C’era una volta la panspermia, la teoria che sposta solo il problema

 
 

di Mariano Bizzarri*
*biochimico e presidente del Consiglio Scientifico dell’Agenzia Spaziale Italiana

 

“Una volta che tutti i nostri tentativi di ottenere materia vivente da materia inanimata risultino vani, a me pare rientri in una procedura scientifica pienamente corretta il domandarsi se la vita abbia in realtà mai avuto un’origine, se non sia vecchia quanto la materia stessa, e se le spore non possano essere state trasportate da un pianeta all’altro ed abbiano attecchito laddove abbiano trovato terreno fertile”. Così si esprimeva von Helmholtz, riassumendo l’ipotesi che sta alla base della teoria della Panspermia, per la quale i “semi” della vita (al limite anche molecole organiche complesse come il DNA) sarebbero sparsi nell’Universo e sarebbero giunti sul nostro (come su altri) pianeta attraverso meteoriti o altro materiale “spaziale”.

L’idea nasce con Anassagora, per essere ripresa nel XIX secolo da un folto gruppo di scienziati, astronomi e filosofi: Berzelius, Lord Kelvin, von Helmholtz, Fred Hoyle, Francis Crick. I sostenitori della panspermia hanno trovato alcune conferme indirette nel ritrovamento di molecole organiche semplici (come la porfirina e la poliformaledeide) nella polvere interstellare. Questi dati furono estrapolati da Hoyle che ipotizzò la presenza di batteri disseccati nello spazio profondo. Al momento la teoria si fonda su elementi indiretti, nessuno dei quali conclusivo: la possibilità di sopravvivenza sul suolo lunare o a 40.000 metri di altezza di batteri, il rinvenimento di materiale organico sul meteorite ALH8001, i controversi risultati di attività chimica della sonda Viking.

Le obiezioni alla teoria sono tante e vale la pena elencarle brevemente:
1)    A meno che non si postuli l’esistenza di una “biochimica alternativa” (proposta peraltro suggerita da taluni), la vita richiede determinati elementi (carbonio, ossigeno, idrogeno e azoto) in densità e quantità sufficiente per l’innesco di alcune basilari reazioni chimiche. Devono coesistere le giuste condizioni di temperatura e di pressione e un determinato valore di gravità. L’insieme dei fattori descritti nelle loro proporzioni rispettive è alquanto raro, anzi rarissimo nell’universo: il che rende l’esistenza della vita un evento estremamente improbabile.

2)    Lo spazio interstellare (microgravità, raggi cosmici, venti stellari e drastiche alterazioni di temperatura) arreca un danno considerevole alle molecole ed alle cellule viventi. Gli studi sugli estremofili (batteri e protozoi che vivono negli ambienti estremi) mostrano per esempio che il DNA ha un’emivita breve (1,1 milioni di anni), incompatibile con i tempi imposti dai viaggi interstellari.

3)    Inoltre i batteri non potrebbero sopravvivere al trauma gravitazionale e termico dovuto all’impatto terrestre, anche se una qualche protezione potrebbe essere offerta dal risiedere all’interno di una cometa.

Di fatto la prova regina è e resta la documentata presenza di vita su un altro pianeta o corpo astrale. Come noto, nessuna prova è stata finora prodotta a tale riguardo.

Recentemente gli studi presentati dal team di astrofisici dell’Università di Princeton al congresso europeo di scienza planetaria svoltosi a Madrid in questi giorni, sono stati accolti con grande (ed inspiegabile enfasi) dalla stampa, che li ha presentati come una conferma della Panspermia. Niente di tutto questo. Il contributo degli astrofisici americani si è limitato a dimostrare come talune meteore possano viaggiare negli spazi interstellari ad una velocità “ridotta”, tale da consentire a pianeti più grandi di poterli attrarre nella loro orbita, rendendo possibile quello scambio di materiale roccioso tra sistemi lontani che l’astrofisica riteneva impossibile fino a qualche tempo fa. Per esplicita ammissione della Prof.ssa Malhotra, coordinatrice del team, lo studio non dimostra che la vita sia giunta sulla Terra dallo Spazio, ma solo che lo scambio di materiale sia una possibilità concreta. Resta ovviamente da dimostrare che germi di vita siano realmente presenti nelle rocce che vengono attratte dai pianeti. E questo ci riporta al punto di partenza. Da dove viene la vita? I sostenitori della panspermia ritengono l’evento talmente complesso da dover ipotizzare che la comparsa della vita sia accaduta “altrove”. Ma ovviamente questo non fa che spostare il problema da un pianeta ad un altro, per dirla con le parole di Stephen Hawking. La verità è che non abbiamo neanche una soddisfacente definizione scientifica del “fenomeno” vita, e discutiamo animatamente su come questa sia potuta apparire sulla Terra, non avendo al riguardo ancora nessuna certezza. L’argomento non è ovviamente di quelli che si risolvono con una breve nota giornalistica. E resta quindi molto, molto aperto a qualsiasi sviluppo.

La panspermia è quindi un ipotesi cui mancano, a tutt’oggi, fondati supporti sperimentali. In nessun caso potrebbe comunque essere considerata una teoria di origine della vita, considerato che, pur ammettendo per assurdo che la vita possa essere giunta da un altro pianeta o sistema interstellare, resta comunque da spiegare come sia nata in quel contesto. Ipotizzare quindi che la vita sia nata al di fuori della Terra, non risolve il quesito di base: come è nata la vita?

In realtà l’enfasi che taluni scienziati e soprattutto i media pongono sulla teoria della panspermia rileva di ben altri obiettivi. Quello che si vuole dimostrare è un asserto in realtà contraddittorio con se stesso. Da un lato, si considera la vita un fenomeno improbabile, dal carattere emergente e che si è appalesato come evento aleatorio nel contesto di uno dei tanti possibili universi. Come tale sfugge a qualunque disegno teleologico e si inscrive d’ufficio nel novero degli eventi casuali. Dall’altro, con il negare alla Terra quelle specificità uniche che hanno reso possibile la comparsa della vita, si cerca di inquadrare questa nell’ambito dei fenomeni comunque possibili in contesti per quanto possibile simili a quello rappresentato dal nostro pianeta.  Di due l’una: o la vita è un fenomeno altamente improbabile – e allora non si capisce perché insistere che abbia potuto presentarsi anche in altri sistemi solari – oppure è possibile che sia nata un po’ dovunque, e allora perché non essere proprio la Terra la sua patria di origine?

Insistere sull’ipotesi della panspermia porta comunque ed inevitabilmente a svilire il valore della vita (fenomeno “casuale”, legato ad una imponderabile ed improbabile concatenazione di eventi) e, in addendum, ad alimentare ulteriormente la vena ateistica della scienza materialistica contemporanea. Come infatti è possibile continuare a credere nell’esistenza di Dio, se la vita stessa costituisce un evento aleatorio? Come non vedere come queste posizioni portino a defraudare di significato l’esistenza, ricondotta ad un mero gioco di probabilità? Viene da domandarsi se questo pensiero “dissolutivo” sia “spontaneo” o se una qualche oscura regia congiuri nel cercare di inculcare filosofie nichiliste che, a ben vedere, non portano da nessuna parte.

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155 commenti a C’era una volta la panspermia, la teoria che sposta solo il problema

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  1. lorenzo ha detto

    Stringi stringi, tutto però si riduce a due modi di intendere la formazione del mondo.
    – Tutto emerge da un originario caos indistinto.
    – Tutto è creato dal nulla da un Essere eterno.
    Questi due modi di concepire la realtà sono antichi quanto l’uomo e li ritroviamo il primo nell’Enuma Elish bailonese, il secondo nella Genesi biblica.
    http://www.uccronline.it/2012/08/26/originalita-e-differenze-della-bibbia-rispetto-ai-testi-mesopotamici/

    • GiuliaM ha detto in risposta a lorenzo

      Volendo il primo anche nella Teogonia di Esiodo (quindi mitologia greca), ma sempre di culti pagani si tratta 🙂

      • Gab ha detto in risposta a GiuliaM

        Anche l’evoluzione deriva dal pensiero pagano. Alla fine siamo sempre lì. Il materialismo deve per forza escludere Dio dalla vita. E quindi la panspermia è solo un EVADERE il problema di fondo: la Creazione.

        L’essere aperti alla possibilità della Creazione al contrario è una vera “evoluzione” del pensiero scientifico di cui io non condivido la incompatibilità col dimostrare, attraverso indizi, la Creazione di Dio.

        Perlomeno il tentativo è supportato da evidenze palesi (la vita che ad un certo punto “appare” sulla Terra). Al contrario dei disperati tentativi di voler spiegare solo utilizzando la materia.

  2. Luigi Pavone ha detto

    In una visione del mondo in cui un Dio sommamente perfetto etc. crea liberamente dal nulla il mondo pare aggravare, e non già risolvere, la questione dell’origine del mondo, in quanto lo priva di una sua ragion d’essere (se Dio esiste, perché il mondo?); una ragion d’essere che non può per altro non esserci, dal momento che l’Artefice è persona intelligente.

    Altro è il Dio di Aristotele, per esempio, che è pensato come ente tra gli enti.

    • Luigi Pavone ha detto in risposta a Luigi Pavone

      Con l’utima espressione — forse poco chiara — intendevo dire che Dio è parte della totalità dell’essere, e dunque è limitato da altri enti, e in questo senso infinito. L’ontologia di Tommaso, la cui grammatica è riconducibile ad Aristotele, fu molto più generosa nei confronti Dio, molto meno nei confronti del mondo, privato non solo della eternità, ma anche della sua ragion d’essere.

      • enrico ha detto in risposta a Luigi Pavone

        @ Luigi Pavone

        Mi perdoni ma fra l’esistenza e la non esistenza, l’esistenza ha un quid pluris poiche’ solo nell’esistenza, tanto per fare un esempio ci si può porre la domanda se sia meglio l’essere o il non essere.
        Dunque tolte ragioni personalistiche la ragione si inclina a preferire l’essere al non essere.
        Dunque la creazione, ovvero l’atto di creare ovvero chiamare all’esistenza è cosa buona e caratteristica non affato stridente con l’essere Dio perfetto.
        Non capisco dove stia il problema.

        • Luigi Pavone ha detto in risposta a enrico

          Ad essere sincero credo di non aver capito il tuo commento in generale. Comunque, quando scrivi:

          “la creazione, ovvero l’atto di creare ovvero chiamare all’esistenza è cosa buona e caratteristica non affato stridente con l’essere Dio perfetto”

          mi pare che ci siano dei problemi, almeno un paio:

          1) non mi pare che chiamare all’esistenza sia in sé stessa cosa buona, perché si può chiamare all’esistenza anche il male. Se io uccido un uomo, faccio emergere dal nulla alcuni enti, come per esempio il cadavere della vittima. Se pratico l’aborto chiamo all’essere il feto trucidato del nascituro etc. Nel nostro caso, cioè relativamente alla questione dell’origine del mondo, non si capisce perché chiamare all’esistenza ciò che né toglie né aggiunge nulla all’essere assolutamente perfetto di Dio.

          2) è vero che tra le proprietà che Dio possiederebbe vi è quella di aver creato il mondo, ma una tale proprietà non discende dalla sua perfezione, dal momento che Dio crea il mondo liberamente. Se discendesse dalla sua perfezione il mondo sarebbe eternamente una sua appendice.

          • G.T. ha detto in risposta a Luigi Pavone

            Dio è la causa del mondo, non è un attore nella fattispecie.
            Il cadavere è il causato dell’omicida. E’ l’attore dell’omicidio.
            Dio non può essere il causato di sé stesso, che senso avrebbe?
            Un altro tentativo per mandare tutti fuori pista.

            • Luigi Pavone ha detto in risposta a G.T.

              G.T. nel mio commento intendevo dire — ma era chiaro — che il portare all’esistenza non è intrinsecamente un atto buono. In gran parte dipende da ciò che viene all’esistenza. Nella visione della creazione dal nulla, ciò che viene all’esistenza è qualcosa che non aggiunge né toglie nulla all’essere infinito e assolutamente perfetto di Dio. Della qual cosa ha senso chiedersi: e allora perché? Se a questa domanda si risponde rinviando al mistero, non solo la nostra originaria domanda di senso sulla origine del mondo resta inappagata, ma sembra che ci sia posti in un vicolo cieco, cioè: in realtà non si sta dicendo che c’è un senso ma noi non lo conosciamo, ma sembra che si dica che il mondo non ha una ragion d’essere. Questa è una forma di nichilismo. Il nichilismo ha diversi volti. Il nichilismo contemporaneo è una reazione opposta al nichilismo della ontologia medievale (in primis Tommaso d’Aquino). Se la virtù sta nel mezzo, forse è il caso di ritornare ad Aristotele?

