Leader pro-choice definisce il feto umano un “tumore” da cui liberarsi

La nota femminista pro-aborto Florence Thomas ha pubblicato un resoconto del suo aborto illegale, eseguito all’età di 22 anni. Durante il racconto si rivolge disumanamente al suo bambino non ancora nato chimandolo “tumore”. La questione ha scatenato un putiferio negli Stati Uniti. Nel racconto la Thomas descrive la sua relazione fuori dal matrimonio: «Mi ricordo le notti di calore e amore. Amore ogni notte, amore a mezzogiorno, e l’euforia di avere il mondo nelle nostre mani. E sì, abbiamo anche corso dei rischi». Dopo la pacchia, il “rischio” inevitabilmente si è trasformò in realtà e una nuova vita cominciò germogliare nel ventre della Thomas, la quale intervenì immediatamente per sopprimerla. Si rivolse ad un medico abortista (il quale verrà espulso dall’Associazione di ginecologi). La Thomas continua il racconto e afferma che dopo l’intervento si sentì «sollevata, Un sollievo immenso. Questo tumore se n’era andato e io potei tornare a vivere». La Thomas, fondatrice del gruppo abortista “Donna e Società”, si è anche detta convinta che sia l’amore della madre e il suo punto di vista a rendere il feto una “persona umana”. Esclude quindi che esso possa avere uno status a sè, indipendente dal giudizio degli altri. Nella cultura laicista esistono molte donne che, come la Thomas, paragonano la gravidanza ad un’infezione. Così l’aborto diventa di conseguenza la medicina da prendere per estirpare il “tumore”. La notizia è apparsa su LifeNews e sempre sullo stesso sito ma in un altro articolo, Matthew Hoffman definisce queste persone come “psicopatiche”, poiché secondo gli specialisti «questa definizione è molto più ampia dell’immagine evocata dalla cultura popolare. Uno psicopatico è qualcuno che è fondamentalmente privo di empatia umana, che vede gli altri esseri umani come meri oggetti di manipolazione. Lo psicopatico, secondo i professionisti, è fondamentalmente egoista, incapace di trascendere il proprio senso personale di sé per riconoscere la dignità degli altri». Non poteva trovare una descrizione più adatta per i profeti della cultura anticristiana.

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