University of Missouri: chi è religioso ha migliore salute mentale e fisica

Essere Cristiani e praticanti aiuterebbe nel momento del bisogno. Detto così potrebbe sembrare una banalità ma indubbiamente non lo è se ad evidenziarlo è uno studio dei ricercatori dell’Università del Missouri pubblicato sull’autorevole “Journal of Religion, Disability & Health”.

Il gruppo di ricercatori di psicologia della salute ha infatti constatato con entusiasmo come gli ultimi risultati ottenuti confermino per l’ennesima volta l’idea che «la religione possa aiutare ad attenuare le conseguenze negative derivanti da un male cronico». Lo studio ha evidenziato come la frequenza ad attività religiose e spirituali è associata ad una migliore salute mentale per le donne e mentale e fisica per gli uomini affetti da una malattia cronica o disabilità.

Per le prime, il miglioramento è collegato a esperienze di spiritualità e perdono quotidiano, che suggerisce implicitamente come vivere anche in semplice coerenza con il Vangelo, toccando la pienezza misericordiosa della fede aiuti nel lungo e doloroso percorso contro le patologie croniche. Per gli uomini –evidenzia la ricerca- un ruolo primario è costituito dal supporto pastorale e della comunità.

Dai risultati dello studio, emerge anche, in contrasto con quanto sostenuto da altre pubblicazioni,  che entrambi i sessi approfondiscono l’esperienza di fede e comunitaria in egual misura, nonostante gli uomini siano mediamente considerati meno “religiosi” o “spirituali” delle donne. «Per quanto le donne sono generalmente più religiose o spirituali degli uomini, abbiamo constatato come entrambi possano aumentare il loro affidamento alle proprie risorse religiose o spirituali nell’affrontare il peggioramento di una malattia o di una disabilità» ha commentato Brick Johnstone, uno degli autori della ricerca. La notizia è stata ripresa da ScienceDaily.com.

Nicola Z.

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16 commenti a University of Missouri: chi è religioso ha migliore salute mentale e fisica

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  1. Fabio Moraldi ha detto

    Mi piace che queste notizie dimostrino come i credenti in media abbiano anche una vita qualitativamente migliore…non si sa chi ha la verità, però alcuni vivono mediamente meglio e alcuni mediamente peggio…forse può essere un criterio a posteriori per valutare chi ha ragione?

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    • Antony ha detto in risposta a Fabio Moraldi

      Che sia un criterio (“un indizio”) a posteriori non lo so, però è affascinante capire il PERCHE’ l’uomo risponda positivamente anche con il suo corpo, alla fede in Dio. Questo la scienza non può dircelo.

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    • Norberto ha detto in risposta a Fabio Moraldi

      Faccio notare che poi essendo studi fatti in america, il campione sarà stato per forza di fede cristiana (oltre l’80% sono cristiani, di cui il 50% è cattolico).

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  2. Maffo ha detto

    Non so come facciano a fare questi studi, comunque mi pare evidente che la natura umana trovi corrispondenza positiva in Dio, ovvero verso il Padre.

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  3. Luke ha detto

    Guardate questi viscidi uaarini che vanno scrivendo, anche sulle tragedie sperano di ricarmare sopra polemiche assurde e articoli beoti:

    http://www.uaar.it/news/2011/11/05/nota-uaar-sul-disastro-genova/

    Attaccano la Chiesa denigrandola del “solo” Milione destinato alla città, quando da parte loro non fanno un emerito caz*o se non rimanere davanti ai PC come vegetali, sputando veleno e adescando adepti alla loro Religione del Ridicolo .
    Davvero esilarante la parte in cui dicono che anche l’uaar starebbe “portando aiuto a chi ne ha bisogno” … ebbene, come ? In che modo ? Avesse proferito una frase tanto generica la CEI, senza entrare nei dettagli dell’operazione, gli uaarini sarebbero insorti aggredendo la Chiesa e chiedendo sino all’ultima partita fiscale che documentasse le effettive azioni solidaristiche della Chiesa Cattolica Italiana .
    Ed ora loro invece, che starebbero facendo per “aiutare con la solidarietà dell’uomo” Genova ? E dove sarebbero questi uaarini, chi li ha visti in mezzo al fango ? Si può indagare in merito ? Magari esce fuori la loro solita figura miserrima . Invece di criticare, perché non tirano fuori anche loro tutto ciò che hanno per aiutare le vittime, come già sta facendo la Chiesa ? .
    Vediamo se esiste per davvero questa “solidarietà umana uaarina”, sù .