              • G.T. ha detto in risposta a Luigi Pavone

                Certamente ora comprendo e concordo. Aristotele aveva ragione.
                Però non la definirei una forma di nichilismo, ma una sbavatura di un modello non perfetto.
                Sinceramente credo che la sua ragione d’essere è il volto stesso della natura impenetrabile del Creatore.

          • enrico ha detto in risposta a Luigi Pavone

            @ Luigi Pavone

            Mi sono accorto che non ha capito il mio commento, dalla risposta che mi ha dato.

            Quanto lei si sta chiedendo, ovvero le domanda che lei sta ponendo, può formularla poichè lei esiste.
            Dunque l’esistenza rispetto alla non esistenza ha di per se un quid pluris ontologicamente.

            Questolei lo dovrebbe comprendere con una certa agilità.
            Quanto al punto numero 1 lei non può chiamare all’esistenza proprio nulla poichè lei non può creare.
            Il punto numero 2 non vedo cosa c’entri con la questione che l’essere e preferibile al non essere.

            • Luigi Pavone ha detto in risposta a enrico

              Io non posso creare? Questa è bella! In che senso allora sarei responsabile delle mie azioni se la loro esistenza non dipendesse da un mio atto di volontà? Sharlock Holmes non è forse una creazione di Conan Doyle? Il fatto che non posso creare alcune cose non significa che io non possa creare affatto.

              • Woody85 ha detto in risposta a Luigi Pavone

                Tu puoi creare quanto vuoi, sempre partendo da qualcosa di già esistente o già creato da altri. Per il brevetto da “Dio” devi ancora aspettare a lungo.

                • Gab ha detto in risposta a Woody85

                  woody è sbagliato utilizzare il termine “creare” … L’uomo può ideare ma non creare. E’ ben diversa la cosa.

              • enrico ha detto in risposta a Luigi Pavone

                @ Luigi Pavone

                Per creare si intende chiamare all’esistenza qualcosa dal nulla.
                L’uomo può costruire ma non creare.

                • Luigi Pavone ha detto in risposta a enrico

                  Se io costruisco una sedia porto quella sedia dal nulla all’essere. Non ho creato il legno della sedia, ma questo non vuol dire che non abbia portato all’esistenza nulla. Se do una certa forma al marmo, quella forma che prima non esisteva, ora esiste.

                  • Luigi Pavone ha detto in risposta a Luigi Pavone

                    detto diversamente: il costruire implica la creazione, è una specie di creazione.

                  • enrico ha detto in risposta a Luigi Pavone

                    @ Luigi Pavone

                    Non è questo il concetto di Dio creatore cristiano.
                    Dio è creatore di tutto ciò che esiste poichè lo chiama e lo mantiene nell’esistenza.
                    Compresi gli oggetti che lei costruisce ma che è Lui ha chiamare e mantenere all’esistenza.
                    Al di là di questo.

                    Le domande che lei si pone può porsele poichè lei esiste.
                    Se lei non esistesse non potrebbe porsele.
                    L’esistenza ha un quid pluris ontologicamente rispetto alla non esistenza, dunque l’esistenza, al di là di motivazioni e riflessioni personalistiche, è da preferirsi alla non eistenza.

                    Risolta la questione.

                    • Luigi Pavone ha detto in risposta a enrico

                      La questione è più terminologica che altro. Tipicamente quando si parla di creazione si tende a identificarla con un tipo di creazione. Ma il punto non era questo. Il punto era quello di trovare una ragion d’essere al mondo. In una visione in cui Dio è la realtà assolutamente perfetta, perché il mondo? Le risposte che sotto sono state date sono state di questo tenore: beh, siamo noi che non vediamo la ragione dell’esistenza del mondo, ma questo non vuol dire che non l’abbia. Il guaio di questa risposta è che è dello stesso tipo di quella che darebbe un agnostico o un ateo: beh, siamo noi che non vediamo il senso di un mondo senza Dio, ma questo non vuol dire che il mondo senza Dio non abbia un senso. Cioè, ci si può appellare al mistero per sostenere posizioni diametralmente opposte.

                    • Piero ha detto in risposta a enrico

                      In una visione in cui Dio è la realtà assolutamente perfetta, perché il mondo?

                      per AMORE, ci vuole tanto?
                      Certo, se si studiasse un po’ il buon vecchio Catechismo, invece di discutere del sesso degli angeli, si potrebbe portare avanti una discussione costruttiva, invece del nulla e delle vacue esercitazioni retoriche…

                    • enrico ha detto in risposta a enrico

                      @ Luigi Pavone

                      Guardi che un cristiano è tale mica per speculazione filosofica ma per dei fatti.

                      L’essere è preferibile al non essere di per se.
                      Dunque un senso positivo nel dato (oggettivo) che l’universo esiste e noi con lui c’è.
                      Dunque non è contraddittorio con l’essere Dio perfetto chiamare all’esistenza il creato.
                      Fin qui va bene, almeno spero.

                      Poi però sembra che lei cambi argomento, perchè sinceramente sembrava che la sua domanda fosse la compatibilità fra Dio perfetto e l’atto creativo.

                      Non capisco se la sua domanda fosse questa o altro.

                    • Luigi Pavone ha detto in risposta a enrico

                      Allora Enrico, ti rispondo. Immagina una “situazione” in cui Dio esiste mentre il mondo non esiste. Relativamente a questa situazione è possibile affermare che c’è una mancanza di essere? Se si rispondesse di sì, si negherebbe l’infinitezza e l’assoluta perfezione di Dio. Dio “riempie” tutto il riempibile. Se così stanno le cose, sembrerebbe che nessuna ragion d’essere sia concessa al mondo.

                    • enrico ha detto in risposta a enrico

                      @ Luigi Pavone

                      A parte il problema che una situazione andrebbe da ricollegarsi ad un determinato momento e sarebbe quindi da mettere in relazione con un certo tempo.
                      Ma il tempo ha significato solo in relazione con lo spazio poichè il tempo è la misuara fra due eventi nello spazio.
                      La dimensione di Dio è l’eternità che è un concetto fuori dallo spazio e dal tempo.
                      Detto questo sembrava che la sua domanda fosse se l’atto creativo fosse compatibile con l’essere Dio perfetto è la risposta è sì per quanto le ho spiegato.
                      In seconda battuta per un cristiano Cristo è il monogens e non l’universo come per un pagano o un ateo materialista.
                      Dunque il creato è distinto dal Creatore.
                      Dunque l’essere Dio perfetto non può essere mutato dall’atto creativo poichè sono distinti.

                    • Luigi Pavone ha detto in risposta a enrico

                      Se ti piace puoi dire che il tempo è stato creato da Dio, e allora la domanda è sempre quella: qual è la ragion d’essere del mondo e del tempo come entità distinte da Dio, quando Dio ha già tutto l’essere possibile e immaginalibe e in sommo grado?

                    • enrico ha detto in risposta a enrico

                      @ Luigi pavone

                      Il tempo esiste se esiste lo spazio, per la definizione che le ho indicato.
                      Dunque ha senso parlare di un prima ed un dopo solo esistendo lo spazio.
                      l’atto creativo le ho dimostrato essere ontologicamente buono.
                      Dunque non è incompatibile con un essere perfetto.
                      Dio viene definito come amore dalla religione crstiana, agape con termine greco.
                      Dunque con l’atto creativo fa partecipare la creatura, che lo sceglie liberamente, della sua divinità.
                      Infatti nel prologo del Vangelo di Giovanni vi è il termine tecna ovvero l’uomo viene costituito Figlio di Dio.
                      Mentre nel caso del Verbo il termine è uios.
                      Dunque la creazione è un atto buono ed è un atto d’amore.
                      In buona sostanza poichè dio è perfetto ed è Amore non è, con termine poco tecnico, egoista.

                    • Antonio72 ha detto in risposta a enrico

                      @Luigi

                      La tua argomentazione razionale evidentemente non può trovare risposte razionali adeguate. Allora Dio non può essere solo ragione ma anche amore e l’amore necessita anche di un oggetto dell’amore perchè presuppone la relazionalità, cosa impossibile per il dio razionale di Aristotele, il quale semmai rappresentava l’oggetto immobile dell’amore del mondo. Dio basta a se stesso secondo ragione, ma non secondo amore. La ragione che cerchi è dunque l’amore divino. La ragione si fa attiva e tende a muovere l’uomo verso Dio (come diceva Aristotele), l’amore si fa invece passivo è muove Dio verso l’uomo. Quando si dice che l’uomo deve amare Dio significa in realtà che l’uomo deve abbandonarsi, svuotarsi, per ricevere l’amore di Dio. La ragione umana serve esclusivamente per raggiungere questa consapevolezza e non per arrivare all’Intelletto divino, essendo la prima un infinitesimo riflesso dell’Ultimo.

    • Ottavio ha detto in risposta a Luigi Pavone

      Posso dire che mi fa sorridere che l’utente Luigi Pavone nell’ottobre 2012 affermi che la Creazione di Dio è il più grande ostacolo all’origine del mondo. Non si finisce mai di stupirsi 🙂

      • Luigi Pavone ha detto in risposta a Ottavio

        utente? questa sì che fa sorridere. Casomai umile lettore, non so.

        • Ottavio ha detto in risposta a Luigi Pavone

          Utente è da intendersi ovviamente colui che usufruisce del web. Comunque affascinante la tua capacità di creare e perseguire una logica in mezzo ad affermazioni palesemente assurde. Indimenticabile questa: “l’aborto non autorizza la soppressione del feto umano ma solamente la libertà di interrompere la gravidanza”.

          E oggi ne abbiamo un’altra: “Creare qualcosa aggrava la questione della sua esistenza in quanto la priva di una sua ragion d’essere”. Fantastica!

          • Katy ha detto in risposta a Ottavio

            Bisognerebbe raccogliere in un libro le “spavonate” di Luigi, un po’ come a scuola si teneva il quaderno delle frasi bislacche dei prof.

    • Paolo Viti ha detto in risposta a Luigi Pavone

      Ma che razza di argomentazione è questa?? Il fatto che Dio abbia creato liberamente l’universo ostacola la ragione d’esistenza dell’universo? Hai mai usato un minuto del tuo prezioso tempo per riflettere sul fatto che se non conosci il senso di una cosa non significa affatto che essa non abbia senso?

      • Luigi Pavone ha detto in risposta a Paolo Viti

        Appunto. Nella fattispecie la mancanza di una ragion d’essere non sembra essere qualcosa che dipenda dai limiti del nostro intelletto. A me non sembra di non capire la ragion d’essere del mondo, a me sembra piuttosto che una ragion d’essere non possa trovarsi perché non c’è. Anche se fosse come tu dici, noi dell’origine del mondo cerchiamo proprio un senso per noi. Che senso ha proporre soluzioni che appaiono non avere un senso per noi?

        • Paolo Viti ha detto in risposta a Luigi Pavone

          Su cosa ti basi per affermare che “la mancanza di una ragion d’essere non sembra essere qualcosa che dipenda dai limiti del nostro intelletto”? Perché “non sembra”, su cosa ti basi?

          Affermando che “non esiste una ragion d’essere del mondo” che fine fai fare al tuo relativismo? Ripeto poi: su cosa ti basi per dire che “a me sembra che una ragione d’essere non c’è”?

          Perché escludi che il non conoscere il senso del mondo sia dovuto alla mancanza di esso e non soltanto all’ignoranza dell’uomo, che verrà colmata in un altro momento? Perché propendi per la prima risposta? Insomma giustifica la tua posizione.

          Perché non ti lasci interrogare dal fatto che l’uomo nasca cercando un senso? Perché se questo senso non c’è non ti arrabbi del fatto che la natura ti abbia dotato in una inestirpabile ricerca del senso che poi di fatto non c’è? La natura ti ha ingannato crudelmente e sadicamente e tu non batti ciglio?

          Comunque hai cambiato discorso: sei passato dal teorizzare un presunto conflitto tra la creazione di Dio del mondo e l’esistenza di un suo significato (assurdità allo stato puro), per passare alla tua convinzione (una fede personale, perché gli atei non esistono ma soltanto i diversamente credenti) di una mancanza di senso del mondo, senza peraltro giustificare le ragioni di questa tua fede religiosa.

          • G.T. ha detto in risposta a Paolo Viti

            Paolo oggettivamente non c’è una ragione d’essere, è soggettiva.
            E’ una questione di fede.
            Penso che ciò sia ancora una volta la stupenda volontà del Padre di lasciare libertà ai suoi Figli.

            • Paolo Viti ha detto in risposta a G.T.

              Quanta confusione! Il mondo non avrebbe senso dunque perché l’uomo non riesce a carpirlo? Quindi dato che tu non sai perché la tua donna ti ama, ella non avrebbe motivo di amarti? Dai ditemi che state scherzando almeno smetto di perdere tempo (Luigi ha già rinunciato?).

