AGESCI, l’ex assistente ecclesiastico: «Silenzio inspiegabile dei vescovi»
- Ultimissime
- 05 Giu 2026

Una cosa essere accolti, un’altra è la responsabilità educativa. Don Fragiacomo, ex assistente dell’AGESCI, commenta la svolta LGBTQ+.
Abbiamo atteso a parlare della decisione di AGESCI.
La nota associazione di scout cattolici ha infatti approvato il documento “Identità di genere e orientamento sessuale e affettivo”, aprendo di fatto anche alle persone LGBTQ+ e transgender la possibilità di assumere ruoli educativi.
Tutte le altre sigle di Scout hanno preferito non rispondere ufficialmente alle nostre richieste di commento.
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AGESCI LGBT, parla l’ex assistente ecclesiastico
Due giorni fa è però intervenuto l’ex assistente ecclesiastico proprio dei 180mila scouts di AGESCI, don Francesco Maria Fragiacomo, in servizio oggi nella diocesi di Gorizia.
Commentando la svolta annunciata dall’associazione, don Fragiacomo ha parlato di un percorso iniziato da tempo e denuncia quello che definisce il «silenzio inspiegabile e imbarazzante dei vescovi italiani».
Una deriva arcobaleno iniziata a suo giudizio ai tempi della cosiddetta “Carta del Coraggio” approvata dalle Rover e Scolte nel 2014.
Accoglienza diverso da essere educatori
Il sacerdote ha avuto il merito di replicare direttamente al fondamento della decisione presa da AGESCI.
Mentre gli scout “cattolici” sostengono di aver permesso a persone dichiaratamente transgender e omosessuali di prendere le redini educative dell’associazione in nome dell’accoglienza, l’ex assistente ecclesiastico ha operato una saggia distinzione.
«Una cosa è essere accolti, un’altra è assumere responsabilità educative», scrive.

Gli scout cattolici quale morale seguono?
Ricordando la propria esperienza scout, don Fragiacomo sottolinea che diventare capo richiede una lunga formazione e la capacità di incarnare i valori proposti ai giovani.
Valori che derivano dal chiamarsi “Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani” (AGESCI), quindi seguendo una precisa proposta morale.
Per questo, sostiene, «capo educatore non lo può fare chiunque», ma solo chi è disposto a condividere e testimoniare integralmente i valori cattolici a cui l’associazione dice di rappresentare.
Nessuno mette in dubbio la bontà e le capacità di una persona transgender, ma in che modo potrebbe incarnare e testimoniare un modello antropologico compatibile con la visione della Chiesa cattolica sull’uomo e sulla donna?
Un Capo Scout unito con una persona del proprio stesso sarà certamente un’ottima persona ma come potrebbe educare in maniera credibile alla relazione di coppia uomo-donna?
Differenza sessuale che l’ex assistente ecclesiastico ricorda giustamente essere «costitutiva ed esclusiva nel Vangelo», richiamando il simbolismo nuziale presente in tutta la Scrittura e alla base del sacramento del matrimonio e della rivelazione cristiana?
«Tutto questo dev’essere detto, conosciuto e insegnato dal capo AGESCI educatore e soprattutto testimoniato con l’esempio personale», scrive il sacerdote.

I vescovi e il silenzio
La conclusione dell’ex assistente dell’AGESCI è un appello diretto all’episcopato italiano: «Cosa diranno ora i vescovi italiani ai capi dell’AGESCI?».
Se pensiamo che l’attuale vicepresidente della CEI, mons. Francesco Savino, ha contraddetto apertamente l’insegnamento del Catechismo sulla sessualità delle persone omosessuali, capiamo perché purtroppo al momento questa domanda resterà inevasa.


















