Elezioni, Müller: «I vescovi restino neutrali: non a favore o contro un partito»

elezioni vescovi

A seguito delle recenti elezioni in Germania, il richiamo alla neutralità politica del card. Müller. I vescovi hanno un compito ben più importante.

 


don mario proietti

 

di
card. Gerhard Ludwig Müller*

*prefetto emerito della Congregazione per la dottrina della fede

da Kath.net, 09/09/2026

 

Alcune dichiarazioni sconcertanti di vescovi tedeschi in occasione delle recenti elezioni in Germania richiedono un chiarimento dal punto di vista teologico.

Occorre ricordare che gli Apostoli e i loro successori nell’episcopato e nel sacerdozio sono stati istituiti da Gesù per annunciare a tutti gli uomini il Vangelo della volontà universale di Dio per la salvezza, per chiamare i peccatori alla conversione e per comunicare loro, attraverso i sacramenti, la vita nuova nella grazia di Dio.

Essi non possono dunque in alcun modo utilizzare la propria autorità spirituale per schierarsi, a favore o contro un determinato partito politico, nella legittima competizione per ottenere la maggioranza dei voti in uno Stato democratico e di diritto quale, senza dubbio, è la Repubblica Federale di Germania secondo la propria Costituzione.

Questo costituirebbe un abuso dell’autorità spirituale per finalità politiche.

 


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L’intervento dei vescovi in politica

Dal punto di vista storico, l’intervento dei vescovi nelle lotte per il potere politico, a scapito della loro autorità spirituale, ha sempre finito per oscurare la vera missione della Chiesa: condurre gli uomini alla salvezza eterna e alla comunione personale con Dio.

La Chiesa non è interessata al potere politico, ma alla grazia e alla verità di Dio, come emerge con inequivocabile chiarezza dalla scena del giudizio di Gesù davanti a Pilato.

Diversa da un’ingerenza illegittima nella campagna elettorale è la necessaria applicazione dei principi morali alla politica, fondata sulla verità fondamentale che lo Stato esiste per i cittadini e non il contrario.

Soprattutto i vescovi e i sacerdoti, ma anche tutti i fedeli cristiani, sono chiamati in coscienza a difendere i diritti fondamentali dell’uomo contro le ideologie atee e antiumane e contro le pretese di puro potere di governanti fuori controllo.

La Chiesa è anche chiamata a difendere gli interessi dell’intera umanità, che vanno oltre la ragion di Stato dei singoli Paesi: la pace, la giustizia sociale e la dignità umana […].

Per questo la Chiesa, sulla base della Rivelazione di Dio in Gesù Cristo, respinge radicalmente ogni classificazione degli esseri umani in ceti, classi, caste o razze che implichi una loro valorizzazione o svalutazione.

D’altra parte, attribuire a priori a un determinato partito e ai suoi elettori un’ideologia razziale di carattere etnico è un’affermazione priva di prove.

È infatti difficile, se non impossibile, comprendere come milioni di nostri concittadini tedeschi possano aver fatto propria una simile folle ideologia, che contraddice apertamente la legge morale naturale e la concezione cristiana dell’uomo.

Se fosse davvero così, ciò costituirebbe anche un’accusa nei confronti della Chiesa — nelle famiglie, nelle parrocchie e nell’insegnamento della religione — per aver gravemente fallito nel suo compito spirituale di formare le coscienze.

 


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I doveri e i limiti della Chiesa

[…] Certamente, la Chiesa cattolica, attraverso il suo Magistero, ha il diritto e il dovere di dire a un singolo fedele che mette in pericolo la propria salvezza quando nega verità essenziali della fede rivelata o viola gravemente i comandamenti di Dio.

Questo vale anche nel caso in cui degli stranieri, persino quelli che si trovano qui illegalmente, venissero trattati in modo illegale e disumano.

Questa autorità spirituale, tuttavia, non si estende alle scelte elettorali di quei cittadini cattolici che si limitano ad avere preferenze politiche diverse da quelle di un altro cattolico che, in quanto vescovo o sacerdote, è il loro pastore e guida spirituale, ma che sul piano politico e nelle libere elezioni è un cittadino con gli stessi diritti degli altri.

