Le scuole private fanno risparmiare 6 milioni di euro allo Stato

Le scuole private paritarie fanno risparmiare allo Stato quasi sei milioni di euro. Lo stabilisce una ricerca eseguita dal dipartimento di Scienze antropologiche della facoltà di Scienze della formazione dell’Università di Genova, sotto la guida della professoressa Luisa Ribolzi. Ed è anche l’opinione dell’Agesc, l’Associazione dei genitori delle scuole cattoliche, che chiedono più finanziamenti allo Stato perché comunque l’amministrazione pubblica ci guadagna.

Se lo Stato incentivasse il passaggio dalla pubblica alla paritaria con un bonus di 500 euro annui per studente risparmierebbe comunque perché quello studente costerebbe di meno che se continuasse a frequentare la scuola pubblica. Basterebbe soltanto guardare la differenza tra la spesa media dello Stato per uno studente del liceo pubblico, 7.147 euro, e la spesa dello Stato per uno studente che va alla paritaria: 51 euro.

Anche nella scuola d’infanzia c’è un grande risparmio: 5.828 € contro i 584 € per coloro che vanno alle paritarie. Nella scuola primaria si parla di 6.525€ contro gli 866€ e alle medie 7.232€ contro 106€. Senza le scuole paritarie lo Stato non riuscirebbe a sostenere il costo di tutti gli alunni e tantissimi studenti non potrebbero andare a scuola.

Lo Stato, sostengono i ricercatori di Genova, risparmierebbe il 20% se permettesse a quella percentuale di famiglie che non si può permettere di spostarsi nelle paritarie con un incentivo di circa 500 euro annui.

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146 commenti a Le scuole private fanno risparmiare 6 milioni di euro allo Stato

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  1. alèudin ha detto

    non ho capito se ci sono rette da pagare da parte degli studenti/famiglie per frequentare tali scuole.

  2. Piero ha detto

    “Vaticano pagaci il debito” eh?
    “No ai finanziamenti alle scuole cattoliche” eh?

    • Gunners ha detto in risposta a Piero

      Ma mettiamola così:
      Chi frequenta la scuola privata si può permettere di pagare qualcosina in più mentre la scuola pubblica è allo sfascio (e noi sappiamo il perché) e potrebbero giovarle molto i soldi che sono destinati alle scuole paritarie (poi li sprecherebbero 😀 ma questo è un altro paio di maniche)

      • Mimmo ha detto in risposta a Gunners

        La scuola privata è allo sfascio perchè viene comandata dal Vaticano e dall’università Cattolica di Milano!

      • Piero ha detto in risposta a Gunners

        Non e’ affatto vero.
        Conosco gente che si fa il c… per mandare il figlio/a “dalle suore”.
        Gente che il padre risparmia piu’ che puo’, pur di fare avere un’educazione, non solo “cattolica” nel vero senso della parola, ma in tutti i sensi.
        Senza che ci siano “OKKupazioni” varie, insegnanti cheguevaristi, o assenteisti, o come il nostro amico “filosofo”.

        • Riccardo ha detto in risposta a Piero

          Confermo quello che dice Piero al 100%!

        • Piero ha detto in risposta a Piero

          La scuola pubblica e’ allo sfascio perche’ si e’ ridotta a stipendificio della CGIL e (in misura minore) CISL.
          Vedi la pagliacciata dei maestri “multipli” gia’ alle elementari, nonostante il tracollo della natalita’.
          TUTTE le risorse vanno semplicemente per pagare gli stipendi ai docenti e bidelli (che tra l’altro non fanno piu’ quello che facevano una volta, e si spendono altri soldi per appaltare le pulizie a imprese private).
          Oltre che a “diplomificio”, perche’ guai a colpevolizzare lo studente asino, guai a mettere un 5, potrebbe segnarlo per tutta la vita.

          • Gunners ha detto in risposta a Piero

            Piero ti quoto ma ho ascoltato per centinaia di volte queste cose alle superiori e mi capitava di litigare con i miei coetanei per fargli capire che investire 5 per avere una educazione da 30 (scuola privata) è meglio che spendere 30 per avere una educazione da 10 (scuola pubblica).

            Riportavo solo il pensiero dello studente medio che manifesta contro le scuole paritarie . . .

          • J.B. ha detto in risposta a Piero

            Però nella privata se hai il papà ricco nn vieni bocciato anche se lo meriteresti, o comunque hai voti più alti… beh… anche nella pubblica. Si insomma non è che una è oro e l’altra e plastica… diciamo. NN è vero lo stereotipo che alla privata esce gente con il quoziente intellettivo del plancton, pensate all’amatissimo giornalista Marco Travaglio (amato da chi difende la scuola pubblica contro la privata) o a Piergiorgio Odifreddi (limitatamente al sapere Matematico).

            L’esistenza della scuola privata in Italia va ricercata, giustificata e motivata, principalmente ed essenziale x una sorta di democrazia educativa… se i genitori vogliono impartire ai figli una educazione cattolica (o comunque riferita ad altre tipologie di scuole private) e non statale sono liberi di farlo… e lo stato deve dare un contributo (mica deve pagare tutto ci mencherebbe) a chi nn ce la fa a sopportare il pes dell’intera retta 🙂 si perchè si dice “ma se uno vuole mandare suo figlio dai preti paga lui e nn lo stato” … e il belo è che viene detto da gente diciamo dell’ala “populista”… così facendo però nn fanno altro che precludere ai poveri (intesi come classe media) un’educazione che altrimenti potrebbero avere solo i ricchi … cosa vogliono/vogliamo fare? lasciare sempre tutto il meglio ai ricchi e ai poveri “ciumbia”? 🙁

            Poi è un dato di fatto anche economico… la scuola pubblica prende 20 MILIARDI… quella privata appena 600 e l’anno prox prenderà solo 200 milioni!! per cui NN è vero che la pubblica è dissanguata da quella privata! è un DATO DI FATTO che era in Italia ogni volta che si è provato a dare fondi aggiuntivi all’istruzione questi siano finiti in stipendi.. o comunque si siano fermati prima di arrivare effettivamente alle scuole! e ai laboratori? e ai progetti x gli studenti? boh! Un bravo amministratore pubblico andrebbe a controllare e limitare gli sprechi di quei 20 miliardi… un’amministratore stupido toglie i soldi alla privata! (che già ne prende pochi).

            Poi qualcuno ha proposto di destinare parte dell’8×1000 alla scuola pubblica… ma che bravo! e la gente ci casca… perchè dove sta scritto o dove si trova la garanzia che gli ipotetici soldi destinati dalla quota dell’8×1000 x la scuola pubblica andranno ad AGGIUNGERSI al budget già presente .. o che invece (come è probabile) verranno tolti e destinati ad altro i soldi che si recupererebbero da un ipotetico 8×1000??? boh 🙂 senza contare di come, sempre ipoteticamente, verranno spesi (e nn dico + niente)

            • Piero ha detto in risposta a J.B.

              e il belo è che viene detto da gente diciamo dell’ala “populista”… così facendo però nn fanno altro che precludere ai poveri (intesi come classe media) un’educazione che altrimenti potrebbero avere solo i ricchi … cosa vogliono/vogliamo fare? lasciare sempre tutto il meglio ai ricchi e ai poveri “ciumbia”? 🙁

              Non sai che “bene” faccia vedere il cappotto di un padre LETTERALMENTE A BRANDELLI pur di fare andare il figlio a scuola, magari mentre stai mangiando l’ultimo boccone di pun panino e il resto lo butti “perche’ non mi va piu'”, come ti rimane per bene nel gargarozzo…

              • J.B. ha detto in risposta a Piero

                In fatti nn nego che ci siano delle famiglie che si sacrificano pur di mandare i figli a scuola privata… ma partivo dal presupposto che fosse una scuola per ricchi 🙂 x questo un contributo statale per le famiglie a reddito medio o basso è d’obbligo.

          • edoardo ha detto in risposta a Piero

            Se permetti, io sono insegnante (chimica) di III fascia in scuole superiori (ITIS e IPSIA).
            Non sono per niente d’accordo sulle scuole “diplomificio”.
            Qualcuna lo è, ma dai tecnici se sei un fannullone ti cacciano.
            Da noi si impara a lavorare e gestire problemi tecnici, non è assolutamente un diplomificio.
            La chimica la debbono sapere e la sanno, altrimenti per loro la maturità è più irragiungibile della Luna.
            Al laboratorio lavorano molto.
            Glielo faccio io, e gli faccio approfondimenti su singoli argomenti, visto che opero in particolare in campo idrogeologico, geochimico e minerario.
            Approfondimenti non compresi nel programma, dunque con me fanno di più del minimo richiesto (anche le reazioni nucleari).
            L’ITIS dove insegno io NON è un diplomificio, è una scuola dura, ed il diploma vale ancora, ed il trend è per continuare a valere.
            Il mondo del lavoro necessita più chimici di quanti ne sfornino le scuole, nonostante la crisi.

            • Piero ha detto in risposta a edoardo

              Il tuo sara’ certamente un caso particolare, ma visto l’andazzo, il numero di bocciati, la posizione in classifica degli studenti italiani (e basta vedere come parlano) direi che le cose PURTROPPO stanno come dico io.

  3. Alessandra ha detto

    OT OT

    Vi metto a parte del nuovo portale che sarà lanciato sabato

    http://www.aleteia.org/index_it.html

    Mi pare un progetto molto interessante.

  4. Michele ha detto

    http://faesmilano.it/mediacenter/news/2010-06-15/cio-che-ci-rende-unici.html

    Se si va a finanziare scuole di questo tipo, tanto di guadagnato: avremmo un serio organo di educazione in Italia, per una volta.
    Invece spendiamo milioni per la scuola nozionistica, calpestando geni nostrani come la Montessori per motivi ideologici, e proponendo una dannosa (oltre che notevolmente obsoleta) coeducazione per minare i rapporti interpersonali tra i cittadini.

  5. Pino ha detto

    mi sembra una sottostima del vero risparmio che lo Stato consegue grazie alle scuole cattoliche. Se ben ricordo, ma potrei anche sbagliare, sono circa 500mila gli studenti delle scuole cattoliche di ogni ordine e grado. Immaginiamo che lo Stato debba predisporre e sostenere i costi per le scuole, gli insegnanti, il personale amministrativo ecc. du tutta questa massa di studenti. Mi ricordo di aver letto che il risparmio vero per lo Stato determinato dalla presenza della scuola cattolica si aggira sui 3 miliardi di euro. A fronte di questo risparmio cosa dà lo Stato? Nulla o quasi essendo l’onere a carico solo delle famiglie.