5 commenti a AGESCI, l’ex assistente ecclesiastico: «Silenzio inspiegabile dei vescovi»
Don Fragiacomo coglie una distinzione decisiva: una cosa è l’accoglienza della persona, altra cosa è l’assunzione di una responsabilità educativa.
L’educatore cattolico non è un semplice trasmettitore di competenze, ma un testimone chiamato a incarnare la visione dell’uomo e della donna che la Chiesa propone. Per questo la questione non riguarda il valore o la dignità delle persone coinvolte, che nessuno mette in discussione, ma la coerenza tra il messaggio educativo e la vita di chi lo trasmette.
Come ricordava il cardinale Caffarra, esiste una verità che semplicemente descrive la realtà e una verità che interpella la libertà e chiede di essere vissuta. L’educazione appartiene a questo secondo ordine: non consiste soltanto nel fornire strumenti o regole di convivenza, ma nel proporre una forma di vita fondata su beni oggettivi e su una precisa concezione della persona.
Se l’AGESCI continua a definirsi cattolica, è inevitabile domandarsi quale antropologia intenda proporre ai giovani. Ed è proprio su questo punto che il silenzio di molti pastori rischia di generare smarrimento più che chiarezza.
Capito perché i vesconigli non risponderanno una bel nulla?
Se questa deriva è già in atto da 12 ANNI (non esattamente un weekend) e nessuna delle alte sfere (fino alla cima, niente affatto esclusa) ha ritenuto di opporre alcunché, fondamentalmente per timore del biasimo del mondo à la page, cosa mai volete che dicano oggi?
Se intere conferenze episcopali (teutonica in primis) sostengono di fatto le stesse cose, se alcuni personaggi glamour (tipo padre Martin sj) vengono accolti e incoraggiati a proseguire questo cammino di disfacimento, dove volete che stia andando il trenino?
Nel paradigma della rana bollita, siamo già ben oltre il punto dell’acqua tiepida.
A me sembra che sia l’articolo che i due commenti, non tengano assolutamente in conto una cosa. Che la visione cattolica sulle persone lgbt+ sta cambiando. E non si tratta di tradimento della morale, ma di un allargamento d’orizzonti biblici, morali e pastorali, a cui seguirà una nuova dichiarazione di dottrina. Che qualcuno faccia fatica a capire, fa parte delle necessarie conseguenze dell’evoluzione del pensiero, ma la dottrina evolve, come evolve l’interpretazione della Scrittura, della morale, del diritto, della sacramentaria, ecc. La libertà religiosa e di coscienza una volta erano detti deprecabili errori, oggi sono il fiore all’occhiello della ns. Teologia. Panta rei. Solo la croce resta. L’amore donato. E un educatore lgbt+ può educare benissimo a una vita relazionale eterosessuali, perché la differenza sessuale l’ha sperimentata abbondantemente Nella sua esperienza famigliare d’origine e di parentela. Non si tratta di negare il “maschio e femmina li creò” che rimangono fondamentali anche nella vita di una persona lgbt+, ma di accettare che ci sono anche altre condizioni esistenziali che non sono meglio né peggio. Sono diverse. E il ” chi sono io per giudicare” di Francesco andava proprio in questa direzione. Con buona pace di Caffarra. Dopo di lui ci sono stati sinodi diversi, fino al sinodo sulle sinodalità che hanno fatto o stanno facendo evolvere le cose. Aggiornamento. Una delle due direttrici del Vaticano ll. Auguri.
Rispondo volentieri a Paolo, il mio omonimo.
È certamente vero che nella storia della Chiesa vi sia stato uno sviluppo della comprensione di molte questioni teologiche, morali e pastorali. Tuttavia, proprio per questo occorre distinguere tra sviluppo e contraddizione. Lo sviluppo autentico approfondisce una verità già contenuta nel deposito della fede; non la sostituisce con il suo contrario. Altrimenti non parleremmo più di evoluzione della dottrina, ma di sua revisione sostanziale.
La storia dimostra che una dottrina fluidificata in senso modernista non ha mai generato santi né martiri nella Chiesa, perché non offre nulla per cui valga la pena dare la vita.Per questo la questione AGESCI non riguarda anzitutto l’accoglienza delle persone, che nessuno mette in discussione, bensì la natura della testimonianza educativa. Un capo scout cattolico non è chiamato soltanto a conoscere o spiegare una determinata visione antropologica, ma a incarnarla e proporla come bene umano e cristiano. Dire che una persona può insegnare la differenza sessuale perché l’ha conosciuta nella propria famiglia d’origine significa ridurre l’educazione a una trasmissione teorica di contenuti.
Ma la tradizione educativa cattolica ha sempre chiesto qualcosa di più: la coerenza tra ciò che si insegna e ciò che si vive.Il criterio guida rimane quello espresso mirabilmente da Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein): una verità senza carità è come la carità senza verità, entrambe si pervertono. Come nota acutamente il filosofo Peter Kreeft, solo il cattolicesimo autentico riesce a distinguere il peccato dal peccatore. Il fondamentalismo odia il peccato e il peccatore; il modernismo (per finta tolleranza) finisce per amare il peccato e il peccatore; all’inferno si odia il peccatore e si ama il peccato. La Chiesa, invece, ama il peccatore e combatte il peccato.
Quanto al ‘panta rei’, il cristianesimo ha certamente una storia, ma non è fondato sull’idea che tutto scorra indistintamente. Esso si fonda sulla convinzione che esistano verità sull’uomo che non dipendono dal mutare delle culture e delle maggioranze. Se così non fosse, ogni generazione potrebbe ridefinire da capo matrimonio, famiglia, sessualità e persino la natura stessa della persona. L’accoglienza pastorale è una dimensione essenziale della Chiesa. Ma l’accoglienza, per essere autenticamente cristiana, non può essere separata dalla verità antropologica che la Chiesa ritiene di aver ricevuto e non di aver inventato.
Estendiamo gli auguri anche a chi pensa che con la “evoluzione” della dottrina e della morale la Chiesa possa ottenere attenzione presso i contemporanei secolarizzati. L’esperienza fallimentare da decenni di protestanti e “cattolici” alla tedesca sta lì a dimostrare il contrario.
Auguri poi a chi si dimentica che Cristo è venuto non ad abolire ma a compiere la legge in modo perfetto ed a quelli che si scordano dell’anatema paolino sugli “evoluzionisti” della dottrina.
Ed infine auguri (affinché ritrovi la logica) a chi pensa che la differenza sessuale e quindi l’eterosessualità sia fondamentale e una riga dopo la mette sullo stesso piano del suo contrario.