Il Vaticano contro il commercio dell’avorio

Commercio avorioSi è espresso perentoriamente, in questi giorni, il Vaticano sul tema del commercio illegale dell’avorio.

Tutto il magistero della Chiesa ha espresso a chiare lettere una “condanna morale generale” per chi danneggia l’ambiente, la flora e la fauna. Così, in una lettera, padre Federico Lombardi ha risposto alla rivista National Geographic”, che ha dedicato l’inchiesta intitolata Ivory Worship”, firmata da Bryan Christy, alla vendita illegale di oggetti devozionali realizzati in avorio, chiamando in causa il Vaticano.

“La creazionesi afferma nella nota del portavoce della Santa Sede – è affidata alle persone umane per essere coltivata e custodita come un dono prezioso ricevuto dal Creatore, e quindi non distrutta, né trattata con violenza e sfruttamento, ma trattata con grande responsabilità verso le creature stesse e verso le future generazioni umane che devono poter continuare a godere di beni essenziali e meravigliosi”. Si sottolinea inoltre come non vi sia alcun negozio all’interno del Vaticano che venda oggetti in avorio ai fedeli o ai pellegrini.

“In anni di attività vaticana seguita da vicino personalmente, non ho mai visto un dono in avorio fatto dal Papa ai suoi visitatori. Talvolta capita il contrario, e cioè che qualcuno faccia dei doni in avorio al Papa”– aggiunge, rispondendo ad altre illazioni avanzate. La Santa Sede, in ogni caso, “condanna la violenza ingiustificata nei confronti degli animali, sostiene la tutela della biodiversità e vede sempre favorevolmente chi si impegna per norme efficaci per contrastare attività criminali e pratiche dannose e illecite, come bracconaggio, contrabbando, commercio illegale”. Con questo, conclude, “non fermeremo la strage degli elefanti, ma almeno avremo collaborato a cercare concretamente delle soluzioni per fermarla con le nostre possibilità informative e formative”.

Livia Carandente

 

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22 commenti a Il Vaticano contro il commercio dell’avorio

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  1. MarcoF ha detto

    E’ da diversi anni che non rinnovo più l’abbonamento al national geographic…. e leggendo questo articolo e non ne sono proprio pentito!!!!!! 😉

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    • Simone ha detto in risposta a MarcoF

      Il National Geographic è un ottimo giornale. Tanto per dire, alcuni recenti articoli erano dedicati agli apostoli e all’Archivio segreto del Vaticano, entrambi scritti con serietà e senza travisazioni.

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      • edoardo ha detto in risposta a Simone

        Però io ho sentito in tv sul canale del NG, sostenere la tesi che all’origine delle divinità e dei culti religiosi (non espressamente dichiarato, ma per analogia anche quello cristiano dunque), ci sarebbero gli extraterrestri.
        In sostanza, gli alieni sarebbero venuti sulla terra in un passato ormai remoto non si sa quando, e allora gli umani avrebbero incominciato a creare dei, mitologie e cosmogonie.
        Altra cosa: un altro servizio parlava della tesi di un sudafricano o australiano, non ricordo, che martellava ancora con la balla che la Sindone sarebbe opera del solito falsario abilissimo facendo così e così e cosà.
        E qui si dilungava in descrizioni astruse sui negativi fotografici e i facioli co le codiche e i maccheroni co le noci e….e boh?!
        Al che ho pensato: “Ma…quanto annàmo avanti ancora co sta pugnetta ?!?!”, e sono andato in cucina.
        Scientificamente, sono stato più all’avanguardia.
        E gastronomicamente pure.

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        • Simone ha detto in risposta a edoardo

          Credo che tu ti riferisca ad History Channel, che è un’altra cosa.

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        • Penultimo ha detto in risposta a edoardo

          La televisione dice stupidaggini a non finire adesso persuaderanno le persone che è logico credere negli alieni.

