Cavalli Sforza: «la fine del determinismo genetico»

 

di Enzo Pennetta*
*biologo

 

In un articolo su la Repubblica Francesco e Luca Cavalli Sforza affrontano la fine del determinismo genetico alla luce dello studio dei meccanismi epigenetici. L’articolo è apparso Col titolo Quando l’apprendimento può essere trasmessoe l’argomento affrontato sono le nuove conoscenze sull’epigenetica, la trasmissione di caratteri sviluppati nel corso della vita.

L’articolo inizia con una sintetica ed efficace esposizione dell’epigenetica: «Le nostre attività, quindi, oppure agenti patogeni cui siamo esposti, o ciò che mangiamo, possono modificare il modo in cui lavorano le nostre cellule. I cambiamenti non incidono sulla sequenza di DNA, che rimane immutata, ma sono trasmessi alle cellule figlie insieme al DNA della cellula madre, quando questa si divide»L’importanza dell’epigenetica in ambito antropologico è nell’aver definitivamente smentito l’idea che analizzando il DNA di una persona fosse possibile determinarne tutte le caratteristiche, un’idea che unitamente all’affermarsi dell’evoluzionismo darwiniano per selezione naturale, era stata sin dall’inizio del ‘900 all’origine della triste vicenda delle politiche eugenetiche.

Ma se il determinismo genetico viene oggi definitivamente confutato, in passato ha giustificato le politiche eugeniste che enormi drammi hanno provocato su entrambe le coste dell’Atlantico, andando dalla discriminazione verso gli immigranti avvenuta negli USA nella prima metà del XX secolo, alle più tristemente conosciute politiche eugenetiche della Germania nazista. Ma l’eugenetica ha continuato ad essere operante anche in Svezia, dove fino agli anni ’70 il Nobel per la pace (sic!) del 1982, Alva Mydral, proponeva politiche eugeniste di sterilizzazione forzata e di promozione del razzismo, idee che come abbiamo visto non solo non le impedirono di ricevere il Nobel per la pace, ma non le impedirono neanche di divenire presidente della sezione scientifica dell’UNESCO dal 1950 al 1955.

In nome del determinismo genetico si riteneva inutile spendere soldi e tempo per l’educazione dei figli di persone che “non avrebbero mai dovuto diventare genitori”, affermava nel 1922 Margaret Sanger la paladina della società basata sull’eugenetica e fondatrice di Planned Parenthood, la più grande industria dell’aborto oggi prendete al mondo. La scoperta dell’ereditarietà epigenetica rende adesso ancor più assurdo tutto questo.  Le caratteristiche che facevano etichettare come “deboli di mente” e spesso dichiarare “indesiderati” il 79% degli emigranti italiani, l’87% di quelli russi o l’83% degli ebrei, oltre ad essere frutto di discutibili test d’intelligenza, potevano essere causate da fattori epigenetici, dalle condizioni di miseria in cui quelle persone erano vissute, persone che dopo essere state relegate agli ultimi posti di una società piena di disuguaglianze, venivano anche “punite” come portatrici di caratteri negativi da eliminare con l’isolamento e la sterilizzazione.

Adesso, all’inizio del XXI secolo, la scoperta dei meccanismi epigenetici ci mette in condizione di liberarci dai dogmi che vedono tutto scritto nel DNA, il “gene egoista” di Richard Dawkins e le conseguenze di un approccio deterministico possono dunque essere messe da parte: l’ambiente e le condizioni sociali sono determinanti. La sopravvalutazione del determinismo genetico e della selezione naturale ha però portato a delle degenerazioni di cui la biologia del XX secolo è stata responsabile o quantomeno corresponsabile, e per le quali dovrebbe “chiedere scusa”, dovrebbe porgere quelle scuse che a volte vengono chieste alle religioni e che stavolta sarebbe giusto che la “scienza” offrisse a coloro che, in nome dell’eugenetica, sono stati perseguitati.

 

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37 commenti a Cavalli Sforza: «la fine del determinismo genetico»

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  1. Falena-Verde ha detto

    Un articolo che fa riflettere. Grazie al dott. Pennetta.

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  2. lorenzo ha detto

    La mente diabolica ha già precorso i tempi preparando la sua polpetta avvelenata: la sessualità non è determinata geneticamente, ma sono l’ambiente e le condizioni sociali che influenzano la scelta delle nostre preferenze sessuali.

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    • marco ha detto in risposta a lorenzo

      per favore non smettete di pregare per la mia bambina
      proviamo a farci ascoltare da Maria

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    • Enzo Pennetta ha detto in risposta a lorenzo

      Grazie a te Falena-Verde!

      @lorenzo, come vedi la biologia viene piegata alle necessità del momento: se conviene il DNA determina il destino, se non conviene non lo determina.

