Ascolta il cuore, non sei un caso: il nuovo libro di don Davide Banzato

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“Come una stella in cielo” parla del senso della vita a bambini e adulti, per superare lo smarrimento e l’anoressia spirituale. La nostra intervista a don Davide Banzato.


 

La capacità di saper evangelizzare con il sorriso.

E’ questa una delle grandi qualità di don Davide Banzato, volto noto in televisione, membro della Comunità Nuovi Orizzonti, fondata da Chiara Amirante, e impegnato da anni nell’accompagnamento dei giovani alla fede, unendo profondità spirituale e capacità comunicativa.

Don Davide è anche autore del bestseller “Tutto ma prete mai. Una storia di ribellione e d’amore” (Piemme, 2021) e, con papa Francesco ha pubblicato “Cerca il tuo orizzonte. Rialzarsi e ripartire oggi” (Piemme, 2023).

Da pochi giorni è uscito il suo nuovo libro, intitolato Come una stella in cielo (Mondadori 2026).

Un testo rivolto ai bambini ma anche per adulti, in cui le protagoniste sono le grandi domande che abitano il cuore umano. Per l’occasione lo abbiamo intervistato.

 

L’intervista a don Davide Banzato

DOMANDA – Don Davide, come mai un libro per bambini? Come è nata questa idea?

RISPOSTA – Ho scritto questo libro per un motivo semplice: ho incontrato troppe persone che non sanno quanto valgono. E che lo dimenticano anche da adulti.

È la prima volta che scrivo un testo per bambini, arricchito dalle meravigliose illustrazioni di Serena Viola. La storia nasce da un’esperienza vera: portando uno dei miei nipoti in montagna, ad alta quota, si è spaventato per l’immensità e l’imponenza delle vette.

Mi sono immaginato un bambino – la parte bambina di tutti noi – che, nel cuore della notte, dinanzi alla moltitudine di stelle, si sente piccolo. La notte è un momento spesso critico, delicato, in cui affiorano le domande che durante il giorno a volte mettiamo a tacere.

Oltre alle domande più importanti – “chi sono davvero?”, “qual è il mio posto nel mondo?”, “qual è il senso vero dell’esistenza?” – c’è una presenza luminosa che prende per mano il bambino per vivere questo viaggio interiore: l’angelo custode, una realtà che merita di essere scoperta o riscoperta.

 

Un libro contro lo smarrimento, per bambini e adulti

DOMANDA – Questi temi sono importanti anche per gli adulti

RISPOSTA – Il testo è stato pensato perché possa parlare sia ai bambini sia agli adulti, ma anche per stimolare un dialogo tra loro, tra educatori o genitori e figli.

Viviamo in un tempo in cui tanti si sentono smarriti, come se la propria vita non avesse una direzione. Questo libro vuole essere una carezza e, allo stesso tempo, una provocazione: la tua vita ha un senso, ha un valore unico e sei chiamato a brillare, proprio come una stella nella notte del mondo.

È un messaggio che i bambini intuiscono naturalmente, ma che spesso crescendo rischiamo di perdere. Per questo ho desiderato scrivere un testo capace di parlare insieme ai più piccoli e agli adulti: ai bambini per custodire questa verità, ai genitori per riscoprirla e trasmetterla.


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Cosa avrei voluto ascoltare da piccolo

DOMANDA – Hai detto che è “il libro che avrei voluto ascoltare da piccolo”. Cosa avresti voluto ascoltare da bambino?

RISPOSTA – Ognuno di noi è una stella unica, necessaria e chiamata a brillare, anche quando non ce ne accorgiamo. Sei una luce, anche quando non ti senti tale. Il cielo non è completo senza di te.

Da piccolo avrei voluto sentirmi dire molte delle cose che ho scritto. Tra queste, che l’amore non va meritato, perché siamo amati fin dall’eternità; siamo piuttosto chiamati a rispondere a Colui che è l’Amore.

