Canada, «fosse comuni? Una fake news»: lo ammette il principale giornale
- Ultimissime
- 07 Giu 2026

Il “Globe and Mail”, tra i quotidiani canadesi più letti, ammette finalmente che le fosse comuni presso le scuole residenziali erano fake news.
Bene l’ammissione, ma troppo tardiva.
Per la prima volta uno dei più importanti giornali canadesi ha riconosciuto pubblicamente il «fallimento del giornalismo» nella copertura della vicenda delle presunte fosse comuni nei pressi delle ex scuole residenziali indigene.
E’ un tema di cui UCCR si è occupato fin da subito, tra gli unici a smontare quella che è diventata la più grande bufala d’odio anticattolica degli ultimi decenni.
Globe and Mail: “Fallimento giornalismo”
In un editoriale pubblicato il 30 maggio, il Globe and Mail ha ammesso proprio ciò che ripetiamo da anni.
«Non c’è stata alcuna conferma pubblica del ritrovamento di resti umani» vicino alle scuole residenziali, di proprietà dello Stato ma gestite dalla congregazione cattolica dei Missionari Oblati di Maria Immacolata.
Nonostante tutti i principali media parlarono dei resti di 215 bambini indigeni, il quotidiano canadese conferma che era tutto falso: non sono mai stati rinvenuti resti umani e nessuno studente fu «gettato in fosse comuni senza nome a Kamloops e in altri collegi residenziali».

Fosse comuni, ci cascò anche il Papa
Un inganno internazionale inventato dai media e dal primo ministro canadese Justin Trudeau.
La fake news planetaria costrinse perfino Papa Francesco a scusarsi personalmente «circa la sconvolgente scoperta dei resti dei bambini».

La notizia d’altra parte fu data anche dai media cattolici come “Vatican News” e “Avvenire”, nonostante l’avvertimento che UCCR indirizzò alle rispettive redazioni.
Il giornalista che scrisse la notizia per il quotidiano della CEI si giustificò dicendoci che la sua fonte era proprio “Vatican News”.
Copiarsi a vicenda è il grande male del giornalismo attuale ed è ciò che è alla base di questa enorme fake news.
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Scuole residenziali e fosse comuni: la genesi
La narrazione del genocidio iniziò nel maggio 2021 da un comunicato della Tk’emlúps te Secwépemc First Nation che parlò della “conferma dei resti di 215 bambini” basandosi su anomalie del terreno rintracciate da rilievi georadar.
Il problema, sottolinea oggi il “Globe and Mail” è che quella formulazione venne accettata e rilanciata senza adeguata verifica: «I media, incluso il Globe and Mail, inizialmente non hanno esaminato attentamente, né tantomeno contestato, tale affermazione».
L’editoriale critica anche l’ex primo ministro Trudeau per le sue sconsiderate dichiarazioni e per l’ordine di issare a mezz’asta la bandiera canadese «in onore dei 215 bambini le cui vite sono state spezzate nell’ex collegio residenziale di Kamloops».
Oggi che la verità è emersa, prosegue l’editoriale, «il signor Trudeau ha ancora l’opportunità di fare chiarezza. Non l’ha fatto, né l’ha fatto l’attuale governo liberale».
Nel giugno 2025, dopo 8 milioni spesi in ricerche, il Canada ha silenziosamente ma ufficialmente interrotto le indagini senza trovare alcunché.
Le false notizie sul ritrovamento di fosse comuni hanno tra l’altro portato alla distruzione di numerose chiese come reazione di rabbia da parte dei canadesi.
A farne le spese sono state anche le stesse comunità indigene, che hanno visto abbattere le antiche chiese della riserva indiana.



















1 commenti a Canada, «fosse comuni? Una fake news»: lo ammette il principale giornale
Ennesima pagina vergognosa di un giornalismo sempre più politicizzato e strumentalizzato.
Vedremo se l attuale governo canadese chiederà scusa alla chiesa Cattolica e se le comunità indigene restituiranno i milioni ottenuti in risarcimento