      La genetica e l’evoluzionismo sembrano essere diventati dei contenitori in cui ci si può mettere di tutto.

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    • Alessandro Giuliani ha detto in risposta a lorenzo

      Bè dai non esageriamo, non è che NIENTE c’entra con i geni, due gemelli si somigliano eccome, avere du cromosomi X o un X ed un Y cambia le cose.
      Evitiamo di idolatrare le cose, non è che o si scopre il sacro graal o non si scopre nulla, questo è veramente diabolico.
      Uno può dire quello che vuole in buona o cattiva fede, a noi cattolici l’esaltante compito, in questo inizio di millennio, di salvare la ragine da chi idolatrandola la vuole distruggere. E’ un compito che a mio avviso ci è estremamente congeniale in quanto è il vecchio e solido lavoro dei Padri della Chiesa da S.Agostino che si disamorava dei manichei perchè toppavano completamente con le loro nozioni abborracciate di astronomia, da San Tommaso che sottolineava la necessità del rigore nelle formulazioni delle frasi e delle definizioni, dall’enorme Blaise Pascal che si prendeva giocondamente per i fondelli chi traeva conseguenze non giustificate dalle premesse……
      Per qualche tempo (troppo) il ruolo di difensori della ragione se lo sono preso personaggi che la ragione non sapevano neanche dove abitasse..è ora che questo sconcio abbia termine.

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      • lorenzo ha detto in risposta a Alessandro Giuliani

        Sono perfettamente daccordo con lei, solamente vorrei farle un copia-incolla per motivare quanto ho scritto sopra:
        “Le istanze generali avanzate dalla gender theory trovano riscontro nell’ambito particolare della critica omosessuale, la cui versione piu radicale si esprime, per esempio, come segue: ≪A coloro che si domandano se si nasce o si diventa omosessuali, bisogna rispondere che si nasce dotati di una disponibilità erotica amplissima, rivolta prima di tutto verso se stessi e la madre e poi via via rivolta verso “tutti” gli altri, indipendentemente dal loro sesso, e verso il mondo, e che si diventa, a causa dell’educastrazione, eterosessuali o omosessuali (rimovendo gli impulsi omoerotici nel primo caso, rimovendo quelli eterosessuali nel secondo)≫.”
        Cosa ne pensa?

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        • Enzo Pennetta ha detto in risposta a lorenzo

          Come detto più volte, sembra proprio che la “scienza” contemporanea si senta di poter fare a meno delle prove di corroborazione delle sue teorie.

          Quindi la prima cosa che viene in mente è una domanda: su quali prove si basa l’affermazione in questione?

          La “Gender theory” prevede un criterio di falsificabilità?

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          • lorenzo ha detto in risposta a Enzo Pennetta

            Il problema grave è che certe teorie vengono prese per scientifiche, non essendo esperti del settore, anche all’interno del mondo cattolico facendo, ovviamente, un danno enorme.
            L’utilità di questo sito nella difesa delle verità di fede è impagabile.
            Grazie di cuore alla redazione ed a tutti i collaboratori.

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          • lorenzo ha detto in risposta a Enzo Pennetta

            Credo che il vero problema, anche per il mondo cattolico, non siano le verità scientifiche, ma le varie teorie circolanti spacciate per scienza.
            Pigliamo per esempio la teoria di Darwin: una teoria spacciata per verità scientifica che contrasta, anche nel campo della fede, l’altra “verità scientifica” estrapolata dalla Genesi.
            Un grazie sentito a tutta la redazione di UCCR ed a tutti i suoi collaboratori per l’impagabile lavoro al servizio della Verità.

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  3. Alessandro Giuliani ha detto

    Mi scordavo di dire..forse non era chiaro che questa qui sopra era una risposta per Lorenzo quando temeva che l’epigenetica fosse usata come scusa per negare l’essitenza di una sessualità ‘naturale’..l’articolo di Enzo mi trova del tutto d’accordo.

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    • Enzo Pennetta ha detto in risposta a Alessandro Giuliani

      Ciao Alessandro, ormai sono abituato al fatto che i tuoi interventi spieghino a me stesso dei risvolti di quanto ho scritto!

      Comunque direi di scriverci e tenere a mente quanto hai detto:
      ” a noi cattolici l’esaltante compito, in questo inizio di millennio, di salvare la ragione da chi idolatrandola la vuole distruggere.”>/B>

      …allora buon lavoro!

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  4. Alessandro Giuliani ha detto

    La grande marcia della distruzione intellettuale proseguirà. Tutto sarà negato. Tutto diventerà un credo. È una posizione ragionevole negare le pietre della strada; diventerà un dogma religioso riaffermarle. È una tesi razionale quella che ci vuole tutti immersi in un sogno; sarà una forma assennata di misticismo asserire che siamo tutti svegli. Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate. Noi ci ritroveremo a difendere non solo le incredibili virtù e l’incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Combatteremo per i prodigi visibili come se fossero invisibili. Guarderemo l’erba e i cieli impossibili con uno strano coraggio. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto.