In una consultazione democratica, ogni cattolico ha il diritto di votare per il partito che ritiene più capace di risolvere i problemi del Paese rispetto agli altri partiti, a condizione che il governo democraticamente eletto non ricorra a mezzi immorali né li approvi o li favorisca.

Un vescovo della Chiesa cattolica deve essere un buon pastore, preoccupato che i fedeli a lui affidati raggiungano la salvezza eterna vivendo alla sequela di Cristo.

Quale partito otterrà la maggioranza deve lasciarlo serenamente decidere agli elettori, mentre la tutela della democrazia spetta agli organi dello Stato competenti.

Il custode della democrazia, in nome del popolo, è il Tribunale costituzionale federale; i vescovi, invece, sono, nel nome di Cristo, pastori delle anime e modelli per il gregge di Dio (cfr. 1 Pt 2,25; 5,2-5).

 


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Crea scandalo un vescovo politico

Tra i loro compiti rientra anche quello di esortare le parti in conflitto a non trattarsi come nemici, ma a rispettarsi reciprocamente come esseri umani, affinché non venga meno il consenso fondamentale su cui si fonda la società democratica.

Un vescovo non deve mai mettere in pericolo la salvezza eterna di quei cattolici che non votano come egli vorrebbe, né per garantire la permanenza al potere di un governo eletto per un periodo determinato, né per sostenere le ambizioni di potere di partiti o coalizioni.

È motivo di grave scandalo quando vescovi e sacerdoti, associazioni e istituzioni cattoliche si schierano accanto ad agitatori politico-ideologici o vengono anche soltanto associati a essi.

In questo modo, infatti, la Chiesa finisce per presentarsi come un attore politico e tradisce la propria missione di essere il sacramento della volontà universale di Dio per la salvezza.

Ai vescovi e alle associazioni ecclesiali che si politicizzano, il Concilio Vaticano II ha dunque lasciato un chiaro insegnamento:

«Così la Chiesa, pur avendo bisogno di mezzi umani per compiere la sua missione, non è costituita per cercare la gloria terrena, bensì per diffondere, anche col suo esempio, l’umiltà e l’abnegazione. Come Cristo infatti è stato inviato dal Padre “ad annunciare la buona novella ai poveri, a guarire quei che hanno il cuore contrito” (Lc 4,18), “a cercare e salvare ciò che era perduto” (Lc 19,10), così pure la Chiesa circonda d’affettuosa cura quanti sono afflitti dalla umana debolezza, anzi riconosce nei poveri e nei sofferenti l’immagine del suo fondatore, povero e sofferente, si fa premura di sollevarne la indigenza e in loro cerca di servire il Cristo».

Autore

card. Gerhard Ludwig Müller

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3 commenti a Elezioni, Müller: «I vescovi restino neutrali: non a favore o contro un partito»

  • Ettore ha detto:

    Che schifo di messaggio!

    “D’altra parte, attribuire a priori a un determinato partito e ai suoi elettori un’ideologia razziale di carattere etnico è un’affermazione priva di prove.”

    A si? E quindi bisogna aspettare che accendano i forni?

    • Sandro ha risposto a Ettore:

      Non ho alcuna simpatia per loro ma non mi risulta che Afd voglia accendere i forni, non più né meno di Vannacci o di Le Pen. Bisogna stare attenti con i giudizi e i paragoni

      • Ettore ha risposto a Sandro:

        Era volutamente un iperbole, ma non mi risulta che Hitler in “Mein Kampf” parlasse esplicitamente di forni. Il punto è che se si chiudono gli occhi troppo a lungo poi quando si aprono è troppo tardi.

        Ribadisco che
        “D’altra parte, attribuire a priori a un determinato partito e ai suoi elettori un’ideologia razziale di carattere etnico è un’affermazione priva di prove.”
        è una affermazione vergognosa nel caso specifico.

        Visto che lo dice sempre lui:
        “Se fosse davvero così, ciò costituirebbe anche un’accusa nei confronti della Chiesa — nelle famiglie, nelle parrocchie e nell’insegnamento della religione — per aver gravemente fallito nel suo compito spirituale di formare le coscienze.”
        sì, comincerei a riflettere sul fallimento.