    • Piero ha detto in risposta a Pino

      sbagli (per difetto). Qui dice che gli studenti sono (nell’anno scolastico 2006/2007) 920.214.
      Anche facendo una media grossolana della cifra che lo stato spende per i vari gradi per ogni studente, diciamo a €6.000,00 (media grossolana tra 7.147 euro e 5.828 €) avremmo = € 5.521.284.000 che lo stato spenderebbe in piu’.

      • Pino ha detto in risposta a Piero

        perfetto, grazie mille, poi a questo andrebbe aggiunto il risparmio che lo Stato consegue per tutta l’attività caritativa svolta dalla Chiesa (Caritas ed altre organizzazioni) che porterebbe facilmente il risparmio a 10 miliardi di euro. E poi dobbiamo sorbirci le prediche della stampa laicista con Repubblica e Corriere in testa che fanno la lezioncina sui 900 milioni dell’8×1000. Ricordo che l’8 per mille deriva dall’aggiornamento del Concordato del ’29 fra Stato e Chiesa che chiuse la questione romana con indennizzi patrimoniali ridicoli rispetto al valore dei beni espropriati con la presa di porta Pia.

        • Piero ha detto in risposta a Pino

          E poi dobbiamo sorbirci le prediche della stampa laicista con Repubblica e Corriere in testa che fanno la lezioncina sui 900 milioni dell’8×1000. Ricordo che l’8 per mille deriva dall’aggiornamento del Concordato del ’29 fra Stato e Chiesa che chiuse la questione romana con indennizzi patrimoniali ridicoli rispetto al valore dei beni espropriati con la presa di porta Pia.

          Per non parlare dei ritorni dovuti ai beni della Chiesa, che a questo punto dovrebbero avere un ROI di qualche MILIONE.
          Secondo voi i turisti che vengono in Italia, ci vengono per vedere il dito medio alzato di Cattelan, o per le meravigliose opere del Vaticano, delle Chiese?
          Ma per favore…

          • Gunners ha detto in risposta a Piero

            io vado in piazza del duomo più per mangiare da luini che per vedere la madonnina ahahahahahhahah.

            A parte gli scherzi, se vedessimo, per assurdo, i preti anche solo come custodi delle opere d’arte custodite nelle chiese capiremmo che stiamo risparmiando un sacco di soldi visto che nei musei ci sono 3 persone per una sala di 3×3 metri solo per dare qualche posticino di lavoro ai cugini di cugini di cugini

  6. Ing, Dani ha detto

    Non sono d’accordo al finanziamento delle scuole private da parte dello Stato. Andare a una scuola privata è una scelta personale e quindi chi la persegue se ne assume tutti gli oneri.
    La scuola primaria deve essere quella pubblica, poichè l’istruzione è un diritto e deve essere lo stato a fornirla. Quindi lo stato deve finanziare la scuola pubblica e il privato deve restare privato!
    Sono cristiano cattolico razionale e praticante ma in ogni caso dico no ai finanziamenti alla scuola privata, cattolica o no che sia.
    E’ proprio il principio che non regge. Siamo cittadini italiani e possiamo benissimo andare alla scuola pubblica come hanno fatto milioni di bambini e ragazzi, compreso il sottoscritto; chi vuole la scuola privata liberissimo di farlo ma a suo unico ed esclusivo carico.

    • Jack ha detto in risposta a Ing, Dani

      Si però non c’entri il punto del discorso….lo Stato non riesce ad accogliere tutti gli studenti e deve farsi aiutare dalle scuole private, risparmiando così notevole denaro. E’ giusto dunque un riconoscimento finanziario per non aggravare le famiglie che scelgono un’istruzione nelle scuole private e lo stipendio dei docenti.

      • Ing, Dani ha detto in risposta a Jack

        “Si però non c’entri il punto del discorso….lo Stato non riesce ad accogliere tutti gli studenti e deve farsi aiutare dalle scuole private” E questo è un problema strutturale e di organizzazione della scuola che DEVE essere risolto a priori.

        “E’ giusto dunque un riconoscimento finanziario per non aggravare le famiglie che scelgono un’istruzione nelle scuole private” No secondo me non è giusto, chi sceglie la scuola privata è consapevole dei costi e deve farsene carico.

        “…e lo stipendio dei docenti.” No, la scuola privata è un’azienda a tutti gli effetti… quindi…
        Altrimenti anche la piccola azienda dove lavoro dovrebbe chiedere aiuti allo stato perchè a volte è difficile riuscire a pagare tutti gli stipendi”

        • J.B. ha detto in risposta a Ing, Dani

          “così facendo però nn fanno altro che precludere ai poveri (intesi come classe media) un’educazione che altrimenti potrebbero avere solo i ricchi … cosa vogliono/vogliamo fare? lasciare sempre tutto il meglio ai ricchi e ai poveri niente?”

    • Michele ha detto in risposta a Ing, Dani

      Andare alla scuola privata sarà pure una scelta personale, ma siamo sicuri che lo è ancora quando lo stato non garantisce i posti nelle sue scuole?
      Quando l’Italia fornirà un sistema educativo degno di tale nome, allora potrò anche essere d’accordo con te.

      • Pino ha detto in risposta a Michele

        non è solo una questione di posti. La libertà di educazione è uno dei valori non negoziabili, e uno non mi può venire a dire che la scelta è “libera” come fa Dani, quando occorre sostenere un costo che molte famiglie non possono sostenere. Quindi lo Stato NON garantisce libertà di scelta ma impone l’educazione pubblica (e oggi sappiamo benissimo quale sia l’orientamento ideologico prevalente nella scuola pubblica!) per chi non può permettersi per i figli una scuola privata ed un tipo di educazione che riterrebbe più consono al suo modo di pensare l’educazione dei figli. Quindi lo Stato, oltre a riconoscere economicamente il risparmio che ottiene, dovrebbe mettere tutti nelle condizioni MATERIALI di poter compiere una scelta, cosa che oggi non è.

        • Piero ha detto in risposta a Pino

          quoto al 100%
          Al contrario di quanto vogliono fare credere gli altri, E’ SOLO UNA QUESTIONE DI EQUITA’.

    • Piero ha detto in risposta a Ing, Dani

      Innanzitutto chi va alla scuola privata finanzia pure quella pubblica (con le sue tasse). Quindi, non solo paga per se’, ma paga pure per gli altri.
      Il Bonus-scuola e’ nato appunto per SGRAVARE di un po’ le tasse salate che uno paga per mandare il figlio ad una scuola privata.
      Inoltre si dovrebbe avere un po’ piu’ di rispetto per l’educazione che uno vuole dare ai propri figli. La Costituzione che molti hanno in bocca ad ogni pie’ sospinto, riconosce alla famiglia il ruolo primario di educatrice delle generazioni che verranno. Se uno non vuole la, in certi casi, schifosa educazione, che certe volte viene data alla scuola statale, e’ giusto che possa avere quanto meno scontato quello che NON CONSUMA nella scuola pubblica.

      • Pino ha detto in risposta a Piero

        appunto, qui c’è gente che si tira pippe mentali, poi la realtà è ben altra. Se da un giorno all’altro la Chiesa italiana decidesse di chiudere tutte le scuole cattoliche voglio proprio divertirmi a vedere cosa succede. Sarebbe una mossa da fare, poi il governo di turno correrebbe dai preti con una montagna di soldi in mano per evitare il collasso del sistema scolastico. Altra cosa ridicola che si continua a ripetere: l’educazione nelle scuole private è privata. Palle! E’ un servizio PUBBLICO non privato, perchè le scuole private seguono i programmi stabiliti dal Ministero dell’Istruzione, non se li inventano loro.

        • Piero ha detto in risposta a Pino

          Se da un giorno all’altro la Chiesa italiana decidesse di chiudere tutte le scuole cattoliche voglio proprio divertirmi a vedere cosa succede.

          Piacerebbe moltissimo anche a me. Un minuto dopo l’Italia andrebbe a scatafascio.
          Ma sappiamo bene tutti che non succedera’ MAI. Perche’ ci andrebbero di mezzo i bambini.

    • Paolo Cattani ha detto in risposta a Ing, Dani

      Dipende dal concetto di stato e di diritto che si vogliono adottare. Si può tranquillamente sostenere che lo stato non può imporre una sua educazione, che le scelte educative sono delle famiglie e che il dovere dello stato è quello non tanto di fornire direttamente il servizio (ricadremmo nell’educazione di stato) ma rendere l’esercizio del diritto alla libera azione della società, intervenendo soltanto dove questa non arrivi. Scuola di stato, quindi, solo come possibilità marginale e residuale e scuola veramente “pubblica” nel complesso. Quanto al fatto che milioni di persone abbiano fatto sempre la stessa cosa (frequentare la scuola statale, in questo caso) non mi sembra un argomento convincente: basti pensare ai milioni di persone che si curano con la bile degli orsi…

      • Pino ha detto in risposta a Paolo Cattani

        molti cattolici (chiamiamoli così per carità di patria) forse non si ricordano che la dottrina sociale della Chiesa predica che lo Stato più che fare dovrebbe aiutare a fare. Avremmo in tal modo servizi più efficienti a costi molto più bassi ma far capire queste cose a certa gente…….. a Milano c’è un detto in dialetto milanese che sintetizza in modo perfetto la cosa ma non posso scriverlo su questo forum timorato di Dio altrimenti qualche censore si alza e mi bacchetta dicendo che non appartengo alla Chiesa.

    • Ing, Dani ha detto in risposta a Ing, Dani

      Visto che qualcuno ha tirato in ballo la nostra costituzione…
      Art.33 c.3 “enti e privati hanno il diritto di istituire scuole e istituti di educazione, senza oneri per lo Stato (c. 3)”.

      Sulla liberta di istruzione:

      “Strettamente collegata alla libertà di insegnamento (nella duplice accezione che se ne è evidenziata) è la libertà di istruzione, nel senso che al dovere statale di istituire, su tutto il territorio nazionale, scuole di ogni ordine e grado, fa fronte un diritto civico dei cittadini da intendersi come diritto ad una prestazione: il diritto di accedere liberamente al sistema scolastico, enucleabile dalla lettera dell’art. 34, 1º comma Cost. che recita: “La scuola è aperta a tutti”.”
      Tratto da “http://www.simonescuola.it/docente/5_1.htm”.

