Il mistero del cervello umano: non si è evoluto gradualmente

cervello umano sviluppo

Uno studio mette in discussione una certezza del passato: lo sviluppo del cervello umano non ha seguito un processo graduale. Al momento non c’è spiegazione.


 

Per decenni l’idea è sembrata quasi indiscutibile.

Il cervello umano sarebbe diventato sempre più grande grazie alla selezione naturale, perché un’intelligenza superiore avrebbe garantito ai nostri antenati maggiori possibilità di sopravvivenza.

Una nuova ricerca internazionale, però, ha respinto questa ricostruzione.

Al contrario di quanto si è sempre creduto, la crescita del cervello nel genere “Homo” non è stata il risultato di un processo graduale e costantemente favorito dalla selezione naturale.

 


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Nessuna selezione graduale

Lo studio, pubblicato su “Nature Communications” dai ricercatori Mark Hubbe e Katerina Harvati, ha analizzato numerosi crani fossili appartenenti a diverse specie umane.

I risultati indicano che l’aumento delle dimensioni della scatola cranica non segue il modello classico di una selezione direzionale continua, guidata dai vantaggi evolutivi.

Al contrario, le variazioni osservate sembrano spiegarsi meglio con processi stocastici, cioè apparentemente casuali, accompagnati da una forte selezione stabilizzante che avrebbe limitato cambiamenti troppo marcati.

In altre parole, l’evoluzione del cervello umano –definito «l’oggetto più complesso dell’universo conosciuto» dal famoso neuroscienziato Christof Koch– non appare come una progressione lineare verso organi sempre più grandi e complessi.

Viene piuttosto sottolineata l’importanza dei vincoli ambientali, evidenziando anche il ruolo dei comportamenti culturali come fattori chiave dell’evoluzione umana.

La ricerca riguarda anche un’altra caratteristica distintiva dell’uomo: la progressiva riduzione del volto e della mascella. Anche questa trasformazione, secondo gli studiosi, non sarebbe spiegata principalmente da una selezione naturale orientata, ma da un insieme di vincoli evolutivi e cambiamenti casuali accumulatisi nel tempo.

 


Il cervello umano: il mistero più complesso dell’universo
(23/01/2025)


 

Cervello umano: non ci sono spiegazioni

La pubblicazione ha suscitato interesse perché invita a una maggiore prudenza nell’interpretare la storia evolutiva.

Pur senza mettere in discussione il quadro generale dell’evoluzione umana, gli autori evidenziano che alcuni dei suoi aspetti più iconici potrebbero essere stati molto meno lineari di quanto i manuali abbiano raccontato finora.

Al momento, infatti, non esiste una narrazione convincente che spieghi perché i nostri cervelli siano diventati più grandi e più intelligenti.

Un risultato che apre nuove domande sulle origini di una delle caratteristiche più straordinarie dell’essere umano e dimostra come, anche in paleoantropologia, molte antiche certezze diventino oggi oggetto di profonda revisione.

Autore

La Redazione

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6 commenti a Il mistero del cervello umano: non si è evoluto gradualmente

  • Sergio- ha detto:

    Articolo splendido.
    L’autocoscienza umana non nasce da un accumulo di materia organizzata, né da un processo evolutivo che, per gradi, produce lo spirito.
    Essa è l’atto con cui Dio pone Sè stesso nell’uomo: non un ‘aggiungersi’ a qualcosa già completo, ma l’irruzione dell’Essere assoluto che si dona alla creatura.
    Il corpo può evolversi per vie naturali, ma l’autocoscienza è data dal Dio che pone nell’uomo Sé stesso.
    Non quantità che diventa ‘qualità’, ma Presenza assoluta che si comunica.
    La nostra coscienza di essere, è coscienza dell’Essere.

    • Giuseppe ha risposto a Sergio-:

      Salve, volevo chiedele una precisazione su quanto scritto. Riporto quanto da lei scritto:”l’autocoscienza è data dal Dio che pone nell’uomo Sé stesso”. Questa frase detta così sembra quasi voler far intendere che l’essere dell’uomo coincida con l’essere divino, alla maniera in cui lo intendavano gli idealisti tedeschi oppure il monismo parmenideo spinoziano. Ma penso che lei non volesse intendere questo. Un saluto

    • Gianni ha risposto a Sergio-:

      Si sarà ingrandito in base agli stimoli che ha ricevuto nei secoli.. la schiavitù per esempio o il fascismo devono aver rallentato l evoluzione assieme ad altri fattori

    • Sergio ha risposto a Sergio-:

      Perfettamente ragione , un atto del signore nella fenomenologia dell “evoluzione dell ‘uomo . Tutto prestabilito con uno spin di crescita per formare l’ uomo cosciente e senziente capace di scindere dal bene e dal male , di comprendere l’eccezionalità e la magnificenza della creazione.

  • Paolo ha detto:

    Questo studio mette a nudo un vizio di fondo del dibattito sull’evoluzione: la confusione epistemologica tra scienza sperimentale (fondata su formalizzazione, rigore logico e riproducibilità galileiana) e scienza storica (come la paleontologia, che raccoglie indizi su eventi passati e irripetibili).

    Il “gradualismo lineare” non è una legge scientifica riproducibile, ma una congettura interpretativa che i dati storici dei fossili stanno puntualmente smentendo, rivelando un’evoluzione cerebrale discontinua, improvvisa e non direzionale. Quando la storia dei fossili contraddice la teoria geometrica lineare, è la teoria che deve cedere il passo alla realtà del dato storico.

    Sul piano della riproducibilità biologica, l’irriducibilità del salto qualitativo umano rimane intatta, richiamando alla mente il celebre e ironico aforisma del grande genetista Jérôme Lejeune:

    «Ho sentito molti professori universitari lamentarsi di avere dei figli adolescenti che assomigliavano a delle piccole scimmie, ma non ho mai visto allo zoo una mamma scimmia sperare che la sua progenie potesse assurgere al mestiere di professore universitario».

    L’autocoscienza e la ragione umana — intesa proprio come quella capacità socratica di cercare la verità oggettiva — non sono il risultato di un lento accumulo quantitativo di materia, ma un salto ontologico irriducibile che la paleontologia registra nei suoi fatti e che la scienza sperimentale non può replicare in laboratorio.