Chi sostiene il Multiverso nega il metodo scientifico

Multiverso 
 
di Enzo Pennetta*
*docente di Scienze naturali

 

Di Multiverso si è occupato il mensile “Le Stelle” in edicola il 30 maggio, ne ha dato notizia il giornalista scientifico Piero Bianucci sulle colonne della Stampa con un articolo intitolato, in modo del tutto azzardato, “Ognuno di noi ha un sosia ma in un altro universo“. Diciamo subito che se si va diffondendo un basso livello di cultura scientifica lo si deve anche a titoli come questo che puntano all’effetto disinteressandosi alla qualità del messaggio: come si fa ad affermare in modo così deciso che ognuno di noi ha un sosia in un altro universo?

Tale affermazione trae origine dalla contestabilissima teoria dell’esistenza di innumerevoli universi paralleli al nostro, teoria nota appunto col nome di multiverso. Si tratta di una teoria che prende spunto a sua volta da un’altra teoria, quella delle stringhe, che ammetterebbe fino a 10^500 differenti universi. Qual è il grande difetto della teoria delle stringhe? Quello di non essere né verificabile né confutabile, insomma, in poche parole il suo difetto è di non essere una teoria scientifica.

Non stupisce quindi che nell’articolo di Bianucci si esalti in differenti punti la figura del mago rinascimentale Giordano Bruno che aveva proposto l’idea di “infiniti mondi” che anticipa in qualche modo proprio quella del multiverso. Leggiamo infatti nell’articolo di Bianucci: «L’infinito – nello spazio e nel tempo – veniva scacciato dal mondo fisico (e persino matematico) in quanto attributo esclusivo di Dio. Lo imparò a proprie spese Giordano Bruno, mandato al rogo nel 1600 per le sue tesi eretiche, comprendevano anche quelle sull’infinitezza dell’universo e dei mondi».

Purtroppo l’articolo di divulgazione scientifica compie un’opera di disinformazione proponendo lo stereotipo di un Giordano Bruno condannato per la sua visione dell’Universo e non per ben altro, come gli atti del processo testimoniano. L’articolo di Bianucci diventa quindi di divulgazione magica, Giordano Bruno infatti non fu neanche lontanamente uno scienziato come il suo contemporaneo Galilei (quali le sue scoperte?) e la sua concezione dell’Universo era legata a quella esoterico-cabalistica che solo per via della divinizzazione del sole, culto di origine egizia, poteva trovare una preferenza per il sistema eliocentrico di Copernico.

Ma l’autore non si limita a questo e si spinge oltre: «Lo imparò a proprie spese Giordano Bruno, mandato al rogo nel 1600 per le sue tesi eretiche, comprendevano anche quelle sull’infinitezza dell’universo e dei mondi. Tuttavia, come Lucio Russo (Università La Sapienza di Roma) ha dimostrato, anche l’idea perdente – universo infinito – è rimasta viva e vegeta, sia pure sotto traccia. L’universo infinito, almeno sotto la forma attenuata di indeterminato / illimitato ricompare in modo esplicitò con Nicolò Cusano…». Come si può constatare qui è talmente tanto il desiderio di dimostrare quanto fossero oscurantisti i tempi di Giordano Bruno, che Bianucci compie un errore così grossolano da risultare, per la coincidenza degli opposti di Cusano, addirittura sublime. Pur di mostrare che il pensatore nolano fu condannato per i suoi pensieri sull’infinito, l’autore dell’articolo riscrive la storia (o fa affidamento sull’ignoranza di chi legge) e invertendo la freccia del tempo giunge ad affermare che le idee sull’infinito che Bruno sostenne alla fine del ’500 ricompaiono nel ’400 con Nicolò Cusano…

In conclusione va detto con chiarezza che la teoria del multiverso è indimostrabile (come si potrebbe dimostrare l’esistenza di qualcosa che è al di fuori dell’Universo?), ed è derivata da quella, anch’essa indimostrabile, delle stringhe. Appoggiare questa teoria significa dunque andare contro il metodo scientifico sperimentale moderno iniziato con la rivoluzione scientifica di Galilei e tornare ad un pensiero magico pre-scientifico del quale era esponente Giordano Bruno.

Ma come sappiamo il multiverso è funzionale a rendere plausibile il verificarsi dell’assurdamente improbabile eventualità di una nascita della vita, e della sua evoluzione, a partire dalle leggi della fisica attualmente note, e per questo motivo non verrà facilmente abbandonato. Noi scegliamo la scienza.

www.enzopennetta.it

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53 commenti a Chi sostiene il Multiverso nega il metodo scientifico

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  1. Giuseppe ha detto

    Topologia permettendo, l’Universo può comunque essere spazialmente infinito.

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    • Laura ha detto in risposta a Giuseppe

      L’universo è per forza infinito dato che detta lui lo spazio possibile.

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      • Giuseppe ha detto in risposta a Laura

        Questa cosa non c’è nella relatività generale…

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        • Laura ha detto in risposta a Giuseppe

          L’universo è o non è tutto lo spazio che c’è?

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          • Giuseppe ha detto in risposta a Laura

            Quello che voglio dire io è che, a parità di curvatura definita localmente dal tensore energia-impulso, e quindi dalla densità di materia ed energia, possono esistere topologie che prevedano un universo spazialmente infinito. Uno degli obiettivi di satelliti come WMap e Planck è proprio quello di capire in quale topologia viviamo.