      • Paolo Cattani ha detto in risposta a Ing, Dani

        Non è che la costituzione sia interamente un dogma e dove mostra i segni dell’inattualità può essere – come è stata – rivista (se ricordo bene, a naso, i “dogmi” riguardano soltranto unità ed indivisibilità dello stato e forma repubblicana); l’art. 33 comunque, pur formulato in modo volutamente ambiguo, non vieta allo stato di contribuire alle iniziative della società, semplicemente non stabilisce un onere automatico. Del resto alcuni oneri (ridottissimi peraltro) sono già stati assunti dallo stato con la parifica delle scuole elementari (con esplicito riconoscimento che in assenza di quelle scuole lo stato avrebbe avuto oneri ben più ingenti per istituirne di proprie)e successivamente (ministro Luigi Berlinguer)con la “parità”.

        • J.B. ha detto in risposta a Paolo Cattani

          Ehi Ing,Dani ti sei dimenticato questo passaggio dell’art 33 “La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.” L’articolo si cita tutto e nn spezzoni :9 sei andato a scuola di Lega Nord? 😀 scherzo 🙂

          Ora mi risulta che dalla riforma Berlinguer nn esista più la scuola privata in senso stretto inteso dal paragrafo che hai citato correttamente tu, ma sia stata trasformata in PARITARIA. le scuole cattoliche sono TUTTE PARITARIE… cosa vuol dire? che è una scuola equiparabile in tutto e x tutto alla scuola pubblica, ma viene gestita da enti diversi dai dipendenti pubblici. In più chi manda i figli alla scuola paritaria DEVE pagare una retta per pagare i servizi offerti dalla scuola.

      • Pino ha detto in risposta a Ing, Dani

        appunto!! la scuola privata non solo non dà oneri aggiuntivi allo Stato ma risparmi di miliardi di euro, quindi lo Stato dovrebbe riconoscere almeno parzialmente il vantaggio economico che ne deriva per le casse statali.
        “la scuola è aperta a tutti” certo a parole, perchè nei fatti le famiglie che non hanno i mezzi per pagare la scuola privata non hanno libertà di istruzione per i figli ma obbligo di mandarli alla scuola pubblica

  7. Carlo Mes ha detto

    Vorrei farvi due domande secche:
    1) Qual e’ la retta annuale media per la scuola secondiaria superiore privata?
    2) Come avviene l’accesso e la selezione dei docenti per insegnare in una scuola privata?

    • Pino ha detto in risposta a Carlo Mes

      perchè lo vieni a chiedere 1ui? Chiedilo alle scuole private

      • Paolo Cattani ha detto in risposta a Pino

        Non conosco le rette “medie”. Quanto alla selezione del personale si procede per chiamata individuale in base ai criteri di ciascun istituto. Nello stato si procede al 50% per graduatorie di concorsi pubblici(gli ultimi, espletati nel 2000, hanno consentito l’assunzione di circa 20000 docenti nello scorso settembre, persone che in gran parte facevano ormai tutt’altro) ed al 50% dalla cosiddetta graduatoria ad esaurimento, chiusa nel 2007/08, nella quale si trovano docenti abilitati con concorso (assai pochi), i più giovani con SSIS (scuola di specializzazione per l’insegnamento) e, in maggioranza, mediante frequenza di corsi riservati a chi avesse messo insieme un certo periodo di insegnamento senza possesso dell’abilitazione); tali docenti, ottenendo annualmente supplenze, maggiorano il loro “punteggio” e “salgono” in graduatoria fino al c. d. “ruolo”; ottenutolo, dopo un anno “di formazione”, saranno al sicuro da qualsiasi seria verifica culturale e professionale… sinceramente se il reclutamento delle scuole non statali non è il massimo quello della scuola di stato fa acqua da tutte le parti

        • Pino ha detto in risposta a Paolo Cattani

          la differenza del reclutamento fra scuola pubblica e privata è la seguente:
          – nelle scuole pubbliche entrano tutte le ciofeche possibili ed immaginabili (laureati in sociologia che insegnavano economia aziendale) basta avere il punteggio che si accumula indipendentemente dalle proprie capacità
          – nelle scuole private entrano insegnanti preparati perchè è nell’interesse del privato non assumere asini che non preparano bene gli studenti. I genitori pagano fior di rette e quindi pretendono un servizio adeguato

          • Paolo Cattani ha detto in risposta a Pino

            non sarei così drastico nella terminologia ma c’è molta verità nel commento

          • Ing. Dani ha detto in risposta a Pino

            In realtà nella scuola pubblica ho avuto insegnanti molto bravi e preparati (fino alle superiori) con qualche pecora nera…
            Nella scuola privata se devo dire la verità non so il livello degli insegnanti ma so che nella maggior parte dei casi non vengono pagati (stanno li per far punteggio per la pubblica), le rette sono “scontate” (chissa perchè…) e vengono tutti promossi perchè pagano. Non ho visto realtà private diverse da ciò ma spero vivamente che esistano.
            Da quel che vedo la scuola privata non fa una bella figura (non ho incluso quella cattolica…), ho diverse testimonianze di ragazzi che ci vanno e di insegnanti che ci lavorano.

            • Piero ha detto in risposta a Ing. Dani

              perche’ nella pubblica se non sai niente e non fai fare niente agli studenti, non ti pagano?
              Non vieni pagato lo stesso se i tuoi studenti sono asini o sono secchioni?
              basta vedere il livello di promozione ogni anno. Piu’ del 99%…
              Poi vai a leggere quello che scrivono i ggggggggggiovani….

              • Ing. Dani ha detto in risposta a Piero

                No io intendevo che gli insegnanti nella privata vengono pagati una miseria e ci vanno per fare punteggio per la pubblica pur essendo sfruttati.

            • Piero ha detto in risposta a Ing. Dani

              Io invece ho avuto insegnanti atei che SI RIFIUTAVANO di fare studiare gli autori cattolici: Dante, Manzoni… e chi li conosce(va)?

              • Pedro ha detto in risposta a Piero

                non ci credo dai…come si fa a rifiutare Dante o Manzoni??? E cosa insegnavano, il Marchese De Sade??

                • Piero ha detto in risposta a Pedro

                  Ugo Foscolo, Leopardi…
                  Quando non ne poteva vare a meno, diceva “Le stronzate che all’epoca si credevano riguardo la formazione del mondo”.
                  “All’epoca non erano molto intelligenti e quindi credevano ceh…”

                • Piero ha detto in risposta a Pedro

                  guarda non ci sei andato tanto lontano…
                  Per narrativa prendeva le “peggiori” cose di D’Annunzio…
                  E se hai capito cosa intendo per “peggiori”… 😉

              • Ing. Dani ha detto in risposta a Piero

                mi sembra un pò strana… qui andavano denunciati i prof. rifiutare Dante Manzoni e Co. Questa è ignoranza.

                • Piero ha detto in risposta a Ing. Dani

                  e allora inchiodato ai banchi del liceo ci stavo fino a 50 anni.
                  Era l’amante del preside.

                • Piero ha detto in risposta a Ing. Dani

                  poi adesso ho semplificato…La cosa non era cosi’ “brutale”… era molto piu’ sottile… Come in “1984”…
                  non e’ che li ignorasse completamente… Per esempio quando si leggeva la Divina Commedia faceva leggere ad uno di noi mentre lei faceva segni inequivocabili, tipo “e che due palle!” oppure “quante cazzate!” “ma che razza di idiozia!”…

                  • GiuliaM ha detto in risposta a Piero

                    Ma dai! Nemmeno nelle scuole di Livorno si rifiuta Dante o Manzoni! 😉

                    • Piero ha detto in risposta a GiuliaM

                      Pensi che scherzi?
                      E non e’ finita…
                      A Geografia Astronomica avevamo un prof che la voleva detta SOLO come la diceva lui… Abbiamo infine trovato il libro da cui prendeva “ispirazione”… C’era scritto pressappoco “Sono in programma delle missioni spaziali per l’esplorazione del nostro satellite naturale…”

              • Paolo Cattani ha detto in risposta a Piero

                Per la cronaca: Dante (con la Divina Commedia) e Manzoni (con I Promessi Sposi) sono l’unico residuo vincolante di quelli che erano i “programmi ministeriali” delle scuole superiori

            • Pino ha detto in risposta a Ing. Dani

              quando? in che epoca hai studiato?

            • Paolo Cattani ha detto in risposta a Ing. Dani

              In effetti si può trovare un po’ di tutto dappertutto. Il “non vengono pagati” almeno nella paritaria è pressoché impossibile perché uno dei requisiti per l’ottenimento della parità è l’adozione, per il personale, di contratti nazionali con relativi versamenti previdenziali e fiscali (come sostituto d’imposta)ed i controlli di INPS e agenzie delle entrate sono di solito stringenti. E’ peraltro vero che (grazie ad una sigla sindacale autonoma, unica firmataria) uno dei contratti possibili è quello dei licei linguistici privati che sostanzialmente permette collaborazioni a progetto (retribuite, al netto, 4 o 5 euro l’ora); contratti peraltro posti in essere soltanto da alcune scuole votate al “profit”, mentre le scuole cattoliche utilizzano, a seconda del tipo di scuola, i contratti FISM o AGIDAE, certamente meno favorevoli del contratto pubblico ma assai più in linea anche rispetto alle retribuzioni. Sul “tutti promossi perché pagano” andrei piano: all’esame di stato, con commissari (statali) esterni, le percentuali dei respinti sono sovrapponibili a quelle della scuola di stato. E’ vero invece che, proprio “perché pagano”, le scuole non statali tendono a seguire in modo più pressante e personale, rispetto ai pur validi corsi di recupero e “sportelli” della scuola statale, chi dovesse mostrare difficoltà.
              Sugli insegnanti diciamo che è più facile, per la scuola non statale, operare selezioni e verifiche funzionali. Le “pecore nere”, nella statale, sono in effetti una minoranza, ma quella minoranza continua a produrre danni finché qualcuno non incappa nel codice penale: solo allora può essere sanzionato in modo adeguato e magari rimosso.
              Tuttavia la vera e sostanziale differenza tra le scuole di stato e quelle cattoliche sta in un progetto educativo assai più unitario rispetto alle sommatorie di attività disparate che spesso sono i piani dell’offerta formativa della prima: un progetto che può senza dubbio non piacere ad alcuni o a molti (che del resto potrebbero a loro volta organizzarsi) ma che se non altro ha caratteristiche precise ed è sicuramente compatibile con le richieste sociali a livello culturale ed etico.

