E dopo gli “Atei pro-life” arrivano le “Femministe per la vita”

Femministe pro lifeTre anni fa parlavamo dell’associazione americana dei “Secular pro life”, un movimento di persone non credenti che aspira ad «un mondo in cui l’aborto sia impensabile, per le persone di ogni fede e non fede».

L’opposizione all’interruzione di gravidanza è infatti una posizione di ragione, non di fede, come ha spiegato anche Papa Francesco: «Quando tante volte nella mia vita di sacerdote ho sentito obiezioni. “Ma, dimmi, perché la Chiesa si oppone all’aborto, per esempio? E’ un problema religioso?” – “No, no. Non è un problema religioso” – “E’ un problema filosofico?” – “No, non è un problema filosofico”. E’ un problema scientifico, perché lì c’è una vita umana e non è lecito fare fuori una vita umana per risolvere un problema. “Ma no, il pensiero moderno…” – “Ma, senti, nel pensiero antico e nel pensiero moderno, la parola uccidere significa lo stesso!”».

Per questo esiste anche un movimento di femministe che guarda all’aborto non come un atto di libertà, ma una forma di violenza della dignità femminile: «Una società che promuove l’aborto come una “necessità” o “un male necessario” sottovaluta le donne e la violenza che viene causata loro tramite l’aborto», ha affermato Serrin Foster, tra le leader delle “Feminists for Life” (www.feministsforlife.org, anche su Facebook). Un’associazione che ha il merito di smascherare i presunti “difensori delle donne e dei loro diritti”: «I principi di base del femminismo sono giustizia per tutti e l’opposizione alla violenza e alla discriminazione. L’aborto va contro tutti e tre questi principi». «Ci opponiamo a ogni forma di violenza, compreso l’aborto, l’infanticidio, gli abusi sui minori, la violenza domestica, la pena di morte e l’eutanasia, dal momento che sono in contrasto con i principi femministi di giustizia fondamentale e il rifiuto della violenza e della discriminazione».

Molti legittimano l’aborto citando i casi estremi, come gli stupri. Proprio una delle leader delle femministe pro-life, Joyce Ann McCauley-Benner, è stata vittima di violenza sessuale e ha scelto di tenere il bambino: «E’ normale voler cancellare la memoria del dolore dello stupro. Purtroppo, la dura verità è che, anche se vogliamo farlo, non possiamo. L’aborto non cancella niente. Cosa potrebbe cancellare dalla memoria quello che è successo l’11 settembre 2001? L’aborto è un secondo atto di violenza contro la donne violentata». Qualcuno, invece, ancora si giustifica parlando di aborto terapeutico, ma «sono rare sono le situazioni in cui la vita della madre è a rischio. Non è mai medicalmente necessario uccidere il bambino per salvare la madre» ha proseguito ancora Foster.

Il loro impegno pubblico è spronare la società a politiche più efficaci per sostenere chi mette alla luce un bambino, perché «dobbiamo dedicarci alla sistematica eliminazione delle ragioni che spingono le donne a cercare l’aborto. Siamo ad esso contrarie in tutti i casi, perché la violenza è una violazione dei principi fondamentali del femminismo».

La redazione

Condividi su:
  • Aggiungi su Facebook
  • Aggiungi su OKNOtizie
  • Aggiungi su Twitter
  • Aggiungi su Windows Live
  • Aggiungi su MySpace

37 commenti a E dopo gli “Atei pro-life” arrivano le “Femministe per la vita”