Tre riflessioni sul sacerdozio femminile

Patty Ryle Clay, laureata in teologia protestante presso la Emory University di Atlanta, ha lavorato come pastore metodista per 23 anni, entrando nella Chiesa cattolica nel 2009 scriveva: «Avevo un pò di pentimento nel rinunciare alle mie credenziali come pastore metodista: non poter celebrare più l’Eucaristia. Il sacro privilegio di seppellire una persona cara o di battezzare un bambino sarebbero state solo esperienze passat. Tuttavia oggi Patty ha le idee più chiare: «Non voglio e non ho bisogno di essere un prete, nemmeno in un ordine di donne cattoliche, e il mio viaggio è diverso adesso», dice. «Quando rifletto sul mio passato, la lenta realizzazione che ha portato tutta la mia vita contemplativa, l’attrazione e l’affinità con la mistica medievale, un profondo desiderio di vivere la comunità cristiana. Mi rendo conto che tutti questi fattori mi hanno portato fino ad un punto di non ritorno». Questa donna ha lasciato il suo ruolo e ha accolto con letizia il suo posto nella Chiesa cattolica, senza sentirsi discriminata o meno importante.

 

In occasione della Festa della donna, offriamo un contributo sulla questione del sacerdozio femminile, un tema di attualità, sopratutto dopo la rivoluzione femminista e il rientro nella Chiesa -dopo quasi mezzo millennio di separazione-, di una parte consistente della Comunità anglicana. La Chiesa prescinde dal tempo ed è superiore alle mode e ai movimenti politici-ideologici, tuttavia ha più volte affrontato la questione, affermando chiaramente che non vi sono motivi pregiudizievoli contro il sacerdozio alle donne.  Per chi volesse capire meglio la posizione della Chiesa, cristiani o non cristiani, credenti o non credenti, ecco tre riflessioni.

1) Diamo precedenza alla risposta del card. Joseph Ratzinger nel 2005: «La domanda è se una certa realtà viene dal Signore o no, e da che cosa sia possibile capirlo. La risposta, confermata anche da Giovanni Paolo II, che noi, come Congregazione per la Dottrina della Fede, abbiamo dato in merito al problema dell’ordinazione delle donne non dice che ora il Papa ha posto un atto dottrinale infallibile. Egli ha piuttosto constatato che la Chiesa, i vescovi di ogni luogo e tempo, hanno sempre insegnato questo e hanno sempre agito in questo modo […]. Non si tratta dunque, come detto precedentemente, di un atto di infallibilità posto dal Papa, ma il suo carattere vincolante si basa sulla continuità della tradizione. Infatti questa continuità dall’origine è già qualcosa di molto importante. Tanto più che allora non era affatto una cosa ovvia. Infatti, le antiche religioni conoscevano l’istituzione delle sacerdotesse, e lo stesso avveniva anche nei movimenti gnostici […]. La tradizione non è nata dal mondo circostante, ma dall’interno del cristianesimo». (Da Peter Seewald, Joseph Ratzinger, “Il sale della terra: Cristianesimo e Chiesa Cattolica nel XXI secolo”, Edizioni San Paolo 2005). L’attuale Pontefice si è spesso rivolto alle donne, sottolineando la loro genialità e la quantità di Sante che hanno segnato in modo indelebile il percorso del cristianesimo nell’Europa e nel mondo.

2) Nel 2009 lo scrittore Vittorio Messori ha ripreso la questione rispondendo ad un articolo di Aldo Cazzullo. In quell’occasione ha parlato dell’ordinazione maschile come di «intangibile ‘elemento costitutivo’ della Chiesa non solo cattolica, ma anche ortodossa». Ha quindi citato la lettera «Ordinatio Sacerdotalis» (1994) di Giovanni Paolo II: «Al fine di togliere ogni dubbio su una questione di grande importanza, che attiene alla stessa divina costituzione della Chiesa, in virtù del mio ministero di confermare i fratelli, dichiaro che la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire a donne l’ordinazione sacerdotale […]. Il fatto che Maria Santissima, Madre di Dio e della Chiesa, non abbia ricevuto la missione propria degli apostoli né il sacerdozio ministeriale, mostra chiaramente che la non ammissione delle donne all’ordinazione non può significare una loro minore dignità o una discriminazione. Il ruolo femminile nella vita e nella missione della Chiesa, pur non essendo legato al sacerdozio ministeriale, resta assolutamente necessario e insostituibile». Sono migliaia oggi le donne che «hanno responsabilità di direzione nella Chiesa universale», come ha spiegato Claudine Gatayija Uwizera sull’Osservatore Romano. Messori continua a citare Giovanni Paolo II,: «Nell’ammissione al servizio sacerdotale, la Chiesa ha riconosciuto come norma il modo di agire del suo Signore nella scelta di dodici uomini che ha posto a fondamento della sua Chiesa». Anche se volessimo, non possiamo, si obbedisce «a una rivelazione, non a una ideologia umana». Ovviamente questo -sottolinea Messori- è comprensibile solo in una prospettiva di fede.

3) Segnaliamo infine la risposta data pochi mesi fa da padre Angelo Bellon sul bellissimo sito “Amici Domenicani”: «la Chiesa non porta nessuna motivazione per dire che la donna sia meno capace dell’uomo di svolgere il compito inerente all’Ordine sacro. Si potrebbe addirittura dire che la donna sembri più adatta. Ma non si può pensare che il Signore, che ha mostrato di non temere affatto di andare contro le tradizioni degli uomini, abbia voluto tener conto della mentalità del tempo». Gesù, continua il domenicano, «dal momento che sapeva benissimo di istituire la Chiesa e che ne garantiva la durata fino alla fine del mondo, avrebbe potuto – se voleva – porre delle premesse per una maggiore adattabilità su questo punto, tanto più che in Israele c’erano donne che spendevano la propria vita per dedicarsi al servizio del tempio». Viene anche fornita una motivazione teologica opportuna, aldilà della fedeltà alla Tradizione e alla decisione di Gesù: «Poiché i sacramenti sono segni sacri e l’ordine sacro è costituito di persone e non di cose, il maschio esprime più visibilmente il mistero di Cristo sposo e salvatore della Chiesa e di ciascuno di noi». L’importanza è alla santità e non tanto alla funzione svolta: «Anche un bambino può essere più santo di un prete o di un vescovo». A proposito di bambini: tra i milioni di pellegrini di Lourdes pochi sanno il nome del parroco e forse nessuno quello del vescovo, ma tutti conoscono e venerano la piccola analfabeta che Maria scelse come sua portavoce e che la Chiesa, gestita da uomini, pose sugli altari.

Antonio Tedesco e Luca Pavani

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