I vescovi spagnoli duri sul governo Sánchez: «Una banda di ladri»

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Il capo dei vescovi spagnoli critica aspramente l’attuale esecutivo socialista guidato da Pedro Sánchez usando una frase di Sant’Agostino.


 

È scoppiato un duro scontro istituzionale

Tra la Conferenza episcopale spagnola e il governo socialista di Pedro Sánchez sono giorni di fortissime tensioni dopo alcune dichiarazioni del presidente dei vescovi, mons. Luis Argüello.

 

I vescovi: “Senza etica, banda di ladri”

Durante un incontro dedicato alla rigenerazione della democrazia e citando una celebre frase di sant’Agostino, l’arcivescovo di Valladolid ha affermato che «quando uno Stato dimentica l’etica si trasforma in una banda di ladri».

Ha quindi aggiunto: «Le prove parlano da sole».

 


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Gli scandali del governo Sánchez

L’espressione è stata immediatamente interpretata come un attacco diretto all’esecutivo, già da mesi al centro di polemiche e scandali politici.

Oltre all’indagine in corso sull’ex presidente e tra i leader del PSOE, José Luis Rodríguez Zapatero, anche la moglie dell’attuale primo ministro, Begoña Gómez, è stata rinviata a giudizio con accuse che comprendono traffico d’influenze, corruzione negli affari, malversazione e appropriazione indebita.

Stesso discorso per David Sánchez, fratello del premier, attualmente sotto inchiesta per favoritismo e abuso d’ufficio, e per Juan Manuel Serrano, storico collaboratore di Sánchez ed ex capo di gabinetto del premier, appena coinvolto in un’inchiesta dell’Alta Corte.

E poi c’è il “caso Koldo”, l’inchiesta sulle tangenti e appalti irregolari che coinvolge l’ex ministro dei Trasporti José Luis Ábalos, il suo collaboratore e altri importanti dirigenti socialisti, tra cui l’ex segretario organizzativo Santos Cerdán.

Il presule spagnolo si è riferito anche alla volontà di trasformare l’aborto del bambino non ancora nato in diritto costituzionale e lo stretto legame tra l’attuale esecutivo e l’associazionismo arcobaleno.

 


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“Perché vi sentite chiamati in causa?”

La reazione del governo non si è fatta attendere.

Il ministro della Presidenza, Félix Bolaños, ha inviato una lettera a mons. Argüello definendo quelle parole «ingiuste e profondamente controproducenti».

Il giorno successivo, il vescovo spagnolo ha precisato di non aver mai definito il governo una «banda di ladri», sostenendo che la sua era una citazione classica sul rapporto tra etica e potere pubblico.

«Ognuno vedrà perché si sente chiamato in causa», ha aggiunto, spiegando che il riferimento era allo Stato nel suo complesso e anche ai cittadini, vescovi compresi, quando vengono meno ai propri doveri civici, come l’evasione fiscale.

La frase di sant’Agostino, contenuta nel “De Civitate Dei”, sostiene che uno Stato privo di giustizia non è altro che «una grande banda di ladri». Un pensiero che Benedetto XVI aveva richiamato nel celebre discorso pronunciato al Bundestag tedesco nel 2011 per sottolineare come il diritto non possa essere separato da un fondamento etico.

 


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Un rapporto conflittuale

Lungi dall’essere in complicità con l’attuale esecutivo socialista, come accusano invece certe aree del cattolicesimo conservatore iberico, la Conferenza episcopale spagnola ha già criticato più volte le politiche del governo Sánchez.

In particolare lo scontro si è acceso su temi come la legislazione sull’identità di genere, la famiglia, la natalità e quella che definisce una progressiva «decostruzione antropologica» della società.

Anche Leone XIV durante la sua recente visita in Spagna aveva sfidato apertamente l’esecutivo. Nel suo discorso al Parlamento spagnolo aveva ricordato che «difendere la vita umana è una meta di civiltà», domandando se «può dirsi pienamente giusta una comunità che lascia nell’ombra il bambino non ancora nato?».

Lo scontro di questi giorni, nato più per la coda di paglia dei politici che per una reale e diretta accusa da parte di mons. Luis Argüello, rappresenta l’ennesimo capitolo di un rapporto sempre più conflittuale.

Autore

La Redazione

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