Amnesty ritira il rapporto fascista che definiva i vescovi una “minaccia”
- Ultimissime
- 17 Lug 2026

“Amnesty International” costretta a ritirare il rapporto che denigrava i vescovi, le associazioni pro-vita e le femministe di J.K. Rowling.
Un passo indietro di “Amnesty International“.
Dopo giorni di polemiche nel Regno Unito, la nota organizzazione non governativa ha ritirato un controverso rapporto che descriveva la Chiesa cattolica, e in particolare i vescovi, come una delle principali minacce ai diritti.
La decisione è arrivata dopo le reazioni giunte non solo dal mondo cattolico ma anche da diversi osservatori internazionali che hanno contestato l’impostazione del documento.
Due giorni fa il caso è stato discusso perfino all’interno del Parlamento inglese.
Resta aggiornato iscrivendoti ai nostri nuovi canali:
Colpiti i vescovi e J.K. Rowling
Il rapporto intitolato “Una minaccia crescente: il movimento anti-diritti nel Regno Unito” sosteneva che l’influenza esercitata dall’episcopato inglese in difesa della protezione della vita prenatale, del matrimonio tra un uomo e una donna e le posizioni critiche verso l’ideologia di genere rappresentassero un fattore di rischio per i diritti.
Oltre alla Conferenza Episcopale inglese, l’organizzazione aveva preso di mira alcune associazioni pro-vita, organizzazioni cristiane e gruppi critici verso l’ideologia di genere, comprese le femministe legate a J.K. Rowling.
La stessa scrittrice ha preteso le scuse da “Amnesty International UK” e ha minacciato azioni legali.

Amnesty, la lobby pro-aborto ha perso metà dei volontari in 4 anni
(27/07/2018)
La Chiesa: “Difendiamo i diritti di tutti”
I vescovi inglesi invece hanno comunicato che «la Chiesa si impegna a difendere i diritti conferiti da Dio a tutta l’umanità, senza eccezioni». Inclusi quelli «dei carcerati, dei rifugiati e dei migranti, delle vittime della tratta di esseri umani e il diritto alla vita di ogni persona dal concepimento alla morte naturale».
“Amnesty” ha rimosso il documento annunciandone una revisione ed esprimendo rammarico per «il linguaggio utilizzato», senza però rinnegare la sua agenda ideologica.
Amnesty, enclave progressista
La vicenda riporta alla ribalta la natura ideologica assunta da “Amnesty International”, trasformatasi nel tempo in una vera lobby ideologica.
Negli ultimi decenni l’organizzazione ha progressivamente reso prioritarie le campagne sull’aborto e le pressioni per l’introduzione nei Paesi in via di sviluppo, sull’ideologia di genere e sulla liberalizzazione della droga provocando, tra l’altro, tensioni con sostenitori storici e una parte dei volontari.
Nel 2018 riportavamo che in pochi anni “Amnesty” aveva perso più della metà dei suoi volontari e nel 2007 il Pontificio Consiglio della giustizia e della pace aveva ritirato il sostegno economico.
La trasformazione in agenzia progressista è anche un aperto tradimento agli ideali del fondatore stesso di “Amnesty”, l’ebreo convertito al cattolicesimo Peter James Henry Solomon (alias Peter Benenson).

Amnesty viola i diritti umani dei suoi dipendenti
(11/02/2019)
Amnesty, i diritti violati dei suoi dipendenti
Non stupiscono affatto i risultati dell’indagine interna effettuata dalla ONG nel 2019.
L’iniziativa nacque a seguito del suicidio di due dipendenti per abusi sul luogo di lavoro. Emerse così un ambiente “tossico”, episodi bullismo, umiliazioni pubbliche, nepotismo, razzismo e abusi di potere.
Questa fu la descrizione usata dalla maggior parte del personale di “Amnesty International” per descrivere il clima interno dell’associazione.
Nel comunicato emesso dalla stessa ONG si prese atto della contraddizione: «Dato lo statuto di Amnesty e la sua missione di proteggere e promuovere i diritti umani, il numero di casi riportati di bullismo, razzismo e sessismo è sconcertante».
Oltre a smettere di danneggiare i diritti umani e civili dei suoi dipendenti, Amnesty avrebbe bisogno di imparare a rispettare chi il bene lo fa davvero. Altro che liste fasciste di proscrizione dei suoi nemici.
















0 commenti a Amnesty ritira il rapporto fascista che definiva i vescovi una “minaccia”