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  2. Ugo La Serra ha detto

    come si potrebbe dimostrare l’esistenza di qualcosa che è al di fuori dell’Universo?

    Direi che non c’è da aggiungere altro.

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    • Giacomot ha detto in risposta a Ugo La Serra

      Ma ci pigli per il culo ?
      Dimostrami che c’è spazio oltre il nostro universo .
      Ah ma ti ricordo che pur riuscendo a dire (chissa con quale fantasticheria) che c’è uno spazio oltre il nostro universo credere che ci sia contenuto qualcosa sarà comunque un atto di fede e se non ricordo male in un altro articolo eri inciampato su te stesso dicendo e soprattutto facendo capire che per te gli atti di fede sono irrazionali e che quindi tu staresti pensando qualcosa di assurdo ,quindi attento a quello che dici , ma non per noi piùttosto per non farti essere più incoerente di quanto tu gia non lo sia !

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    • Alèudin ha detto in risposta a Ugo La Serra

      Ugo è quello che ti abbiamo sempre detto, ti svegli solo ora?

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    • Giorgio Masiero ha detto in risposta a Ugo La Serra

      Sono perfettamente d’accordo con Lei, La Serra.

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      • Ugo La Serra ha detto in risposta a Giorgio Masiero

        Fin quando si parla di multiversi, direi che siamo d’accordo. Probabilmente il disaccordo spunta quando cessiamo di occuparci della metafisica deli altri, riguardo la quale siamo tutti scettici.

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        • Giorgio Masiero ha detto in risposta a Ugo La Serra

          Proprio così. Dall’altra parte nessuno può vivere senza qualche pre-assunzione indimostrabile, giusto?

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    • Leonardo ha detto in risposta a Ugo La Serra

      perfettamente d’accordo.

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    • lorenzo ha detto in risposta a Ugo La Serra

      Forse ti sfugge un piccolo particolare:
      – quella del multiuniverso viene considerata una teoria scientifica;
      – quella dell’esistenza di Dio non è una teoria scientifica.
      Riesci a capire da solo la differenza

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  3. Meister Eckhart ha detto

    Vedo che si continua pervicacemente a commettere lo stesso errore logico. Dimostrare l’indimostrabilità del multiverso (scusate il gioco di parole) è perfettamente inutile e non funzionale alla dimostrazione dell’esistenza o non-esistenza di Dio, la quale è ugualmente impossibile.
    Se anche il nostro universo facesse parte di un multiverso, mi spiegate cosa cambierebbe? La domanda fondamentale rimarrebbe sempre la stessa: chi o cosa ha dato inizio al multiverso? Indagare la possibilità di un multiverso, così come di qualunque altra ipotesi scientifico-matematica (perché qua si parla più di modelli matematici che di fisica), è prerogativa degli scienziati, ed è bene che indaghino e ipotizzino. Quelli che – invece – pretendono con ciò di “dimostrare” l’inesistenza di un principio creatore (comunemente chiamato Dio), non fanno altro che manifestare i loro pregiudizi, alimentati da un’infinita ignoranza e basati sull’incapacità di usare la Ragione come si converrebbe a uno scienziato degno di questo nome.
    Non perderei tempo a corrergli dietro.

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    • Daphnos ha detto in risposta a Meister Eckhart

      Sono abbastanza d’accordo con te, ma credo che il nostro dovere sia quello di ribadire la cosa anche dal punto di vista culturale.

      E’ ovvio che se anche il concetto di multiverso acquisisse credibilità, la domanda del principio dell’essere rimarrebbe comunque inevasa; ugualmente ovvio che qualunque dimensione misurabile (infinito compreso) abbia l’universo o il multiverso, la mente umana potrà sempre inglobarla e comprenderla. Tuttavia, le vecchie volpi che propagandano queste pensate non hanno il semplice e lodevole obiettivo di diffondere conoscenza, ma anche cultura. Costoro sanno benissimo che il concetto di Dio che hanno molti credenti è limitato al mondo che percepiscono, ed espandendo a dismisura le dimensioni dell’universo questo concetto, troppo piccolo, rischia di perdersi. E’ avvenuto così nel Sette-Ottocento, quando le datazioni geologiche stabilirono per la Terra un’età molto maggiore di quella ritenuta corretta; continuano a farlo oggi, cercando di disperdere il concetto di Dio in una dimensione troppo grande per poter essere afferrata da chi ne ha un’idea ristretta.

      Comunque ringrazio il prof. Pennetta per aver sottolineato la singolare cronologia contenuta nell’articolo, Cusano che arriva dopo Bruno, una gaffe che mostra quale misera conoscenza dei due filosofi possegga l’autore (e chi avrebbe dovuto verificare il contenuto dell’articolo) e che mi farà arrivare col buonumore all’ora di cena. Come si difenderà Bianucci? Forse sostenendo che all’interno del multiverso c’è un universo in cui il tempo scorre all’incontrario? Chissà… 🙂

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      • Meister Eckhart ha detto in risposta a Daphnos

        Analisi impeccabile.

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        • andrea g ha detto in risposta a Meister Eckhart

          Basta un filo d’erba a dimostrare l’esistenza
          dell’Essere Assoluto, visto che non si è fatto
          da solo nè lo hai fatto tu o io.
          Qualche vecchietta analfabeta avrebbe molto
          da insegnare, a questo riguardo: la semplicità
          della cosa richiede umiltà.

