«Nessuno ti insegna ad essere il segretario del Papa»

segretario papa

Una breve intervista al segretario del Papa, don Edgard Iván Rimaycuna Inga, trasmette l’umiltà necessaria per contribuire a guidare la Chiesa.


 

Una piccola testimonianza di grande umiltà che pochi hanno colto.

Parliamo dell’inedita intervista a don Edgard Iván Rimaycuna Inga, presbitero peruviano che dall’8 maggio 2025 è diventato segretario particolare di Papa Leone XIV e suo più stretto collaboratore.

Intervistato in occasione della prossima visita del Pontefice alla Spagna, don Edgar ha involontariamente mostrato perché è stato scelto per questo delicatissimo compito.


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“Devo diminuire perché il Papa cresca”

Innanzitutto ha parlato del suo compito, quello di aiutare il Pontefice «a svolgere il suo lavoro con tranquillità» per eseguire al meglio «la sua missione di guidare la Chiesa».

Ma è un apprendimento continuo perché, sottolinea, «nessuno insegna a essere segretario del Papa, è un incarico che arriva da un momento all’altro».

Da quando ha ricevuto la nomina, don Edgar dice di aver avuto in mente l’immagine di due santi.

Il primo è San Giuseppe perché, spiega, «è il santo del silenzio, non dice nessuna parola. Tutta la sua vita è stata stare al secondo posto, perché al primo posto c’erano sempre Maria e Gesù».

L’altra figura è San Giovanni Battista, in particolare per una frase che dice: “Bisogna che io diminuisca e che lui cresca”.

Ecco, spiega il segretario del Papa, «credo che queste siano le due immagini che riassumono la missione, il compito di un segretario: essere al secondo posto e fare in modo che al centro dell’attenzione ci sia l’altro».

 

L’amico Prevost, prudente e disponibile

Ma per lui Prevost è innanzitutto un amico.

Lo conosceva già da giovane seminarista presso la diocesi di Chiclayo e in fondo, confessa, «è rimasto tutto così, non è cambiato. E’ cambiato solo l’abito, che ora è bianco, e l’incarico, ma per il resto l’uomo che abbiamo conosciuto è sempre lo stesso: attento, tranquillo, con una grande capacità di ascolto e sempre disponibile».

Un atteggiamento di sobrietà che giorno dopo giorno Leone XIV sta trasmettendo al suo pontificato.

«È sobrio», spiega don Edgard Iván Rimaycuna Inga, «perché il suo modo di essere è così: prudente, tranquillo, paziente. Sa unire la prudenza, la concretezza americana con la vicinanza appresa in America Latina, con gesti cordiali, vicini, affettuosi».

Una breve intervista che rivela una rara umiltà e trasmette un insegnamento prezioso: nella Chiesa, i ruoli più decisivi sono spesso quelli meno visibili, e la vera grandezza non sta nell’essere al centro, ma nel saper fare un passo indietro per lasciare spazio al Mistero che la guida.

Autore

La Redazione

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