Leone XIV difende le riforme liturgiche del Concilio
- Ultimissime
- 28 Mag 2026

La catechesi di Leone XIV sul Concilio e le riforme liturgiche: è giusto adattarle ai tempi, conservando la tradizione.
Prosegue la catechesi del Papa sui documenti del Concilio Vaticano II.
Nel corso dell’udienza generale di ieri, il Santo Padre ha ribadito il valore delle riforme liturgiche conciliari, sottolineando la necessità di custodire la tradizione senza bloccare il legittimo sviluppo della vita liturgica della Chiesa.
Leone e il Concilio: la liturgia si adatta
La catechesi del Pontefice è iniziata con una opportuna citazione di Pio XII: «La Chiesa è un organismo vivente, e perciò, anche per quel che riguarda la sacra liturgia, ferma restando l’integrità del suo insegnamento, cresce e si sviluppa, adattandosi e conformandosi alle circostanze e alle esigenze che si verificano nel corso del tempo».
Un chiarimento necessario in questi anni di tensioni sul Concilio, con gruppi che ancora non ne accettano le modifiche e richiedono un ritorno più esteso alla liturgia preconciliare, celebrata secondo il Messale tridentino del 1962.
Le motivazioni che li spingono sono anche comprensibili, a partire dall’indebolimento del senso del sacro che si verifica in molte occasioni. Ma la soluzione non è ritornare all’antica liturgia piuttosto nel correggerne gli abusi.
E’ proprio la strada indicata ieri da Leone XIV: «Conservare la sana tradizione e aprire a un legittimo progresso».
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No ad abusi e arbitri liturgici
Il Papa ha infatti messo in guardia da letture ideologiche della tradizione ma anche dagli “arbitri liturgici”.
Serve «un’accurata ricerca teologica, storica e pastorale», evitando «il disorientamento dei fedeli, dissuadendo chiunque dall’aggiungere o togliere o modificare qualcosa, in materia liturgica».
Parlando della costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium, il documento che avviò la riforma della liturgia cattolica, ha ricordato che la Chiesa, lungo i secoli, ha sempre adattato alcune forme rituali per favorire una partecipazione più consapevole dei fedeli al mistero cristiano.
La liturgia si adatta ai tempi per essere «un motore di evangelizzazione», a patto che «le nuove forme in qualche modo scaturiscano organicamente da quelle esistenti».
Le riforme conciliari, ha quindi concluso Leone XIV, non rappresentano una rottura con il passato né compromettono la comunione ecclesiale ma intendono «piuttosto confermarla e favorirla».


















3 commenti a Leone XIV difende le riforme liturgiche del Concilio
Veramente magistrali, per chi riesce a capirli, i rimandi alla Sacrosanctum Concilium.
In che senso? Non ti ho capito
1. Il sacro Concilio si propone di far crescere ogni giorno più la vita cristiana tra i fedeli; di meglio adattare alle esigenze del nostro tempo quelle istituzioni che sono soggette a mutamenti; di favorire ciò che può contribuire all’unione di tutti i credenti in Cristo; di rinvigorire ciò che giova a chiamare tutti nel seno della Chiesa. Ritiene quindi di doversi occupare in modo speciale anche della riforma e della promozione della liturgia.
21. Perché il popolo cristiano ottenga più sicuramente le grazie abbondanti che la sacra liturgia racchiude, la santa madre Chiesa desidera fare un’accurata riforma generale della liturgia. Questa infatti consta di una parte immutabile, perché di istituzione divina, e di parti suscettibili di cambiamento, che nel corso dei tempi possono o addirittura devono variare, qualora si siano introdotti in esse elementi meno rispondenti alla intima natura della liturgia stessa, oppure queste parti siano diventate non più idonee. In tale riforma l’ordinamento dei testi e dei riti deve essere condotto in modo che le sante realtà che essi significano, siano espresse più chiaramente e il popolo cristiano possa capirne più facilmente il senso e possa parteciparvi con una celebrazione piena, attiva e comunitaria. A tale scopo il sacro Concilio ha stabilito le seguenti norme di carattere generale.
22.1 Regolare la sacra liturgia compete unicamente all’autorità della Chiesa, la quale risiede nella Sede apostolica e, a norma del diritto, nel vescovo.
22.2 In base ai poteri concessi dal diritto, regolare la liturgia spetta, entro limiti determinati, anche alle competenti assemblee episcopali territoriali di vario genere legittimamente costituite.
22.3 Di conseguenza assolutamente nessun altro, anche se sacerdote, osi, di sua iniziativa, aggiungere, togliere o mutare alcunché in materia liturgica.
23. Per conservare la sana tradizione e aprire nondimeno la via ad un legittimo progresso, la revisione delle singole parti della liturgia deve essere sempre preceduta da un’accurata investigazione teologica, storica e pastorale. Inoltre devono essere prese in considerazione sia le leggi generali della struttura e dello spirito della liturgia, sia l’esperienza derivante dalle più recenti riforme liturgiche e dagli indulti qua e là concessi. Infine non si introducano innovazioni se non quando lo richieda una vera e accertata utilità della Chiesa, e con l’avvertenza che le nuove forme scaturiscano organicamente, in qualche maniera, da quelle già esistenti. Si evitino anche, per quanto è possibile, notevoli differenze di riti tra regioni confinanti.