              • Luigi Pavone ha detto in risposta a Paolo Viti

                Quando Paolo Viti accetta l’idea di un Dio creatore ex nihilo, perché lo fa? Provo a indovinare: forse perché per lui non ha molto senso l’idea di un mondo senza Dio (tutte le dimostrazioni della esistenza di Dio sono tentativi di dimostrare che un il mondo senza Dio è privo di senso). Ebbene, che direbbe allora Paolo di Viti di un ateo che gli obietterebbe grosso modo così:

                — il mondo senza Dio non avrebbe senso perché l’uomo non riesce a capirlo? Dai, ditemi che state scherzando!

                • Luigi Pavone ha detto in risposta a Luigi Pavone

                  provo a riscrivere senza errori:

                  Quando Paolo Viti accetta l’idea di un Dio creatore ex nihilo, perché lo fa? Provo a indovinare: forse perché per lui è priva di senso l’idea di un mondo senza Dio (tutte le dimostrazioni della esistenza di Dio sono tentativi di dimostrare che il mondo senza Dio è privo di senso). Ebbene, che direbbe allora Paolo di Viti se un ateo gli obiettasse grosso modo così:

                  – il mondo senza Dio non avrebbe senso perché l’uomo non riesce a capirlo? Dai, dimmi che stai scherzando!

                  • Paolo Viti ha detto in risposta a Luigi Pavone

                    Purtroppo i tuoi affondi non sono tali, perché per creare queste frasi devi tralasciare chi è il tuo interlocutore. Io non sono deista, ma cristiano quindi le domande che mi rivolgi devono tenere conto di questo. Io credo in Dio per Cristo e per l’incontro sensibile con Lui nella realtà, la mia fede, la nostra fede, non parte da un ragionamento sul senso ma da un’esperienza personale.

                    L’altra cosa che sei costretto a tralasciare è che l’uomo ha in sé un criterio per agire nella realtà che è quello della soddisfazione ultima. L’uomo riesce benissimo a capire ciò che ha un senso, ciò che non ha un senso e ciò che ha un senso ma che non riesce ancora ad afferrare.

                    Il diversamente credente (cioè l’ateo) sa benissimo che in lui c’è l’esigenza del senso e sa benissimo che la realtà è per lui una continua esperienza di insoddisfazione di tale domanda. Vivere per lui significa prolungare l’agonia di questa insoddisfazione perenne tra quel che aspira e quel che non riesce a trovare.

                    Il mondo senza Dio non avrebbe senso perché non si giustificherebbe, ma sopratutto la vita dell’uomo non avrebbe senso e vivere sarebbe il prolungarsi dello stato terminale, una sorta di accanimento terapeutico volontario. L’esistenza di Dio non soltanto risponde alle esigenze di senso che ogni uomo ritrova in sé alla nascita ma giustifica anche l’esistenza del mondo (secondo un significa ancora non afferrabile dall’uomo, ma che egli capisce benissimo esserci).

                    • Luigi Pavone ha detto in risposta a Paolo Viti

                      “Il mondo senza Dio non avrebbe senso perché non si giustificherebbe”

                      Ti ritepo l’obiezione che è dello stesso tipo di quella che tu rivolgi a me: non è che un mondo senza Dio non ha senso perché tu non lo capisci, ha un senso (misterioso) benché il tuo intelletto finito non sia in grado di capirlo.

                      Qual è la tua risposta a questa obiezione che è dello stesso tipo della obiezione che tu rivolgi a me? Se la tua risposta è che sei cristiano, allora sarebbe il caso di lasciare le categorie filosofie e occuparci di cose pratiche, come suggerisco Pietro.

                    • G.T. ha detto in risposta a Paolo Viti

                      Luigi sbagli quando pensi che anche noi uomini possiamo creare.
                      Assembliamo soltanto, non creiamo ex novo.
                      Dio ha creato perché strutturato tutto dall’A alla Z, niente prima di lui era preesistente.
                      Comunque invece di fornici quesiti, per una volta, spiegaci come la vedi tu su questo punto.

                    • Luigi Pavone ha detto in risposta a Paolo Viti

                      G.T. è una questione terminologica.

                    • G.T. ha detto in risposta a Paolo Viti

                      Non inventiamo alcunché. Nemmeno la funzione di sedere è una nostra invenzione, è un bisogno naturale. Mettiamo i cocci insieme e basta.

                    • Luigi Pavone ha detto in risposta a Paolo Viti

                      Se vuoi puoi chiamare creazione solo quella divina. Non è un problema.

                    • G.T. ha detto in risposta a Paolo Viti

                      Certo.

                    • Paolo Viti ha detto in risposta a Paolo Viti

                      Luigi, è un gioco il tuo poco divertente.

                      Senza un Creatore, nulla di quello che c’è ha un senso perché l’unica alternativa è il caso e il caso è privo di scopo.

                      E’ fin troppo facile smontare questo tuo ennesimo giochino.

                    • Luigi Pavone ha detto in risposta a Paolo Viti

                      @Viti
                      “Senza un Creatore, nulla di quello che c’è ha un senso…”

                      Sei tu che non lo capisci perché la nostra mente è finita.

                      “… perché l’alternativa è il caso”

                      Questo è semplicemente falso.

                    • Luigi Pavone ha detto in risposta a Paolo Viti

                      @Viti
                      Anzi, si può ben dire che ponendo una realtà assolutamente perfetta e tale che relativamente ad essa non c’è privazione o carenza d’essere, il mondo non ha significato. Se Dio esiste, perché il mondo?

                      Immaginiamo un quadro perfetto, mettiamo la gioconda di Michelangelo, diciamo che è perfetta (nulla è perfetto in realtà, ma poniamo che lo sia) perché nessuna aggiunta di colore richiede. Una aggiunta di colore non solo non avrebbe senso, ma rischierebbe di imbrattare il quadro. Il Cretaore e il mondo sembrano stare in una relazione analoga a quella in cui sta la gioconda di Michelangelo, da un lato, e una superflua dannosa aggiunta di colore, dall’altro.

                    • Antonio72 ha detto in risposta a Paolo Viti

                      Evidentemente la Gioconda di Michelangelo avrebbe bisogno almeno di una spennellata di un certo Leonardo da Vinci per raggiungere la perfezione divina.
                      🙂

                    • Luigi Pavone ha detto in risposta a Paolo Viti

                      Hai ragione!

                    • Luigi Pavone ha detto in risposta a Paolo Viti

                      Nonostante l’errore spero comunque che l’esempio di utile.

                    • Paolo Viti ha detto in risposta a Paolo Viti

                      L’esempio non è utile perché il vero rapporto tra la Gioconda è Leonardo è quello tra creazione e Creatore, come il mondo e Dio.

                      L’alternativa è unica, non è un problema di limititezza della mente: o Dio o il non senso, o bianco o nero. Non esistono sfumature e non per nostra incapacità, altrimenti saresti in grado di elencarle.

                      La tua confusione sta nel concetto di “perfetto” attribuito a Dio. Egli è perfetto in quanto primo principio e per il fatto che in Lui vi sono tutte le perfezioni possibili (bellezza, bontà, scienza, potenza ecc.). L’esistenza di una eccezionale creatura come l’universo e i suoi abitanti dimostra -al contrario di quanto dici- tutta la perfezione del Creatore.

                    • Luigi Pavone ha detto in risposta a Paolo Viti

                      Proprio perché Dio è tutto l’essere in sommo grado, proprio per questo non si capisce perché aggiungere nel quadro della totalità dell’essere un altro essere da esso distinto che non solo non aggiunge né toglie nulla alla realtà completa e perfetta di Dio, ma è anche finito, transeunte, corruttibile, cioè una realtà di serie B tutto sommato, una B-realtà 🙂 .

      • Piero ha detto in risposta a Paolo Viti

        Hai mai usato un minuto del tuo prezioso tempo per riflettere sul fatto che se non conosci il senso di una cosa non significa affatto che essa non abbia senso

        E’ un filosofo.
        Non ha un cazzo da fare tutto il giorno se non accendersi la pipa e rimirare le fiamme del caminetto facendosi pippe mentali pensando a come far incarcerare la pallottola invece di quello che ha premuto il grilletto, infatti mica lui ha ucciso la vittima, e’ stato il proiettile!

        • G.T. ha detto in risposta a Piero

          Per quanto sembrerà umiliante ciò che descrivi della sua persona, se fosse vero si rivelerebbe una persona molto profonda…

          • Luigi Pavone ha detto in risposta a G.T.

            Credo che Piero stavolta l’ha imbroccata giusta. 🙂 A volte penso che l’adesione ad una religione organizzata sia dettata dalla mancanza di tempo 🙂

            • G.T. ha detto in risposta a Luigi Pavone

              “A volte penso che l’adesione ad una religione organizzata sia dettata dalla mancanza di tempo :)”
              Non ci allarghiamo troppo! 🙂

              • Luigi Pavone ha detto in risposta a G.T.

                allora diciamo:

                l’adesione ad una religione organizzata a volte è dettata dalla mancanza di tempo! ;.)

                • G.T. ha detto in risposta a Luigi Pavone

                  Accordato 🙂

                • Paolo Viti ha detto in risposta a Luigi Pavone

                  Le religioni organizzate sono stimabili ma sterili tentativi dell’uomo di smettere di farsi pippe mentali e tentare di arrivare a Dio tramite un loro sforzo.

                  Il cristianesimo è proprio il contrario, è Dio che ha preso iniziativa e si è fatto incontro all’uomo. Per questo non è definibile come una religione organizzata.

                  In linea generale servono comunque più pippe mentali per tentare di affibbiare tutto quanto esiste all’opera di un “dio cieco caso” piuttosto che accettare in modo naturalmente semplice l’esistenza di un Creatore.

                  L’ateismo non esiste, soltanto soggetti diversamente credenti graziati da una grandissima dose di fantasia.

        • Panthom ha detto in risposta a Piero

          Spero davvero che Pavone non sia un filosofo, in ogni caso non è che una scheggia impazzita riesca a svalutare la filosofia, dunque non concordo con il severo giudizio di Piero. I filosofi sono pensatori molto pratici e dai piedi per terra…Luigi è uno spavaldo (ma simpatico) giocherellone ma non facciamo di tutta l’erba un fascio.

          • Luigi Pavone ha detto in risposta a Panthom

            beh, se anche i filosofi sono diventati molto pratici e con i piedi per terra, sarebbe il caso di non più frequentarli. Ricordo lo straordinario incipit della Filosofia della pratica di Croce:

            “Nella vita si vedono quasi materialmente distinti uomini di pensiero e uomini d’azione, contemplatori e operatori; di qua, fronti ampie e occhi tardi e sognanti; di là, fronti strette e occhi mobili e vigili; poeti e filosofi da un lato, capitani e soldati dall’altro, dell’industria, del commercio, della politica, della milizia, della chiesa. […] Sembra che la natura fornisca uomini appositamente fatti per l’una o per l’altra forma di attività, così come per la conservazione della specie fornisce maschi e femmine:”

            • Piero ha detto in risposta a Luigi Pavone

              beh, se anche i filosofi sono diventati molto pratici e con i piedi per terra, sarebbe il caso di non più frequentarli.

              Specialmente quelli che rispondono Desto schlimmer für die Tatsachen quando una qualche “mano callosa” li riporta alla realta’ dei fatti dal magico mondo delle pippe mentali nel quale si rinchiudono.

              • G.T. ha detto in risposta a Piero

                E basta con queste generalizzazioni!
                Non condivido la separazione stagnante tra professioni diverse.
                Nel bene e nel male tutti siamo liberi pensatori: chi meglio e chi peggio.

                • Matyt ha detto in risposta a G.T.

                  Lascia stare.
                  Certe finezze di pensiero sono incapibili da gente di certa caratura.
                  Non dare le perle ai porci, G.T.

          • Piero ha detto in risposta a Panthom

            La filosofia da’ da mangiare soltanto alla bocca che si riempie di essa

  3. Giorgio Masiero ha detto

    L’autore conclude il suo articolo, lucidissimo dal punto di vista scientifico ed epistemologico, chiedendosi se non ci sia una regia nichilistica di fronte a speculazioni come quelle della panspermia (o del multiverso) fatte passare per scientifiche. Io vorrei azzardare una più semplice motivazione, di tipo psicologico: la superbia di una ragione umana che non si rassegna ai suoi limiti!
    Di fronte ai tre problemi 1) del perché c’è qualcosa piuttosto che niente, 2) dell’origine della vita e della sua presenza sulla Terra e 3) delle facoltà superiori dell’uomo, non possiamo ragionevolmente attenderci una soluzione nel futuro dalla scoperta di nuove evidenze empiriche, ma dobbiamo più probabilmente acconciarci al destino dei limiti congeniti alla ragione umana. A me, chi ricorre al caso (o agli alieni), appare uno che tenta con questi stratagemmi infantili di consolare la sua intelligenza ferita, non rassegnata davanti al MISTERO. Un’ingenua scappatoia. Nonostante mi consideri un grande estimatore della ragione, io prendo atto che l’uomo nell’Universo è come un insetto imprigionato in una bottiglia opaca: come può, senza uscirne, avere un punto d’osservazione superiore (che significherebbe: esterno!) a tutta la realtà, per poterla dominare? e non è una contraddizione logica quella degli scientisti di negare da un lato all’uomo, considerato un oggetto di Natura come tutti gli altri emerso per caso, ogni posizione privilegiata nell’Universo e, dall’altro lato, di pretendere che egli abbia un punto di osservazione privilegiato sull’Universo in grado di dominarne tutta la storia?