    Questo ci diceva GKC un secolo fa, questo il nostro compito arduo e glorioso, ne approfitto per segnalare agli utenti UCCR l’appuntamento di Sabato alla Civiltà Cattolica, imperdibile per i fanatici Chestertoniani come me:

    http://www.news.va/it/news/civilta-cattolica-giornata-sul-grande-scrittore-in

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  5. Giorgio Masiero ha detto

    Grazie, Enzo.
    Ex falso quodlibet, da una contraddizione può discendere qualsiasi affermazione, dicevano i nostri padri logici antichi. Nessuna meraviglia quindi che le teorie post-moderne che vanno per la maggiore, dal neodarwinismo in biologia al multiverso in cosmologia al relativismo in etica, si adattino ad assorbire qualsiasi affermazione e resistano a qualsiasi evidenza: sono a priori non falsificabili, perché non vi vale il principio di non contraddizione!
    Adorano la ragione per negarla, usano la statistica per affermare l’impossibile, giustificano qualsiasi atto per determinare un’etica, pretendono di spiegare un poco postulando il tutto, ecc., ecc. E’ l’harakiri del nichilismo.
    Ironico, no?, che a difendere la dignità e la ragione umana siamo rimasti coerentemente solo noi cattolici…

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    • Enzo Pennetta ha detto in risposta a Giorgio Masiero

      Ciao Giorgio,
      la vera novità di questi ultimi tempi mi sembra che sia proprio questa crescente consapevolezza di essere custodi della ragione.
      Per una parte di cattolici, che spero cresca rapidamente di numero, sembra infatti che le “tossine” della propaganda degli “anni bui” e dei falsi sensi di colpa, stiano perdendo efficacia.
      Se il numero delle persone che apriranno gli occhi raggiungerà una “massa critica”, sarà difficile continuare a raccontare certe falsità.

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      • sto'co'frati e zappo l'orto ha detto in risposta a Enzo Pennetta

        Ed è infatti una grande responsabilità il continuare a sentirsi o dichiararsi Cattolico(e ovviamente Cristiano).

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    • Marco Comandè ha detto in risposta a Giorgio Masiero

      Se gli scienziati hanno scoperto i buchi neri, lo dobbiamo a Galileo? No. Però lui ha aperto la strada.
      Se oggi abbiamo scoperto il DNA lo dobbiamo a Darwin? No. Però lui ha aperto la strada.
      Come mai per il primo personaggio non ci sono gli stessi accanimenti?
      Ogni volta che si scopre qualcosa di negativo, subito il marchio infame: “Darwin aveva torto!”. Scoperto il DNA? “Darwin aveva torto!”. Individuata l’epigenetica? “Darwin aveva torto!”.
      Una volta avevo letto che Darwin non sapesse come si potevano trasmettere i caratteri “vantaggiosi”, quindi fece l’ipotesi lamarckiana dell’ereditarietà dei caratteri acquisiti. Ovviamente a modo suo.
      Poi la scoperta dei geni cambiò il percorso di ricerca degli scienziati, che interpretarono il darwinismo in modo diverso.
      E oggi l’ulteriore scoperta dell’epigenetica è stata assorbita dagli stessi scienziati. L’ultimo numero di Scienze (Maggio 2012), è dedicato ai geni saltatori che si incollano al DNA nel corso dell’esistenza di un individuo. Soprattutto nel cervello. La spiegazione fornita? Il caso: individui geneticamente identici non favoriscono l’evoluzione, invece queste differenze epigenetiche permettono la sopravvivenza di alcuni nel caso di catastrofi o epidemie.
      Beh? Siamo sempre nel campo della scienza, che va a rettificare continuamente le proprie conclusioni. Non dovrebbe essere una dimostrazione ulteriore della correttezza del metodo scientifico?
      Invece l’onesta manca sul fronte opposto: quello dell’Intelligen Design, del creazionismo. Quando le prove scientifiche dell’evoluzione darwiniana sono inoppugnabili, allora vengono rifiutate.
      I postulati del darwinismo sono due: 1) chi sopravvive trasmette i geni ai discendenti. 2) il caso ci impedisce di prevedere quali mutazioni saranno determinanti in futuro.
      L’anemia mediterranea fu una conseguenza della malaria. Poi le zone paludose furono bonificate e i geni dell’anemia portarono alla morte chi li possedeva.
      Ed è solo un esempio.

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      • Enzo Pennetta ha detto in risposta a Marco Comandè

        Gentile Marco,
        il paragone da lei proposto non è in realtà corretto, se proprio vogliamo indicare chi ha aperto la strada alla scoperta del DNA dovremmo fare riferimento a Gregorio Mendel e non a Darwin.
        E aggiungiamo che la scoperta delle leggi di Mendel mise profondamente in crisi il darwinismo che si riprese solo dopo averle incorporate nella Sintesi moderna del 1942 (Julian Huxley).

