Marco Accetti, Katy Skerl e l’incendio a Cinecittà: strane coincidenze

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La morte di Katy Skerl e la scomparsa di Emanuela Orlandi: un indizio da Cinecittà e i collegamenti attorno al reo-confesso Marco Accetti.


 

C’era un legame tra Marco Accetti e Katy Skerl?

Se lo sta chiedendo la Commissione parlamentare sulla scomparsa di Emanuela Orlandi dopo aver interrogato il reo confesso per 7 ore consecutive lo scorso 25 marzo. Non a caso oggi verrà ascoltata Paola Chiovelli, l’avvocata della cugina di Skerl.

Parliamo della giovane ritrovata strangolata pochi mesi dopo la scomparsa di Emanuela, sul cui caso irrisolto sta indagando anche il pm Erminio Amelio. Il suo tragico omicidio avrebbe fatto parte dell’escalation in cui si annodò il caso Orlandi-Gregori.

Anzi, Skerl potrebbe addirittura aver avuto un ruolo nell’operazione Orlandi? Come vediamo in questo articolo, uno strano incendio divampato a Cinecittà potrebbe dire qualcosa in più.

 

Marco Accetti e Katy Skerl si conoscevano

Ma cosa c’entra Katy Skerl con Emanuela Orlandi? Perché si parla anche di questo caso irrisolto?

Fu Marco Accetti, già reo-confesso dell’orchestrazione della sparizione di Orlandi e Gregori, a far riaprire il filone d’indagine sulla morte di Skerl dopo decenni di silenzio. Nel 2013 improvvisamente scrisse: «Io ero in carcere […], ma so che la Skerl fu uccisa per vendetta dal gruppo contrapposto al nostro. Dopo i sequestri Orlandi-Gregori, fu un modo per dirci: fermatevi, smettetela con i ricatti e i giochi sporchi».

Ci è sempre sembrato strano credere all’omicidio di una giovane ragazza per semplice minaccia. E poi che c’entra la vendetta? Ammesso sia vero, perché uccidere proprio Katy Skerl? Ad Accetti cosa importava di questa ragazza?

La svolta è avvenuta nel novembre 2024.

Come documentato in un nostro articolo, la Squadra mobile di Roma ha ottenuto la testimonianza di un giovane dell’epoca, Stefano Coccia (oggi poliziotto), che ha riconosciuto Katy Skerl come la giovane che lo fermò assieme ad Accetti per chiedergli un contatto per un servizio fotografico.

L’incontro avvenne pochi mesi dopo la sparizione di Emanuela Orlandi e a poche decine di metri dalla sua scuola di musica, dove fu vista l’ultima volta.

Quindi Skerl e Accetti si conoscevano bene? Sono passati molti anni e alcuni ritengono che Coccia abbia potuto semplicemente confondersi o suggestionarsi.

Eppure è stato lo stesso Marco Accetti a invitare gli inquirenti a mostrare a Coccia le foto di Katy Skerl confidando che l’avrebbe riconosciuta. Se la giovane fosse stata estranea ai fatti, perché lo avrebbe fatto? Un rischio suicida per uno che vorrebbe ribaltare il giudizio di mitomane affibbiatogli nel 2015.

Lo stesso rischio se l’è preso fornendo agli inquirenti il nome di Antonella Fini, un’altra ragazza presa di mira dalla sua “fazione” e frequentante la stessa scuola di Mirella Gregori. La donna ha confermato esattamente le circostanze.

Per la terza volta, il reo confesso ha invitato ancora la squadra mobile a verificare la partecipazione di Gabriella Boggiani, un’altra ragazza dell’epoca attivista comunista (come la Skerl). Anche costei avrebbe ammesso il coinvolgimento, pur inconsapevole, nella lettura di un comunicato del caso Orlandi.

Alla luce di questi riconoscimenti, difficile pensare che Marco Accetti abbia tentato un azzardo su Skerl chiedendo che venissero mostrate le sue foto al testimone oculare dell’epoca. Come nei casi Boggiani e Fini, appare più una mossa poggiata sull’alta probabilità che Coccia fosse davvero in grado di riconoscerla.

Nel “Memoriale” consegnato nei giorni scorsi alla Commissione, Marco Accetti ha ammesso di aver conosciuto la Skerl, di essersi interessato della sua morte una volta uscito di carcere e di sapere chi possa averla uccisa.

Ha indicato un’altra persona che potrebbe confermare: Ligeia Studer, studentessa dello stesso liceo di Skerl, con la quale l’uomo ebbe anche una relazione sentimentale scaturita nei giorni in cui cercava conferme presso l’edificio scolastico sugli autori dell’omicidio di Katy.


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Katy Skerl partecipò al caso Orlandi-Gregori?

Se dunque Coccia ha ragione nel riconoscimento di Skerl a fianco di Accetti, si possono comprendere meglio le parole del reo-confesso: Katy sarebbe stata uccisa «per vendetta dal gruppo contrapposto».

La parola “vendetta” è però ancora sproporzionata: anche ammettendo che Skerl abbia affiancato Accetti nel fermare il piccolo Coccia, cosa c’entra la vendetta? A maggior ragione se si considera che l’omicidio di Skerl fu atroce: strangolata prima con un filo di ferro, poi con la cintura della borsa premendole il viso in una pozzanghera, dopo averle rotto la spina dorsale e alcune costole.

Il giornalista Fabrizio Peronaci ha scritto ieri ciò che anche noi riteniamo essere una chiave di indagine: la giovane attivista comunista Katy Skerl potrebbe essere stata coinvolta da Accetti nell’operazione Orlandi-Gregori?