          “10.2.1 Argomento ad ignorantiam
          Si compie una fallacia di questo tipo quando:
          Si conclude che una certa conclusione `e vera solo sulla base del-
          la premessa che essa non `e stata dimostrata falsa o che una certa
          conclusione `e falsa solo sulla base della premessa che non `e stata
          dimostrata vera
          Per fare un esempio, una fallacia di questo genere `e spesso commessa da
          coloro che credono nell’esistenza degli UFO o, in generale, di strane entit`a.
          Spesso costoro concludono che gli UFO esistono solo sulla base del fatto che
          non si `e dimostrato che non esistono.
          In alcuni casi, questa fallacia `e anche commessa da coloro che si oppongono a
          certi cambiamenti. Essi tendono a concludere che il cambiamento non deve avve-
          nire sulla base del fatto che non si `e dimostrato che il cambiamento in questione
          sia dannoso (considerate ad esempio coloro che si oppongono alla commercializ-
          zazione di cibo geneticamente modificato: concludono che il cibo genericamente
          modificato fa male sulla base della premessa che non si `e dimostrato oltre ogni
          dubbio che il cibo geneticamente modificato possa far male).
          Da notare che in contesti giuridici, l’appello all’ignoranza `e spesso appro-
          priato (a volte si chiama il criterio del ragionevole dubbio). In contesti giuridici,
          infatti, si conclude, ad esempio, che Tizio non `e colpevole di omicidio (si con-
          clude che l’enunciato “Tizio `e colpevole di omicio” `e falsa) sulla base del fatto
          che non si `e dimostrato che Tizio `e colpevole di omicidio.
          Questo, per`o, avviene anche perch`e si ritiene pi`u grave condannare un inno-
          cente che non condannare un colpevole.”

          Inferire l’esistenza degli alieni su dipinti e come inferire l’esistenza di Dio per il fatto che michelangelo ha dipinto la Pietà,è privo di senso.

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        • manuzzo ha detto in risposta a edoardo

          “all’origine …. ci sarebbero gli extraterrestri”: rispetto tutte le religioni, ma il malvaggio Xenu imperatore galattico, possibile che quelli che sborsano 120000 euro all’anno per tenersi prenotato il posto sull’astronave quando i ribelli dell’impero verranno a prenderli non si rendono conto che è una truffa? mah….

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  2. Dario ha detto

    Buona la risposta di Lombardi. Peccato che la capirà solo chi vorrà capirla. National Geograpihic è come Focus: quando si tratta di parlare di natura, scienza, storia in generale, è una buona rivista. Ma quando si passa alla religione, specie se cattolica, fa certi svarioni davvero impressionanti.

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  3. unafides ha detto

    Bè, non esageriamo. Che National Geographic prenda delle cantonate, specie a riguardo di alcuni argomenti, è sicuro ma paragonarlo addirittura a focus è un’esagerazione e un torto che tutto sommato NG non si merita.

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  4. edoardo ha detto

    ““Ivory, ivory, ivory,” says the saleswoman at the Savelli Gallery on St. Peter’s Square in Vatican City. “You didn’t expect so much. I can see it in your face.” The Vatican has recently demonstrated a commitment to confronting transnational criminal problems, signing agreements on drug trafficking, terrorism, and organized crime. But it has not signed the CITES treaty and so is not subject to the ivory ban. If I buy an ivory crucifix, the saleswoman says, the shop will have it blessed by a Vatican priest and shipped to me.”

    Questo afferma l’articolo del NG.

    “… Si sottolinea inoltre come non vi sia alcun negozio all’interno del Vaticano che venda oggetti in avorio ai fedeli o ai pellegrini…”

    E questo dice la risposta di Lombardi.
    Chi dei due ha ragione?
    Non possono aver ragione entrambi.
    Se ha ragione Lombardi, il comportamento da tenere tra persone umane NORMALI sarebbe quello di rispondere direttamente a NG, citare l’articolo, richiedere la smentita ed eventualmente procedere per via giudiziaria.
    Se ha ragione NG, io farei immediatamente sparire ogni oggetto di avorio o altri materiali a rischio ecologico all’interno del territorio soggetto a giurisdizione vaticana (immediatamente significa 24 h di tempo) e diramerei dispacci alle fonti di informazioni cattoliche di BOICOTTARE, NON ACQUISTARE PER NESSUN MOTIVO oggetti in avorio. Chi già li ha, se li tiene, chi non ne ha, non ne acquisterà mai più.

    Poi rilancerei, dicendo quante sono le persone che si sbracciano per l’ecologia ed hanno in casa oggetti in avorio o altri materiali a rischio ecologico, come pellicce di animali allevati apposta per le pelli e non per uso alimentare?
    Io a queste cose starei molto attento, e rapido ad intervenire con azioni incisive.
    Del resto c’è chi si diletta di filosofie, e chi di cose pratiche, terra-terra; io faccio parte di quest’ultima categoria.
    Anche i preti che mi hanno riavvicinato al cristianesimo dopo anni di latitanza (sono due, anzi erano, dal momento che non sono più tra noi: don Marzio e don Lorenzo), erano terra-terra come me, semplici, e andavano dritto al sodo senza tanti preamboli.