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      • Enzo Pennetta ha detto in risposta a Daphnos

        Come si difenderà Bianucci? Forse sostenendo che all’interno del multiverso c’è un universo in cui il tempo scorre all’incontrario?

        🙂

        Grazie a te Daphnos!

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    • Giorgio Masiero ha detto in risposta a Meister Eckhart

      Sono totalmente in disaccordo con Lei, Meister E.
      1. Il prof. Pennetta nel suo articolo non parla mai del problema della dimostrazione dell’esistenza di Dio, in relazione al multiverso. E quindi dove starebbe il suo “errore logico”?
      2. Il prof. Pennetta si limita ad osservare che la congettura del multiverso non appartiene al metodo scientifico sperimentale, e quindi non e’ “prerogativa degli scienziati”, come invece Lei afferma, ma (eventualmente) solo dei filosofi. E quindi chi commette un errore (epistemologico) e’ secondo me Lei.

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      • Meister Eckhart ha detto in risposta a Giorgio Masiero

        1. “Ma come sappiamo il multiverso è funzionale a rendere plausibile il verificarsi dell’assurdamente improbabile eventualità di una nascita della vita, e della sua evoluzione, a partire dalle leggi della fisica attualmente note, e per questo motivo non verrà facilmente abbandonato.”
        Questa frase, nonché la citazione di Giordano Bruno, mi fanno credere che il discorso vada inteso in senso più ampio. Da qui il mio commento.

        2. Non sono d’accordo. Un filosofo non ha i mezzi per indagare la plausibilità dell’ipotesi di un multiverso. Questi appartengono a fisici, cosmologi e matematici (ribadisco, per chi non lo sapesse, che tutte le teorie cosmologiche più ardite sono di fatto simulazioni basate sulla matematica, non sull’osservazione empirica).
        Un filosofo, semmai, può analizzare e discutere le CONSEGUENZE in termini di ragione pura e ragione pratica (uso i termini kantiani per semplificare) delle teorie proposte dagli scienziati.

        Forse non è chiaro che il mio commento non voleva essere una critica a Pennetta, che ha scritto ottimamente. L’errore logico lo commettono quegli scienziati che pretendono di “dimostrare”, tramite le loro teorie, ciò che è indimostrabile. E’ innegabile che un gran numero di scienziati di ogni branca dichiari senza reticenze che il loro lavoro mira proprio a dimostrare che Dio non esiste, come se ciò fosse possibile. Questo è semplicemente ridicolo ed è a questo che mi riferivo.

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        • Giorgio Masiero ha detto in risposta a Meister Eckhart

          Prendo atto che Lei non intendeva coinvolgere Pennetta nella Sua critica. Ne’, Le assicuro (perche’ conosco bene il pensiero del prof. Pennetta), e’ stata corretta la Sua estrapolazione sulle “leggi della fisica attualmente note ecc.”, perche’ con quelle parole Pennetta non intendeva assolutamente accennare al creazionismo, ma solo dire cio’ che e’ ovvio, ovvero che non esiste una spiegazione scientifica ne’ dell’origine della vita ne’ della sua evoluzione e chi volesse ricorrere al multiverso per spiegarle (come fanno molti, v. Koonin) uscirebbe dal metodo scientifico.
          Lei pero’ continua a contraddirsi, da un lato dicendo che i fisici e i cosmologi avrebbero, a differenza dei filosofi, i “mezzi per indagare” il multiverso, dall’altro dicendo che pero’ le loro teorie non sono basate sull’osservazione empirica. Ma allora non avrebbero i mezzi, Le pare, dato che il metodo della fisica (di cui fa parte anche la cosmologia scientifica) e’ quello sperimentale e la matematica e’ solo una omponente necessaria ma non sufficiente?
          Insomma, come dice giustamente uno dei maggiori cosmologi del multiverso, Alexander Vilenkin, col multiverso siamo in presenza di “metafisica matematizzata”, che e’ un ramo della filosofia, per quanto mi riguarda io direi della teologia analitica.

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          • Meister Eckhart ha detto in risposta a Giorgio Masiero

            Penso che siamo praticamente d’accordo, anche se esprimiamo gli stessi concetti in maniera diversa.
            Là dove la fisica fa ipotesi su ciò che non è misurabile (e quindi non è empirico), indubbiamente si avvicina moltissimo alla teologia. Cosa, peraltro, compresa e ammessa da alcune delle menti più grandi nel campo della cosmologia.

            Mi permetto di farle notare, però, che io non ho scritto che gli scienziati “hanno i mezzi per indagare il multiverso”, affermazione che sarebbe palesemente assurda. Ho scritto che hanno i mezzi per indagare LA PLAUSIBILITA’ DELL’IPOTESI di un multiverso, intendendo con ciò le conoscenze di fisica e matematica che a me mancano completamente. Ammetterà che c’è una bella differenza tra le due affermazioni, così come nelle scienze vi è differenza tra una scoperta e una teoria.

            Poi, sul fatto che sia compito della filosofia sistematizzare tali ipotesi/teorie e indagarne le implicazioni, siamo perfettamente d’accordo.