        Poi lei afferma:
        “I postulati del darwinismo sono due:
        1) chi sopravvive trasmette i geni ai discendenti.
        2) il caso ci impedisce di prevedere quali mutazioni saranno determinanti in futuro.”

        Mi spiace, lei trascura il postulato più importante della Sintesi moderna: il caso sarebbe all’origine dei nuovi caratteri. Ma questo non è stato mai verificato sperimentalmente (e in base ai calcoli pubblicati su questo sito dal prof. Masiero e Forastiere, difficilmente potrà esserlo).

        L’esempio dell’anemia mediterranea non è invece soddisfacente, la mutazione comporta una perdita di funzionalità che danneggia gli eritrociti portando un vantaggio solo a chi fosse colpito da malaria.
        Che esempio di evoluzione è quello che avviene con una perdita di funzione e non con un incremento d’informazione?
        Andiamo a dirlo ai malati di anemia mediterranea che la loro malattia è una prova dell’evoluzione, vediamo cosa ci rispondono…

        Marco, direi che dovrebbe cercare esempi un po’ più convincenti.

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        • Marco Comandè ha detto in risposta a Enzo Pennetta

          Darwin e Mendel erano quasi contemporanei, però il primo ignorò il secondo. Allo stesso modo, Newton scriveva sempre agli altri di non fare mai ipotesi, ma solo esperimenti, ciò nonostante inciampò continuamente nelle ipotesi, l’etere, tanto per fare l’esempio più famoso. Qualcuno vuole rimproverare Newton solo per questo? Siccome imponeva agli altri quello che negava a sè stesso, il dovere di fare esperimenti senza formulare ipotesi, allora è superato? Lo stesso Galileo rifiutò l’ipotesi che le maree fossero causate dalla gravità lunare. Embè? Darwin era un figlio del suo tempo, il darwinismo è la continuazione del suo metodo di studio ma sotto altre forme. Embè?
          Quello che a me non va è, come ho detto, che qualunque cosa viene rinfacciata a Darwin. Allora perchè non facciamo la stessa cosa con Galileo, Newton e compagnia bella? Anzi, a proposito di Mendel, visto che l’epigenetica è una smentita alle SUE leggi, perchè nessuno va a gridare che il mendelismo è morto? Quella dell’Intelligent Design non è una scienza perchè fa questo tipo di informazione.
          Il darwinismo, poi, incontrò un periodo di crisi. “Evviva!” “Finalmente quei saputelli si umiliano!”. Ma che modo di ragionare è? Quando due esperimenti si contraddicono, bisogna fare una sintesi che li concili, come nel caso della teoria dei quanti. La questione del caso è come quel gioco “Mai dire mai”. Gli scienziati sono consci che sia all’origine dei nuovi caratteri, ma vanno lo stesso a cercare cause magari ignote: geni saltazionisti, orologio genetico, combinazione di codici genetici prima non esistenti, selezione sessuale, sopravvivenza alle avversità esterne, epigenetica, speciazione, aborti spontanei, e chissà cos’altro. Una volta rimossi tutti i fattori spiegabili, cosa rimane? Il caso. Ripeto che in questo sito si dà una spiegazione distorta della legge darwiniana. Non è che debba essere Dawkins a spiegare cosa sia il caso, ma sono i suoi critici a dover spiegare come mai, siccome negano il caso, non riescono lo stesso a fare previsioni attendibili per il futuro. E’ come la scommessa sui dadi: alla lunga, la probabilità di ogni numero è un sesto, quindi un sei che non è mai uscito prima o poi dovrà spuntare, però ogni volta che si gioca quel sei ha sempre probabilità un sesto. Le due affermazioni sono scientificamente contraddittorie, eppure entrambe valide: un sesto o un mezzo?
          L’esempio della malaria è un OTTIMO esempio di evoluzione. I malati di anemia hanno una sola risposta: la manipolazione genetica. Siccome abbiamo individuato nei geni la causa della loro malattia, allora è la terapia genica la migliore risposta. Come per le piante geneticamente modificate, allo stesso modo la manipolazione dei geni degli embrioni con patologie mantiene le loro funzionalità. Però così facendo non sappiamo quali mutazioni positive verranno preventivamente diagnosticate nell’embrione. Pare che le persone prive di un determinato gene (fonte: sempre Le Scienze di questo mese, maggio 2012) non producono la proteina che permette all’Aids di agganciarsi ai linfociti e di distruggerli. Dobbiamo manipolare tutti gli embrioni futuri per rendere l’umanità immune da questo flagello? Non ho la risposta, però ipotizzo come nell’articolo: la medicina potrà scongiurare questa terapia genica estrema.
          Ipotesi e non certezza sul futuro: è questo il corollario del caso darwiniano.