    • alessandro pendesini ha detto in risposta a Giorgio Masiero

      @Giorgio Masiero
      L’encefalo umano non ha evoluto per risolvere i ‘misteri” della natura, ma soprattutto per evitare di essere eliminato (sbranato) dalla bestie feroci molti millenni fa…..
      Lo scienziato (sa che) sa quasi nulla su quasi tutto. Ma è caratterizzato da una immensa propensione per imparare, sapere e scoprire ! Sa benissimo riconoscere i suoi limiti dovuti al suo encefalo non sempre razionale, ma anche eliminare un’idea troppo semplicistica, o irrazionale.
      Non dico che l’uomo è inconoscibile a priori, ma, nella misura in cui può essere conosciuto, lo è tramite mezzi scientifici verificabili o confutabili da tutti chi lo desiderano ! (mille scuse per eventuali francesismi)
      Bien à vous

      • Falena-Verde ha detto in risposta a alessandro pendesini

        Salve signor Pendesini,
        guardi, non voglio entrare nel merito del discorso, però la frase “mille scuse per eventuali francesismi” seguito da “Bien à vous” è molto simpatica 😀
        Buona serata (a lei e a tutti)

      • Giorgio Masiero ha detto in risposta a alessandro pendesini

        “L’encefalo umano non è evoluto per risolvere i ‘misteri’ della natura, ma soprattutto per evitare di essere eliminato (sbranato) dalla bestie feroci molti millenni fa…”: Lei, Pendesini, come lo sa? E’ scienza “verificabile e confutabile” (per usare le Sue parole) questa, o è piuttosto un racconto come un altro?

        • alessandro pendesini ha detto in risposta a Giorgio Masiero

          @Giorgio Masiero :
          Modestamente, ho buone ragioni per non ritenermi narratore o mitomane…..
          Ci sono diversi reperti archeo-antropologici (e non solo) che attestano cio’ che ho scritto ! L’encefalo umano non ha evoluto per capire i meccanismi della sua « creazione » ! L’evoluzione è potente ed opportunista, ma NON è NE INTELLIGENTE ne ISTRUZIONISTA ! Potrei fornirle, se lo desidera, centinaia di argomenti relativi alla neurofenomenologia che lo confermano.
          E come diceva S.J.Gould «Noi siamo dei gloriosi incidenti di un processo imprevedibile che non testimonia di nessuna tendenza verso una maggiore complessità, e non il risultato prevedibile di principi evolutivi destinati a produrre una creatura in grado di capire i meccanismi della sua propria creazione »….Bien à vous

      • Antonio72 ha detto in risposta a alessandro pendesini

        L’uomo non è evidentemente un dato scientifico, lo è solo il suo corpo compreso d’encefalo. Tutti avranno visto un uomo camminare sulle sue proprie gambe ma credo nessuno puo dire di aver mai visto un encefalo fare la maratona. E questa è una evidenza scientifica, ancor più del fatto che l’encefalo umano si sia sviluppato per sfuggire dai predatori.
        Se fosse vero avremmo molti più cervelli simili a quelli umani in circolazione, perchè evidentemente il problema di fuggire dal feroce predatore non era, né è, una peculiarità umana. Anche perchè non mi risulta che altri ominidi non riuscissero a scappare dei predatori pur avendo metà della materia cerebrale dell’Homo Sapiens. Secondo me invece, alla luce anche di questa banale considerazione, è molto improbabile che l’encefalo umano si sia sviluppato per sfuggire dai predatori. A meno che per predatori non si intenda riferirsi ad altri ominidi coesistenti all’Homo Sapiens. Di questo si potrebbe discutere.

        • alessandro pendesini ha detto in risposta a Antonio72

          @Antonio 72
          I nostri corpi, i nostri cervelli e la nostra coscienza non hanno evoluto per creare un’immagine scientifica del mondo ! E’ da qua che nascono i nostri problemi cognitivi ma anche comportamenti irrazionali umani ! Vorrei inoltre ri-confermare che il nostro encefalo, pur essendo l’oggetto più complicato che ci sia dato di conoscere, NON è cosi “intelligente” e/o razionale come miliardi di persone credono !
          E’ proprio per questo che dovremmo essere molto più umili quando parliamo di “certezze” e “verità assolute”…
          P.S.: La comprensione scientifica dell’universo rimarrà incompleta fin quando non potremo spiegare come alcuni stati o sistemi fisici riescono a generare degli stati soggettivi, in primis la coscienza. Chi avrebbe potuto immmaginare, oltre un secolo fa, lo spettacolare (ed a volte incredibile) progresso scientifico ? Pazienza dunque…

          • Antonio72 ha detto in risposta a alessandro pendesini

            E chi sostiene che il cervello sia intelligente o abbia coscienza di alcunchè? E’ l’uomo ad essere intelligente e ad avere coscienza. Che il cervello umano non si sia evoluto per consentire all’uomo di avere una idea scientifica del mondo, non significa che non sia accaduto. E questa, se mi permette, è l’unica certezza più o meno condivisa, altrimenti non staremmo qui a discuterne.
            E non è affatto detto che la scienza naturale possa spiegare tutto, soprattutto la coscienza. E non è nemmeno detto che qualsiasi attività neurale possa spiegare qualsiasi sensazione. Può forse spiegere il colore rosso, ma non la mia sensazione del rosso. Dal punto di vista della coscienza non mi pare che la scienza abbia fatto alcun passo significativo. Oggi molti filosofi ritengono che la coscienza dipenda molto più dalla periferia, ovvero dall’interazione con l’ambiente, che dai meccanismi neurali, tra l’altro molto plastici e adattabili.

            • alessandro pendesini ha detto in risposta a Antonio72

              …E chi sostiene che il cervello sia intelligente o abbia coscienza di alcunch’è ? E’ l’uomo ad essere intelligente e ad avere coscienza….
              @Antonio 72
              Complimenti Antonio !
              P.S. Ma si rende conto di cio’ che ( a volte ripetutamente) scrive ???
              Nessuna persona senza encefalo puo’ pensare o vivere !!! Alemeno che Lei ne conosca che vivono, si alimentano, si riproducono e pensano sprovvisti di cervello…..me lo faccia sapere, sarebbe la notizia più straordinaria della storia umana !

              • Antonio72 ha detto in risposta a alessandro pendesini

                Ma io non ho sostenuto ciò che mi addebita. Ho solo detto che se l’uomo è cosciente non è detto che debba esserlo anche il cervello. Ed infatti nessuno ha stabilito che la coscienza sia solo una proprietà del cervello. Anzi ci sono molto probabilità che l’eventuale cervello nella vasca non abbia coscienza di un bel nulla.

  4. Andrea ha detto

    Panspermia?

    /A 10 anni mi faceva sorridere. Ora le posso dare un nome: “pseudoscienza“.

  5. Marco Comandè ha detto

    Se moltiplichiamo la proabilità infinitamente bassa della comparsa della vita sulla Terra per il numero infinitamente alto di super-Terre che potrebbero esistere nell’Universo illimitato, allora non troviamo quella contraddizione di Bizzarri. Ovviamente in questo caso l’onere della prova spetta ai creazionisti: dimostrare cioè che il numero di super-Terre nell’Universo non è infinitamente alto. Ma ciò finora non è possibile. Allora perchè la non-possibile verifica delle origini della vita sulla Terra dovrebbe far dedurre la fallacia del caso darwiniano?
    “Ciò che questo calcolo intende illustrare è che il caso non esclude l’inevitabilità. Persino eventi altamente improbabili accadranno con una certezza quasi assoluta se si forniscono loro abbastanza opportunità. Come regola empirica approssimativa, se si moltiplica il reciproco della probabilità dell’evento per un po’ meno di sette, si ha il numero di opportunità necessarie per dare all’evento una probabilità di verificarsi del 99,9 per cento” (Christian de Duve, Alle origini della vita, Longanesi-Le Scienze 2010, pag. 18-19).

    • Piero ha detto in risposta a Marco Comandè

      Il super-genio (in ogni campo, senza capirci una mazza) Comande’ adesso si occupa pure di astrofisica!!!
      E’ curioso che dica:
      Se moltiplichiamo la proabilità infinitamente bassa della comparsa della vita sulla Terra per il numero infinitamente alto di super-Terre che potrebbero esistere nell’Universo illimitato,

      Ecco… POTREBBERO… gia’ questo condizionale ti dovrebbe mettere a tacere.
      Il numero CHE POTREBBE ESSERE ALTO di “Super-Terre” andrebbe moltiplicato per fattori incredibilmente piccoli che tengano conto di molti altri parametri: pianeta all’interno della fascia “Goldilocks“, gravita’ “giusta”, “giusta” composizione, ecc ecc…
      E con questi fattori, tutti moltiplicati tra loro, alla fine esce che la Terra molto probabilmente e’ l’unico pianeta ad ospitare la vita.

      Forse e’ meglio che ti metti a scrivere gli annunci economici…

      • G.T. ha detto in risposta a Piero

        Piero a volte faccio fatica a seguirti certi tuoi commenti servono solo ad andare contro le persone non sono costruttivi.

    • lorenzo ha detto in risposta a Marco Comandè

      Sinceramente non ho capito il tuo ragionamento quando scrivi: “Se moltiplichiamo la proabilità infinitamente bassa della comparsa della vita sulla Terra per il numero infinitamente alto di super-Terre che potrebbero esistere nell’Universo illimitato, allora non troviamo quella contraddizione di Bizzarri. Ovviamente in questo caso l’onere della prova spetta ai creazionisti: dimostrare cioè che il numero di super-Terre nell’Universo non è infinitamente alto.”

      Se io scrivessi: “Se moltiplichiamo la proabilità PRESSOCHE’ NULLE della comparsa di FOLLETTI sulla Terra per il numero infinitamente alto di super-Terre che potrebbero esistere nell’Universo illimitato, allora non troviamo ASSURDO AFFERMARE CHE I FOLLETTI, IN QUALCHE PARTE DELL’UNIVERSO, ESISTONO. Ovviamente in questo caso l’onere della prova spetta A COLORO CHE NON CREDONO ALL’ESISTENZA SEI FOLLETTI: dimostrare cioè che il numero di super-Terre nell’Universo non è infinitamente alto (in maiuscolo le modifiche apportate a quanto hai scritto tu).
      Il mio ragionamento è ovviamente assurdo, ma ti accorgi che segue la tua logica?

    • enrico ha detto in risposta a Marco Comandè

      @ Marco Comandè

      “Ovviamente in questo caso l’onere della prova spetta ai creazionisti”

      Boh veramente comandè, anche se come le è già stato spiegato la questione di Dio riguarda il problema dell’origine e dell’essere rispetto al non essere, credo che spetterebbe ad un qualche darwiniano per prima cosa dimostrare sperimentalmente che la vita sorga dalla materia inanimata.
      Qualcosa di diverso dall’esperimento di Miller del brodo primordiale che è solo sintesi di alcune molecole organiche che vita non sono punto.

    • alessandro pendesini ha detto in risposta a Marco Comandè

      @Marco Commandè
      Concordo infatti :
      Un evento casuale è sicuro che si verifichi con una probabilità del 99,9% se gli è dato da fare una serie di opportunità pari a circa sette volte l’inverso della sua probabilità. Anche un numero della lotteria a sette cifre con una probabilità su dieci milioni di uscite è quasi certo di vincere se si procede a 69 milioni di sorteggi.

      • enrico ha detto in risposta a alessandro pendesini

        @ alessandro pendesini

        Vabbè.
        Tutto così semplice che viene da chiedersi perchè non si proceda con esperimenti tali da dimostrare l’abiogenesi.
        Ha considerato quanti eventi casuali di un certo tipo devono concatenarsi prima che la vita sorga?
        En passant, si può giocare con le parole, ma lei, io, un gatto o un batterio non siamo cristalli.
        Che poi vi sia una difficoltà nel definire filosoficamente il concetto di vita questo è un altro paio di maniche.