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            • Giorgio Masiero ha detto in risposta a Meister Eckhart

              No, Meister E.: la plausibilità di un’ipotesi in scienza sperimentale coincide con la sua falsificabilità empirica. Se, a priori, quest’ultima è esclusa (come nel caso del multiverso), non siamo in presenza di congetture scientifiche, ma di sistemi logico-formali. E, come si sa, ogni sistema logico-formale produce nulla di più di ciò che vi viene pre-assunto…
              Lei non avrà le conoscenze di fisica-matematica per capire e distinguere i modelli innumeri di multiverso prodotti dalla fantasia matematica in 65 anni, ma ha certamente le conoscenze epistemologiche per capire che il multiverso non è nemmeno un’ipotesi di lavoro in scienza sperimentale moderna. Come giustamente sostiene Pennetta.

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              • Meister Eckhart ha detto in risposta a Giorgio Masiero

                Ok, finalmente ho capito. Non mi era chiaro che la falsificabilità empirica del multiverso fosse esclusa A PRIORI. Del resto avevo già confessato la mia ignoranza in materia. Avrei dovuto leggere con più attenzione laddove Pennetta accenna al fatto che la teoria delle stringhe non è verificabile né confutabile.
                La ringrazio per la sua pazienza.

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  4. geminitolk ha detto

    Prof. Pennetta oggi su Repubblica c’era un articolo di scienze naturali. Pare abbiano scoperto un nuovo tipo di ominide, una sorta di “anello mancante” dei già troppi mancanti. Confido lo trovi e perché no ci chiarisca la sua idea su ciò.

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  5. Meister Eckhart ha detto

    Essendo relativamente nuovo su questo blog, devo ammettere che non sapevo chi fosse il Prof. Masiero. Io rispondo a tutti alla stessa maniera, senza timori reverenziali e senza riguardo per i titoli accademici, solo e unicamente sulla base della validità e della condivisibilità delle argomentazioni che ciascuno porta (giocoforza in base alla mia opinione su di esse: non sono depositario della Verità, ma sono anche consapevole del fatto che nessuno di noi lo è). Tutto sommato credo sia un bene e intendo continuare così.

    Ciò nondimeno, in seguito a una breve ricerca mi sono imbattuto in un precedente articolo del Prof. Masiero su questo stesso sito e ci tenevo a congratularmi con lui, perché si tratta di un bellissimo articolo: http://www.uccronline.it/2012/04/07/scienza-contro-filosofia-la-falsa-alternativa/
    Da filosofo, ne condivido ogni parola e ho trovato particolarmente pertinente la critica di Stephen Hawking, uno degli esempi più clamorosi di una mente per certi versi eccelsa, ma – per motivi misteriosi – completamente cieca all’ineffabile.

    Non è mia abitudine fare panegirici, ma questa volta ci stava. Quindi: complimenti sinceri da parte mia, Prof. Masiero.

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  6. alessandro pendesini ha detto

    @ Giorgio Masiero : Ho potuto leggere con viva sorpresa la sua risposta ad un certo Jacques de Molay, vedi « I 3 salti dell’essere / Critica scientifica di Enzo Pennetta »
    • Jacques de Molay scrive: 15 marzo 2013 alle 14:35
    Professore, mi vedo costretto a rivolgerle la domanda in questa sede in quanto i commenti all’articolo del prof. Fasol sono stati chiusi, ma credo di non essere OT.
    Mi piacerebbe se lei potesse replicare all’ultimo post di Pendesini.
    (Risposta) Giorgio Masiero scrive: 15 marzo 2013 alle 16:19
    Io da molto tempo non replico al sig. P., de Molay, perché è un tuttologo, cioè un immodesto che crede di essere specializzato su tutto, ma non è specializzato su nulla. Questo si vede anche dal commento che Lei mi chiede di chiosare.
    In questo commento il sig. P. commette 2 errori:
    1. la massa del neutrino non concorre nel fine tuning……. 2. Non si conosce la massa del neutrino, che se non è nulla è cmq al momento sperimentalmente irrilevabile. Nel modello standard essa è assunta uguale a zero, quindi la frase del sig. P. “se la massa del neutrino -ad esempio- fosse 10 volte superiore, ce ne sarebbero 10 volte meno nel cosmo, e il loro effetto sulla gravità rimarrebbe uguale” è priva di senso, perché 10 volte zero è uguale sempre a zero…..

    La mia risposta :
    1°)–Uno dei notevoli difetti della maggioranza degli studi sulle coincidenze antropiche è che i ricercatori fanno variare un singolo parametro supponendo che tutti gli altri rimangono costanti. Cosi facendo aggravano ulteriormente questo errore facendo calcoli di probabilità assurdi basati su false ipotesi poiche considerano che tutti i parametri sono indipendenti !
    NB.: Il fisico Anthony Aguirre ha esaminato in uno studio indipendente i possibili Universi che si possono ottenere quando variamo per ordini di grandezza sei parametri cosmologici nel medesimo tempo, ed ha scoperto che poteva costruire modelli cosmologici dove “stelle, pianeti e la vita intelligente potrebbero esistere” variando certi parametri. In un altro studio, il fisico Craig Hogan (e non solo) arriva alle stesse conclusioni!

    2°)–Attualmente la stragrande maggioranza dei fisici (non tuttologi ed immodesti !) concorda nell’affermare che la massa del neutrino non è zero !!! il suo valore non è stato ancora misurato, ma si ipotizza che dovrebbe essere compreso tra 0,1 e 0,5 eV. -Per cui se accettiamo che il neutrino ha una massa, possiamo dire che, qualunque sia il suo valore, se fosse 10 volte più alto, ce ne sarebbero 10 volte meno nell’Universo, e il loro effetto sulla gravità rimarrebbe invariato !