  8. Giambenedetto Colombo ha detto

    Ho l’impfressione che ci sia un refuso: 6.000.000 di € sono troppo pochi.Se gli studenti delle apritarie italiane fossero 100.000, si fratterebbe di un risparmiop di 60 € l’anno a testa.Troppo poco.

  9. Carlo Mes ha detto

    La scuola pubblica – ahitutti – non naviga in buone acque ma la scuola privata sembra passarsela peggio.

    In un articolo del 2007 esponenti della scuola cattolica si lamentavano delle cattive acque in cui versavano le casse cattoliche della scuola. http://www.flcgil.it/rassegna-stampa/nazionale/repubblica-rette-troppo-care-fuga-dalla-scuola-privata.flc

    Dopo qualche anno la situazione non e’ migliorata.

    Per quanto riguarda le scuole dell’infanzia, nel 2010 hanno chiuso ben 210 asili privati rispetto all’anno precedente (-2,5%) sebbene il numero degli iscritti sia rimasto pressoche’ invariato (+0,85%). Nonostante gli iscritti alle scuole materne private siano gli stessi, il sistema non riesce a mantenersi.

    La situazione e’ ancora peggiore nelle scuole elementari (sempre private). Nel 2010 han chiuso ben 50 scuole rispetto all’anno prima con una inflessione del 3,21% (solo dello 0,69% per le scuole pubbliche). Anche il numero degli iscritti alle scuole private – dal 2009 al 2010 – ha avuto un calo del 1,44% (nella scuola pubblica l’incremento e’ stato dello 0,22%).

    Un leggero miglioramento lo si ha con le scuole medie. Dal 2009 al 2010 sono state aperte 44 scuole (+1,36%) e gli studenti sono aumentati del 2,73%.

    I dati ritornano cupi con le scuole secondarie superiori. In solo un anno sono state chiuse 249 scuole (-2,72%) mentre l’inflessione nelle scuole pubbliche e’ stato dell’1,59%. Gli studenti iscritti nelle scuole private sono diminuiti del 3,15% mentre nelle pubbliche dell’1,23%.

    Tutti questi sono dati Istat consultabili facilmente su http://dati.istat.it/

    Percio’ e’ indubbio che la scuola privata economicamente stia andando verso il fallimento.
    Mi son chiesto quanto costino le rette per la scuola privata (con orgoglio son sempre andato alla scuola pubblica ed ero esonerato per merito al pagamento delle rette universitarie).

    Padre Francesco Ciccimarra, presidente dell’Agidae (Associazione Gestori Istituti Dipendenti dall’Autorità Ecclesiastica) afferma che nelle scuole cattoliche la retta varia fra i 2.500 e i 3.500 euro l´anno.
    Luigi Sepiacci, presidente dell´Aninsei (l´Associazione nazionale istituti non statali di educazione e istruzione) afferma che oscilla dai 4.500 ai 6 mila euro annui.
    http://www.flcgil.it/rassegna-stampa/nazionale/repubblica-rette-troppo-care-fuga-dalla-scuola-privata.flc

    Insomma non sono rette da poco. Ci si aspetterebbe – come minimo – che gli studenti e le persone che lavorano in tale comparto siano dei privilegiati. Insomma degli ambitissimi “posti d’oro”.
    Sempre l’Istat (qualcosa che funziona in Italia c’e’…..) proprio un mese ha pubblicato i dati sulla “misura dell’occupazione non regolare nelle stime di contabilità nazionale”: il cosiddetto lavoro nero.
    Fra le attività economiche che si avvalgono di lavoro nero c’è anche l’istruzione (???) e ci comunica qualcosa di sorprendente.

    Nel 2008 i dipendenti IRREGOLARI nel settore istruzione erano 17.200 mentre nel 2009 si e’ passati a 19.000 (+10,5% in un solo anno!).
    http://www.istat.it/it/files/2011/09/tavole3.zip?title=Misura+dell%E2%80%99occupazione+non+regolare+-+21%2Fset%2F2011+-+Tavole.zip
    Un dato che è da associare alle sole scuole private, visto che quelle pubbliche non possono avvalersi di insegnanti “irregolari”.
    Se assumere delle persone in nero e’ qualcosa di ignobile (oltre che illegale) lo e’ a maggior ragione se l’assunzione in nero viene effettuata da quelle istituzioni che fanno della correttezza e della moralita’ una bandiera (Chiesa, sindacati, partiti).

    Ma come funziona l’accesso al mondo della scuola? Sappiamo che per la scuola pubblica la procedura e’ particolarmente lunga (SSIS, supplenze, acquisizione di punteggi, etc.) E per la privata? Assunzione diretta senza molti fronzoli anche se – a volte – in nero (come dimostrato sopra).

    Ma la scuola e’ anche integrazione ed ora l’integrazione significa Italiani nei confronti degli stranieri. Com’e’ la situazione nella scuola?

    Negli asili privati il 5,2% degli iscritti e’ straniero (9,3% negli asili pubblici). Questa percentuale diminuisce nelle scuole elementari private (2,37% contro il 9,12 delle scuole pubbliche), crolla nelle scuole medie (1,95% contro 8,73%) e diminuisce ancora negli Istituti superiori (1,61% contro 5,57%).

    Percio’, care scuole private (soprattutto cattoliche) se volete avere dei finanziamenti pubblici dovete accettare che anche la vostra scuola sia pubblica ed in concreto:
    1) Controllo sui programmi che devono essere quelli del M.I.U.R. come presenti nelle scuole pubbliche;
    2) Assunzione degli insegnanti con procedure identiche a quelle previste per la Scuola pubblica;
    3) Trasparenza amministrativa e contabile;
    4) Integrazione degli studenti stranieri.

    Triplo fraterno abbraccio

    Ps: non sono il cassiere del Vaticano, ma se la Chiesa tiene tanto alle sue scuole perche’ non abbassa le sue tariffe per permettere a tutti la sua istruzione? E’ cio che ha fatto con le tariffe per accedere alla Sacra Rota. Magari invece di destinare 10 milioni di euro ai tribunali ecclesiastici che servono per separare le coppie potrebbe destinarli alla sua istruzione….

    • Karma ha detto in risposta a Carlo Mes

      Ma uno che parla di SSIS nel 2012 come potrà mai dire qualcosa di serio e aggiornato?

      • Carlo Mes ha detto in risposta a Karma

        So benissimo che la SSIS e’ stata abolita….

        • Karma ha detto in risposta a Carlo Mes

          “Sappiamo che per la scuola pubblica la procedura e’ particolarmente lunga (SSIS, supplenze, acquisizione di punteggi, etc.)”…strano o anche a voi la frase sembra coniugata al presente?

          • Carlo Mes ha detto in risposta a Karma

            Gli ultimi insegnanti entrati nella scuola pubblica sono entrati tramite SSIS: vuoi che facevo un commento a parte sulla situazione? Magari potevo scrivere anche della Riforma Gelmini…..per favore….

            • Franz ha detto in risposta a Carlo Mes

              “Sappiamo che per la scuola pubblica la procedura e’ particolarmente lunga (SSIS, supplenze, acquisizione di punteggi, etc.)”

              si, si…è proprio una frase al presente…un tipo aggiornato il nostro militante preferito, eh? 😀

            • Paolo Cattani ha detto in risposta a Carlo Mes

              Non diciamo castronerie: una parte (minima) è entrata tramitre SSIS

    • Maffo ha detto in risposta a Carlo Mes

      Non capisco cosa speri di aver detto con il tuo papiro e il tuo finale così soddisfatto…ti sei accorto che nel tuo ennesimo attacco anticlericale non hai centrato nemmeno l’argomento dell’articolo? Gian Marco…non sopravvalutarti troppo su….

      • Piero ha detto in risposta a Maffo

        La Chiesa DEVE essere sempre agli ordini degli anticlericali.
        Se avesse abbassato le rette ed aumentato le tariffe della Sacra Rota avrebbero detto: “Ma perche’ non abbassi le tariffe della Sacra Rota che ci si rivolgono dei poveracci distrutti, e alzi le rette scolastiche tanto ci vanno solo i ricchi?”

      • Carlo Mes ha detto in risposta a Maffo

        Hai ragione….mai sopravvalutarsi….
        Ti rispondo con delle parole non mie: “Mi dicono intelligente, non ci credo, ma se mi guardo in giro posso ancora accontentarmi” (Giulio Andreotti)

  10. Paolo Cattani ha detto

    I dati riportati mostrano certamente una sofferenza del settore paritario anche grazie a tagli dei finanziamenti già in essere percentualmente assai superiori a quelli operati sulla scuola statale, che comunque continua a costare più di quella paritaria (prendiamo per buoni i 6000 euro dell’aninsei, quasi tutti a carico delle famiglie, e paragoniamoli agli oltre 7000 relativi allo stesso ordine statale); è proprio per questo che gli stipendi non statali sono tutt’altro che “d’oro”. E qui parliamo di istituti che applicano contratti nazionali, cioè del tutto incompatibili con situazioni di irregolarità se non marginale (errori o più spesso ritardi nei versamenti previdenziali, cosa che accade peraltro sovente anche negli istituti statali per gli stessi motivi: non ci sono soldi disponibili alla scadenza). Eppure proprio consentendo la scelta della scuola paritaria lo stato risparmierebbe, anche con un finanziamento totale, la bellezza di 1000 euro annui per ogni studente che decidesse di transitarvi.
    Per favore non insistiamo sulle procedure di reclutamento della scuola statale (pubblica è anche la paritaria): i concorsi sono vecchi e bloccati e la graduatoria “a punti” sa più di premio finale che di selezione. Le successive mancanze di controlli seri fanno il resto. Tra l’altro affidarsi a procedure del genere vuol dire continuare ad alimentare un precariato privo di prospettive, cosa poco etica da parte dello stato). Meglio le procedure a chiamata individuale che non saranno il massimo ma garantiscono meglio l’utenza e la scuola.
    Quanto al resto le caratteristiche per la parità sono proprio quelle ricordate: apertura a tutti,stranieri compresi, trasparenza amministrativa e contabile, programmi ministeriali (che in verità non sono più tali); sui programmi avrei qualcosa da ridire, non amo la “cultura di stato”, meglio la fissazione di livelli omogenei… tant’è, per promuovere una scuola veramente pubblica e risparmiare un po’ non servono modifiche costituzionali o chissà quali controlli ma basta la volontà poltica.