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          • Enzo Pennetta ha detto in risposta a Marco Comandè

            Non capisco perché si faccia riferimento all’intelligent design, o si sta rivolgendo a qualcun altro o non è chiaro il fatto che qui nono si sostiene questa teoria.

            E’ abbastanza antiscientifico poi il ragionamento per il quale poiché eliminando tutte le possibilità che ci sono venute in mente sinora resta solo il “caso”, allora avrebbero dovuto fare così anche per spiegare il moto dei pianeti prima di Newton?
            Se l’immagina Galilei che afferma che i pianeti girano intorno al al Sole in modo casuale ma che solo le orbite che casualmente descrivono un’ellisse restano intorno al Sole per selezione naturale mentre gli altri pianeti si perdono nello spazio?!?!
            Ovviamente no, infatti quella era gente seria.

            E il neodarwinismo con il suo fare del caso il vero “dio” tappabbuchi di ciò che non si sa ancora spiegare non è una scienza seria.

            Poi le riafferma in maniera apodittica che l’esempio della malaria è un “OTTIMO” esempio di evoluzione come se il fatto di scriverlo maiuscolo cambiasse qualcosa o rispondesse alle obiezioni chele ho fatto a questa affermazione: l’anemia mediterranea è una malattia, non un caso di evoluzione.

            Le eventuali terapie geniche non sono poi un frutto della teoria darwiniana ma della biologia molecolare, affermare il contrario significa solo dichiarare la propria non conoscenza della materia.

            E poi, mi permetta, l’apoteosi finale:

            “Ipotesi e non certezza sul futuro: è questo il corollario del caso darwiniano.

            Nessuna certezza, nessuna possibilità di fare previsioni, nessun esperimento falsificante, questo sarebbe il corollario di una scienza?

            Quel Galilei che lei nomina tanto avrebbe qualcosa da ridire al riguardo… e ovviamente anche Popper e non solo lui!

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            • Marco Comandè ha detto in risposta a Enzo Pennetta

              Forse ti è sfuggita la frase sul Galileo che negava gli influssi gravitazionali della luna sulle maree. La scienza seria è quella che considera la legge della fisica quantistica, cioè di quelle probabilità casuali delle particelle infinitamente piccole che formano l’intero Universo (scusa la frase prolissa usata per non abusare del termine “caso” di Schrodinger), di quel principio di indeterminazione di Heisenberg, non come una smentita della relatività di Einstein, ma come una sua estensione: fino a un certo punto sappiamo che la fisica funziona come ce l’ha descritta Einstein, quello che c’è oltre dipende dal caso.
              E per “evento puramente casuale” si intende un qualcosa di non ancora spiegabile, ma auspicabilmente di risolto in futuro. Cos’è, finchè non si tocca il caso darwiniano, allora si può parlare di eventi stocastici e non?
              Io, poi, immagino Galileo che si entusiasma ala necessità di navigare in questo immenso Universo guidato dal caso, sperando di svelarne i misteri.
              Tanto per ribadire che le malattie sono tali solo dal punto di vista dell’homo sapiens e non dello scienziato evoluzionista, ricordo l’esempio fatto da Telmo Pievani (parlo della vosta Nemesi): una formica si arrampica su un filo d’erba, proviamo a farla cadere a terra, ma lei ritorna su e continuerà a farlo nonostante le nostre insistenze e nonostante vada contro i suoi interessi (come fa a campare in eterno lassù?). Questa è la storia, ora la spiegazione: quella formica è infetta, trasporta in sè un batterio che vive nello stomaco delle pecore, quindi è il batterio a guidare la formica verso la propria meta, sperando di venire inghiottita dalle pecore al pascolo. Chi è il buono e chi il cattivo? Una malattia per un homo sapiens può essere una cuccagna per qualche parassita.
              Ancora: come hai chiesto tu, dichiaro la mia non conoscenza della biologia molecolare. Ma considero totalmente antiscientifico affermare che la teoria darwiniana non c’entra con la biologia molecolare!
              Infine, seguendo le tue indicazioni: il corollario di una scienza è quello socratico, “Io so di non sapere, ma per questo sono avvantaggiato, perchè cerco di andare oltre le mie conoscenze limitate e non mi adagio sugli allori”.

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              • Enzo Pennetta ha detto in risposta a Marco Comandè

                Il fatto che a livello di particelle valgano le leggi del caso mostra ancor più chiaramente che invece a un livello superiore si manifestano leggi che non sono desumibili da quello inferiore.
                Così come avviene per le leggi della fisica newtoniana che non sono ricavabili dalla fisica quantistica, l’argomento da lei usato non porta alcun sostegno alla tesi del caso come esso è inteso dalla Sintesi moderna: volersi fissare sulle mutazioni dei singoli nucleotidi impedisce di guardare ad eventuali fenomeni su diversa scala.