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  5. domenico ha detto

    quel negozio non sta nella Città del Vaticano bensì in Italia tanto che ha avuto la visita del nostro corpo forestale. Ma scrivere in modo ambiguo è un modo per implicare il Vaticano come se dovesse rispondere pure di quello che accade in Italia.

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    • edoardo ha detto in risposta a domenico

      Grazie per la precisazione.
      Molto utile da sapere, in effetti il testo è ambiguo, e sappiamo bene che l’ambiguità per quelli è una strategia per far cadere la colpa su chi non c’entra.
      Il ogni caso resterebbe il sacerdote che la benedice – se corrisponde al vero, a questo punto nutro dubbi in proposito -.
      Anche quello, a mio avviso, non dovrebbe fare.
      Sicuramente è una cosa che ogni buon fedele seguirebbe di buon grado.

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      • Roberto Dara ha detto in risposta a edoardo

        Quasi tutti i negozi che vendono articoli religiosi intorno al Vaticano (compresa la Galleria Savelli) sono in territorio italiano, quindi padre Lombardi ha ragione. Ma negare che il Vaticano potrebbe avere influenza su quello che quei negozi possono vendere è un po’ da ingenui.

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        • angelo ha detto in risposta a Roberto Dara

          La presenza del Vaticano può avere influenza su cosa rappresentano questi oggetti, ovvero immagini devozionali, non certo sul loro materiale.
          Hai appena finito di dire che tutti i preti sono pedofili e ora cominci con la leggenda che il Vaticano influenza gli oggetti in avorio?

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          • Roberto Dara ha detto in risposta a angelo

            Se il Vaticano chiedesse ai negozianti intorno a San Pietro di non vendere oggetti in avorio quei negozi non li venderebbero. Evidentemente finora non lo aveva fatto.

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            • domenico ha detto in risposta a Roberto Dara

              e poi il nostro Roberto risarcirà quei negozianti per il ritiro dalle vendite degli oggetti che hanno in magazzino o in vetrina.
              Oppure potremmo chiedere al Vaticano di comprarli tutti. Seguirebbe protesta di quelli che direbbero che quei soldi li poteva usare in modi migliori magari per salvare gli elefanti vivi.

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              • Roberto Dara ha detto in risposta a domenico

                Se il Vaticano ritiene che quegli oggetti in avorio debbono essere venduti non si sarebbe affrettato, tramite Padre Lombardi, che non è proprio l’ultimo dei pulisciscale, a precisare che i negozi del Vaticano non ne vendono e che il Papa non ha mai né fatto né ricevuto tali oggetti in regalo.

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        • domenico ha detto in risposta a Roberto Dara

          Roberto che siano in territorio italiano vallo a dire ai giornalisti americani che scrivono di una “Savelli Gallery on St. Peter’s Square in Vatican City”.
          Chi è che sta nella Città del Vaticano? la piazza,la galleria o tutte e due, una delle due? Ecco un lampante esempio di come si scrive per non essere denunciati ma facendo intendere a gente non informata che il negozio è del Vaticano o nel Vaticano.
          Ed infatti nei siti esteri si scrive di ‘Vatican shop’!

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          • Roberto Dara ha detto in risposta a domenico

            La galleria si trova in piazza Pio XII (Italia) che è attaccata a piazza San Pietro (Vaticano) proveniendo da Via della Conciliazione. Chiunque non conosca queste sottili separazioni toponomastiche romane direbbe che la Galleria si trova in Piazza San Pietro, e comunque non si può certo immaginare che quel negozio non abbia alcun legame con il Vaticano, la cui esistenza è l’unica sua ragione di esserci, visto che vende praticamente tutto quello che ha ai pellegrini in visita.

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            • manuzzo ha detto in risposta a Roberto Dara

              il punto è che finalmente il Vaticano ha dato un incipit importante affinché i fedeli (intendo quelli che non si pongono il problema dell’ambiente) comincino a valutare bene la provenienza di ciò che comprano (e il dolore che può esserci dietro). Se e quando i fedeli non compreranno più determinati oggetti, i negoziati non ne compreranno più dai grossisti, e così via (anche se non mi aspetto che i bracconieri cambieranno lavoro)

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              • domenico ha detto in risposta a manuzzo

                Il punto è che il Vaticano sa distinguere benissimo tra un giornalismo propositivo che ad esempio segnala un problema come gli oggetti in avorio venduti nelle Filippine chiedendo di intervenire sui fedeli cattolici affinché abbandonino questa consuetudine, ed un giornalismo scandalistico il cui unico scopo è tirare direttamente in causa la Città del Vaticano giocando sulle parole e la confusione.

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