  11. Paolo Cattani ha detto

    Aggiungo che la scuola statale rischia ulteriori tagli (bipartisan) ed un peggioramento complessivo delle sue condizioni e di chi (docenti ed alunni) la frequenta; gli stessi o migliori risultati potrebbero essere raggiunti con maggiori finanziamenti alle paritarie consentendo più libertà di scelta ed alleggerendo la precaria situazione della scuola statale. Ma se l’ideologia statalista è più forte del buon senso…

    • Gunners ha detto in risposta a Paolo Cattani

      Però poi si rischia il paradosso americano dove la scuola pubblica è per i reietti della società mentre le scuole private hanno piscine e palestre iper attrezzate . . . e via dicendo . . . so che è molto lontano dal nostro modo di vedere la scuola ma non si sa mai.

  12. Paolo Cattani ha detto

    Infatti la scuola, negli USA, o è pubblica (nel senso di pubblica amministrazione, cioè stato, contea, municipio… come tale soggetta ad umori politici anche di corto respiro) o è privata in senso stretto (senza alcun intervento dello stato): sono due sistemi completamente autonomi senza alcun contatto (del resto la privata, come tale, non lo vorrebbe nemmeno) e non un sistema integrato di sussidiarietà orizzontale, quale si potrebbe delineare in Italia

  13. Pino ha detto

    Carlo Mes si distingue sempre, una sbrodolata che non dice nulla e fuori argomento, come al solito. Non ha ancora capito che si sta discutendo dei risparmi miliardari, in euro, che lo Stato consegue grazie all’esistenza delle scuole cattoliche e che lo Stato farebbe bene ad aiutarle economicamente perchè avrebbe solo da guadagnarci. Poi, ad un certo punto afferma: “con orgoglio son sempre andato alla scuola pubblica ed ero esonerato per merito al pagamento delle rette universitarie” confermando il mio sospetto circa il fallimento del sistema educativo pubblico italiano.

    • Paolo Cattani ha detto in risposta a Pino

      Speriamo che non sia così in generale…

    • Piero ha detto in risposta a Pino

      Poi, ad un certo punto afferma: “con orgoglio son sempre andato alla scuola pubblica ed ero esonerato per merito al pagamento delle rette universitarie”

      Davvero ha detto cosi’?
      Ma a me era sembrato di capire che non si era laureato.
      Con che merito era esonerato (magari solo i primi anni)
      Che gli avevano “rubato” la tesi… bah…boh?!?

      • Piero ha detto in risposta a Piero

        Ma poi non aveva detto che lavorava mentre studiava?
        E come poteva ottenere risultati tali da essere esonerato dalle tasse universitarie? Io mi sono dovuto fare un m***o…
        Ma poi non si chiama veramente Marco Di Pietr…AHHHHHHHHHHHHHHHH!!!!! Adesso ho capito…. che stupido a non averci pensato prima!!!!! 😉

        • Carlo Mes ha detto in risposta a Piero

          Evidentemente c’e’ chi puo’ e chi non puo’…..per me non e’ stato mai un problema lavorare, laurearmi in corso (ero fuori sede) con 110 e Lode e perfettamente in corso.
          Ero stato esonerato sin dal primo anno avendo ottenuto la maturita’ con 100/100 ed avendo mantenuto sempre la media universitaria molto alta.
          Per un master post-universita’ ho ottenuto anche una borsa di studio.
          Se ti sei fatto un mazzo non essere invidioso…..non dire cazzate per favore.

    • Carlo Mes ha detto in risposta a Pino

      Caro Mario Scaramella,
      Lo Stato italiano risparmia gia’ troppo sulla scuola. L’Ocse lo ha evidenziato e lo Stato dovrebbe preoccuparsi di come investire di piu’.
      La ricerca non si puo’ commentare perche’ manca la fonte primaria (un articolo non e’ sufficiente).
      Se la scuola privata ha dei costi cosi bassi mi viene da pensare che anche la qualita’ deve essere molto scarsa (ed infatti l’Ocse e’ concorde): i professori pagati in nero sono una causa di questo risparmio.
      Considerate le performance negative della scuola privata (certificate OCSE!) uno Stato che volesse affidare il proprio futuro (i propri ragazzi) ad una scuola privata cosi disastrata sarebbe solamente irresponsabile ed incosciente.
      Stranamente “il Giornale” si dimentica di citare i recenti dati dell’Istat e dell’Ocse riguardo la scuola privata……ma l’accesso ai dati non dovrebbe essere un problema considerato che il proprietario e’ il Capo del Governo.

      Ps: io mi distingui per i dati, tu per essere offensivo.
      Pps: lo hai acceso un cero per Gheddafi?

      • Piero ha detto in risposta a Carlo Mes

        Caro Curcio,
        se i tuoi dati sono come le tue fandonie sulla democrazia portata dai comunisti, stiamo freschi…

        P.S.: ma non sei tu che non avresti messo a morte neanche Bin Laden?
        Magari PRIMA, quando Gheddafi finanziava ogni genere di terrorismo per distruggere l’Occidente, ti stava simpatico vero?

        • Carlo Mes ha detto in risposta a Piero

          Perche’ rispondi tu? Mica mi ero rivolto a te…..
          Sono Curcio? Beh….ho fatto anche io il portaborse ma poi ho preso strade ben diverse…..
          Dati come fandonie? Se ora non crediamo piu’ neanche all’Ocse ed all’Istat……
          Ancora con questa storia della pena di morte? Purtroppo – supposto il pieno accertamento dell’identità e della responsabilità del colpevole – il ricorso alla pena di morte non va escluso, quando questa fosse l’unica via praticabile per difendere efficacemente dall’aggressore ingiusto la vita di esseri umani.
          Per quanto riguarda Gheddafi e’ stato un gravissimo errore e crimine.

      • Paolo Cattani ha detto in risposta a Carlo Mes

        Documenti, per favore, altrimenti fuffa. Poi, la scuola privata non è la paritaria…

  14. Carlo Mes ha detto

    Nell’articolo si afferma che la scuola privata puo’ aiutare la Stato sgravandolo di un peso eccessivo. Siamo sicuri che la spesa per lo Stato sia eccessiva? Spesso per capire bene quale sia la situazione in Italia e’ meglio chiedere “aiuto” a chi Italiano non e’: piu’ imparziale. E chi meglio dell’Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) puo’ essere di aiuto?

    Nello studio “Education at a glance 2011” (http://www.oecd.org/dataoecd/61/2/48631582.pdf) l’Ocse afferma che nel 2008, l’Italia ha speso il 4,8% del PIL per l’istruzione, ovvero 1,3 punti percentuali in meno rispetto al totale OCSE del 6,1% (posizionandosi al 29 posto su 34 Paesi) (Tabella B2.1).
    Inoltre tra il 2000 e il 2008, la spesa sostenuta dagli istituti d’istruzione per studente è aumentata solo del 6% (rispetto alla media OCSE del 34%). Si tratta del secondo incremento più basso tra i 30 Paesi considerati (Tabella B1.5).
    Diversamente da altri Paesi membri dell’OCSE, la spesa per studente non aumenta notevolmente in base al livello d’istruzione: in Italia, la spesa passa da 8.200 dollari al livello pre-primario a 9.600 dollari al livello terziario, rispetto all’aumento medio nell’area OCSE da 6.200 dollari al livello pre-primario a 13.700 dollari al livello terziario.
    Gli insegnanti delle scuole secondarie inferiori raggiungono, in media nei Paesi OCSE, il livello più alto della loro fascia retributiva dopo 24 anni di servizio, mentre in Italia, ciò avviene solo dopo 35 anni di servizio (Tabella D3.1).
    Nei Paesi OCSE, tra il 2000 e il 2009, gli stipendi degli insegnanti sono aumentati in media del 7%, in termini reali, ma in Italia sono leggermente diminuiti (-1%) (Tabella D3.3).

    Tutto cio’ chiarisce un punto: lo Stato italiano non spende molto per la scuola. Problemi di risparmio non ve ne sono: e’ vero invece il contrario. Lo Stato dovrebbe fare molto di piu’.
    Attualmente lo Stato non deve interrogarsi su quanto potrebbe “risparmiare” tramite la scuola privata (trovo irresponsabile una Nazione che voglia risparmiare sull’istruzione) ma quanto dovrebbe investire in finanziamenti pubblici (considerando che gli investimenti privati nel settore istruzione sono minimi).

    Qualcuno potrebbe obiettare che – nonostante lo Stato non spenda molto – potrebbe risparmiare ulteriormente considerando che le scuole private offrono un’istruzione migliore.
    Ma siamo sicuri che il livello delle scuole private sia migliore rispetto a quelle pubbliche?
    Sempre per non sbagliare chiediamo sempre all’Ocse.

    Nel suddetto studio le performance di lettura tra studenti quindicenni della scuola privata e della scuola pubblica propendono nettissimamente a favore della scuola pubblica. In Italia il gap a favore della scuola pubblica e’ il piu’ alto rispetto agli altri Paesi considerati dall’Ocse.
    Infatti l’Ocse scrive che: “In Hungary, Indonesia, Italy, Japan, Mexico, New Zealand and the United Kingdom, the performance difference after accounting for the socio-economic background of both students and schools is
    statistically significant in favour of public schools (Chart C1.3).” (dati 2009).
    Percio’ una scuola pubblica nettamente migliore sulla privata (almeno secondo l’Ocse: mica poco….).

    Ma sfatiamo un altro falso mito: nelle scuole private prevale la disciplina (libro e moschetto: studente perfetto).
    L’Ocse la pensa diversamente. Il clima disciplinare nelle scuole private e’ peggiore di quelle pubbliche (dati 2009 – http://www.oecd.org/dataoecd/6/43/48482894.pdf).