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  4. Lucio ha detto

    Sicuramente viviamo meglio di chi sostiene che la morale e’ solo una convenzione tra uomini, che la vita non ha senso, che il mondo esiste per caso, che l’autoconsapevolezza e’ una illusione……

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  5. Lucio ha detto

    Vorrei segnalarvi un articolo di E. Boncinelli che mi sembra mostrare in modo esemplare quanti pregiudizi e quanta ignoranza circolino negli ambienti scientisti riguardo alla religione Cattolica:
    “Torna il sacro e sfida l’Illuminismo” di E. Boncinelli.

    La religione, al pari di tutte le convinzioni parareligiose, rassicura e deresponsabiizza, e non saprei dire quale dei due aspetti sia piu’ ben accetto agli individui che la professano. Se l’aspetto della rassicurazione non ci deve riguardare piu’ di tanto, e’ sull’aspetto della deresponsabilizzazione che la modernita’ ha qualcosa da dire.
    Uno dei primi compiti delle religioni è stato quello di spiegare l’origine e la natura del mondo. Dal punto di vista conoscitivo e razionale questo non sembra avere oggi piu’ molta importanza, mentre sul versante emotivo sembra avere ancora grande presa su molti, che appaiono dirsi: “Dio pensa a me, quindi non sono solo e abbandonato”. Per chi ci crede, cio’ ha un grande significato, perché da’ un senso complessivo alla vita e alla morte e fornisce una speranza per cio’ che potra’ accadere dopo la vita terrena. C’è una lieve sfumatura di deresponsabilizzazione in tutto questo, ma non la vedo eccessiva e non me la sentirei di insidiare tale convinzione a qualcuno che ce l’ha, se davvero ce l’ha. Si tratta comunque di una faccenda privata.
    A metà strada fra la sfera privata e quella pubblica si trova invece la vocazione etica della religione; di tutte le religioni, ma soprattutto di quella cattolica che ci riguarda piu’ da vicino. Ciascuno si deve comportare bene per far piacere a Dio e per non incorrere nella sua ira. Questa semplice affermazione ha a sua volta due risvolti: l’assunzione implicita che sotto questa spinta gli esseri umani si comportino meglio e la delega che viene cosi’ conferita ai ministri di culto perché accertino e comunichino quale sia il comportamento etico giusto da tenere in ogni circostanza.
    La prima assunzione è molto probabilmente priva di fondamento: non c’è nessuna evidenza statistica che un credente si comporti in media meglio di un non credente. A noi oggi non piace poi, come non piaceva a Kant e ad altri filosofi di quei tempi, l’idea che un essere umano si comporti bene perche’ deve e per paura di un castigo. Questo e’ uno dei motivi di piu’ acuto contrasto tra il pensiero laico e quello religioso. Lo spirito laico richiederebbe una libera scelta individuale e un comportamento retto anche se maturato in un clima di autonomia interiore.
    A maggior ragione non ci piace la delega per l’etica che il clero si e’ attribuito. Nessuno puo’ legiferare per nessuno in tema di morale. Non ci deve essere un’etica individuale quindi? Non scherziamo! La messa a fuoco di un’etica individuale e’ importate per il pensiero laico quanto e piu’ che per il magistero cattolico, anche se, rispetto alle posizioni del secondo, il primo auspica una maggiore attenzione al caso singolo e alle istanze dell’individuo e una minore rigidita’. Su questo tema si e’ scritto tanto e io stesso ne ho parlato nel mio libro Il male (Mondadori 2007).
    Il fatto e’ che una volta che un’autorita’ si arroga il diritto di legiferare sul tema del retto comportamento, e’ facile per essa passare dalle questioni di morale individuale a quelle che definirei di etica sociale. E qui si entra decisamente nella sfera del pubblico, con l’aspetto dell’etica sociale appunto, del quale tanto si parla in questo momento, con l’argomento del valore di coesione sociale della fede, e con la propensione piu’ o meno dissimulata per l’instaurazione di una sorta di teocrazia.
    Brevemente, se non si vede quale diritto abbia il clero di decidere sui temi della morale individuale, ancora meno si pur accettare che si detti legge in tema di etica sociale. In secondo luogo, l’appartenenza a una stessa fede poteva essere uno stimolo alla coesione sociale in una societa’ caratterizzata da una sola confessione, ma diviene elemento di destabilizzazione, se non di aperto conflitto, in una d societa’ transnazionale che ospita fedi diverse, inclusa l’assenza di una fede dichiarata.
    Che dire, infine, dei continui tentativi di far assumere alla fede in una confessione la veste di un’appartenenza e di una militanza politica? Davanti alla presente offensiva del pensiero cattolico per la riconquista delle posizioni perdute, e’ quindi piu’ che legittimo che chi si sente legato all’ideale di una società laica metta in atto una controffensiva di argomentazioni e di messe in guardia, anche se non ci si puo’ attendere da quest’azione piu’ di quanto essa possa dare, atteso che quella di fare proseliti non e’ mai stata una vocazione laica, mentre e’, e dichiaratamente, una vocazione fondamentale dell’anima cattolica.
    C’ e’ un ultimo aspetto. E’ di moda oggi esultare, anche da parte di autori considerati laici, per un certo recente “ritorno del sacro”. Non so bene di cosa si parli e di che cosa dovremmo esultare: il senso del sacro vive di ignoranza, di paure e di oscure minacce, confina con la superstizione e dispone al fatalismo e al fanatismo. Se c’ e’ veramente questo ritorno del sacro, significa che l’Occidente tenta di rientrare in quello stato di minorita’ dal quale l’llluminismo, secondo Kant, l’aveva a suo tempo affrancato.

