). E’ lei, ad esempio, ad aver salvato dall’aborto 16 mila bambini.

L’Espresso e i vendoliani speravano forse nella chiusura del Centro a causa della mancanza fondi, invece ora questi schifosi “ultra cattolici fondamentalisti” potranno continuare ad aiutare le donne e ad applicare pienamente la Legge 194 quando indica che vanno promosse tutte le «iniziative necessarie per evitare che lo aborto sia usato ai ai fini della limitazione delle nascite», esaminando «le possibili soluzioni dei problemi proposti» per aiutare la donna «a rimuovere le cause che la porterebbero all’interruzione della gravidanza […] offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto».

La redazione

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