    Ma il succo e’ sempre quello: i quattrini.
    Le cifre sono chiare: la scuola privata soffre ed e’ destinata a fallire. Ma e’ colpa dello Stato? Siamo sicuri che sia un dovere dello Stato concedere tali finanziamenti?
    Molti infatti ricordano che la scuola privata e scuola pubblica negli Usa sono nettamente separate e che e’ possibile avere delle eccellenze autofinanziate.
    Qualcuno potrebbe obiettare che l’Italia non sono gli States. Infatti sempre l’Ocse riconosce all’Italia la possibilita’ di usufruire di detrazioni fiscali delle rette scolastiche, in modo da sostenere più agevolmente i costi dell’insegnamento privato.
    Qualcuno afferma che 19.000 dipendenti irregolari sono solo delle “situazioni di irregolarità se non marginale”. Situazioni di irregolarita’ che – pero’ – sono aumentate del 10% in un solo anno: sintomo di irregolarita’ o di grave negligenza. Francamente penso male e propendo ad un bel numero di insegnanti in “nero”: qualcosa di cui vergognarsi.
    Inoltre faccio fatica a capire come – nelle scuole private – la chiamata individuale possa garantire meglio l’utenza e la scuola. Poi infatti i risultati sono messi nero su bianco dall’Ocse e – nel caso delle scuole private italiane – sono veramente molto tristi……
    Insomma risparmiare (eventualmente) per avere un’istruzione piu’ scarsa ed una evasione fiscale piu’ diffusa? Non mi sembra il caso…..

    Per il resto mi spiace non aver trovato la ricerca completa della professoressa Luisa Ribolzi che e’ stata citata nell’articolo. Neanche l’ l’Agesc lo propone nel suo sito ed e’ impossibile basarsi su una fonte secondaria (un giornale).
    Faccio fatica a pensare che il costo per studente sia cosi basso nella scuola privata. Pero’ se comincio a considerare che una parte del personale possa essere irregolare (come da dati Istat) mi viene piu’ facile crederci…….
    Insomma la situazione e’ questa:
    1) La scuola privata e’ sulla strada del fallimento economico (dati Istat),
    2) Nella scuola privata predominano sempre piu’ i contratti in nero: +10% in un anno (dati Istat),
    3) Le rette della scuola privata sono di gran lunga superiori rispetto a quelle della scuola pubblica (Ciccimarra e Sepiacci).
    4) I risultati della scuola privata sono ben al di sotto di quelli della scuola pubblica (Ocse),
    5) Il clima disciplinare nelle scuole private e’ peggiore di quelle pubbliche (Ocse),
    6) Lo stato italiano risparmia gia’ troppo nelle scuole pubbliche (Ocse).

    In ogni caso sarebbe meglio che l’Agesc ribadisse il bisogno di finanziamenti in quanto a rischio chiusura (lo avevano gia’ ammesso……. http://www.agesc.it/stampa/comunicati/AGeSC%20comunicato%2025%20GIUGNO%202011.pdf) piuttosto che prospettare ipotetici risparmi per lo Stato (bello scambio….).
    E piu’ di preoccuparsi dei finanziamenti dello Stato farebbero meglio a preoccuparsi delle prestazioni dei loro studenti…… risparmierebbe brutte figure con l’Ocse.

    Triplo fraterno abbraccio

    • Karma ha detto in risposta a Carlo Mes

      E’ divertente far perdere così tanto tempo a Gian Marco Di Pietro per scrivere i suoi trattati e poi confutarlo con pochi link che rendono molto più l’idea e di certo sono più attendibili dei suoi controversi resoconti:

      La scuola privata fa risparmiare lo Stato: http://www.ilgiornale.it/interni/la_scuola_paritaria_fa_risparmiare_sei_milioni_euro/15-10-2011/articolo-id=551725-page=0-comments=1

      Le scuole cattoliche hanno più qualità delle altre (Regno Unito): http://www.uccronline.it/2011/03/22/regno-unito-le-scuole-cattoliche-hanno-piu-qualita-delle-altre/ , tanto che anche il vicepremier non credente manda lì i figli: http://www.uccronline.it/2010/10/20/il-vice-premier-ateo-nick-clegg-manda-i-figli-in-una-scuola-cattolica/

      Anche in Francia la situazione è simile: http://www.uccronline.it/2011/10/19/francia-aumentano-gli-iscritti-alle-scuole-cattoliche/ e lo è anche in Australia: http://www.uccronline.it/2011/08/30/australia-13-nuove-scuole-cattoliche-in-risposta-alla-crescente-domanda/

      Negli USA le scuole cattoliche, come il Thomas More, sono tra le migliori d’America: http://www.uccronline.it/2011/09/07/il-college-cattolico-thomas-more-nominato-tra-i-migliori-damerica/

      Tempo impiegato: 1 minuto e 36 secondi.

      • Carlo Mes ha detto in risposta a Karma

        Cioe’…..fammi capire…..all’Ocse ed all’Istat replichi con articoli autoprodotti?? Fosse cosi facile…..

        1) La scuola privata fa risparmiare lo Stato? Anche se fosse (ipotesi da confermare) nelle scuole private italiane dilaga il lavoro nero (Istat) ed il livello e’ inferiore (Ocse).
        2) “Le scuole cattoliche hanno più qualità delle altre (Regno Unito)” E che c’entra? Io mi riferisco alla situazione in Italia: altrove e’ diverso.
        3) “Anche in Francia la situazione è simile”: come sopra.
        4) “Negli USA le scuole cattoliche, come il Thomas More, sono tra le migliori d’America”: come sopra.
        Ma hai letto il mio post? Prima di commentare meglio leggere: si evitano brutte figure.

        • Pino ha detto in risposta a Carlo Mes

          ma piantala!!! te l’ho giù detto una volta, tu fai bella figura solo tacendo.

        • Karma ha detto in risposta a Carlo Mes

          Di Pietro è irritato perché ha capito di aver buttato via ancora del tempo inutilmente…arrivando ancora una volta a screditare le fonti. Tipico dei perdenti.

          Allora mi prendo un altro minuto per confutare tutte le sue fantasie con un articolo. Quello di Claudio Gentili, direttore Education di Confindustria, che ha parlato proprio di qualità delle scuole private smentendo tutti i luoghi comuni che Di Pietro ha scopiazzato online:

          http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2011/5/2/SCUOLA-Berlinguer-aveva-ragione-solo-le-paritarie-possono-guarire-le-statali/172386/

          Notare come inizia: “La qualità della scuola non statale è inferiore a quella dello Stato, come da alcune parti si sostiene? Il convegno Qualità della scuola Pubblica e Privata in Italia: criteri per un confronto Possibile organizzato oggi a Milano dal Crisp ha dimostrato che questa asserzione è priva di fondamenti”

          Il titolo? “Berlinguer aveva ragione, solo le paritarie possono “guarire” le statali”

          La scuola privata fa risparmiare lo Stato: http://www.ilgiornale.it/interni/la_scuola_paritaria_fa_risparmiare_sei_milioni_euro/15-10-2011/articolo-id=551725-page=0-comments=1

          Qualcuno parla addirittura di 500 milioni: Effettivamente un anno fa si parlava di 500 milioni: http://edintorni.net/related/service/redirect/?ac=ilgiornale&ch=2&rf=http%3A//www.ilgiornale.it/interni/se_stato_dara_piu_soldi_private_risparmiera_500_milioni_euro_alanno/cronaca-scuola-scuola-pubblica-privata-risparmio/29-03-2010/articolo-id%3D433490-page%3D0-comments%3D1

          • Pino ha detto in risposta a Karma

            secondo me Carlo Mes invece di attaccarsi all’Istat e all’OCSE farebbe meglio ad attaccarsi al tram. Non ha ancora capito di cosa si discute in questo articolo, e cioè che lo Stato se aiutasse la scuola privata avrebbe solo da guadagnarci. Ma lui scrive inutili pistolotti senza senso scopiazzando improbabili statistiche che lasciano il tempo che trovano e non dimostrano nulla.

          • Piero ha detto in risposta a Karma

            Sono articoli “autoprodotti” per lui?
            A parte che gli “articoli” dell’UCCR sono riassunti organici di quanto si trova nei mass media (in genere giornali ma non solo) e quindi non sono inventati di sana pianta o “autoprodotti”.
            Qualcuno che pensa che i test Ocse-PISA non siano ‘sta gran bellezza c’e’:
            http://gisrael.blogspot.com/2011/05/il-bluff-della-matematica-finlandese.html
            http://gisrael.blogspot.com/2011/05/se-non-fosse-gia-chiaro.html
            http://gisrael.blogspot.com/2010/12/la-scuola-fa-schifo-e-se-fosse-ottima.html

            • Carlo Mes ha detto in risposta a Piero

              A parte che – anche quando si citano articoli di questo blog – bisognerebbe citare qualcosa di attinente. Non vedo cosa c’entri il fatto che i figli del premier inglese vadano alla scuola cattolica o che in Australia siano aumentati gli iscritti alle scuole private. Io faccio riferimento all’Italia…..
              Detto cio’ trovo strano – nei link proposti – che si scriva “Si aggiungono ora i risultati Ocse-Pisa che attestano la superiorità delle scuole statali italiane su quelle private e paritarie. L’Invalsi è arrivato alla conclusione opposta…”. Infatti l’Invalsi fa proprio riferimento ai test Pisa….

              • Piero ha detto in risposta a Carlo Mes

                Pare che alla eccellentissima Universita’ di Perugia non ti abbiano insegnato a leggere (o quanto meno a leggere TUTTO).
                E a proposito, la facolta’ ce la vuoi dire?
                Abbiamo già parlato qui delle conclusioni contraddittorie che emergono dalle varie classifiche delle università e delle scuole. Si aggiungono ora i risultati Ocse-Pisa che attestano la superiorità delle scuole statali italiane su quelle private e paritarie. L’Invalsi è arrivato alla conclusione opposta… Inoltre, su queste pagine, il governatore lombardo Formigoni ha sottolineato l’ottimo risultato conseguito dalle scuole della regione nei test Ocse-Pisa, e si sa che la Lombardia ha un elevato numero di scuole private e paritarie. E allora? Oltre alla contraddizione – certamente dovuta all’uso di parametri e test differenti, il che ridicolizza ancora una volta il mito della tanto vantata “oggettività” – siamo di fronte statistiche del genere “pollo di Trilussa”, che informano sulla frazione di pollo che mangia “in media” ogni persona in un dato periodo. In realtà, qui interessa sapere esattamente quanti polli vengono mangiati da ciascuno. Altrimenti, dando retta a Ocse-Pisa, una famiglia rischia di iscrivere il figlio a occhi chiusi a una scuola statale di infima qualità, oppure, dando retta all’Invalsi, di iscriverlo a una pessima scuola paritaria.
                Ne segue che l’unica cosa sensata e utile non sono queste statistiche, bensì una valutazione capillare dei singoli istituti scolastici e anche dei singoli insegnanti.

