La Segreteria del Sinodo si distanzia dal documento gay friendly
- Ultimissime
- 15 Mag 2026

Il contestato rapporto del Gruppo di Studio n. 9 è solo un documento di lavoro e non è attribuibile alla Segreteria del Sinodo. Precisazione ovvia ma non scontata.
«Al Segretariato Generale non va attribuita questa relazione».
La Segreteria generale del Sinodo prende le distanze dal controverso rapporto del Gruppo di Studio n. 9, il documento che nei giorni scorsi ha suscitato forti reazioni.
Senza alcuna indicazione dottrinale era stato infatti concesso ampio spazio a testimonianze di cattolici omosessuali uniti civilmente che rivendicavano il loro status, criticavano la Chiesa e utilizzavano un linguaggio tipicamente “gay friendly”.
Il caso è esploso dopo la pubblicazione del rapporto sulle cosiddette “questioni emergenti”, un’espressione che sostituisce volutamente la precedente definizione di “questioni controverse”.
Il card. Willem Eijk, arcivescovo di Utrecht, lo ha definito ieri «una preoccupante deviazione dalla costante dottrina morale della Chiesa cattolica».
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Il Sinodo e le testimonianze gay friendly
Il testo prodotto dal gruppo di lavoro coordinato dal card. Castillo, arcivescovo di Lima e diffuso il 5 maggio dalla Segreteria del Sinodo, affronta temi pastorali ed etici complessi e a suscitare forti contestazioni, sono state alcune testimonianze inserite nel documento.
In particolare quella di coppie omosessuali cattoliche che chiedono un “cambiamento di paradigma” respingendo la visione della Chiesa sui comportamenti omoerotici e valorizzando la loro sessualità come “dono di Dio”.
La prima testimonianza è di Jason Steidl Jack, professore alla Fordham University, la cui foto fu pubblicata sul “New York Times” nel 2023 mentre riceveva la benedizione di padre Jamese Martin insieme al suo compagno.
L’uomo accusava l’apostolato Courage International, nato per accompagnare persone con attrazione verso lo stesso sesso in fedeltà all’insegnamento cattolico, di favorire forme di “terapia riparativa”.
Eppure nel febbraio scorso, Papa Leone XIV aveva ricevuto in udienza privata proprio una delegazione di “Courage”, ascoltando le testimonianze di accompagnamento di persone omosessuali che si sforzano di vivere una vita casta e quelle rivolte ai familiari di persone LGBTQ+.
Una seconda testimonianza diffusa nel rapporto del Gruppo di Studio è quella di un uomo portoghese, anch’egli in unione omosessuale civile, che descrive la Chiesa come incoerente, capace di accogliere le persone ma allo stesso tempo di continuare a definire peccaminosi certi comportamenti.
Bene l’ascolto e l’inclusione, no legittimazione
Il problema principale di questa vicenda non è tanto l’ascolto e l’accoglienza di queste persone — pratica sempre legittima e auspicabile sul piano pastorale — quanto voler inserire interventi del genere in un documento collegato ufficialmente al processo sinodale, senza un adeguato contrappeso dottrinale.
E’ la costante ricerca di annullare la sana distinzione operata dalla dottrina della Chiesa tra rispetto assoluto dovuto alle persone e il giudizio morale sui comportamenti.
Da qui le forti proteste di vari vescovi in tutto il mondo e della stessa Courage International, che ha parlato apertamente di “calunnia” e “disonestà intellettuale” nei suoi confronti, lamentando di non essere mai stata consultata prima della pubblicazione del testo.
La Segreteria del Sinodo prende le distanze
La testata spagnola Confidencial digital ha quindi sottoposto la questione direttamente alla Segreteria del Sinodo, ricevendo il chiarimento che «i gruppi di lavoro hanno operato in modo autonomo, come è logico che sia».
Pertanto, «questi rapporti non possono essere attribuiti al Segretariato Generale» poiché «non compare nemmeno il logo del Segretariato, ma solo quello del processo sinodale». D’altra parte, è stato precisato, «questi rapporti sono semplicemente documenti di lavoro».
Bene la precisazione, ovvia ma non scontata.
Per lo meno non c’è il rischio di trasformare contributi parziali e controversi nella “nuova voce della Chiesa”.
L’ascolto pastorale, il confronto e perfino il dibattito interno devono certamente avere spazio nel percorso sinodale. Altra cosa è lasciare che determinate esagerazioni (o tradimenti) vengano percepite all’esterno come un cambiamento della dottrina cattolica o come la posizione ufficiale della Chiesa.


















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