Caterina da Siena, la santa che riportò il Papa a Roma

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Nel suo anniversario ricordiamo il ruolo di Santa Caterina da Siena nel ritorno del Papa da Avignone a Roma. Da analfabeta a Dottore della Chiesa.


 

Il 29 aprile la Chiesa celebra Santa Caterina da Siena.

Una delle figure femminili più influenti del Medioevo cristiano, Caterina Benincasa fu la ventiquattresima di venticinque figli di una famiglia di artigiani di Siena. Morì a Roma nel 1380, a soli 33 anni.

 

Chi era Caterina

In un’epoca in cui l’alfabetizzazione femminile era rara, soprattutto nei ceti popolari, non frequentò scuole e imparò a leggere e scrivere soltanto in età adulta. Eppure, proprio lei avrebbe lasciato centinaia di lettere indirizzate alle più alte autorità religiose e politiche del suo tempo.

Entrata tra le “Mantellate”, il ramo laicale domenicano, Caterina condusse inizialmente una vita di preghiera e assistenza ai poveri e agli ammalati.

Ben presto, però, la sua fama spirituale si diffuse oltre Siena. Attorno a lei si formò un gruppo di discepoli, i cosiddetti “Caterinati”, composto da religiosi, nobili e intellettuali.

 

Caterina da Siena, consigliera del Papa

Il ruolo che la rese storicamente decisiva fu però quello politico ed ecclesiale.

Nel pieno della crisi del papato avignonese, Caterina scrisse più volte a Papa Gregorio XI esortandolo a riportare la sede pontificia da Avignone a Roma.

Nel 1376 si recò personalmente ad Avignone e, secondo molte fonti storiche, il suo intervento contribuì concretamente alla decisione del pontefice di tornare nella Città Eterna nel 1377, un passaggio considerato cruciale nella storia della Chiesa.


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Sgridò re, principi e cardinali

Un’altra delle sue grandi opere fu l’impegno per la pace tra le città italiane, allora lacerate da guerre, rivalità e lotte interne.

Caterina agì spesso come mediatrice politica, tentando di riconciliare famiglie nobili e comuni in conflitto. Le sue oltre 400 lettere a re, principi, vescovi mostrano una personalità sorprendentemente energica e autorevole, capace di parlare con franchezza tanto ai governanti quanto ai prelati.

Rivolse potenti esortazioni a vari cardinali, implorandoli per la purezza morale necessaria a risanare la Chiesa: seppe rimproverarli severamente, senza però trascurare l’umiltà e il rispetto verso il loro ruolo.

Fu inoltre una figura centrale durante lo Scisma d’Occidente.

Dopo l’elezione di Papa Urbano VI, Caterina difese apertamente la legittimità del papa romano -che definì “dolce Cristo in terra”– contro l’antipapa sostenuto dalla fazione avignonese, invitando cardinali e sovrani europei a preservare l’unità della Chiesa.

 

Il genio delle figlie della Chiesa

Dopo la sua morte, la figura di Caterina continuò a crescere d’importanza.

Fu canonizzata nel 1461 da Papa Pio II, proclamata patrona d’Italia nel 1939 insieme a San Francesco d’Assisi e nominata Dottore della Chiesa nel 1970 da Papa Paolo VI, prima donna a ricevere questo titolo insieme a Santa Teresa d’Avila.

Oggi è anche compatrona d’Europa, titolo conferitole da Papa Giovanni Paolo II nel 1999.

La vita di Santa Caterina da Siena è una delle prove della genialità delle figlie e dei figli della Chiesa, capaci nei secoli di incidere non solo nella spiritualità, ma anche nella cultura, nella politica e nella storia europea.

Autore

La Redazione

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