                (…)
                Il problema è però come fare questa valutazione. Uno dei metodi suggeriti da coloro che inseguono l’“oggettività” è di far ricorso ai test. Un progetto sperimentale varato dal ministero dell’istruzione propone di valutare le scuole misurando il livello di miglioramento degli apprendimenti degli studenti mediante i test Invalsi: in parole povere, si tratta di proporre dei test all’inizio e alla fine dell’anno per constatare l’esistenza di un miglioramento. Questo metodo ha due difetti. In primo luogo, i test servono a stimare il miglioramento degli apprendimenti in ambiti molto ristretti, come l’ortografia o la grammatica, ma già in matematica non rispondono affatto allo scopo di valutare le capacità di ragionare matematicamente, di formulare e risolvere un problema, bensì non vanno oltre il dar conto dell’esattezza della risposta, che è poca cosa. Non parliamo poi di materie come la storia o la letteratura. Vi è inoltre il rischio di indurre le scuole a limitarsi alla funzione di addestramento a superare i test, riducendo gli studenti a risolutori di quiz, magari abili allo scopo specifico pur essendo autentici ignoranti e incapaci. Il secondo difetto è che i test non piovono dal cielo: sono formulati da persone con una specifica preparazione e vedute personali, talvolta persino da ditte di dubbia competenza. In definitiva, essi non danno alcuna garanzia di serietà ma servono soltanto a creare un’aria di rigore “scientifico”, nascondendo la “spazzatura” della soggettività sotto il tappeto. Si apprende poi che si terrà conto di altri indicatori come il rapporto scuola famiglia – e chi non sa che purtroppo molte famiglie di fronte a un brutto voto schiaffeggiano il professore anziché lo studente? – e che il risultato verrà valutato da un team composto da un ispettore e da due esperti indipendenti, senza dire come sarà certificata la competenza di questi “esperti”.

          • Carlo Mes ha detto in risposta a Karma

            Piu’ che irritato sono incuriosito……
            Infatti son curioso di vedere come il nervosismo dei toni salga quando si propongono dei dati difficilmente confutabili. E son curioso nel constatare che un cattolico dichiarato possa usare delle parole particolarmente intolleranti (come “fallito”) per difendere le proprie idee. Ok….nessun problema.
            Detto cio’ non scredito la fonte: sai dirmi quando lo avrei fatto? Non e’ corretto mettere in bocca all’interlocutore parole mai dette.
            Ho detto che sarei stato curioso di leggere la ricerca: non significa screditare. Non credi?
            Ma non essendo presente la ricerca della Prof.ssa Ribolzi (ma solo un articolo di giornale) e’ difficile capirne l’impostazione ed i risultati.
            Ad esempio quale sono stati i parametri usati per stimare il costo per studente nella scuola privata? Quali sono i criteri seguiti per la formazione del campione del sondaggio? Quante persone sono state interpellate? In quale periodo?

            Pero’ un dubbio ora mi viene. Nell’articolo viene scritto di “un totale di oltre un milione di alunni che frequenta le paritarie”. Invece secondo i dati Istat nel 2010 gli studenti (dalla scuola dell’infanzia alla scuola secondaria di II grado) iscritti alla scuola pubblica non statale erano 335.358 (lo controlli facilmente da solo): come si spiega questa differenza?

            Ripeto: non c’e’ nessuna fonte primaria ma solo una fonte secondaria (l’articolo). Troppo poco.
            E siccome sono veramente “razionale” non prendo come “oro colato” cio’ che viene scritto in un giornale (qualsiasi giornale) ma vorrei vedere la fonte primaria e non quella secondaria: credo di essere chiaro.

            Il punto comunque e’: allo Stato conviene “usare” la Scuola privata? Per il dipartimento di scienze antropologiche di Genova si ma Massimo Giannini (Professore ordinario di Economia Politica dell’Universita’ di Tor Vergata e membro del Centro di Ricerca Interuniversitario sullo Stato Sociale) ritiene che “Un sistema privato rischia quindi di lasciare i cavalli buoni al palo, con una perdita di efficienza per l’intera economia.” e che “non vi è alcuna prova o evidenza certa che un sistema di scuola privata aumenti il grado di efficienza dell’economia”. (http://www.lavoce.info/articoli/pagina307-351.html).
            Anche Daniele Checchi (ordinario di economia del lavoro all’Università Statale di Milano.) e Tullio Jappelli (professore di Economia Politica presso l’Università di Napoli Federico II) in un articolo di qualche anno fa’ ritenevano che non esistono ragioni di efficienza che suggeriscono di investire nella scuola privata (http://www.lavoce.info/articoli/pagina98-351.html).

            In ogni caso, mettendo da parte cio’ ed ammettendo per un attimo che sia vera l’ipotesi della Prof.ssa Ribolzi, i dati degli istituti di ricerca non contraddicono l’impianto della Ricercatrice ma dicono qualcosa di diverso (e non contrario): la scuola privata e’ in difficolta’ economica (sta fallendo….), nell’istruzione privata vi e’ una diffusione sempre maggiore del lavoro nero (Istat), lo Stato italiano investe gia’ poco nell’istruzione pubblica, il livello della scuola privata italiana e’ inferiore a quella pubblica ed anche la disciplina (Ocse).
            O forse nello studio citato ne “Il Giornale” si fa anche riferimento all’evasione fiscale presente nel settore istruzione, al livello qualitativo delle scuole private in Italia ed al contesto disciplinare? Non mi sembra.

            Lo stato “risparmierebbe” ma quanto perderebbe in evasione fiscale? E quanto gioverebbe avere degli studenti meno preparati? Quale sarebbe il “costo sociale” di tutto questo? Quali sarebbero gli effetti sulla ricerca in Italia? Tutto questo e’ stato calcolato? Sarei curioso di saperlo.
            Sarebbe uno Stato (sempre pura ipotesi ovviamente…..) a cui sarebbe permesso di crescere economicamente ma che non si svilupperebbe (e’ diverso).
            Insomma chi vorrebbe risparmiare per avere un prodotto peggiore? Accettereste di risparmiare per dare a vostro figlio un’istruzione peggiore? Credo siate tutti (per chi lo e’) degli eccellenti genitori e non credo ci sia qualcuno che faccia una scelta talmente scellerata.

            Francamente non capisco cosa c’entri l’intervento di Claudio Gentili che hai linkato. Nel suo intervento effettua un interessantissimo excursus politico-legislativo sul dibattito riguardo la scuola privata ma non confuta affatto la realta’ descritta.
            Infatti lo stesso Gentili accenna ai test Pisa (quelli usati dall’Ocse) che descrivono la realta’ nei termini che ho evidenziato.
            Insomma Gentili rimanda ai test Ocse-Pisa di cui conosciamo bene il contenuto confermandone l’affidabilita’.

            Se Berlinguer aveva un’opinione sulle scuole private la rispetto ma e’ sempre – come detto – un’opinione e non un’analisi. Anche se ci fosse uno studio alla base di cio’ e’ uno studio vecchio di 14 anni…..forse non molto aggiornato.
            Oppure ritieni che – essendo la voce di un esponente di sinistra – mi crea imbarazzo? Sono di sinistra ma “razionale”.
            Opinioni ed analisi sono qualcosa di ben diverso ed anche le analisi per essere valide devono essere aggiornate (come sono quelle che ho citato). Non introduco opinioni ma analisi: ti e’ chiara la differenza?
            Oppure vuoi forse dire che l’analisi dell’Istat sull’evasione nelle scuole private sia sbagliata? E sono sbagliati anche i dati sul crollo delle iscrizioni nella scuola privata ed i dati sulla chiusura di molte scuole?
            Ritieni che sia sbagliata anche l’analisi dell’Ocse sugli investimenti pubblici nel settore istruzione, sulla performance e sul contesto disciplinare delle scuole private in ITALIA? Se e’ cosi, provalo pure.

            Giusto per capire chi e’ l’Ocse ti ricordo una ricerca che dovresti conoscere bene (http://www.nationmaster.com/graph/lif_can_use-lifestyle-cannabis-us). Tale ricerca – secondo molti – dimostrava un alto consumo di cannabis in Olanda rispetto all’Italia. Il realizzatore di questa ricerca era appunto l’Ocse (Oecd nell’articolo).
            La fonte proposta era di sicura piu’ che attendibile: peccato che i dati fossero vecchiotti…..circa 14 anni….
            E’ strano che quando l’Ocse offra un quadro “scomodo” diventi una “fantasia” come affermi tu….

            Buon weekend e triplo fraterno abbraccio

            • Pino ha detto in risposta a Carlo Mes

              se la stupidità fosse un reato tu saresti in galera da tempo. Forse non ti sei ancora accorto, dopo esserti tirato decine di pippe mentali, che l’oggetto della discussione è semplicissimo: “lo Stato incentivando la frequenza alle scuole private risparmia soldi?”. La risposta non può che essere SI, perchè se si riducessero gli studenti alla scuola pubblica si ridurrebbero decisamente i costi per quest’ultima. Esempio: lo Stato spende 100 per mantenere uno studente alla scuola pubblica. Oggi non da nulla alle famiglie che pagano le rette alle private. Se desse, per esempio, 30 a chi frequenta le private e se, per tale motivo si spostassero studenti dal pubblico al privato, risparmierebbe 70 per ogni studente non più nel pubblico. Difficile da capire?

            • Karma ha detto in risposta a Carlo Mes

              Nervosismo? Ma non noti che ti ci stiamo divertendo un mondo con te? Uno che parla di SSIS e fa la gara fra le scuole pubbliche e private al posto di parlare di scuole statali e non statali come può non strappare un sorriso di compassione?

              Ancor di più se spreca ore e ore del suo tempo per giocare a fare il giornalista d’assalto, senza riuscirvi oltretutto. Oggi è sabato e come tutti possono vedere per Gian Marco Di Pietro essere in un giorno lavorativo (ieri) o un giorno festivo (oggi) il tempo a disposizione per broccolare sul web è sempre lo stesso. Beati i pensionati!

