Il New York Times torna a parlare di ex gay

Il New York Time torna  a parlare di un argomento veramente scomodo per tutti coloro che ritengono che l’omosessualità sia una condizione immutabile. Lo aveva già fatto un anno fa intervistando Michael Glatze, mentre pochi giorni fa ha fatto conoscere la storia di Blake Smith, 58 anni.

Smith ha lottato per anni contro la sua omosessualità, poi grazie all’aiuto dell’associazione “People can change” (www.peoplecanchange.com) «i miei sentimenti omosessuali sono quasi scomparsi», ha detto, intervistato nella sua casa, condivisa con sua moglie. «Nei miei 50 anni, per la prima volta, posso guardare una donna e dire “lei è veramente hot”», ha scherzato.

Il quotidiano americano ha presentato l’uomo come «uno delle migliaia di uomini in tutto il paese, spesso conosciuto come “ex-gay”, che credono di aver cambiato i loro più elementari desideri sessuali attraverso una combinazione di terapia e di preghiera, qualcosa che molti scienziati dicono che non è mai stato dimostrato essere possibile ed è probabilmente un’illusione». Da notare come con poche parole si denigrino migliaia di persone ex omosessuali, sposati da anni con mogli e con tanto di figli, definendoli degli “illusi”. Ed ecco poi chiaramente espressa la posizione dell’ideologo, cioè colui che predilige la teoria ai fatti: la teoria di molti scienziati è che non è possibile uscire dall’omosessualità, dunque, di fronte alla realtà, tanto peggio per i fatti. 

In realtà la stessa American Psychological Association (APA), decisamente schierata in modo ideologico su questa tematica, non parla affatto di”auto-illusione”, ma ha riconosciuto onestamente che «non vi sono studi dai risultati scientificamente rigorosi sia per determinare la reale efficacia o il danno di trattamenti “riparativi”». Nel 2006, il presidente dell’APA dott. Gerald P. Koocher, ha affermato pubblicamente che l’associazione di psicologi non ha alcun conflitto con i terapisti che aiutano le persone con indesiderate attrazioni omosessuali. Inoltre, uno studio del 2010 pubblicato in peer-review sul Journal of Human Sexuality, ha rilevato che non solo le terapie psicologiche richieste da persone con indesiderate attrazioni verso lo stesso sesso (SSA) non sono pericolose, ma possono essere efficaci. Infine, un ex presidente dell’APA, Nicholas Cummings -tra i più importanti psichiatri americani- ha testimoniato la sua esperienza nella terapia verso le persone omosessuali, parlando di oggettivi successi. Come già affermato in altre occasioni, non siamo a favore di nessuna specifica terapia, ma desideriamo sostenere la libertà di autodeterminazione dei pazienti omosessuali, pervicacemente negata dalle varie lobby LGBT.

Nell’articolo citato del New York Times, cercando ancora di screditare tali cambiamenti, si è sostenuto che le «principali associazioni di salute mentale dicono che gli adolescenti sono spinti in terapia da parte dei genitori conservatori, e possono sentirsi in colpa e disperati quando i loro impulsi interiori non cambiano». Queste affermazioni sono tutt’altro che dimostrate, in realtà Eric Turkheimer, psicologo della University of Virginia ha spiegato che secondo le statistiche comparative sulle varianze non condivise (NEP), «cambiare l’orientamento sessuale richiede in generale un impegno minore che modificare tratti della personalità o curare la depressione, ma un maggiore sforzo rispetto a ridurre il peso corporeo o cambiare un atteggiamento criminale». L’avere un background religioso, come quello cristiano, aiuta certamente ad incanalare meglio l’impegno verso l’obiettivo di cambiamento, questo spiega perché molti degli ex gay pubblicamente dichiarati si sono anche riavvicinati alla religione.

L’articolo si concentra infine sulla battuta d’arresto avuta quest’anno in California dai sostenitori di questa terapia rivolta agli omosessuali che ne fanno richiesta. Una legge proibirà infatti ai terapisti di applicare tali sostegni psicologici ai minori di 18, anche se un giudice federale ha temporaneamente bloccato questa legge stabilendo che lede la libertà di parola. E’ stato citato Aaron Bitzer, un giovane ex gay di 35 anni, il quale ha sostenuto: «Se avessi saputo prima dell’esistenza di queste terapie avrei potuto evitare un sacco di depressione, di auto-odio e di pensieri suicidi», attualmente ha intenzione di completare il dottorato in psicologia e diventare lui stesso un terapeuta. Bitzer ha fatto causa al governatore della California perché con la legge da lui emanata -e temporaneamente bloccata- impedisce di svolgere il loro lavoro, violando i loro diritti alla libertà di parola.

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