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  6. Nicola ha detto

    Stringi stringi la questione è che i cristiani mangiano bene. Magari ci sono (o sono concepibili) anche religioni più salutari del cristianesimo (nel senso che impongono migliori regimi alimentari), non so. Certo piuttosto che auto-imporsi una religione per mangiare meglio, non sarebbe meglio auto-imporsi direttamente una dieta??

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    • Salvo ha detto in risposta a Nicola

      La battuta è simpatica…tuttavia è campata per aria…nessuno ha mai parlato di alimentazione, ma leggendo l’articolo (è pure breve 🙂 ) si parla di superamento di malattie croniche e superamento di situazioni negative.

      Nessuna dieta, nessuna alimentazione. O come dice Povia, “nessuna terapia, nessuna guarigione”.

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    • Lucio ha detto in risposta a Nicola

      Caro Nicola, la profondita’ del tuo ragionamento mi ha letteralmente sconvolto…. credo che non andro’ piu’ alla messa… devi essere un genio!!

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      • Nicola ha detto in risposta a Lucio

        Grazie Lucio & Salvo. Lucio, vai pure a messa 🙂 Non intendo convincere nessuno a disertare la messa.

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        • Bano ha detto in risposta a Nicola

          Non credo che nemmeno ci riusciresti 🙂

          Comunque ti invito anch’io ad elevare i termini della discussione e a leggere veramente l’articolo senza pregiudizi. Sarebbe utile per tutti un dialogo senza provocazioni sciocchine.

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        • Lucio ha detto in risposta a Nicola

          La mia e’ una risposta sciocca ad una affermazione sciocca. Se vuoi fare una critica sei libero di farlo (e potrei anche ringraziarti) ma cerca in maniera costruttiva….

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