    • Andrea ha detto in risposta a Marco Comandè

      Il problema è che per quanti pianeti abitabili vi possano essere le probabilità di un evento abiogenetico sono così basse che manco se tutte le stelle che possono potenzialmente ospitare pianeti (tutte quelle di taglia piccola e media, sotto le otto masse solari dunque, e con una metallicità da “popolazione I” o tarda “popolazione II”) ne avessero uno abitabile detto evento avrebbe poche probabilità di avvenire.

      E poi l’origine di qualche primitiva forma di Vita è un paio di maniche, la sua sopravvivenza un altro, la sua evoluzione un altro ancora, per quanto riguarda la Vita Intelligente, ciao ciao…

    • Antonio72 ha detto in risposta a Marco Comandè

      @Marco Comandè

      Ho letto qualcosina di quel libro a cui si riferisce, di Duve. Egli non nega affatto che per esempio l’assemblaggio di una singola proteina abbia una probabilità astronomicamente piccola e che dunque non sia razionalmente credibile, non più della lievitazione in aria dei bonzi buddisti (che credo rappresenti una probabilità molto più alta dell’origine casuale della proteina). Se non mi ricordo male ne riporta addirittura in una tabella le precise cifre esponenziali. Egli risolve il problema sfruttando la gradualità prevista dal darwinismo, ipotizzando quale sia la probabilità accettabile o credibile, e partendo da questa, accorciando opportunamente le catene di amminoacidi che costituiscono la proteina com’è oggi. Il suo ragionamento si basa sulla selezione naturale, ovvero che una proteina originariamente potesse essere costituita da pochissimi amminoacidi (mi pare non più di una ventina), mentre gli altri si sarebbero aggiunti per produrre le diverse funzioni richieste via via dalla selezione naturale.
      Ma c’è un piccolo problema che Duve trascura o che forse non conosce non essendo un evoluzionista. Il principio evoluzionista della selezione naturale non può applicarsi ai primi stadi della vita biologica, non almeno fino alla diversificazione delle specie. Lo ammette lo stesso neodarwinista Boncinelli (se vuole le trascrivo le parole esatte). Dunque la teoria di Duve, ovvero di rifarsi alla gradualità dei darwinisti, perde il terreno su cui si poggia, almeno per quanto riguarda le proteine definite i mattoni della vita.

  6. Wil ha detto

    Ma l’universo non e’ limitato, finito, sia come spazio-tempo, sia come materia-energia?!
    E le sue particelle non sono in tutto il numero di Eddington, che e’ uno zero rispetto alla probabilita’ casuale di un batterio?
    Tanto conoscono bene i numeri a differenza di te, caballen, i teorici della panspermia che essi non ricorrono al caso, ma a un ID alieno!

  7. Xadren ha detto

    Siamo quasi ai livelli dei testicoli d’Urano che, tagliati da Crono, cadono in mare dal cielo.

  8. Mum ha detto

    Sarebbe da citare anche il glicolaldeide – una forma di zucchero semplice – che è stato trovato in grandi quantità nello spazio, anche in prossimità di stelle simili al nostro Sole. Non credo comunque che la panspermia sia una maniera di “spostare il problema” rispetto all’ abiogenesi. L’universo è ben più vasto e complesso di quanto esista sulla Terra e quindi è normale considerare maggiori le probabilità combinatorie della materia nello spazio sconfinato.
    Credo si commetta un grande errore (filosofico, non scientifico) credere che l’esistenza di certi fenomeni naturali possano svilire il senso della vita, anzi… il rispetto per la complessità della natura non può che portare ad un maggior apprezzamento della vita stessa. Penso che sia un luogo comune già sfatato il pensare che chi non creda alla creazione divina non possa gioire e godere della magia ed il mistero della vita come il più convinto dei religiosi.
    Concordo infine con l’autore quando fa notare che alla persona che pensi che l’esistenza della vita possa essere frutto di eventi aleatori (con le dovute riserve del significato “aleatorio”) gli sia impossibile dar adito alla versione della tradizione religiosa. Per la maggioranza sarebbe infatti sufficiente sapere che esiste vita anche su altri pianeti per pensare che l’idea cristiana dell’origine della vita e della centralità dell’uomo nell’universo ha fatto il suo tempo. A quel punto dovrà quindi essere il credente a spostare il problema, o quantomento a elaborare una nuova narrazione, per non dover trovarsi in contraddizione.

    • enrico ha detto in risposta a Mum

      @ Mum

      Non capisco cosa c’entri la sintesi di una molecola organica (la chimica organica è la chimica del carbonio) con il sorgere della vita.
      Non mi meraviglia che si possano sintetizzare molecole organiche nell’universo.
      Decisamente direi che la panspermia è un modo di spostare il problema, per altro in modo poco sensato.
      Se il sorgere della vita fosse un fenomeno relativmente probabile basterebbe la terra e le condizioni che si sono verificate su questo pianeta a giustificarla.
      Viceversa non vedo come tali condizioni sarebbero maggiormente favorevoli in un qualche asteroide o cometa.
      Per prima cosa perchè l’ordine di grandezza dei tempi non muta significativamente.
      Succesivamente per le obiezioni indicate ai punti 2 e 3 alla teoria ricordati nell’articolo da cui muove questa discussione.

      • Mum ha detto in risposta a enrico

        Le condizioni sono diverse eccome, così diverse da far venire il mal di testa al più competente degli astrobiologi. Avevo fatto l’esempio del glicolaldeide perchè si tratta di molecole osservate in grandi quantità in prossimità di stelle ma non del nostro Sole.
        Riguardo invece quello che tu intendi per relativamente probabile, dipende… Potrebbe concernere lo 0,01% dei pianeti? Lo 0,00000001% o forse lo 0,000000000001%? Poco cambia… perchè ogni risultato è relativo ai 10 milardi di trilioni di pianeti che potrebbero esistere nell’universo e quindi il numero risultante sarebbe sufficientemente grande per poter affermare che la creazione della vita non riguarda solo noi e come tali non siamo al centro della creazione stessa, sia stata questa di origine divina o naturale. Ma forse è proprio questo che preoccupa gli uomini di scienza credenti… e forse per questo trapela, come nell’articolo qua sopra, la speranza che non si possa dimostrare una qualsivoglia teoria sull’origine spontanea della vita.

        • Piero ha detto in risposta a Mum

          Sei ridicolo.
          Non hai la minima idea degli ordini di grandezza in gioco.

          quindi il numero risultante sarebbe sufficientemente grande per poter affermare che la creazione della vita non riguarda solo noi e come tali non siamo al centro della creazione stessa, sia stata questa di origine divina o naturale. Ma forse è proprio questo che preoccupa gli uomini di scienza credenti… e forse per questo trapela, come nell’articolo qua sopra, la speranza che non si possa dimostrare una qualsivoglia teoria sull’origine spontanea della vita.

          O il motivo opposto e’ la ragione per cui si continuano a SPRECARE inutilmente risorse che potrebbero venire utilizzate piu’ efficacemente per aumentare le probabilita’ di vita delle persone piu’ bisognose?
          Come mai per voi ridicoli atei l’anello del papa e’ uno scandalo e miliardi di dollari spesi per cercare di dimostrare che Dio non esiste sono spesi bene?

        • Antonio72 ha detto in risposta a Mum

          @Mum

          Come saprà vi è la nota equazione di Drake a questo scopo, ovvero per calcolare il numero di civiltà intelligenti esistenti nella galassia (o meglio civiltà trasmittenti).
          Il problema è che il risultato dell’equazione dipende da parametri che non possono essere oggettivamente determinati.
          Allora chi è a favore della civiltà extraterrestre stabilisce dei parametri la cui risultanza dia anche miliardi di civiltà, chi invece non è favore lo fa per ottenere il risultato di un numero pari a uno, ovvero una sola civiltà intelligente, quella che conosciamo tutti. E tra questi ultimi non vi sono solo i credenti ma anche per esempio il tecnologo Ray Kurzweil, fervente fautore della IA forte. Tuttavia è molto improbabile che esistano miliardi di civiltà dopo il progetto SETI, il quale si è avviato proprio per questa credenza, a meno che non siano tutte civiltà molto timide. A questo proposito le ricordo il paradosso di Fermi.

          • Mum ha detto in risposta a Antonio72

            Antonio, veramente non avevo pensato all’equazione di Drake, anche se bisognerebbe precisare che il risultato uguale ad 1 si otterrebbe solo se si rifiutasse la questione dal principio. Si dovrebbe cioè affermare che l’unico pianeta in cui si può e si è sviluppata la vita è la Terra e solamente la Terra, ma su questo nessun astrofisico ci mette la mano sul fuoco. La particolarità dell’equazione di Drake sta nel fatto che qualunque risposta da un risultato maggiore di 1, arrivando a cifre anche molto grandi, ma per il nostro discorso sarebbe sufficiente un qualsiasi numero superiore ad 1. Quindi non è avventato dire che si tratta di qualcosa di più che una semplice probabilità.
            Comunque il mio discorso non verteva su questo aspetto ma più semplicemente davo risposta a Enrico su come ciò che possiamo intendere come “probabile” o “poco probabile” dipenda non solo all’ordine di grandezza a cui ci riferiamo ma anche dalla reale conoscenza che possiamo avere del funzionamento della natura. La scoperta della professoressa Malhorta non ha fatto altro che aumentare tale conoscenza, a favore di quale teoria penso sia evidente…

            • enrico ha detto in risposta a Mum

              @ Mum

              Gentile Mum.
              Io sono chimico lavoro nel campo della caratterizzazione dei rifiuti, mio padre era chimico, mio fratello è ingegnere elettronico e lavora allo Slac.
              Sarà per deformazione professionale o famigliare, ma normalmente intendo per scienza qualcosa che ricada sotto il metodo sperimentale, e rispetto la quale si abbia qualche dato su cui ragionare.

              Qual’è il meccanismo che ha portato dalla materia inanimata alla vita?

              Finora è sconosciuto.

              Qual’è la probabilità di tale meccanismo in determinate condizioni?

              Non lo sappiamo, non abbiamo nemmeno stabilito il meccanismo.

              Si può considerare quanti pianeti siano stati coinvolti o siano interessati da tale fenomeno?

              Quale fenomeno, non è manco stabilito….

              Posso però rispondere che i pianeti sono tanti milioni di milioni le stelle di negroni…..

              • Alessandro Giuliani ha detto in risposta a enrico

                Grande Enrico ! Mi confermi nella mia ammirazione sconfinata per i chimici e il pensiero chimico che a differenza di ciò che a volta accade con fisici e biologi si salva sempre dal delirio

                grazie al sano collegamento con la materia e il lavoro artigiano (e non a caso alla base della chimica c’è la musica e l’armonia delle ottave della tavola periodica)

              • Mum ha detto in risposta a enrico

                Enrico, non so se ha notato, ma nessuno ha mai risposto alla sua prima domanda, tranne però… i credenti, nel senso che il credente afferma che qualsiasi sia il meccanismo di creazione della vita, questa è dovuta all’azione deliberata di Dio. A parer mio, per poter fare un’affermazione del genere bisogna avere qualche prova concreta perchè il fideismo da solo non basta. Faccio notare che la panspermia o altre teorie sono solo ipotesi mentre il credente considera la propria una certezza.
                Non basta quindi dire che la stampa ha dato un rilievo maggiore di quello che aveva alla scoperta della Malhorta (l’articolo del Corriere mi sembra invece equilibrato) ma bisognerebbe semmai contraddirne la validità, sempre che si sia in grado di farlo, altrimenti riconoscere che questi risultati sono di grande utilità a chi sta cercando in questa direzione.
                Riguardo invece la sua terza domanda, posso rimandarla alla definizione della cosidetta “fascia abitabile” attorno le stelle, però dovremmo prima sapere quanti pianeti esistono nell’universo…

            • Antonio72 ha detto in risposta a Mum

              Non sono d’accordo che tutte le probabilità siano da mettere nello stesso mazzo, nel senso che una vale l’altra. Per esempio non mi risulta che esista una legge fisica che impedisca alle molecole di un gas di entrare spontaneamente all’interno di una bombola. Ma questo evidentemente non accade mai perchè la probabilità che si verifichi è astronomicamente bassa. D’altronde, almeno nel linguaggio corrente, questo evento rientra nella casistica di ciò che definiamo impossibilità. Viceversa il discorso di vita intelligente extraterrestre nell’universo è di tutt’altra natura per la semplice ragione che una vita intelligente già la conosciamo. Semmai ci si potrebbe chiedere perchè esista un universo antropico, ovvero adatto ad ospitare la vita, viste le probabilità estremamente basse della sua origine casuale (dell’ordine di grandezza del buddista che si mette a lievitare).
              Ma torniamo al discorso della Terra. Mettiamo che si stabilisca che l’origine della vita e la sua evoluzione (perchè dalla prima non segue necessariamente l’ultima) possano emergere solo dal limitatissimo range di valori di grandezze fisiche esistenti sul pianeta Terra: temperatura, umidità, concentrazioni di gas in atmosfera, gravità, magnetismo, ecc.. pressappoco come l’universo antropico è caratterizzato da precise ed invariabili costanti fisiche. In altre parole perchè emerga vita intelligente ci vuole un pianeta, non simile, ma proprio uguale alla Terra. E’ vero che la probabilità non è nulla, ma secondo me è comparabile all’eventualità che si presentino due individui umani identici nell’arco di tutta l’evoluzione umana. Ma questa eventualità, come sappiamo, non si presenta mai, neanche nei gemelli omozigoti. Allora si può ragionevolmente affermare che di pianeta Terra ne esiste uno solo in tutto l’universo, quindi anche vita intelligente. A rendere ancor più problematica la posizione di chi sostiene la vita intelligente extraterrestre nell’universo ci si mettono paradossalmente gli stessi darwinisti. Infatti secondo la teoria evolutiva neodarwiniana, se dovesse ricominciare daccapo tutto il percorso evolutivo, la probabilità che si ripresenti vita intelligente umana sarebbe scarsissima, quasi nulla. Allora anche se esistesse nell’universo un pianeta uguale alla Terra non significa che debba necessariamente emergere vita intelligente. A meno che i fautori della vita intelligente extraterrestre non sostengano la tesi contraria a quella dei darwinisti, ovvero che dall’evoluzione biologica segue necessariamente vita intelligente, salvo l’unica discriminante di un arco temporale insufficiente.