              Ecco un altro esempio di quando Gian Marco Di Pietro scredita le fonti a lui fastidiose: http://www.uccronline.it/2011/10/14/stati-uniti-sospesa-a-tempo-indeterminato-clinica-per-aborti-senza-licenze/#comment-26931

              Pensa che qui qualcuno sia nervoso perché i suoi dati sono “difficilmente confutabili”. Lui dice che la scuola pubblica ha una qualità migliore di quella privata. Eppure gli si citano le parole (bellissime, secondo lui) di Claudio Gentili, direttore Education di Confindustria: “La qualità della scuola non statale è inferiore a quella dello Stato, come da alcune parti si sostiene? Il convegno Qualità della scuola Pubblica e Privata in Italia: criteri per un confronto Possibile organizzato oggi a Milano dal Crisp ha dimostrato che questa asserzione è priva di fondamenti”
              http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2011/5/2/SCUOLA-Berlinguer-aveva-ragione-solo-le-paritarie-possono-guarire-le-statali/172386/

              Il titolo? “Berlinguer aveva ragione, solo le paritarie possono “guarire” le statali”. Secondo l’opinione di Gian Marco Di Pietro l’opinione di Berlinguer vale meno della sua.

              Ha capito che martellando su La Voce e sull’OSCE può pensare di essere credibile come anticlericale. E allora andiamo proprio all’OSCE basandoci sul rapporto fatto nell’indagine 2009

              Risultati dell’OSCE:
              1) Gli studenti che frequentano le scuole private tendono a conseguire migliori risultati nell’indagin PISA che non gli studenti delle scuole statali, ma gli studenti delle scuole statali che si trovano in un consteso socio-economico simile a quello delle scuole private tendono a conseguire risultati altrettanto buoni.

              2) Genitori che cercano le migliori opportunità scolastiche per i loro figli sono disposti a pagare di più per ottenere le migliori prestazioni offerte dalle scuole private-anche se prestazioni analoghe sono disponibili nel settore scolastico statale soprattutto nelle sezioni che accolgono popolazioni di studenti privilegiati.

              Commenti dell’OSCE:
              I risultati di PISA dimostrano, secondo l’OCSE, che la maggior parte delle ragioni invocate dai genitori per mandare i figli alla scuola privata sono giustificate. In generale, le scuole private offrono un ambiente educativo migliore che non le scuole statali, accolgono una popolazione più privilegiata, studenti che provengono da famiglie con più risorse materiali, soffrono meno di penuria d’insegnanti e sono caratterizzate da un clima disciplinare migliore; inoltre gli studenti che frequentano le scuole private di solito traggono un migliore profitto da questa esperienza e tendono a conseguire punteggi elevati in PISA.

              http://www.oecd.org/document/45/0,3746,en_32252351_32235731_48363181_1_1_1_1,00.html

              Triplo fraterno abbraccio Gian Marco, W la scuola privata e W l’Osce 😀

  15. fabio ha detto

    invece di fare tante discussioni der dividersi il malloppo non sarebbe più semplice che ognuno si paghi la scuola che vuole i laici la scuola pubblica i cattolici le scuole religiose i musulmani le scuole coraniche ecc. e cosi i gentori decideranno che indirizzo dare ai figli, a proprie spese, e le varie confessioni decideranno quanto far pagare l’0nore di appartenere a questo o quel dio in questo saremmo sicuri che i soldi pagati dai cattolici non servono a creare proseliti integralisti musulmani e viceversa lo stesso vale per i soldi pagati allo stato laico. o forse il problema e che i soldi sono tanti e che tutti ne vogliono una parte fregandosene del futuro dei nostri figli?

    • Panthom ha detto in risposta a fabio

      Le scuole private non sono tutte religiose, le scuole private sono un aiuto allo Stato ed è giusto che esso sostenga finanziariamente chi lo aiuta, ancor di più se lo fa risparmiare. Inoltre in una civiltà democratica occorre favorire il diritto delle famiglie ad educare i propri figli come esse ritengono. Comunque non capisco come un ateo militante possa parlare di educazione dopo l’imposizione dell’ateismo scientifico nelle scuole…tutto quello che siete riusciti a fare per la cultura.

  16. Ale ha detto

    6 milioni? Ahahaha! Cifre comunque ridicole. No? Stiamo parlando del bilancio di uno Stato, ma al di là di questo nessuno pensa mai che l’istruzione dovrebbe essere un diritto ma non un obbligo? Come tutti o quasi ho odiato la scuola quando ero studente e mi sono detestato quando accettai per tre anni l’incarico di insegnante di sostegno. Dovevo lavorare. Non avevo nulla in contrario al rapporto con i giovanissimi, ma che senso ha costringere la gente ad elevarsi? Ad istruirsi? Per ottenere poi che cosa? Se la scuola e i suoi relativi obblighi, le istituzioni insomma, danno i risultati che danno – vista l’imbecillità, l’insensibilità, il cattivo gusto, la volgarità, la violenza e l’ignoranza tutta dilaganti – tanto vale abolirle comunque perché i fatti parlano. Io non ho chiesto di nascere, figuriamoci se ho chiesto un’istruzione, ma non sono un incolto! Voglio dire che l’interesse per il sapere dovrebbe partire dal singolo e non dalla società che impone una cultura. Ho detto sapere e non cultura, una distinzione che nelle conversazioni quotidiane può anche essere tralasciata, ma ad altri livelli di comunicazione può, dovrebbe, essere ben rimarcata. Lo dico perché mi ha stupito molto scoprire di volta in volta intellettuali di valore, massimi rappresentanti dell’intelligenza umana, ripudiare la cultura, l’istruzione, l’intelligenza e l’arte (!) ( es: Carmelo Bene) a favore di valori quali la spontaneità, la povertà di spirito, l’abbandono, il gioco, l’incoscienza, il primitivismo. Questo discorso non esclude certo alcune contraddizioni, ma mira ovviamente all’azione mossa da risorse altre rispetto alla comune forma di pensiero dogmatico, programmatico, basata su valori altrui perpetuamente tramandati. Tra scuola e mondo del lavoro c’è poi un abisso incolmabile. Da giovani siamo tutti idealisti e finiamo a occuparci di contabilità, bilanci, piani aziendali, marketing, strategie, burocrazia ( tutto questo per i più fortunati, agli altri la fabbrica o il call center). Ma di che diavolo di orizzonti si parla ai ragazzi? Quale progetto di vita? La vita dei loro padri? Di quale progresso state parlando? Sarei curioso di chiedere al ministro Brunetta che tanto inneggia al lavoro se almeno conosce l’etimo della parola. Francamente ne dubito ( e qui non lo rivelo. Vadano a cercarselo gli interessati). Obbligo alla vita insomma, allo studio, al lavoro. Siamo sinceri su questo punto: non si sgobba per passione, ma per avere un posto in società. Ciò che invece si ama davvero non pesa poi così tanto. Perché allora non mettere la gente in condizione di fare ciò che preferisce? Se poi combineremo un pasticcio almeno scopriremo che cosa è per davvero l’uomo al di là della morale, del dover essere, dell’avere, dell’essere un buon uomo, un cittadino onesto, un uomo pio, un grande lavoratore e così via… Perché forse – ribadisco – con questa civiltà abbiamo risolto qualcosa? Schiere di filosofi, politici, tecnici, amministratori, dottori, studiosi, pensatori hanno saputo dividere le risorse equamente, evitare la violenza, le stragi, i soprusi? Bel lavoro hanno fatto, tra l’altro, le religioni del mondo! Da piccolo ti insegnano a dividere quello che hai con il prossimo, ma quando sarai in azienda dovrai necessariamente battere i concorrenti. C’è coerenza in tutto questo? Credo di no. Che fare quindi? In fondo credo che ci siano ben poche possibilità poiché siamo tutti vittime di queste nevrosi, ma sarebbe già qualcosa lavorare meno e magari meglio, evitando gli obblighi inutili fondati sulle ideologie ( Stato, Dio, Patria, Famiglia, Società, Lavoro, Dovere, Senso Comune, Immagine, Status sociale…), cercando di creare individui e non conformisti, ghettizzando gli animi volgari, quelli che mancano di grazia, quelli che l’anima se la sono giocata studiando – per se stessi! – poco e male. Cordialmente.

    Alessandro Vaccari

  17. Paolo Cattani ha detto

    Nel neonato regno d’Italia si pensò di “istruire quanto basta ed educare fin che si può”. L’ideologia statalista non è cambiata molto, l’importante è controllare tutto…

  18. a-ateo ha detto

    Ing, Dani ha detto:
    20 ottobre 2011 alle 16:26
    Non sono d’accordo al finanziamento delle scuole private da parte dello Stato. Andare a una scuola privata è una scelta personale e quindi chi la persegue se ne assume tutti gli oneri.
    La scuola primaria deve essere quella pubblica, poichè l’istruzione è un diritto e deve essere lo stato a fornirla. Quindi lo stato deve finanziare la scuola pubblica e il privato deve restare privato!
    Sono cristiano cattolico razionale e praticante ma in ogni caso dico no ai finanziamenti alla scuola privata, cattolica o no che sia.
    Io proverei a dimostrare che in casa cattolica opinare diversamente è possibile e il pensiero unico è, casomai, ateo…
    Io penso che educare i figli è un diritto-DOVERE di ogni genitore.
    Secondo le loro idee e opinioni, io cattolico, secondo le idee cattoliche, tu islamico, secondo le idee islamiche, lui ateo, secondo le idee atee.
    Quindi scuole diversificate, tutte private, con il supporto dello Stato.
    Riflettete: si avrebbe il massimo di libertà, il massimo di risparmio e il massimo di concorrenza fra scuole diverse.
    Lo Stato che “educa” i figli di tutti….questo stato (S minuscola)laicista, mafio-massonico(P1, P2, P3, P4…..),centralista, che educa…
    MADDEKKE’ parliamo…
    Caro ing. Dani, scrivi sopra: “poichè l’istruzione è un diritto e deve essere lo stato a fornirla….”
    NON FORNIRLA, BENSI’ GARANTIRLA.
    Infatti lo stato democratico e liberale NON è un fornitore di servizi.
    E di servizi delicati come l’EDUCAZIONE, ancora meno.
    Quale è il lato negativo di questa proposta, di grazia?

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