                Che poi per “evento casuale” si intenda qualcosa di ancora non spiegato è un’affermazione che Darwin fa nell’Origine delle specie (l’ho letto, chissà quanti sostenitori di Darwin potranno dire altrettanto) ma è una frase che utilizza in modo errato e fuorviante il termine “caso”.
                Nella Sintesi moderna il “caso” è proprio quello aleatorio del calcolo delle probabilità, non qualcosa come una legge che ancora non abbiamo capito.

                Una malattia come l’anemia mediterranea (di quella stiamo parlando) è prima di tutto una perdita di funzionalità che (stavolta sì) per caso avvantaggia nell’eventualità di una patologia come la malaria, ma per l’evoluzione non basta perdere una funzione, è necessario acquisire una nuova funzione per passare dai rettili agli uccelli non basta perdere le scaglie, devono crescere piume e penne.
                Le faccio un esempio terra terra, che chiunque può capire, se mi si rompe la centralina della macchina e questa no supera i 50 Km/h avrò il vantaggio di non prendere mai multe sulla tangenziale ma non è una nuova funzione che la mia auto ha sviluppato!
                E’ sempre la stessa auto, solo che ha subito un danno: non diventerà mai qualcos’altro come ad es. un aereo o una moto.

                Infine, la scienza afferma “so di non sapere” solo in relazione ad un “so di sapere”, intendendo in questo modo l’affermazine di un limite, altrimenti il non sapere si chiama ignoranza o, peggio ancora, è l’espressione di un rinunciatario pensiero debole.

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                • Marco Comandè ha detto in risposta a Enzo Pennetta