              • Mum ha detto in risposta a Antonio72

                Antonio, l’esempio della bombola del gas mi ricorda quello del Boeing che si assembla da solo. Purtroppo sono solo fallacie logiche, tra l’altro facilissime da contraddire… Non scommetterei poi più di troppo sulle scarse probabilità combinatorie della materia dato che conosciamo solo una minima parte delle particolarità del nostro l’universo. Se poi la unicità della Terra fosse così sicura, non credo che saremmo così ingenui da andare a vedere cosa succede nelle masse d’acqua sotto la superficie di Marte o Titano. In questo senso ribadisco quanto detto prima: trovo singolare che alcune persone affermino che non andrebbero nemmeno dedicate risorse economiche a questo campo di ricerca o che le ipotesi di generazione spontanea sono da escludere perchè completamente fantasiose. A me sembra che così si svela la speranza che non si sappia altro, so che non è il tuo caso perchè hai dimostrato di essere una persona sufficientemente curiosa, ma a parer mio questo scetticismo altro non è che una maniera per assicurare margine di manovra all’idea della creazione divina e allo stesso tempo evitare d’incontrarsi con ulteriori grattacapi.

                • Piero ha detto in risposta a Mum

                  se sono facilissime da contraddire, perche’ non ci provi?
                  Ti ricordo una sola parola (di cui forse ignori il significato): ENTROPIA.

                • Giorgio Masiero ha detto in risposta a Mum

                  Mum, sono d’accordo con Lei che Il problema della vita (che cosa e’, come ha avuto origine sulla Terra, come si sono originate le specie) merita che vi siano investite risorse adeguate, per essere affrontato scientificamente e per non essere abbandonato alla religione. Pero’ io penso, come l’autore dell’articolo, che la panspermia sia solo uno spostamento del problema e quindi una strada sbagliata per affrontarlo, che porta soltanto a speculazioni incontrollabili quali quelle sui valori dei parametri contenuti nell’equazione di Drake; e che la strada giusta passi attraverso la sottrazione della questione ai biologi e agli astronomi e la sua consegna ai fisici e ai chimici. Ma su questo spero di tornare con un articolo dedicato.

                • Antonio72 ha detto in risposta a Mum

                  @Mum

                  Personalmente non credo alla favola delle ipotesi. Mi spiego meglio. E’ vero che la panspermia o altre teorie azzardate sull’universo siano presentate come proposte e non certezze dai suoi promotori. Ma ciò non significa affatto che essi non vi dovrebbero credere fideisticamente o addirittura che non ne avrebbero il diritto. Einstein non accettò mai di adeguare le proprie convinzioni filosofiche alle evidenze oggettive della fisica quantistica. E a dire il vero non c’è nessuna ragione valida che glielo avrebbe dovuto impedire visti i precedenti: nell’Ottocento la scienza credeva di aver risolto tutti i problemi fondamentali della fisica e che era rimasto da eseguire solo qualche piccolo aggiustamento di alcuni particolari aspetti. Poi sappiamo come andò a finire.
                  Ebbene sì, forse le sembrerà scandaloso, ma lo scienziato che crede nella panspermia, nell’universo olografico, ecc.. lo fa fideisticamente. Posso ammettere solo una differenza metodologica (le teorie pseudoscientifihe rispondono a criteri matematici), ovvero nella forma, ma non nella sostanza fideistica. Perchè infatti aderire ad una particolare teoria e non a quell’altra altrettanto coerente a livello matematico?
                  Per quanto mi riguarda mi ritengo soddisfatto che si possa dimostrare l’improbabilità astronomica dell’origine casuale o spontanea della vita. E la panspermia non fa altro che spostare il problema. Infine sono amareggiato nel notare di come qualsiasi attitudine fideistica venga subito criticata o peggio dileggiata, in quanto non rispondente al metodo sperimentale scientifico. Secondo me questa vera e propria fallacia logica si ripercuote negativamente anche negli stessi rapporti umani, non più fondati sulla fiducia reciproca (la classica stretta di mano) ma eclusivamente su evidenze documentabili ed archiviabili. Ne viene un mondo nel quale dilaga la diffidenza e l’egoismo. Non ci si può fidare più di nessuno perchè non ci si fida mai di qualcuno.

                  • Mum ha detto in risposta a Antonio72

                    E’ certo che l’appoggio a ipotesi del genere è spesso condizionato dall’intuizione o da una certa componente fideistica, dovrai però convenire che è singolare che nessuno qui abbia riconosciuto come la scoperta che ci troviamo a commentare segni un passo, piccolo o grande che sia, a favore dell’ipotesi della panspermia. Questo secondo me dice molto…
                    Su quella che tu chiami attitudine fideistica capisco che voi credenti dobbiate affrontare un problema non indifferente, che è l’adesione incondizionata al racconto religioso, che io chiamerei fideismo assoluto. Cerco di spiegartelo così: se parliamo di creazione divina e tu dovessi, presentare lo stesso fideismo che avrei io per, diciamo, la panspermia, quindi un fideismo blando, quasi al limite dell’agnosticismo, tu come credente (e correggimi se sbaglio) non potresti arrivare ad una simile posizione agnostica, perchè altrimenti smetteresti di essere credente. Per farla breve, alla panspermia, albiogenesi o litopanspermia io non devo adesione incondizionale mentre tu sì all’idea della creazione divina. E questo fa la differenza, soprattutto quando una persona è chiamata a tirarsi fuori per calarsi nei panni dell’osservatore neutro.
                    Poi sono d’accordo con te sul discorso della fiducia reciproca: se penso a chi si rintana perchè ha paura del mondo, cerco di capirlo, sono meno indulgente invece verso chi è diffidente perchè ha paura di perdere le proprie convinzioni. Da parte mia posso solo dirti che penso di essere una persona che ripone abbastanza fiducia nel prossimo e non ti nego che lo considero un privilegio, da una parte perchè accetto volontieri questo rischio e dall’altra perchè spero di aver le capacità di tirarmene fuori quando sia necessario, di non pestare il naso, insomma… Ma ovviamente su questo non ci giurerei…

                    • Antonio72 ha detto in risposta a Mum

                      Non mi risulta che sei un promotore della panspermia o della teoria olografica o quella delle stringhe. Se lo fossi la tua adesione fideistica non è detto che sarebbe poi così blanda. Magari ti dichiareresti anche agnostico ma molto probabilmente difenderesti la tua teoria con i denti e con le unghie e non perchè possa considerarsi scientificamente più valida di altre, ma perchè credi che lo sia veramente. Puoi affermare con certezza che il fideismo (ovvero avere fede in qualcosa, come appunto una teoria o l’esistenza di vita extraterrestre) è roba esclusiva del credente religioso? La mia non è un’adesione cieca alla creazione ma una libera scelta e ne porto avanti le ragioni, perchè ce ne sono svariate. Per esempio che la panspermia sposta solo il problema da un’altra parte senza risolverlo. Il discorso sulla fiducia è un altro. Colui che dice di non avere fiducia in nulla se non nel grande dubbio sovrano del mondo, è naturale che sia portato a diffidare anche del suo prossimo o almeno a dubitarne spesso. Anche il neopositivista che diffida di tutto ciò che non sia empiricamente verificabile avrebbe qualche problemino visto che spesso i rapporti umani non funzionano come gli alambicchi da laboratorio.

                • Lorenzo ha detto in risposta a Mum

                  Scusate l’OT e mi scusi Mum se le rispondo in ritardo ed in un’altra sezione, ma quando stavo per pubblicare il mio comento ieri alle 14.43 avevano appena chiuso la discussione. Mi riferisco all’articolo “Libertà dell’uomo e libero arbitrio”.

                  Quello che volevo dire è che posso essere d’accordo con la prima parte del suo ultimo commento, che esprime un concetto che ho specificato espresso nel punto quarto e sesto del commento precedente al suo, oltre che nella seconda parte del mio commento a quello di Xadren. Spesso infatti si guarda la storia con lo schiacciasassi e si pone sullo stesso piano realtà e situazioni diverse fra loro, commettendo un errore illegittimo ed astorico.
                  Per il resto non posso essere d’accordo con lei. Quello che dice l’articolo, o almeno quello che io ho capito, è che in Europa il concetto di libertà dell’uomo e di libero arbitrio provengono dal Cristianesimo. Sono questi due aspetti fondamentali il luogo e l’evoluzione storica del concetto di libertà.

                  Per quanto riguarda il luogo: In Europa è stato il cristianesimo che ha introdotto per la prima volta questi concetti, anche perché si diffuse e radicò in ogni parte e regione del nostro continente, nessuna esclusa, influenzando le culture che di lì in poi si sarebbero formate. Né il paganesimo, che non aveva neanche un libro scaro su cui riflettere e meditare e che non era altro che un insieme di riti e rituali religiosi (spesso caratterizzati dalla logica del contratto “io do qualcosa a te, tu mi dai un aiuto”), né la cultura asiatica, con la quale non si avevano strettissimi contatti (anche se con questo non sto dicendo che non ci fossero rapporti con l’oriente) possono essere considerati (e non solo per queste ragioni) all’origine di questi due concetti.

                  Per quanto riguarda l’evoluzione storica del concetto di libertà: l’articolo sostiene che i due concetti di libertà dell’uomo e di libero arbitrio provengono dal Cristianesimo. Ciò significa che questi due concetti sono stati introdotti dal cristianesimo, ma non (e questo vale soprattutto per il primo concetto più che per il libero arbitrio) con gli stessi significati ed accezioni che noi oggi gli attribuiamo. Solo con il passare del tempo essi si sono evoluti, grazie essenzialmente alle profonde riflessioni dei dottori della Chiesa (come Sant’Agostino) e dei Teologi (come San Tommaso). L’articolo non vuole sostenere (scusi la ridondanza ma voglio spiegarmi nel modo più chiaro possibile) che questi concetti sono stati introdotti 2000 anni fa con gli stessi significati e le medesime accezioni di oggi, conseguentemente non dobbiamo giudicare ciò che si verificò in quei secoli basandosi sul concetto di libertà dell’uomo che noi oggi li intendiamo. Del resto anche l’articolo mostra il concetto di libertà in diversi periodi storici, citando San Paolo (I secolo d.C.), Francisco de Vitoria (1539) e alcuni riferimenti alla cultura ottocentesca.

                  Per il resto, come l’articolo stesso specifica, se alcuni uomini nel passato hanno agito chiaramente e duramente contro questi due principi, la colpa è degli uomini stessi che sono andati contro a ciò in cui credevano, ma ciò non cambia la situazione. Per il resto bisogna ricordare che i cambiamenti si verificano in modo graduale, non c’è mai nella storia una rapida e netta discontinuità con il passato, e quindi non ci si poteva aspettare, alla luce di questi principi, una rivoluzione radicale della società schiavista su cui si basava ogni Stato da ormai da molti secoli.

                • Piero ha detto in risposta a Mum

                  grazie per aver dimostrato (semmai che ne fosse stato bisogno) che l’unico motivo per cui vi interessano le esplorazioni spaziali e’ il tentativo di dimostrare che “Dio non esiste”.
                  pagliacci…

        • alessandro pendesini ha detto in risposta a Mum

          @Mum concordo
          Ma aggiungo : Anche con le tecniche e gli strumenti più sofisticati di quanto possiamo immaginare, non saremo mai in grado -a meno di poter eludere le leggi della fisica-, di potere conoscere che una frazione infinitesimale dell’Universo, cosi come segni di vita e/o coscienza, ma anche semplici vivibilità ! Rimane solo la speranza : che mi sbagli….