Da bambini portiamo dentro domande enormi, ma spesso nessuno ci aiuta davvero ad ascoltarle fino in fondo. Avrei voluto che qualcuno mi dicesse con forza e tenerezza che non dovevo avere paura della mia fragilità, che il mio desiderio di infinito non era qualcosa di sbagliato e che la mia vita aveva un significato grande, anche quando non lo capivo.

Questo libro prova a dire proprio questo: che dentro ciascuno di noi c’è una luce, a volte nascosta o ferita, ma reale. E che quella luce non è lì per caso, ma per illuminare.

Il cuore del libro è molto semplice, ma decisivo: nessuno di noi è qui per caso.

 

Ecco perché non siamo figli del caso

DOMANDA – Eppure per molti questa non è più un’evidenza, ti direbbero che siamo frutto di pura casualità e ciò non ci rende poi così tanto speciali.

RISPOSTA – Capisco questa posizione, perché è quella che respiriamo continuamente: l’idea che tutto sia casuale e che quindi non esista un senso profondo.

Con il paradosso di credere solo alla “scienza” e a ciò che è comprovabile, creando una dicotomia tra fede e ragione che in realtà non ha motivo di esistere.

Già Pascal parlava delle “ragioni del cuore”, che la ragione da sola non può esaurire.

Come se non esistesse l’amore tra una madre e un figlio solo perché non esisterà mai uno strumento capace di misurarlo.

La persona è un’unità di corpo, mente e spirito, e oggi viviamo una sorta di anoressia spirituale. Rischiamo di nutrirci di ciò che ci svuota e ci lascia interiormente spenti. Come scrive san Paolo: “Il salario del peccato è la morte”, una morte che riguarda prima di tutto l’anima.

Eppure i giovani – e tutti noi – portiamo dentro un desiderio di eternità, anche quando non lo esprimiamo. Scrivono “forever” sui muri, ma poi, per paura di soffrire, rinunciano a crederci davvero.

Resta però una domanda inevitabile: perché abbiamo così tanta sete di significato, di amore, di felicità vera? Se fossimo davvero frutto del caso, non porteremmo dentro questo desiderio infinito.

La domanda sul nostro posto nel mondo non è ingenua: è la più realistica che possiamo farci. Perché ogni persona, quando scopre per chi e per cosa è fatta, inizia davvero a vivere.

Il libro non dà risposte teoriche, ma accompagna a fare un’esperienza: scoprire che la propria vita è una chiamata, non un incidente.

 

L’uomo è l’unico capace di contemplare l’infinito

DOMANDA – Ti lancio un’altra provocazione: perché la sproporzione davanti al cielo stellato crea gratitudine e non è invece conferma della nostra irrilevanza?

RISPOSTA – Perché quella sproporzione, se la guardiamo fino in fondo, non ci schiaccia: ci apre.

Davanti al cielo stellato possiamo sentirci piccoli, è vero. Ma allo stesso tempo ci scopriamo capaci di stupore, di meraviglia, di domande infinite. E questo è qualcosa di enorme.

L’uomo è piccolo, ma è l’unico capace di contemplare l’infinito.

E qui sta il punto: la grandezza dell’uomo non è nelle dimensioni, ma nella sua apertura. Il fatto stesso che possiamo alzare lo sguardo e porci queste domande dice che la nostra vita ha una dignità immensa.

La gratitudine nasce proprio da questo: dal riconoscere che, pur essendo piccoli, siamo voluti, amati e chiamati a una luce più grande di noi.

La metafora del cielo e delle stelle è universale: parla a tutti – bambini, giovani, adulti, credenti e non. Tutti rimangono incantati davanti a un cielo stellato. Come si scoprirà nel libro, è anche profondamente radicata nella Bibbia (nei Salmi, nella promessa ad Abramo, in Dio che chiama le stelle per nome).

Il tema dell’essere ciascuno unico, amato e chiamato per nome tocca profondamente l’identità dei ragazzi, il bisogno di appartenenza e di senso.

Anche il tema dell’angelo custode è qualcosa di intimo in cui credo profondamente e che vorrei fosse riscoperto, riaccendendo il desiderio della preghiera e del dialogo interiore.

 

come una stella nel cielo

 


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Autore

La Redazione

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