                  Confesso di non aver capito l’ultimo assunto, che mi suona sofistico, ma solo per mia ignoranza.
                  Per replicare agli altri punti, vorrei partire da una premessa: sembra che la teoria dell’evoluzione casuale sia unica e abbia i suoi sostenitori, i quali devono scontrarsi con anti-evoluzionisti o “diversamente” evoluzionisti. Invece io ho appreso con molto piacere degli scontri tra Dawkins e Gould, il primo darwiniano ortodosso e il secondo darwiniano saltazionista. Nei dibattiti infuocati tra i due, è emerso che il vincitore è… tutti e nessuno! Gould è riuscito a inserire la teoria degli equilibri punteggiati, lunghissimi periodi di stasi accompagnati da improvvisi “salti” in avanti. Però questi salti hanno bisogno di un retroterra, cioè quei lenti mutamenti nei milioni di anni che alla fine si rivelano decisivi nei periodi rivoluzionari (es. catastrofi ambientali, mutamenti climatici, grandi estinzioni, linee di faglia della crosta terrestre).
                  Le liti fanno bene alla scienza, perchè permettono quei progressi nella conoscenza.
                  Una volta fatta questa premessa, passo a precisare che il caso inteso come calcolo della probabilità è determinante per l’indeterminazione di Heisenberg, la quale è essa stessa fondamentale per la fisica e “non qualcosa come una legge che non abbiamo capito”. Einstein infatti protestò dicendo che “Dio non gioca ai dadi!”, ma l’esperimento di Bell dimostrò che… aveva torto Einstein!
                  La domanda che io ho fatto è semplice: nonostante questi episodi, Einstein è ancora famoso e studiato e apprezzato e valido appoggio alla fisica; come mai per gli stessi motivi Darwin viene bistrattato e cancellato dai programmi della scuola italiana? Mi sembra di non aver trovato una risposta soddisfacente.
                  Ma entriamo dentro il meccanismo dell’evoluzione, cioè l’acquisizione di nuove “funzioni”, per usare la terminologia qui in uso. Il fatto più evidente è l’aumento notevole delle dimensioni del cervello dell’homo sapiens. Sono bastati pochi geni per arrivarci. Dawkins ha fatto l’ipotesi valida che la nostra fisionomia sia identica a quella di una scimmia infantile, cioè mai cresciuta. E’ possibile? L’attuale conoscenza delle malattie rare, es. la sindrome di Proteo di cui soffriva Elephant Man, fa supporre di si: al mondo, statisticamente ci sono poche persone su milioni che restano perennemente bambini o che invecchiano troppo rapidamente. Tempo fa, mi sono trovato a leggere la storia di una signorina brasiliana che deve ingurgitare migliaia di calorie al giorno tramite cibi spazzatura, restando comunque magrissima, per non dover morire.
                  Questo handicap infantile, per l’ominide ancora scimmiesco, invece di essere penalizzante, lo ha avvantaggiato! Una ricerca scientifica ha trovato una delle rare differenze genetiche tra scimmia e uomo nella conformazione dei muscoli facciali, più sviluppati per la scimmia. Il cervello, non più imprigionato in quell’ammasso di muscoli e osse craniali, ha trovato la strada spianata per l’ingrandimento. Potrebbe essere partito da qui il salto gouldiano da un equilibrio a un altro. Bada bene: sono partito da evidenze empiriche (l’infantilismo e una mutazione genetica) per fare un’ipotesi attendibile. Serietà vuole che si replichi con argomenti altrettanto validi e non con giochi numerici. Quella dei calcoli probabilistici mi ricorda la storia della lepre che non potrà mai raggiungere la tartaruga perchè deve prima colmare metà della distanza, quindi metà della metà, quindi metà della metà della metà, quindi una distanza infinita.
                  Che le nuove funzioni si acquisiscano dalle vecchie mai funzionanti non è un’eresia scientifica. Semplicemente, impedisce di supporre che siano apparse “miracolosamente”, meglio dire “religiosamente”. Infatti, nel caso non fosse così evidente, preciso che è sempre meglio accantonare come non dimostrata la comparsa dell’homo sapiens con uno schiocco di dita di Dio: questo assunto appartiene alla fede, non alla scienza.
                  Quindi non condivido il tono con cui dici che “è necessario acquisire una nuova funzione”, come se il contrario fosse antidarwiniano.
                  Ma visto che hai letto Darwin (e io no, l’ho solo spulciato ma non me ne vergogno, tanto sono i moderni ritrovati scientifici che contano, quelli a livello molecolare su cui mi documento ben volentieri), visto che l’hai letto puoi anche affermare che i suoi studi sono partiti dal viaggio nelle isole Galapagos. Sbarcato in ogni isola, scoprì che le specie erano le stesse (più che specie dovremmo parlare di “generi”, una classificazione tassonomica superiore, ma detesto questi linguaggi scientifici complicati che allontanano il comune cittadino). Erano le stesse, ma allora come mai nell’isola gigante la tartaruga era gigante, nell’isola piccola la tartaruga era… (indovina)? I moderni cacciatori di fossili hanno poi trovato una specie ominida in un’isola del continente australiano che era un homo floriens nano! Convergenze evolutive, naturalmente, e questa era solo una parentesi.
                  Dicevo che le specie erano le stesse, ma la struttura morfologica era diversa. Così Darwin prese coscienza delle variazioni fenotipiche ereditarie, ma l’ignoranza della biologia molecolare lo fece supporre che queste variazioni venissero acquisite subito prima o subito dopo il concepimento, nel primo caso le variazioni erano “acquisite” dai genitori, mentre nel secondo caso erano “acquisite” solo dall’embrione, ma poi Darwin stesso concluse che le variazioni dovevano essere ereditarie, altrimenti non potevano fissarsi nelle generazioni successive. Ricorda un po’ Lamarck, nevvero? E aveva torto!
                  Naturalmente la premessa del grande evoluzionista che aveva torto (lo dico, non ho problemi) era che dovesse esistere un isolamento riproduttivo, altrimenti le variazioni non potevano consolidarsi. In questo caso aveva ragione, ma non poteva sapere che il meccanismo era la biologia molecolare, cioè quell’orologio genetico che Piattelli ne “Gli errori di Darwin” indicava come causa di speciazione.
                  Ma arriviamo ai giorni nostri, che è meglio: Darwin appartiene al suo tempo ormai! I geni hox, ti dicono nulla? Nello sviluppo dell’embrione, sono questi geni a favorire lo sviluppo degli arti. Una duplicazione di questi geni porta a raddoppiare il numero di arti! La duplicazione può essere anche un errore di natura. Già, qua devo fare una precisazione: nella duplicazione dei milioni e miliardi di geni da una generazione a un’altra è inevitabile che qualche errore spunti, ma un errore sui geni hox porta a duplicare arti inutili. Hai presente il serpente a due teste? Qualcuno scommise che non avrebbe raggiunto l’età matura, e invece… sembra che sia stato ritrovato a distanza di tempo!
                  Questi arti inutili si atrofizzano, se non portano alcun vantaggio e non sono usati. Però vale la sindrome dell’infantilismo ominide che ho menzionato prima! La talpa, per es, non è che è cieca, semplicemente sotto terra non gli serve la vista, quindi quando da una generazione all’altra nascono cuccioli deformi che non vengono falcidiati dai predatori, in fin dei conti chi dovrebbe accorgersene? Sopravvivono e trasmettono ai nuovi nati la deformità, per milioni di anni! Fai tu il calcolo di quanti nipoti dovrebbe avere una talpa cieca dopo milioni di anni.
                  Stavo dicendo, gli arti inutili si atrofizzano e tuttavia per una legge ignota o per puro caso scoprono una funzionalità che prima non avevano! Questa è scienza. Continuare a dire che “Darwin aveva torto o ragione” significa prendere partito ideologico. Oggi si dice meglio (e mi ripeto): chi sopravvive trasmette i geni ai discendenti e il caso ci impedisce di prevedere quali mutazioni saranno determinanti per il futuro. È in questo modo che stanno ragionando i biologi di tutto il mondo. Io non ti chiedo se condividi il pensiero di Darwin, ma se riesci a negare questi due assunti. Non conta che l’individuo sopravviva a un predatore o a una malattia, ma deve trasmettere i geni: un cane sterilizzato è un fallimento evoluzionista, mentre un cervo che muore giovane dopo aver avuto l’harem per una stagione riproduttiva è un successo evoluzionista.
                  Per ribadire che questa scienza non è onnipresente, onnisciente, onnisapiente, affermo che sono favorevole alla sterilizzazione dei cani, quindi mi propongo come un darwiniano anti-darwiniano! Non ti sembra un paradosso?

