L’etica di Peter Singer: «E’ colpa di Cristo se ogni vita ha valore»
- Ultimissime
- 22 Lug 2026

Il filosofo Peter Singer celebra l’utilitarismo laico, tra infanticidio ed eliminazione dei disabili. Un solo ostacolo: la santità della vita, colpa di Gesù.
Come farsi mancare gli insegnamenti del più noto bioeticista al mondo?
Il filosofo australiano Peter Singer (Università di Princeton) è l’esponente di spicco della cosiddetta bioetica laica, il tentativo di costruire valori etici prescindendo totalmente dall’antropologia cristiana.
Ha più volte teorizzato la moralità dell’uccisione di neonati e disabili in quanto «né un neonato, né un pesce sono persone, uccidere questi esseri non è moralmente così negativo come uccidere una persona».
Nel suo “Ripensare alla vita” (pag. 20), scrisse ancora: «I feti, i bambini appena nati e i disabili sono non-persone, meno coscienti e razionali di certi animali non umani. E’ legittimo ucciderli»1P. Singer, Ripensare alla vita, Il Saggiatore 1996, p. 20.
Il suo cruccio è non riuscire a convincere l’Occidente, perché «la visione giudaico-cristiana è ancora molto influente».
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L’utilitarismo di Peter Singer
Peter Singer è un sostenitore accesso dell’utilitarismo, il cui cuore è racchiuso in questa definizione: un’azione è giusta quando produce le migliori conseguenze complessive per tutti gli esseri coinvolti.
Un “credo” agghiacciante perché non protegge l’individuo ma solo la somma degli interessi: uno può essere sacrificato per il bene di molti.
Se tutto dipende dalle conseguenze, non esistono limiti morali inviolabili.
Diventa lecito torturare un innocente per evitare una rivolta, mentire sistematicamente per ottenere buoni risultati per molti, sperimentare su un individuo incapace di opporsi (neonato, disabile grave) per curare milioni di persone, eliminare qualcuno se ciò aumenta il benessere generale.
Sulla base di ciò, nel 2004 Singer ha sostenuto la liceità morale della necrofilia («non c’è nessun problema morale in questo») e del sesso con gli animali («non è intrinsecamente sbagliato in senso morale»).
Ha infine sostenuto di non vedere «nulla di sbagliato in una società in cui i bambini vengono allevati per usarli come pezzi di ricambio su vasta scala».

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“Non tutte le vite hanno valore”
Intervistato da un quotidiano spagnolo, Peter Singer ha trovato nella pandemia da Covid-19 una prova a suo favore.
«Questa situazione», ha spiegato, «ha sfidato l’idea ampiamente diffusa che tutte le vite valgano lo stesso e siano ugualmente importanti».
Infatti, ha proseguito, «si è dimostrato che quando arriva il momento della verità e devono essere prese decisioni, la maggioranza ricorrerà all’utilitarismo e non a concetti legati alla santità della vita umana. Non è vero che tutte le vite hanno lo stesso valore».
Da notare che l’ateissimo Singer individua come nemico il concetto di “santità” della vita umana!
Ciò a cui si riferisce il bioeticista australiano è il drammatico scenario di selezione dei pazienti al triage a causa di un sovraccarico delle terapie intensive, dovendo scegliere chi salvare e chi lasciar morire.

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Perché Peter Singer ha torto
Si tratta di un dilemma etico certamente importante, ma non diverso da qualunque scelta sull’allocazione di risorse limitate.
Pensiamo all’esperimento del “carrello ferroviario” in cui una persona deve decidere chi salvare e chi lasciar morire o alla scelta della madre ebrea che venne costretta ad indicare quale dei due figli intendeva salvare da Auschwitz.
Come la maxi-emergenza da Covid, si tratta di situazioni limite che costringono a scegliere: ma ciò non significa che si agisca negando il valore ontologico della vita, così come l’essere costretti ad uccidere per salvarsi non significa disprezzare la vita umana dell’aggressore.
Qualunque vita umana mantiene un valore assoluto in ogni circostanza, indipendentemente dalla salute o dalla probabilità di sopravvivenza. Ciò non viene contraddetto dalla necessità di una scelta imposta da un’inevitabile situazione emergenziale.
La madre ebrea minacciata dai soldati nazisti dovrà scegliere una delle due figlie secondo drammatici criteri personali (l’età, la salute…), ma si tormenterà tutta la vita.
Perché? In virtù della convinzione che la vita della figlia non scelta aveva comunque lo stesso valore e la stessa sacralità.
Singer ha quindi torto: forzare una scelta, in questi casi, non avvalora l’utilitarismo perché la decisione può drammaticamente coesistere con la santità dell’individuo.

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“Dopo Gesù nessuno può essere sacrificato”
Torniamo al tentativo di Peter Singer di creare un’etica estranea al cristianesimo.
Perché il bioeticista odia così tanto la cristianità? Lo ha spiegato lui stesso in “Etica pratica”:
«Oggi appare naturale che ogni essere umano abbia diritti inviolabili, che non possa essere sacrificato, ma non è affatto così. E’ da quando Gesù di Nazareth è passato su questa terra che tutto è cambiato. Il cambiamento degli atteggiamenti occidentali verso l’infanticidio nasce con la dottrina della santità della vita umana prodotta dal cristianesimo. Tra gli stessi Greci e Romani, i neonati non avevano un automatico accesso alla vita, essi venivano uccisi esponendoli alle intemperie sulla cima di una collina»2P. Singer, Practical Ethics, Cambridge University Press 2011, p. 153, 154.
Il concetto è stato ribadito nel 2016, quando auspicò che i pazienti in stato vegetativo venissero utilizzati nei laboratori come cavie al posto degli scimpanzé.
Si giustificò dicendo: «Una volta che ti allontani dalla visione giudeo-cristiana semplicemente non c’è una base per tracciare un netto confine morale tra noi e gli animali. La visione giudaico-cristiana è ancora molto influente, ed è difficile per le persone uscire da questo stampo. Consideriamo ancora sacra la vita umana».


















3 commenti a L’etica di Peter Singer: «E’ colpa di Cristo se ogni vita ha valore»
“un’azione è giusta quando produce le migliori conseguenze complessive”
In effetti, se tale Singer decidesse (seguendo il suo ragionamento e in piena libertà, s’intende) di levarsi di mezzo da questo mondo infame, credo che tutti ne trarremmo giovamento…
Il pensiero di Peter Singer espresso nell’articolo rappresenta il culmine logico di quella deriva che il Cardinale Caffarra aveva lucidamente diagnosticato. Quando Caffarra parla dell’ingresso , con Hobbes, nell’ethos occidentale della ‘visione utilitaristica dell’uomo’, spiega proprio come la rinuncia a una verità oggettiva riduca l’essere umano a pura materia sacrificabile o a strumento di piacere e interesse. Che si tratti di scindere la sessualità dal dono della vita o di considerare i neonati e i disabili come ‘non-persone’ (come fa Singer), la radice è la stessa: l’eliminazione dell’antropologia cristiana e della santità della vita, sostituite da un permissivismo e da un edonismo che, illudendo l’uomo di renderlo libero, lo riducono in realtà schiavo dei propri istinti e del calcolo utilitaristico.
Perche’ leggendo queste parole orrende ho la sensazione che Singer si consideri uno dei non sacrificabili ??!!