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  7. Andrea. ha detto

    Io è da un po’ che non compro riviste di divulgazione scientifica proprio per questo: sono permeate di sensazionalismo e di spettacolarizzazione, non di Cultura e di Scienza. Queste teorie pseudoscientifiche poi mi nauseano!

    Ormai sulla rete sono disponibili riviste accademiche, tesi ed articoli in Lingua originale e gratuiti od a prezzi bassissimi: chi me lo fa fare di andar dietro al Giacobbo od all’Odifreddi di turno?

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  8. Klaus ha detto

    Io non capisco nulla di teoria delle stringhe né tantomeno di multiverso. Faccio solo alcune osservazioni:
    1. Lucio Russo è un professore dell’Università di Roma Tor Vergata e non della Sapienza. Altra inesattezza del Bianucci.
    2. Il medesimo prof. Russo, per quanto ne so, è persona serissima. Non lo conosco come matematico (ancora, non ne capisco nulla), ma solo come autore del libro “Segmenti e bastoncini” di ottima e fondata critica alle degenerazioni di una certa didattica corrente. Non so cosa abbia scritto sul multiverso, né sono in grado di dare giudizi in proposito, ma sospetto che sia stato chiamato anche lui in causa un po’ superficialmente.
    3. Nicola Cusano era anche lui persona serissima, cardinale e grande mente filosofica. Anche uno che sa pochissimo su Giordano Bruno come me è a conoscenza del fatto che questi lo citava come un suo riferimento, ma (ammesso che lo facesse sinceramente) i maestri non sono responsabili delle eventuali degenerazioni degli allievi, tanto più se autoproclamatisi tali. Può darsi che nel clima del Concilio di Trento anziché sotto un papa umanista come Pio II alcune idee di Cusano avrebbero avuto dei problemi, ma è questione di congettura. In ogni modo, invertire la cronologia dei due è veramente un errore clamoroso.
    4. Il titolista della Stampa ci ha aggiunto del suo con un titolo veramente assurdo, mancava dicesse: “La scienza lo afferma, ognuno di noi ecc…”
    Conclusione: ogni giorno di più c’è da piangere su come sia ridotta un’attività fondamentale per la cultura come dovrebbe essere la divulgazione scientifica. Spesso solo chiacchiere e ideologia.

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  9. bestboy81 ha detto

    Gentile Enzo Pennetta, appoggiare una teoria non significa ASSOLUTAMENTE andare contro il metodo scientifico. Il metodo scientifico lo si può, infatti, seguire attraverso due diverse vie: in senso induttivo (o se preferisce bottom-up), come faceva Galileo, o in senso deduttivo (o se preferisce top-down) come fanno i fisici teorici. La teoria della relatività è un perfetto esempio di quest’ultimo caso. Nel secolo passato è diventato chiaro il fatto che a volte bisogna inventare qualcosa per trovare qualcosa da osservare (come sosteneva Popper), ed è appunto questa osservazione che conferma la bontà dell’idea, ma qualcuno si deve dare peso di sviluppare l’idea e concepire un’esperimento per la sua verifica e per fare questo la deve necessariamente appoggiare. Questo passaggio attraverso un periodo di non verificabilità è un problema comune a tutte le nuove teorie, abbracciare il suo punto di vista significa non fare scienza. A proposito di questi fatti le vorrei citare Feynman che illustra bene la faccenda con il suo solito humor:
    Il principio cardine della scienza, quasi la sua definizione, è che la verifica di tutta la conoscenza è l’esperimento. L’esperimento è il solo giudice della “verità” scientifica. Ma qual è la fonte della conoscenza? Da dove vengono le leggi da verificare? L’esperienza stessa aiuta a produrre le leggi, nel senso che ci dà dei suggerimenti. Ma ci vuole anche fantasia per creare da questi suggerimenti le grandi generalizzazioni, per indovinare gli schemi meravigliosi, semplici eppure molto strani che reggono tutto, e poi sperimentare per verificare se abbiamo veramente indovinato. Questo processo immaginativo è così difficile che nella fisica ci si divide il lavoro: ci sono i fisici teorici che inventano, deducono e tirano a indovinare le nuove leggi, ma non le sperimentano, e ci sono i fisici sperimentali che fanno gli esperimenti, inventano, deducono e tirano a indovinare.
    Le vorrei infine fare notare che non è necessario parlare di parlare di tirare in ballo la teoria delle stringhe per parlare di altri universi. Basta suppore un universo enormemente grande o addirittura infinito (ma so che la cosa non le piace) e visto che noi non osserviamo oltre il nostro orizzonte di 14 miliardi di anni luce possiamo avere miliardi di miliardi di universi come il nostro uno accanto all’altro. Max Tegmark li chiama universi paralleli di livello 1 (http://arxiv.org/abs/astro-ph/0302131).

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    • Giorgio Masiero ha detto in risposta a bestboy81

      E, se “per definizione” gli universi del multiverso sono disgiunti, ovvero non s’influenzano l’un l’altro con nessun tipo di segnali, ovvero sono fuori dal nostro orizzonte osservabile, come immagina Lei, bestboy81, un esperimento per verificarne l’esistenza?
      Quindi si tratta di “metafisica” matematizzata, esattamente come dice uno dei loro più prolifici inventori, Alexander Vilenkin. Matematica sì, scienza sperimentale moderna no.

