Anche nel centrosinistra una sana idea di laicità

Nello schieramento politico di centrodestra si è più volte dimostrata l’intenzione di perseguire un’idea di laicità positiva, in linea con quanto espresso da Benedetto XVI nel suo messaggio del marzo scorso al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: «L’Accordo [del Concordato lateranense, Nda] ha contribuito largamente alla delineazione di quella sana laicità che denota lo Stato italiano ed il suo ordinamento giuridico, ha evidenziato i due principi supremi che sono chiamati a presiedere alle relazioni fra Chiesa e comunità politica: quello della distinzione di ambiti e quello della collaborazione».

La situazione del centrosinistra invece appare oggi un po’ più complessa. I moderati di sinistra devono infatti convivere con sedicenti cattolici (Rosy Bindi, Ignazio Marino ecc.), con fondamentalisti anti-cattolici (Flores D’Arcais, Marco Politi, Stefano Rodotà, Corrado Augias ecc.), con personaggi controversi (Paola Concia, Franco Grillini, Vladimir Luxuria ecc.) e con la perversione laicista del Partito Radicale (Turco, Bonino, Pannella, Cappato, Bernardini, Englaro ecc.). Il timore è quello che l’errata idea di laicità di questi personaggi possa passare per osmosi anche ai loro compagni di schieramento. Siamo per questo molto lieti di sottolineare, oltre all’aumento di consensi per Matteo Renzi (che molti vedono come futuro leader del PD), anche un sottile cambiamento editoriale del quotidiano “L’Unità”, da sempre molto lontano dalla Chiesa. Lo si capisce dai continui interessanti contributi che don Filippo Di Giacomo (stranamente un sacerdote mediatico “amico” di Ratzinger) fornisce dalle colonne dell’ex quotidiano del PCI e anche dalla frequente espressione di un concetto di laicità sano e positivo e non strumentalizzato.

Ci riferiamo ad esempio al commento più interessante di questi giorni, quello che la docente di Storia delle dottrine politiche all’Orientale di Napoli, Francesca Izzo, leader del movimento “Se non ora quando?” ha pubblicato sul quotidiano di Claudio Sardo in merito al recente intervento del cardinal Bagnasco. La docente spiega: «Per la ricostruzione di un tessuto nazionale, che sani fratture territoriali, sociali, culturali, etiche e non ultime di genere, le scelte oggi dinanzi al mondo cattolico italiano risultano essenziali». Esprimendo quali siano le questioni che stanno più a cuore a lei e ai credenti e non credenti, cita «lo sviluppo di una idea di laicità “post-secolare” che porti a riconoscere e legittimare la piena cittadinanza, nella sfera pubblica, del linguaggio religioso. Una laicità che metta in discussione il modello “francese”, secondo cui in democrazia la laicità consiste nel relegare la fede religiosa, con il suo corollario di convincimenti riguardanti la condotta di vita, alla dimensione privata e all’interiorità». La Izzo prosegue sostenendo correttamente che «l’idea di laicità post-secolare, avanzata da Habermas, più di un decennio fa proprio in dialogo con l’allora cardinale Ratzinger, è rimasta sullo sfondo […]. Il filosofo tedesco ha sollevato interrogativi seri rispetto alle tradizionali e consolidate visioni del rapporto tra secolarizzazione e modernità, tra fede, scienza e politica. Ha criticato un’idea semplificata di modernità – che una certa lettura dell’Illuminismo ci ha trasmesso e che sembra dominare tanta parte dell’immaginario contemporaneo – secondo la quale la secolarizzazione, frutto del progresso scientifico, rende anacronistiche le credenze religiose perché prive di contenuto razionale. Habermas ha cercato di mostrare invece che non solo sul piano etico ma anche su quello conoscitivo il linguaggio religioso ha un contenuto razionale e che la pretesa del discorso razionale-illuministico di essere assolutamente nel giusto appare metafisica al pari dell’integralismo religioso».

Su Il Corriere della Sera 1/10/11 il leader del PD, Pierluigi Bersani, ha scritto: «I fermenti di responsabilità e partecipazione che emergono dal mondo cattolico sono un’importante novità positiva per l’Italia. Il Pd è un partito di laici e di cattolici, è un partito che riconosce i propri valori in quelli di un umanesimo forte, è un partito che ascolta con rispetto e attenzione le preoccupazioni della Chiesa riguardo alla vita del Paese, nella peculiarità del suo magistero. Vogliamo che il nostro progetto per l’Italia sia espressivo anche di tante energie positive e vitali che il mondo cattolico esprime, in particolare su un arco di temi che va dalle questioni sociali a quelle educative, a quelle antropologiche». Sull’Unità 1/10/11 è invece intervenuto Vannino Chiti vicepresidente del Senato, il quale sostiene: «Tanti i credenti nel Pd per questo non temiamo il dialogo con la Chiesa L’esperienza religiosa riveste per noi importanza sia nella vita individuale, che in quella pubblica: ci siamo misurati con i temi posti dalla Settimana sociale dei cattolici italiani o dall’Enciclica di Benedetto XVI Caritas in Veritate. I nostri gruppi parlamentari dovrebbero ora approfondire i due importanti discorsi del pontefice, a Londra e Berlino, sul valore del costituzionalismo». Walter Veltroni su Il Foglio 1/10/11 scrive: «Io sto con il Papa. Io che non credo o che, come ho detto sinceramente “credo di non credere”, ho ascoltato con enorme interesse l’affascinante discorso al Parlamento tedesco di Benedetto XVI nel quale ha lanciato un invito che non può non essere raccolto. Gli argomenti di Ratzinger sono forti, proprio perché aperti […] a me paiono di straordinario interesse e suggestione sul piano intellettuale e di potenziale fecondità sul piano politico». Sempre sull’Unità 6/10/11 Livia Turco (cattolica “adulta”) scrive: «L’aspetto che più mi ha colpito della prolusione del presidente della Cei è la cosiddetta “visione antropologica”, la critica all’individualismo ed al radicalismo […]. Personalmente lo considero un approccio molto fecondo. Farebbero bene le diverse culture politiche a collocarsi su questo piano della discussione e della sfida. Che cosa significa questa proposta per la cultura della sinistra? Io credo, mettere in discussione una concezione dei diritti che talvolta si è basata su una visione riduttiva della libertà personale e dell’autodeterminazione».

Dallo schieramento di centrodestra non ci sono state reazioni particolarmente interessanti, oltre al richiamo a non strumentalizzare il discorso di Bagnasco e ad un commento fuori luogo della leghista Carolina Lussana.

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