          • Antonio72 ha detto in risposta a alessandro pendesini

            Si sbaglia di certo se presuppone l’esistenza di civiltà intelligenti molto più antiche della nostra. E dovrebbe farlo se crede l’universo pulluli di vita. Riesce ad immaginarsi la tecnologia di una civiltà più vecchia della nostra di milioni di anni quando nessuno può prevedere che direzione possa prendere il progresso tecnologico umano nei prossimi 50 anni?
            Per questa ragione il tecnologo Ray Kurzweil la esclude a priori, perchè se questa civiltà esistesse veramente, avrebbe già fatto in modo di comunicare con il pianeta Terra, o addirittura di raggiungerla. In realtà chi crede nell’esistenza di civiltà intelligenti extraterrestri dovrebbe essere propenso a credere negli UFO. La sua speranza dunque coincide con questa. E paradossalmente chi viceversa crede che l’intelligenza dell’uomo potrà espandersi ai confini dell’universo, non può ammettere l’esistenza degli UFO.

            • alessandro pendesini ha detto in risposta a Antonio72

              @Antonio 72
              Mi sa che Ray Kurzweil abbia dimenticato che LA VELOCITA’ DELLA LUCE NON E’INFINITA bensi di 300.000km/Sec. E se teniamo conto delle distanze intergalattiche o stellari…. Suppongo che abbia capito cosa intendo dire !?

              • Antonio72 ha detto in risposta a alessandro pendesini

                No, non l’ha dimenticato. Il fatto è che molti fisici (tra i quali mi risulta anche lo stesso Hawking) ritengono che la barriera della velocità luminale forse un giorno potrà essere superata o aggirata. Questo consentirà all’uomo i viaggi interstellari (non forse quelli intergalattici). Per questa ragione molti fisici dovrebbero sperare intimamente che gli UFO esistano, visto che ci sarebbe la prova che le leggi della fisica non costringeranno per sempre l’uomo entro i limiti della sua fetta di mondo. Non la pensa così invece Kurzweil perchè l’UFO non collimerebbe con la sua teoria della saturazione intelligente della materia. Infatti se esistesse veramente una civiltà extraterrestre più antica di milioni di anni di quella umana, a quest’ora avrebbe già saturato di intelligenza da un bel pezzo tutto l’universo, che dovrebbe essere una sorta di mega computer universale. Ma evidentemente ciò non risulta agli atti (cosmici).

  9. alessandro pendesini ha detto

    –La vita e la materia inerte sono fatte dagli stessi costituenti elementari ; il confine tra il vivente e non vivente è estremamente vago ! Nessuno ha potuto finora affermare scientificamente dove situare la frontiera che separa la materia inerte dalla vita ! La biologia e la neuroscienza rivelano una continuità non solo tra la materia inerte e vita, ma anche tra il mondo SENZA coscienza e il mondo della coscienza, umano compreso. –Senza un complesso macchinario cellulare di proteine, il DNA è incapace di autoreplicarsi o di produrre una qualsiasi sostanza ! Si trova tra le molecole le più inerti che si possa immaginare. Inoltre non dobbiamo perdere di vista che non solo gli esseri viventi si riproducono, ma anche certi cristalli ne sono capaci ; l’uno e l’altro tramite l’auto-assemblaggio, arrangiamento spontaneo (della natura essenzialmente contingente ed opportunista che domina largamente nella costruzione dell’individuo biologico) di una struttura nello spazio e nel tempo.
    NB Finora nessun laboratorio ha potuto produrre l’RNA (acido ribonucleico), anche in condizioni molto più favorevoli di quelle che (probabilmente) esistevano all’inizio della vita ! Protremo, in un prossimo futuro, svelare questo enigma ? A’ suivre…..

    • Giorgio Masiero ha detto in risposta a alessandro pendesini

      A me risulta il contrario, ovvero che le neuroscienze dimostrano una “discontinuità” tra l’umano ed il non, ma questo argomento non merita per la sua serietà quattro battute, bensì un articolo intero! A presto…

    • Antonio72 ha detto in risposta a alessandro pendesini

      Ha ragione che la molecola del DNA è una molecola inerte e non spiega la vita. Ha anche ragione quando afferma che necessita di altra materia biologica per replicarsi, in particolare una cellula, in quanto è sempre la cellula che si replica. A proposito di continuità, mi trovi una qualsiasi materia inerte in cui si possa riscontrare l’enorme complessità di una singola cellula vivente, ivi compresi i cristalli (perchè evidentemente la replicazione non è l’unica peculiarità della cellula).

    • alessandro pendesini ha detto in risposta a alessandro pendesini

      Errata Corrige
      Finora nessun laboratorio ha potuto produrre -tramite l’RNA- una qualsiasi forma di vita. Mille scuse

  10. enrico ha detto

    NB Finora nessun laboratorio ha potuto produrre l’RNA (acido ribonucleico), anche in condizioni molto più favorevoli di quelle che (probabilmente) esistevano all’inizio della vita !

    Questo mi sembra strano.
    La sintesi delle basi azotate era l’ultimo argomento dell’esame di organica II. Che non si riesca a sintetizzare una macromolecola che è un polimero di ribonucleotidi mi pare strano.

    • Daphnos ha detto in risposta a enrico

      Enrico, non so se hai capito, visto che è da un po’ che discuti con Pendesini, che il nostro amico, del quale apprezzo la passione per la cultura e lo spirito di discussione, esce ogni tanto con affermazioni improbabili che mi fanno pensare se davvero è convinto di ciò che scrive. L’RNA è una molecola -relativamente- facilissima da sintetizzare, con un po’ di fatica si può produrre anche ex-novo, visto che le basi azotate si sintetizzano comodamente da anelli aromatici e il ribosio è un’aldeide a cinque atomi di carbonio, facilissima da ottenere con una reazione di Kiliani-Fischer a catena (anche se nella pratica è sconveniente vista l’enorme diffusione degli zuccheri in natura).

      Io spero (per lui) che Pendesini volesse dire che nessuno in laboratorio è mai riuscito a “dare vita” a una molecola di RNA, per quanto da molti decenni ormai si parli di un primordiale “mondo a RNA”. E in effetti questo è il grosso problema dei darwinisti genocentrici: è molto più facile pensare (e diffondere l’idea con la divulgazione) che la vita sia riducibile a una sola molecola che imponga il suo ‘volere’ alla materia che la circonda, e il mondo a RNA, cioè con una molecola autoreplicante, è facile da immaginare e collima con questa concezione. In realtà la cellula è estremamente complessa, e il DNA e l’RNA non servono a nulla senza le proteine (come giustamente dice Pendesini): si tratta di almeno due componenti imprescindibili per la vita, l’uno indispensabile per l’altro, ed è un’evidenza.

      Per questo rimango stupito ogni volta che Pendesini parla di un limite sottile tra vita e non-vita, e fa l’esempio dei cristalli che formano strutture complesse. I cristalli non sono vita, perché il loro disporsi in strutture articolate riflette un abbassamento dell’energia complessiva del sistema (una riorganizzazione di cariche che riduce al minimo le repulsioni) del tutto spontaneo, cioè cineticamente semplice e termodinamicamente favorito; al contrario, acidi nucleici, proteine, zuccheri, grassi, messi gli uni accanto agli altri, restano così come sono, anche in presenza di catalizzatori inorganici. Per giungere alla più elementare forma autoreplicante occorre superare un’energia di attivazione spaventosa, oltre a una termodinamica sfavorevole, ed è questo che nessun laboratorio è ancora riuscito a comprendere (anche se giustamente ci proverà fino alla fine).

      • alessandro pendesini ha detto in risposta a Daphnos

        ..nessun in laboratorio è mai riuscito a “dare vita” a una molecola di RNA…
        @Daphnos
        La ringrazio per la precisazione ! E’ esattamente quello che intendevo dire nel mio commento.

      • alessandro pendesini ha detto in risposta a Daphnos

        @Daphnos
        Quando alludo all’esempio dei cristalli, è per sottolineare le caratteristiche naturali d’auto-assemblaggio e d’auto-riproduzione della materia tramite la contingenza. Pienamente d’accordo che non possiamo confondere la « vita biologica » con altre forme d’organizzazione, anche se dobbiamo ammettere una relativa continuità tra l’inerte ed il biologico.
        In altre parole : non vi è nulla nel processo della vita che coinvolge forze diverse da quelle delle leggi fisico-chimiche.
        Sia in fisica, chimica o biologia, non c’è posto per alcun segno di un principio fondamentale della vita, una forza vitale qualunque che contraddistingue la vita biologica dalla “non” vita.
        La complessità nasce dalla semplicità attraverso processi fisici noti, puramente riduttivi, senza l’aiuto di un principio direttore olistico di qualsiasi sorta.

        • Leonardo ha detto in risposta a alessandro pendesini

          A parte il fatto che la vita si muove contro-entropia.
          Ogni essere vivente si trova in uno stato di non-equilibrio con l’ambiente circostante.

        • Antonio72 ha detto in risposta a alessandro pendesini

          Se fosse vero ciò che considera una certezza scientifica si potrebbe creare la vita in laboratorio partendo dai principi fisico-chimici noti e sfruttando un supporto di materia inerte adeguata.
          La sua tesi riduzionista non è dunque un’evidenza empirica scientifica ma più semplicemente una teoria filosofica.

  11. "Lorenzo" ha detto

    migliaia e migliaia di anni a formulare congetture, cercare di dare una spiegazione, inventare teorie fantascientifiche e senza un briciolo di metodo scientifico, tutto vano, tutto senza mezza ma che dico mezza senza neanche uno straccio di prova o di esperimento che possa essere considerato tale. Una continua, inutile e costosa ricerca di teorie che ogni volta verranno smentite ieri Darwin oggi la Panspermia domani Ben Ten e le forze aliene. Ma se pensiamo che i marziani ci usino come orto o come area per l’ allevamento di bestiame perchè scandalizzarsi tanto se diciamo invece che è stato Dio a creare l’ Universo ?

    • Elijah ha detto in risposta a "Lorenzo"

      Non mi risulta che la teoria dell’evoluzione sia stata smentita, tutt’ al più corretta, come d’ altronde è successo alla maggioranza delle teorie.
      Fa comunque piacere che Lei riconosca che anche il racconto di un dio creatore dell’ universo è altrettanto fantasioso dei film sulle invasioni aliene. Un po’ d’ onestà intellettuale non guasta mai 😉

      • Antonio72 ha detto in risposta a Elijah

        Le teoria dell’evoluzione spiega come la vita si sia evoluta, non perchè ci sia la vita o addirittura l’esistenza dell’universo antropico.
        La creazione invece la spiega. L’unica altenativa è il caso, il colpo di fortuna inaspettato. Quest’ultimo altrettanto fantasioso della probabilità di trovare d’improvviso nel cortile al posto della mia vecchia e sgangherata utilitaria una nuovissima ferrari rossa fiammante.
        Problemi diversi spiegazioni e teorie diverse, più o meno fantasiose.

      • Giorgio Masiero ha detto in risposta a Elijah

        E’ vero, Elijah, il darwinismo non è stato smentito, ma ciò si deve al fatto che non è immaginabile nessuna evidenza sperimentale che lo possa smentire! A differenza, invece, delle teorie scientifiche che sono tali proprio perché ammettono la possibilità di essere falsificate.
        Quanto al “racconto di un dio creatore dell’universo” questa, come “ipotesi scientifica” non ha alcun senso (perché, come il darwinismo, non può essere smentita sperimentalmente) e quindi è onesto intellettualmente lasciarla fuori. Ma ciò dovrebbe valere anche per il darwinismo.
        In ambito filosofico, invece, il ricorso ad un creatore per spiegare l’esistenza dell’universo ha dignità non meno inferiore del ricorso al darwinismo (cioè al caso) per spiegare l’origine delle diverse specie.

      • Elijah ha detto in risposta a Elijah

        @Antonio72, per parlare di colpo di fortuna dovremmo sapere quanto sia diffusa la vita ed ancora non lo sappiamo… Sul fatto che la creazione spieghi come sia cominciata la vita ci sarebbe molto da dire: prima di Darwin si pensava venissimo da statuine di fango, ora sembra che siamo stati volutamente inseriti all’interno della scala evolutiva. A me pare ovvio che ci sia un intento per adattare il racconto religioso alle conoscenze che corrispondono ad ogni epoca ma che in realtà la religione non spieghi un bel niente sulle nostre origini. E’ appunto un esercizio di fantasia.