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      • bestboy81 ha detto in risposta a Giorgio Masiero

        Ovviamente un esperimento diretto di verifica, allo stato attuale delle nostre conoscenze non credo lo si possa immaginare. Tegmark dice che con misure più precise della radiazione cosmica di fondo, della distribuzione di materia, etc. si possono testare sia il livello 1 che il livello 2 di multiverso. Comunque volevo solo fare notare che non è necessaria la teoria delle stringhe, ma basta speculare con una teoria, come quella attuale dell’inflazione, che è stata fatta basandosi su dati sperimentali.

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        • Giorgio Masiero ha detto in risposta a bestboy81

          Il problema non è “lo stato attuale delle nostre conoscenze” (del resto sono 65 anni che l’ipotesi del multiverso è sul tavolo senza predizioni controllabili), ma la logica: “per definizione” di multiverso, ciò che fosse fuori del nostro Universo non è sperimentabile ed appartiene alla metafisica.
          Quanto ai modelli inflazionari (che sono “contro” ciò che possiamo oggi sperimentare nel nostro Universo e sono nati, Le ricordo, con Hoyle per contrastare il Big Bang), e ancor più per quanto riguarda i tipi di Tegmark, siamo a mio parere, se possibile, ancor più lontani dal paradigma della scienza galileiana, perché oltre alla non controllabilità sperimentale, vi si attribuisce alla matematica (gli ha letti, bestboy81, i loro assiomi?) non solo il suo giusto ruolo descrittivo, ma anche un ruolo prescrittivo (di agenzia creatrice soprannaturale) che fa rientrare questa cosmologia come un capitolo della teologia analitica.

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          • bestboy81 ha detto in risposta a Giorgio Masiero

            Beh, un modello inflazionario è utilizzato anche nella teoria del Big Bang: la fase espansionistica iniziale che spiega la piattezzza dell’universo e la distribuzione uniforme di materia, infatti (ma non vorrei ricordare male e soprattutto non vorrei dire sciocchezze) Hoyle con la sua teoria stazionaria proponeva una creazione di materia continua dal nulla proprio per spiegare questa uniformità. Comunque il punto non voleva concentrarsi sulla validità o meno della teoria, ne tanto meno sugli assiomi, ci mancherebbe, (ad esempio quelli sulla matematica mi sembrano molto simili alle idee platoniche, una specie di iperuranio). Quello che mi premeva sottolineare riguardava il fatto che la costruzione di una teoria, come quella delle stringhe, procede utilizzando il metodo scientifico. Intanto non deve contraddire quello che già si sa e poi deve fare previsioni su quello che non si sa. Per definizione noi non possiamo fare esperienza, di uno spazio quadridimesionale (per come siamo fatti ragioniamo in termini tridimensionali) eppure si è riusciti ad estrapolare dal sistema formale costruito su tali assiomi geometrici delle previsioni verificabili (ad esempio la curvatura dei raggi luminosi). Allo stesso modo si potrebbe costruire una teoria generale che parli di fatti che noi non possiamo sperimentare direttamente (nel nostro caso universi paralleli), che però, essendo una teoria generale che deve valere anche nel nostro universo, faccia delle previsioni che necessariamente debbono verificarsi anche nel nostro universo e che quindi possiamo sperimentare.

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  10. Enzo Pennetta ha detto

    Anche riguardo quanto detto in questo confronto non posso che sottoscrivere ogni singola parola di quanto detto da Giorgio.

    Aggiungo solo che quanto detto nell’ultimo commento: “Allo stesso modo si potrebbe costruire una teoria generale che parli di fatti che noi non possiamo sperimentare direttamente (nel nostro caso universi paralleli), che però, essendo una teoria generale che deve valere anche nel nostro universo, faccia delle previsioni che necessariamente debbono verificarsi anche nel nostro universo e che quindi possiamo sperimentare” è un’affermazione contraddittoria in quanto qualunque universo “parallelo” non sarebbe sperimentabile in alcun modo.

    Mi permetto una piccola analogia scendendo al livello di una sola dimensione.
    Le parallele sono delle rette, cioè degli universi unidimensionali: come si potrebbe dall’interno dei punti di una delle due rette avere una prova che esiste anche l’altra?
    E che esiste un fascio di rette parallele?

    L’unico caso in cui una retta è constatabile dall’interno di un’altra è il caso delle rette incidenti, e allora per assurdo possiamo dire che se due “universi” si influenzano anche solo in un punto non sono più definibili come “paralleli”.

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    • bestboy81 ha detto in risposta a Enzo Pennetta

      Io non ci vedo nulla di contradditorio anche perchè parlavo della validità della teoria. Se ho una teoria che prevede l’esistenza di A, B e C e che mi permette anche di fare una previsione p che deve valere in A, B, C, e se, per esempio, posso fare esperimenti solo in A, allora se riesco a verificare p in A per me la teoria acquista validità e più previsioni riesco a fare e a verificare tanto più valida diventa la teoria. Non mi pare che qualcuno abbia verificato direttamente l’esistenza del “punto di inizio dell’universo” ma si è osservata la previsione della radiazione cosmica di fondo a micronde dedotta da quell’ipotesi di lavoro che ha dato validità alla teoria. La storia della scienza è costruita su questo procedimento, quindi come può essere contradditorio?

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      • Enzo Pennetta ha detto in risposta a bestboy81

        Il punto è che l’inizio dell’Universo è all’interno dellUniverso, quindi il paragone con il Big Bang non è appropriato.

