Per avere un io, serve un Tu: la rivoluzione cristiana
- Ultimissime
- 06 Lug 2026

Una riflessione di Madre Maria Corradini sul tema “Io sono tu che mi fai”. Come lo sguardo di Dio crea l’identità e insegna a guardarsi vicendevolmente con misericordia.
Riportiamo integralmente una profonda riflessione di Madre Maria Emmanuel Corradini, badessa del monastero di San Raimondo a Piacenza.
Il tema è come emerge l’identità personale di ognuno.
La visione cristiana rivoluziona quello che il mondo solitamente dice: l’identità non nasce dall’autosufficienza, dall’affermazione di sé, dal carattere, dalla genetica. L’io emerge da un Tu.
Innanzitutto dallo sguardo di Dio su di me e, successivamente, dallo sguardo dell’altro su di me. Del marito, della moglie, dell’amico, della persona cara. “Io sono Tu che mi fai”, diceva don Luigi Giussani.
L’uomo diventa veramente se stesso quando si lascia guardare e amare da Dio, attraverso il volto dell’altro.
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*Badessa del monastero di San Raimondo (Piacenza)
L’uomo di oggi, quell’uomo che vuole fare senza Dio, che volto ha?
Così scrive Vittorino Andreoli, neuropsichiatra.
«Io non so dire chi sia o come debba essere l’uomo, ma sono certo che chi uccide per il proprio potere non è un uomo. Chi odia il proprio vicino non è un uomo. Chi è potente e vive sulla miseria di chi grida di dolore, di fame, non è un uomo. Uomo è certamente chi sa piangere e disperarsi, chi lancia grida di aiuto. Chi mostra la propria fragilità e riferisce le proprie paure, che canta anni di speranza e giunge a pregare un Signore. Un uomo sa mostrare le proprie piaghe e descrivere il proprio dolore, chiede aiuto perché un uomo solo non è un uomo. Un uomo ha bisogno dell’altro».
Io sono Tu che mi fai
Allora è sostanza: l’uomo, per definirsi, per esserci, ha bisogno di un Tu.
Ha bisogno di un tu: tra me e me ci deve essere un Tu, un Tu che mi ama, un Tu che mi chiama per nome, un Tu con cui io posso relazionarmi.
Possiamo quasi dire che lo sguardo dell’Altro che porto su di me decide della mia umanità.
Lo sguardo di Dio, lo sguardo del fratello, lo sguardo di mia moglie, di mio marito decide della mia umanità.
L’uomo non sta in piedi da solo. L’uomo esiste per essere guardato e amato. Ecco perché siamo qui: perché abbiamo bisogno di essere guardati, amati e chiamati per nome.
Questa è la cosa indispensabile, perché l’identità personale non la si acquisisce da sé. Non te la donano i genitori, non viene dalla somma delle relazioni di una vita. L’identità personale viene da Dio, precisamente dal suo sguardo su di me.
Si rinasce dallo sguardo di un Tu
Quando Dio guarda una persona, la guarda, la ama e la ricrea.
Sant’Ambrogio, commentando il testo della Genesi, dice che Dio creò l’uomo e poi si compiacque, perché aveva finalmente trovato qualcuno su cui riversare la propria misericordia e il proprio perdono.
Vedete i santi come sanno interpretare la storia con lo sguardo di Dio.
Noi siamo oggetto dell’amore di Dio, non della critica, non del giudizio, non della condanna. È uno sguardo di amore quello che Dio ha su di noi.
Ecco però il dramma del nostro tempo: quello di essere incapaci di guardarci così, incapaci di credere che Dio ci guardi così e incapaci di credere che uno con l’altro si possa guardare così.
Il cristiano fa memoria di questo sguardo sulla propria vita, ha sentito su di sé questo sguardo come l’ha sentito il ladrone quando ha guardato Gesù sulla croce e si è sentito dire: oggi sarai con me in paradiso.
I cristiani sanno questo. I cristiani hanno imparato, hanno fatto esperienza di questo sguardo di amore su di sé: uno sguardo che trasforma l’uomo da oggetto a soggetto, da qualcosa a qualcuno.
Uno sguardo vicendevole di misericordia
Allora vediamo che proprio sulle braccia della croce il mistero di Dio e il mistero dell’uomo si rivelano vicendevolmente.
Uno diventa per l’altro l’espressione della misericordia, perché Dio esprime la sua misericordia con il ladrone, ma il ladrone a sua volta la esprime a noi.
Questa misericordia di Dio: c’è una misericordia vicendevole che cade e ricade su ogni uomo.
L’uomo rivela inspiegabilmente la misericordia di Dio.


















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