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                  • Marco Comandè ha detto in risposta a Marco Comandè

                    A proposito di geni hox, duplicaizone di arti e atrofizzazione degli stessi, quanti sanno che l’homo sapiens è dotato di un pene privo di osso, mentre quelli di tanti altri animali ce l’hanno?

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  6. Canopus ha detto

    E’ la rivincita di Lamarck e la conferma che con il libero arbitrio si può modificare ciò che i nostri geni ( o i nostri istinti) ci inducono a fare

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  7. Enrico ha detto

    Grazie per gli spunti che l’articolo del prof. Pennetta ci da, vorrei ricordare che negli ultimi anni la malapianta dell’eugenetica non riconoscendo l’influenza dell’ambiente e delle condizioni sociali è arrivata a teorizzare la non esistenza della società.

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  8. Alessandro, Giorgio, Enzo sono d’accordo con voi: questi tempi di costante imbarbarimento, dovuto all’ubriacatura di una libertà senza limiti (sia nei propri riferimenti teorici, essendo la teoria scaduta in ideologia, sia, e di conseguenza, pratici, poiché ormai il paradigma “politico” è quello dell’attuazione di qualsiasi rivendicazione soggettiva), hanno profonde analogie con i tempi in cui maturò la crisi definitiva dell’impero romano e del suo ethos (sostituito da quello cattolico, che integrava mirabilmente la cultura greco-romana e il Vangelo); che furono proprio i tempi vissuti dal grandissimo Sant’Agostino. Allora come oggi il Cattolicesimo incarna l’armonia perfetta tra ragione e fede.

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    • Enrico ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

      Concordo a pieno sul parallelo storico fra i giorni nostri e la crisi dell’impero romano, in particolare sulla testimonianza che ne da il Padre della chiesa Sant’Agostino. La lettura dei testi che trattano l’argomento è diventato per me una costante cura rigenerante. Suggerirei di introdurre alla sua diagnosi un fattore che a mio parere attualizza ancor di più la crisi dell’impero romano. Si tratta dei tempi di trattamento delle informazioni da parte della macchina amministrativa.

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    • Marco Comandè ha detto in risposta a a-theòs=a-éthos

      Leggi bene le encicliche papali. Il cristianesimo viene presentato in contrapposizione al libertinaggio del paganesimo romano. E quest’ultimo non era presente nel periodo del suo crollo (cioè dopo che Costantino istituì il cristianesimo come religione di Stato), bensì nel periodo florido dell’espansione.
      C’è una rivista speciale di “Storia in Rete”, dal titolo “Erotica”, cioè la storia narrata sul piano dei costumi sessuale. Per il capitolo su Roma, dice che fino al suo auge il cittadino romano era un tipo “attivo”, cioè all’atto copulativo doveva fare il maschio davanti a qualunque altro, che sia maschio o femmina, schiavo o soldato nemico, invece da Commodo in poi seguì una schiera di imperatori “passivi” sessualmente (un modo educato per descrivere la copula), fino alla completa rovina.
      L’impero romano aveva i suoi lati positivi e negativi, così come il medioevo cristiano, la Cina confuciana, l’attuale società capitalistica, il comunismo sovietico. Ma farne delle caricature per i propri fini propagandistici non è corretto.

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  9. Lyon ha detto

    “Ora, come si offrono differenti ipotesi per spiegare uno stesso movimento di un corpo celeste (come, per il moto del Sole, l’eccentricità e l’epiciclo), l’astronomo adotterà di preferenza quella che può essere compresa piú facilmente. Il filosofo forse richiederà in piú la verisimiglianza: ma nessuno dei due comprenderà o insegnerà qualcosa di certo a meno che non gli sia rivelato per rivelazione divina.”

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  10. Lyon ha detto

    [A. Osiander], Ad lectorem de hypothesibus huius operis, Praefatio, in N. Copernici, De revolutionibus orbium coelestium

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