        Definire qualcosa come esterno all’Universo e poi affermare che abbia degli effetti all’interno è semplicemente contraddittorio.
        Se infatti è esterno non lo potrò mai provare, se lo potrò provare non è esterno.

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  11. Giorgio Masiero ha detto

    Si e’ mai chiesto, bestboy81, perche’ una teoria del multiverso come quella da Lei ipotizzata non e’ stata trovata in 65 anni?
    La risposta e’ che l’esistenza , come ci ha insegnato Kant (e Tommaso prima di lui) non e’ un attributo, e quindi una teoria matematica contenente A, B, C,… che facesse una previsione p verificata in A, non dimostrerebbe con cio’ l’esistenza di B, C, ecc., ma solo la “coerenza” della loro eventuale esistenza con la formalita’ della teoria, … a meno di non assumere, come fa Tegmark nei suoi assiomi, che l’esistenza formale logico-matematica coincide con quella reale. Ma questa e’ appunto una concezione platonica, che collide col metodo sperimentale galileiano, e che farebbe coincidere la fisica con la metafisica!
    Cosi’ la MQ utilizza operatori non hermitiani, ma non ha la pretesa con cio’ di dire che “esistono nella realta’ fisica” grandezze ad essi corrispondenti, solo perche’ la teoria fa previsioni controllabili sulle osservabili real.
    Prenda atto che sono gli stessi cosmologi del multiverso a chiamarsi metafisici matematici…
    Quanto alla CMBR, essa non dimostra l’inizio dell’Universo, come dice Lei, ma solo che un un modello che ne prevede l’espansione in certe forme a partire da t = 380.000 anni (come quello del Big Bang) e’ con essa coerente. Ma CMBR nulla dice, ne’ alcuna altra teoria, su t = 0. La cosmologia scientifica non puo’ ne’ mai diventera’ cosmogonia, proprio perche’ il mondo fisico coincide per definizione con cio’ che c’e’ “di qua” della frontiera dello spazio-tempo.

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    • bestboy81 ha detto in risposta a Giorgio Masiero

      Infatti per questo io ho scritto “Non mi pare che qualcuno abbia verificato direttamente l’esistenza del “punto di inizio dell’universo”” ma, come giustamente dice lei, si è visto che un modello espansionistico è coerente con la radiazione di fondo. Appunto è questo quello che sto cercando di dire, io potrei costruire un modello coerente di tutta la faccenda, verificarlo con osservazioni nel mio universo e considerarlo valido dal punto di vista scientifico. Lei mi ha citato la MQ al proposito, proprio perchè la considera una teoria scientifica. Qui di questo si sta parlando.

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      • bestboy81 ha detto in risposta a bestboy81

        A parte, tra l’altro, che io potrei anche trovare una previsione p direttamente discendente dall’esistenza di B e/o C nel mio modello. A questo punto se verifico p in A e ho un’altro modello che non prevedendo l’esistenza di A e B non mi permette di ottenere p, chiaramente sono costretto a cambiare modello.

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  12. bestboy81 ha detto

    Ahi Ahi, prof. Pennetta, ma che micombina? Sfortunatamente nel mio primo commento ho solo letto il post ma non ho potuto leggere l’articolo, ora che sono tranquillo a casa ho letto l’articolo su La Stampa e un po’ di commenti che mi hanno fatto rizzare i capelli in testa. Purtroppo lei forse preso dalla foga (spero) e forse anche perchè non conosce Lucio Russo (neanche io per la verità, ma capirà dopo a cosa mi riferisco, perchè mi trovo sotto lettura del testo che cito), ha sbagliato l’analisi dell’articolo. Non è che Bianucci voglia dire che Cusano ha parlato di universi infiniti DOPO di Giordano Bruno, infatti sa benissimo che è nato PRIMA, addirittura, lo scrive: “Nicolò Cusano vive dal 1401 al 1464, sulla soglia tra Medioevo e Rinascimento”. Egli ha fatto un breve excursus, partendo dall’antica Grecia, dove l’idea di universo infinito era presente insieme a quella di universo finito, arrivando a Bruno e facendo notare che c’è stato un periodo di circa 1500 anni in cui l’universo era stato considerato finito e l’idea di un universo infinito era risultata perdente. Tuttavia l’idea non era stata dimenticata, nonostante Aristotele e Tolomeo l’avessero fatta propria, e cita Lucio Russo che nel libro “La rivoluzione dimenticata Il pensiero scientifico greco e la scienza moderna” mostra come nell’antica Grecia il pensiero di un universo infinito era stato prolifico. La cosa ritorna in forma attenuata con Cusano alle soglie del Rinascimento, da cui, appunto, Bruno trae spunto.

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    • Giorgio Masiero ha detto in risposta a bestboy81

      Per curiosita’ mia: l’idea greca (di Democrito, ecc.) di un universo infinito che cosa ha “prolificato”, bestboy81, se non mere speculazioni, a differenza delle ricerche e scoperte (queste si’ scientifiche) d’un Tolomeo fondate su un universo finito?

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  13. Enzo Pennetta ha detto

    bestboy, la sintassi non è un’opinione e se è vero che l’autore dell’articolo sa che Cusano è vissuto prima di Bruno la frase in questione indica invece il contrario e tutto il suo argomentare non cambia il dato di fatto che tutti possono constatare leggendo l’articolo.

