Australia, la Chiesa sopravvive solo grazie ai migranti
- Ultimissime
- 05 Lug 2026

Il caso delle diocesi in Australia conferma Leone XIV quando ricorda che i migranti ravvivano la fede dei Paesi che li accolgono.
Senza migranti, la Chiesa sarebbe in grave difficoltà.
Un tema spinoso, come sempre accade quando si parla di immigrazione. Tra accuse di razzismo, sovranismo e buonismo, il dibattito pubblico è congestionato e polarizzato.
Ieri il Papa, visitando Lampedusa, ha indicato le parole chiave con le quali i cristiani sono chiamati a confrontarsi: «Accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e, nello stesso tempo, lavorare per lo sviluppo, così che nessuno sia costretto a emigrare».
E’ bene però riflettere anche sulle parole dell’arcivescovo emerito di Brisbane, Mark Coleridge, su quanto accade oggi in Australia.
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Australia, la Chiesa e i migranti
Al calo della pratica religiosa tra i nativi, sono i migranti che stanno sostenendo in modo decisivo la vitalità delle comunità ecclesiali.
Molte parrocchie esistono e si mantengono vive grazie alla presenza di fedeli provenienti in particolare dal Vietnam, dall’India e dalle Filippine, che portano nuove vocazioni, partecipazione liturgica e impegno comunitario.
Senza di loro, ha spiegato l’arcivescovo, molte diocesi australiane rischierebbero un progressivo svuotamento.
Secondo l’ultimo censimento nazionale in Australia, i cattolici rimangano il gruppo religioso più numeroso ma la loro quota sulla popolazione totale è diminuita dal 22,6% al 20% in cinque anni.
Già nel 2021, il 21% dei circa cinque milioni di cattolici del Paese era nato all’estero, proveniente da un paese non anglofono. I filippini, con il 4,3% di tutti i cattolici australiani, costituiscono il gruppo più numeroso.
Inoltre, sono presenti molti immigrati cattolici provenienti da India, Vietnam, Iraq, Libano e Sri Lanka.
Anche il numero dei fedeli che partecipano alla Messa è in calo (8,2% della popolazione cattolica), ma le diocesi orientali hanno registrato un aumento significativo proprio grazie alla crescente immigrazione dall’India.
Tanto che in Australia, oggi, la Messa viene celebrata in almeno 42 lingue diverse e in una grande varietà di forme.

Leone XIV e i migranti: cari conservatori, non voltatevi
(25/06/2025)
I cattolici e l’immigrazione
Anche nel mondo cattolico si ripercuotono le stesse discussioni presenti nell’opinione pubblica.
Tra chi chiede di privilegiare l’identità sovranista nazionale, chi richiama al blocco delle frontiere e chi vede invece nei migranti una risorsa decisiva per il futuro dell’Occidente.
Pochi, però, riescono a mantenere uno sguardo più ampio.
Quello che tiene insieme il diritto degli Stati a governare i flussi migratori e, allo stesso tempo, la responsabilità cristiana dell’accoglienza e della vicinanza a chi fugge da guerre, povertà o instabilità.

Leone XIV: “Ogni Stato ha diritto a regolare le frontiere”
(24/04/2026)
Il Papa tra frontiere e accoglienza
Certamente chi ci riesce è Papa Leone XIV che da un lato ha più volte ricordato il diritto a non emigrare e quello per ogni Stato di regolare le frontiere.
Allo stesso tempo, però, ha sottolineato che «anche oggi le comunità di migranti sono presenze che ravvivano la fede nei Paesi che le accolgono». Ed è sempre stato così: il Vangelo è sempre arrivato “da fuori” e «i popoli si continuano ad arricchire a vicenda».
Nel dibattito pubblico sul tema immigratorio bisognerebbe provare a non ridurre la questione ad una lettura puramente politica, scegliendo come sempre uno sguardo più equilibrato e complesso sul fenomeno rispetto ai facili slogan da social network.
Il caso australiano può insegnarci qualcosa.


















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