Si rese complice per condivisione ideologica (pressioni per modificare la linea anti-comunista di Papa Wojtyla) o la sua partecipazione fu carpita con l’inganno? Magari, da quasi coetanea, agganciò Emanuela e Mirella o partecipò alle successive telefonate depistanti?

Se così fosse, allora l’atroce omicidio che subì pochi mesi dopo potrebbe avere un movente più chiaro e la parola “vendetta” diventa almeno comprensibile.

Ma lasciamo che siano gli inquirenti a fare luce su questo.

 

La camicetta di Skerl nascosta a Cinecittà

Torniamo però al momento in cui è riemerso il nome di Katy Skerl, dopo decenni di silenzio assoluto.

Come già detto, fu Accetti a parlarne l’8 settembre 2015, poco prima che l’inchiesta sul caso Orlandi venisse archiviata: citò la giovane per evitare la chiusura delle indagini e fornire una prova riscontrabile, su cui però i magistrati non indagarono.

Secondo l’esposto che il fotografo depositò in Procura, la bara della Skerl presso il cimitero Verano di Roma fu rubata nel 2005 «dai responsabili dell’omicidio» con l’obbiettivo di «sottrarre uno degli elementi che poteva legare il caso Skerl a quello delle Orlandi-Gregori».

Si riferiva alla camicetta indossata dalla giovane al momento della sepoltura recante l’etichetta “Frattina 1982” che sarebbe stata notata da una complice di Accetti nell’obitorio nel 1984, un nome che poi fu effettivamente utilizzato nel comunicato del 22 novembre 1984 di rivendicazione del sequestro Orlandi, a firma “Turkesh”.

Nel 2016, Accetti rispose a UCCR sostenendo che la camicetta sarebbe stata portata «dentro Cinecittà, c’è una ricostruzione scenografica ed è messa là dentro».

Nessuno gli credette fino al 2022 quando la polizia effettuò un sopralluogo al Verano a seguito di un esposto della famiglia Skerl e il furto della bara fu accertato. L’uomo di recente ha anche invitato gli inquirenti a cercare in un punto esatto del Tevere il blocco di cemento che si interponeva tra la lapide e la bara, gettato dagli autori del furto nel 2015.

Il 28 luglio 2022, lo stesso Accetti commentò al Gr1: «Io so dove si trova quella maglietta, portata via con la bara dal Verano; a distanza di anni dalle mie dichiarazioni, aprono la tomba, la trovano vuota e quindi mi danno ragione. Con i magistrati non parlo, alla famiglia della vittima dirò tutto».

Nella stessa serata del 28 luglio 2022, il giornalista Fabrizio Peronaci -evidentemente dopo aver parlato con Accetti-, pubblicò un post alle 21:01 in cui rivelò il luogo esatto del nascondimento: «Fu collocata a Cinecittà, nella scenografia di “Habemus Papam”, il film di Nanni Moretti, per realizzare il quale fu necessario ricostruire sia la Basilica di San Pietro sia tutta l’area circostante. L’indumento si trovava nel colonnato del Bernini, in alto, nascosto dietro una trave di sostegno, in un punto difficilmente raggiungibile».

 

 

L’incendio misterioso a Cinecittà

Ed ecco il colpo di scena.

Solo poco più di tre giorni dopo, scoppiò improvvisamente un incendio all’interno di Cinecittà, distruggendo esattamente le scenografie di “The Young Pope” e “Habemus Papam”.

L’incendio è un evento già di per sé raro, ancor di più se, in tutta Cinecittà, ad essere distrutta fu proprio la scenografia citata pochi giorni prima come possibile esatto nascondimento di un elemento chiave del caso Skerl-Orlandi-Gregori. Installazione scenografica presente lì dal 2011, tra l’altro.

 

La camicetta di Skerl nascosta a Cinecittà

Le coincidenze esistono, anche quelle più estreme.

Ma da quando è comparso Marco Accetti ne abbiamo riscontrate fin troppe, esposte nel nostro dossier.

Gli inquirenti non dovrebbero credergli sulla parola, ma quantomeno sospettare e procedere a delle verifiche serrate.

Così come hanno fatto con la tomba di Katy Skerl e con le testimonianze di Eleonora C. (l’ex moglie che ammise di essersi recata a Boston proprio nei giorni in cui da lì partirono i comunicati dell’Americano), di Gabriella Boggiani, Antonella Fini e Stefano Coccia.

La convocazione prevista per oggi dell’avvocata della cugina di Katy Skerl va finalmente in questa direzione.

Autore

La Redazione

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5 commenti a Marco Accetti, Katy Skerl e l’incendio a Cinecittà: strane coincidenze

  • Mario Barbato ha detto:

    Una faida interna al Vaticano e come vittime ci finiscono di mezzo delle ragazzine poco più che adolescenti? E’ una sceneggiatura ridicola, con legami forzati. Un romanzo nero senza fine. Una saga noiosa e inconcludente. Buona per i complottisti e i paranoici. Non c’è alcun collegamento tra le vicende delle tre ragazze. Sono casi separati. Ma ormai avete costruito una trama di menzogne tale in cui tutti possono inventarsi ciò che vogliono.

    • G.B. ha risposto a Mario Barbato:

      Chi ha detto che c’entra il Vaticano?

      • Mario Barbato ha risposto a G.B.:

        Ma se il soggetto in questione ha sempre parlato di fazioni contrapposte al Vaticano che si nascondono dietro la scomparsa della Orlandi e la morte della Scherl. Adesso per caso ha cambiato copione? La sceneggiatura è stata modificata? Il regista di Vatican Connection ha fatto retromarcia come nella casa del jazz?

        • Enrico Sottil ha risposto a Mario Barbato:

          Non credo tu sia molto informato del caso, a partire da come scrivi il nome di Skerl. Forse prima di commentare non bisognerebbe documentarsi?

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