        @Giorgio Masiero, il paragone con la religione sarebbe corretto se la teoria dell’ evoluzione fosse una filosofia ma è evidente che di filosofia non si tratta: è cosa ormai ben dimostrata che il patrimonio genetico di un individuo è trasmesso alla sua progenie incorrendo in interferenze che a loro volta producono cambiamenti negli organismi viventi.

        • Daphnos ha detto in risposta a Elijah

          “Prima di Darwin si pensava venissimo da statuine di fango”…

          Ma ti rendi conto di quello che hai scritto?! Chi ti ha raccontato questa cosa?

          A proposito, grazie per averci spiegato “che il patrimonio genetico di un individuo è trasmesso alla sua progenie incorrendo in interferenze che a loro volta producono cambiamenti negli organismi viventi”. Nessuno di noi lo sapeva! Ti siamo estremamente grati.

        • Giorgio Masiero ha detto in risposta a Elijah

          Elijah, Lei è troppo intelligente per confondere l’ovvietà che ha citato sulle somiglianze tra genitori e figli (e che si sanno dall’alba dell’umanità) col darwinismo.

        • Antonio72 ha detto in risposta a Elijah

          @Elijah

          Forse mi sono spiegato male. Il colpo di fortuna è l’universo antropico e non solo l’origine della vita, quest’ultima cmq diversa dalla sua evoluzione, visto che evidentemente perchè la vita evolva ci vuole la vita. E sostenerlo non è affatto un esercizio di fantasia.

  12. "Lorenzo" ha detto

    Secondo me ci vogliono prendere per sfinimento…

  13. enrico ha detto

    @ Elijah

    Se lei considera il racconto del Genesi, se si prende la briga di leggero, vedrà che nel primo capitolo l’uomo è creato il sesto giorno dopo gli animali, nel secondo l’uomo è creato prima degli animali a cui dà un nome.
    Che il racconto abbia un significato di descrizione scientifica è smentito dal testo stesso.
    Quale dei due dovrei preferire?

    Dio creatore ha a che vedere con il problema dell’essere e dell’origine ed entrambe non sono problematiche indagabili con il metodo scientifico.

  14. Alessandro Giuliani ha detto

    Il mio caro amico Mariano Bizzarri, a solo fatto notare come la propaganda faccia un uso spregiudicato e sostanzialmente menzognero di un dato scientifico. Il mio garnde e rimpianto professore di Biofisica all’Università ‘La Sapienza’ Mario Ageno (non credente) liquidava allo stesso modo del prof. Bizzarri le ricorrenti manie di panspermia come pseudo-scienza della peggior specie, proprio perchè invece di risolvere un problema lo spostavano altrove rendendolo di fatto impossibile da risolvere e quindi facendolo uscire dal piano scientifico.
    A fronte di ciò però si scatena fra noi uan bagarre incredibile (più di cento commenti) legata a creazione sì/creazione no, dimostrando che l’argomento dell’articolo commentato è stato inteso come niente più di un pretesto. Noto che i più ‘piccati’ sono le persone che non hanno l’animo in pace rispetto alle origini e cercano disperatamente una cosmogonia. Io credo che il problema dell’origine del mondo non sia un buon argomento scientifico, la scienza per definizione ha bisogno della statistica e della ricorrenza di eventi simili (dell’esperimento insomma) cosa che con l’origine del mondo è abbastanza ostica, questo semplicemente non è un problema scientifico, il presentarlo come tale da parte dei media è pura propaganda ateistica attraverso pseudo-scienza niente di nuovo sotto il sole e Mariano fa bene a sottolinearlo, il fatto che abbia completamente ragione è dimostrato da molte delle prese di posizione su questo blog, questo si avvicina forse di più ad un risultato se non sperimentale (campione non casualizzato, eventi non indipendenti..) ma osservazionale sì, però di sociologia.

  15. Marco Comandè ha detto

    Quello che a rigor di fatti scientifici è da evidenziare è che le molecole prebiotiche sono sparse per tutto l’Universo. Quindi non è la “creazione” di vita dalla materia inanimata che deve interessare “prevalentemente”, esperimenti sono già stati positivamente compiuti in tal senso.
    Il problema è come si assemblano queste materie prebiotiche. Il libro di De Duve che avevo citato mostra tutte le ricerche di laboratorio per ricreare i vari assemblamenti. Come ha detto bene Pennestrì, alcuni fattori non sono ancora riproducibili, come quello dell’RNA. Ma da qui a trarre la deduzione che “non sono possibili perchè non esistono” ce ne corre. Sarebbe come dire che siccome conosciamo solo il 5% dei geni del nostro DNA, allora quest’ultimo “non esiste”!
    Io ho chiesto se il creazionista riesca a dimostrare che il numero di pianeti in cui esistono le molecole prebiotiche è così limitato. Lo domando di nuovo.

    • Antonio72 ha detto in risposta a Marco Comandè

      Vabbè si sono trovati pezzi di carbone sparsi per l’universo, e allora? Tra questo è la “unità carbonio” umana (è una definizione dell’uomo tratta da una vecchia puntata di Star Trek) si deve scalare l’Everest e poi anche il K2. Nessuno nega che il corpo umano (lo uso come metafora per dire proteina) sia composto da elementi prebiotici, pressappoco come non si può negare che un bullone possa contribuire a costituire un Boing 747. L’aeroplano esiste come il bullone, ma l’ultimo non spiega il primo, non più di una cassettiera.

      • Marco Comandè ha detto in risposta a Antonio72

        Il 5% dei geni del DNA che conosciamo non può spiegare il fatto che la suddivisione delle cellule nell’embrione, nel feto, nel bambino e nell’adulto avenga in un modo e non in un altro. Allora il DNA non esiste? O ritieni che questo paragone con le molecole prebiotiche non sia valido? Siccome non sappiamo alcune funzioni biologiche, queste non esistono?

        • Antonio72 ha detto in risposta a Marco Comandè

          E perchè non dovrebbe esistere? Anche il bullone di cui dicevo esiste.
          E allora? Anche se si riuscisse a sintetizzare un’intera molecola di DNA essa non sarebbe affatto viva, essendo costituita da materia inerte. Per renderla funzionante si dovrebbe ficcarla dentro una cellula già viva, l’unica in grado di autoreplicarsi. Mi dispiace deluderti ma non è mai esistito né esiste ad oggi alcun dottor Frankenstein.

          • Marco Comandè ha detto in risposta a Antonio72

            Ma che dottor frankenstein. Quello sarebbe l’ipotesi alternativa a Dio ed era quella preferita dagli gnostici nel medioevo. La legge della probabilità funziona in modo così controintuitivo che non riusciamo ad arrivarci e preferiamo contrapporlo al creazionismo. Semplicemente, le probabilità di vincere all’enalotto sono irrisorie. Ma una volta vinto, dobbiamo arrenderci all’evidenza che quelle probabilità non erano nulle. La stessa cosa per la vita: per quanto siano infinitamente basse le probabilità, il fatto di esserci arrivati significa che non erano probabilità nulle. E’ da qui che la scienza seria parte per capire l’evoluzione. In fisica si chiama principio antropico. Ma non continuare a insistere, tanto poi anche per l’enalotto le probabilità di vincere due volte, o di seguito, sono ancora più basse!

  16. enrico ha detto

    @ Mum Comandè pendesini

    Come ho già detto io ero ateo.
    Da credente, oggi, non posso non notare che vi sono, alla base delle critiche degli atei/agnostici, problemi di ordine epistemologico.

    Problema dell’origine e dell’essere.

    Questa problematica non ricade sotto il metodo scientifico.
    Per prima cosa poichè l’osservatore non può uscire dal sistema (universo).
    In seconda battuta perchè non può provare l’eternità della materia, conditio sine qua non per giustificare qualunque modello di creazione senza un creatore.

    Dunque sia la posizione del credente che dell’ ateo/agnostico sono, da questo punto di vista, posizioni fideistiche.

    Il credente ha il vantaggio della rivelazione.
    Credere nella resurrezione di Cristo è il motivo della sua certezza in un Universo creato.

    Problema del sorgere della vita.

    Questo è un problema di ordine diverso, poichè può ricadere sotto il metodo sperimentale.
    Anche se bisognerebbe precisare che le condizioni presenti nel momento in cui si è sviluppata la vita non possono essere note con certezza.
    Atmosfera presente, pressione temperatura e quant’altro.
    Ora il credente non si aspetta che la creazione avvenga a colpi di magia, questo perchè, mi pare di averlo già detto, la creazione è stata fatta per mezzo del Verbo, dunque della Ragione.
    Dunque è distinta dal creatore ed è razionalmente studiabile e comprensibile dall’uomo nei suoi meccanismi.
    Cosa diversa per il credente è l’anima che non è un epifenomeno della materia, ma viene direttamente creata da Dio.
    Dunque in generale il credente non si aspetta che il sorgere della vita sia un fenomeno incomprensibile.
    Al momento si limita a constatare che vi sono ipotesi ma non evidenze sperimentali.

    Però

    Un credente non può non notare che è strano tirare in ballo la probabilità di fenomeni non noti nei loro meccanismi.
    Che non si capisce bene il senso che talvolta l’ateo/agnostico attribuisce al termine “creazionista”.
    Che le molecole “prebiotiche” sono molecole organiche, non sono vive,
    ma è solo un gioco di parole per far sembrare provato ciò che non lo è.
    Infine, con buona pace di atei/agnostici,che l’evoluzione non è un problema….per un credente.

    • Marco Comandè ha detto in risposta a enrico

      Veramente la probabilità esiste per un’infinita casistica di fenomeni: esempio lapalissiano, la statura media della popolazione, se è 1,67 allora il 60% o più della gente gira intorno a 1,65-1,69 metri. Il 15% gira intorno a 1,55-1,65, il 15% gira intorno a 1,65-1,75. Il resto sono fenomeni rari, qualche campione arriva a giocare a pallavolo o pallacanestro. Da questa probabilità possiamo estrapolare una serie di previsioni e di mutazioni, ad esempio una deriva genetica per cui un gruppo di nanerottoli si isola in un continente circondato dall’acqua, allora la statura media si abbasserà a 1,50, con quel che ne consegue per la nuova distribuzione della popolazione.
      Altro esempio: quando c’è un virus, lo si classifica in base al suo tasso di mortalità, se è superiore all’80% allora è di classe 4 (credo), se è inferiore al 5% allora non è così pericoloso. Ma queste percentuali prese a caso hanno effetti che non sono più casuali una volta verificatisi, perchè incidono sulla riproduzione di quegli individui defunti che non faranno figli.
      Il caso esiste, la nuova filosofia religiosa dovrebbe semplicemente conciliarlo con l’esistenza e con l’esperienza vissuta. Ma andargli contro significa ripercorrere il processo a Galileo.

      • Piero ha detto in risposta a Marco Comandè

        Quindi non e’ impossibile trovare un individuo che sia alto 12 metri e 32…
        Comande’, ma e’ possibile che fai sempre ‘ste figure?

        • Marco Comandè ha detto in risposta a Piero

          Nella fisica quantistica non è impossibile che tu possa attraversare il muro, ma semplicemente improbabile. E questa non è una castroneria. Se tu evitassi toni saccenti, potresti pensare che gli uccellini discendono dai dinosauri. Ma senza voler andare così lontano, al cane sono bastati pochi geni per passare dal grosso san bernardo al chiuhahua. Uomini alti più di due metri esistono, solo che la loro struttura ossea è la stessa dell’uomo medio che sorregge 70 chili, immaginati a reggere 100 chili! Non esistono uomini giganti non perchè sia impossibile, ma perchè non avrebbero la forza di sopravvivere o, al limite, per procreare. Chi è alto più di due metri è costretto a sorreggere il bastone: lo si vede pure nelle foto.
          p.s. Mi sa che la figuraccia è tua perchè affermi che il gigante Golia non è mai esistito. Quindi non sei credente?

      • "Lorenzo" ha detto in risposta a Marco Comandè

        Povero Galileo venne condannato cosi duramente tanto da doversi spostare in ginocchio sui ceci tra Giardino di Trinità dei Monti (alloggio con cinque camere, vista sui giardini vaticani e cameriere personale); la splendida Villa dei Medici al Pincio; quindi a Siena presso l’amico e arcivescovo Ascanio Piccolomini, in seguito a Firenze nella sua casa di Costa San Giorgio e, infine, nella Villa di Arcetri, presso il Monastero delle Clarisse di San Matteo dove vivevano le sue due figlie suore…ma soprattutto la figlia più amata Virginia che viste le incredibili appena citate torture a cui fu sottoposto scelse di farsi suora (suor Celeste)……povero Galileo..

      • enrico ha detto in risposta a Marco Comandè

        @ Marco Comandè

        Cosa c’entra con il mio intervento?

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