    Che quindi l’articolista non conosca la storia o l’italiano non fa molta differenza.

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  14. Giorgio Masiero ha detto

    @ bestboy81
    1. Lei, citando Tegmark nel Suo primo commento, e ancor più esplicitamente collegando nel Suo post di ieri delle 21.14 la CMBR con l’esistenza del punto iniziale (mentre l’evidenza della radiazione dà solo temporanea validità al modello del Big Bang da t > 400.000), aveva confuso, bestboy81, la validità di una teoria scientifica moderna con l’esistenza reale dei suoi oggetti matematici. Per questo Le ho fatto l’esempio della MQ. Mentre infatti le teorie della fisica classica comprendevano solo oggetti fisici osservabili e grandezze misurabili, le teorie della fisica moderna non hanno questo obbligo, ma solo quello di una predittività controllabile. Ma a minori doveri corrispondono minori diritti: non tutti gli oggetti matematici delle teorie fisiche moderna corrispondono ad oggetti reali, per es., Le dicevo, gli operatori non hermitiani in MQ. (Né tutti gli stessi operatori hermitiani matematicamente definiti corrispondono a grandezze reali (“osservabili”) in MQ, ma ne costituiscono solo un sovrainsieme, essendo infine solo l’empiria a conferire l’esistenza reale ad un oggetto.)
    A meno di non tornare alla magia pre-scientifica, e credere che oltre all’autostato di gatto vivo e a quello di gatto morto, “esiste in realtà” anche lo stato sovrapposto di gatto vivo e morto allo stesso tempo, solo perché questo vettore esiste nel formalismo matematico della MQ… Quando Tegmark dice che un multiverso alla distanza di 10^(10^29) metri da casa mia ospita in un universo parallelo una copia di me alla mia età, farnetica commettendo lo stesso errore, perché confonde la validità di una (eventuale) teoria scientifica del multiverso con l’esistenza dei suoi oggetti matematici, a cominciare dagli “universi” e dai loro elementi…
    Sono ora contento se ci troviamo d’accordo su questo punto.
    2. C’è però un’ulteriore questione che spiega perché in 65 anni nessun modello di multiverso è riuscito ad essere una teoria scientifica. I cultori del multiverso ammettono che nessuna predizione teorica riguardante un universo diverso dal nostro può essere “lì” controllata, ma confidano che qualche (futuribile) predizione riguardante la nostra isola antropica possa essere “qui” verificata. Il problema però è che, se anche una tale predizione sopravvenisse, per il rasoio di Ockam essa corroborerebbe la teoria del multiverso solo alla condizione che non si potesse con minor dispendio assiomatico costruire una sub-teoria del nostro Universo contenente la stessa predizione, il che appare francamente improbabile data l’informazione infinita assunta in ogni modello di multiverso! Esempio banale: postulando il principio antropico nella versione “forte” (“Le proprietà dell’Universo sono tali da produrre la vita ad un certo stadio della sua storia”), avremmo una “spiegazione” del fine tuning con una spesa d’informazione minore di quella necessaria a comprare 10^(10123) universi!
    3. Tutti i modelli di multiverso, insomma, sono “esercizi di cosmologia metafisica”, come ha dichiarato candidamente uno dei loro più prolifici ideatori, il fisico ex-sovietico Alexander Vilenkin (“Birth of inflationary universes”, Physical Review D 27, 1983). Io, che ho un grande rispetto per la metafisica non essendo stato allevato a Mosca in un’alma mater del Partito, li considero solo esercizi di cattiva metafisica. Perché cattiva? Perché, a dirne una, in nessun modello ho trovato il controllo della coerenza tra le proprietà postulate dell’Agenzia creatrice d’inflazione e la sua contingenza svelata per tutti i modelli dal famoso teorema di Borde, Guth e Vilenkin d’incompletezza del tempo passato, e dai suoi raffinamenti successivi, l’ultimo quello presentato al 70mo compleanno di Hawking e di cui ho parlato all’articolo http://www.uccronline.it/2012/02/04/contrordine-prof-hawking-luniverso-ha-avuto-un-inizio-ma-non-sappiamo-come/

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  15. Michele Forastiere ha detto

    Non voglio innescare polemiche, ma mi preme fare chiarezza sulle affermazioni fatte in questo commento:
    http://www.uccronline.it/2013/06/07/chi-sostiene-il-multiverso-nega-il-metodo-scientifico/#comment-121858
    1) Quale sarebbe lo studio citato di Anthony Aguirre? Sarebbe interessante saperelo. E poi, cosa vuol dire “studio indipendente”? Faccio notare che Aguirre è (del tutto legittimamente, è ovvio) un sostenitore dell’Eternal Inflation.
    2) Riguardo ai neutrini, credo che l’idea sostenuta dal commentatore provenga dalle ipotesi di Victor J. Stenger, un acceso fautore del Multiverso (ved. per es. qui: http://www.colorado.edu/philosophy/vstenger/Fallacy/FTCosmo.pdf). Secondo Stenger “Diminuisci la massa [dei neutrini], e il numero aumenta; aumenta la massa, e il numero diminuisce” (in “The Fallacy of Fine-Tuning: Why the Universe is Not Designed for Us”). Purtroppo per lui, i libri di testo di Cosmologia lo smentiscono di brutto: il numero di neutrini è indipendente dalla loro massa (vedere qui, all’Appendice A.3 : http://arxiv.org/pdf/1112.4647.pdf).

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