La giovane suora: «Povertà, castità e obbedienza sono libertà»
- Ultimissime
- 19 Lug 2026

Come vive la giovane suor Clarita i voti religiosi di povertà, castità e obbedienza? Sono davvero una rinuncia, come tutti credono? Una bella testimonianza.
A 28 anni suor Clarita è una delle più giovani suore in Germania.
Appartiene alle Domenicane del Convento di Arenberg a Coblenza, una comunità diventata nota anche fuori dai confini tedeschi grazie alla sua presenza sui social network.
Proprio lei aveva filmato il video della consorella novantaduenne che assaggiava per la prima volta un kebab, un contenuto diventato virale con milioni di visualizzazioni.
Ma dietro quella notorietà c’è la spontaneità di una giovane donna, la quale ha raccontato con serenità la scelta di consacrare la propria vita a Dio, spiegando come i voti di povertà, castità e obbedienza siano per lei una forma di libertà.
Altro che rinuncia!
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La povertà e ciò di cui abbiamo bisogno
Partendo dalla povertà, ha spiegato che il suo stipendio viene destinato interamente alla comunità e lei riceve soltanto una piccola somma mensile per le spese personali.
Se prima di entrare in convento la spaventava dover rinunciare allo shopping (anche se non è affatto bandito dalla vita religiosa), si è accorta «di non averne più bisogno». Anzi, spiega, «non mi serve altro. Ho tutto ciò di cui ho bisogno».
Infatti la povertà, oltre a significare anche l’accettazione dei propri limiti, ti porta «a domandarti: di cosa ho veramente bisogno? Una riflessione importante per tutti».
In monastero, comunque, «se qualche sorella desidera qualcosa spesso la riceve per il suo onomastico o per un’occasione simile». Piuttosto, aggiunge, «si tratta sempre di capire se abbiamo davvero bisogno di qualcosa e quali bisogni reali si celano dietro i bisogni materiali».

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La castità è «ricchezza nei rapporti»
Anche sulla castità suo Clarita offre una prospettiva distante dagli stereotipi.
«La verginità non significa vivere senza relazioni», spiega. «E l’astinenza dai rapporti sessuali è solo la cornice esteriore».
Dietro questa scelta, ricorda la giovane suora, «si cela una ricchezza ben maggiore e riguarda anche il modo in cui guardo le persone: le guardo negli occhi o le uso per i miei bisogni?».
Nel monastero si sperimentano amicizie profonde e una vita comunitaria intensa, senza rinunciare agli affetti autentici. La scelta del celibato, racconta ancora, nasce dal desiderio di appartenere completamente a Cristo, non dal rifiuto delle relazioni umane.
E’ una preferenza, non un’esclusione.

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«Il bello dell’obbedienza»
Il voto che suscita più domande è però quello dell’obbedienza.
«In definitiva è sempre Dio», risponde quando le viene chiesto della regola di condividere ogni scelta con le consorelle e la badessa. Dio, dice, parla attraverso il volto di chi le è accanto nel cammino vocazionale.
«La cosa bella dell’obbedienza», aggiunge la religiosa, «è che altri possono aiutarmi a vedere ciò che da sola non vedo o hanno qualcosa in mente per me di cui non sono consapevole. Non plasmo la mia vita da sola, lo facciamo insieme ascoltando la voce di Dio».

I voti religiosi e la libertà
Insomma, conclude suor Clarita, «vivo tutti i miei voti nella prospettiva totale della libertà».
Le Domenicane di Arenberg stanno attirando l’attenzione di molti giovani proprio grazie ai social media, che utilizzano per raccontare con naturalezza la vita quotidiana del monastero e superare i luoghi comuni sulla vita consacrata.
Già diverse giovani donne hanno contattato in questi mesi la comunità per chiedere informazioni sul cammino vocazionale, dimostrando che è sufficiente una testimonianza semplice ma vera per suscitare domande e interesse.


















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