Maometto credeva nei Vangeli: il nodo irrisolto dei teologi musulmani

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Maometto e i Vangeli: Paul Derengowski approfondisce un nostro articolo ed espone lo studio di cui è co-autore dove emergono novità controverse per la teologia islamica.


 

Nell’ottobre scorso UCCR ha scritto un articolo in inglese e italiano ripreso da alcune fonti internazionali.

Ci siamo infatti occupati di un dilemma teologico nel mondo islamico su ciò che il Corano dice riguardo i testi cristiani.

Il Libro sacro dell’Islam, infatti, riconosce l’“Injil” (Vangelo) come una rivelazione divina autentica data da Dio a Gesù e ancora presente e normativa ai tempi di Maometto.

La dottrina islamica, tuttavia, sa che i testi cristiani contraddicono i contenuti del Corano e afferma perciò che il Vangelo conosciuto oggi, contenente insegnamenti incompatibili con l’Islam, non sarebbe quello originale diffuso nel VII secolo, ma sarebbe stata modificato e corrotto nel tempo.

 

L’articolo di UCCR su Maometto e i Vangeli

Nel nostro articolo abbiamo quindi valorizzato lo studio di due ricercatori, i quali hanno dimostrato che i testi che i cristiani leggevano ai tempi di Maometto erano quelli della Peshitta siriaca, cioè esattamente gli stessi che leggiamo ancora oggi.

Da qui il dilemma: il Corano avvalora testi che contraddicono le fondamenta dell’Islam?

L’ampia risonanza dell’articolo ci ha permesso di entrare in contatto con uno degli autori dello studio, il prof. Paul Derengowski.

A lui abbiamo chiesto di integrare il nostro intervento, focalizzando meglio l’attenzione sulle conseguenze dello studio di cui è co-autore. Di seguito il suo contributo esclusivo.


 

di
Paul Derengowski*
 
 
*PhD in Teologia dogmatica alla North West University (South Africa)

 
 

Nel 2017, insieme al prof. Henk Stoker, ho pubblicato l’articolo “Una discussione sulla versione della Bibbia disponibile a Maometto” sulla rivista In Die Skriflig/In Luce Verbi.

Al momento di questa sintesi, l’articolo è stato visualizzato oltre 10.000 volte.

Il tema affrontava la domanda su quale versione della Bibbia fosse accessibile a Maometto, figura centrale dell’Islam.

Secondo le fonti, Maometto mostrava grande rispetto per le rivelazioni precedenti di Dio, in particolare quelle relative ai cosiddetti “Popoli del Libro”, cioè ebrei e cristiani.

Si è stabilito che, al tempo di Maometto, ebrei e cristiani presenti nella penisola araba utilizzassero la Peshitta siriaca per diffondere la fede.

Come vedremo, comprendere quale versione della Bibbia fosse accessibile a Maometto è fondamentale per valutare le affermazioni e le critiche degli apologeti musulmani, che sostengono che non si possa sapere nulla sul contenuto originale della Bibbia, né tantomeno sul Vangelo predicato da Gesù e dagli apostoli.

Ciò che segue è un riassunto di quell’articolo, redatto su richiesta esclusiva dell’Unione Cristiani Cattolici Razionali (UCCR).

Si raccomanda comunque la lettura del testo completo, pubblicato anche nel mio libro Muhammad and Joseph Smith, Jr.: Spirit-Born Brothers (Independently published, 2019).

 

I Vangeli di oggi identici a quelli di Maometto

Molto tempo prima della nascita di Maometto, ebrei e cristiani abitavano già nei territori dell’attuale Arabia.

I cristiani diffondevano la “buona novella” del sacrificio di Gesù per i peccati e della sua risurrezione dai morti, inizialmente tramite la predicazione orale e sempre in conformità con le profezie scritte dell’Antico Testamento.

Successivamente, quando gli apostoli di Gesù cominciarono a morire, le loro parole ispirate furono messe per iscritto e raccolte nei 66 libri della Bibbia attuale: 39 dell’Antico Testamento e 27 del Nuovo.

Naturalmente, non tutti parlavano, leggevano o scrivevano in ebraico o aramaico biblico, e ancor meno in greco koinè. Per questo furono create diverse traduzioni per soddisfare le esigenze linguistiche dei popoli da raggiungere.

Fu proprio il caso degli ebrei e dei cristiani in Arabia. Con l’aiuto dei cristiani siriaci, che parlavano e scrivevano in un dialetto molto simile all’arabo, fu sviluppata e utilizzata la Peshitta siriaca per diffondere la “buona novella”.

Ciò che rese la Peshitta così significativa fu la sua “straordinaria fedeltà” ai manoscritti originali da cui era tradotta. Secondo lo studioso Bruce Metzger, vi era «appena più di una variante significativa per capitolo».

Inoltre, la Peshitta conteneva tutti i libri dell’Antico Testamento e 22 libri del Nuovo, inclusi i quattro Vangeli, le lettere dell’apostolo Paolo e la Lettera agli Ebrei.

In sintesi, ciò che ebrei e cristiani possiedono oggi, fatta eccezione per cinque libri del Nuovo Testamento, è sostanzialmente lo stesso testo che i “Popoli del Libro” avevano quando Maometto pronunciò queste parole:

«O voi che credete! Credete in Allah e nel Suo Messaggero, e nel Libro che Egli ha rivelato al Suo Messaggero e nel Libro che aveva rivelato prima di lui. Chiunque neghi Allah, i Suoi angeli, i Suoi Libri, i Suoi Messaggeri e il Giorno del Giudizio, si è smarrito profondamente» (Corano, Sura 4,136)

Poiché la Peshitta siriaca è molto probabilmente la versione della Bibbia a cui Maometto ebbe accesso, tutti i musulmani e i loro apologeti si trovano di fronte a conseguenze insormontabili, a cominciare dalla frequente affermazione secondo cui il testo biblico sarebbe inquinato, corrotto, distorto o semplicemente irriconoscibile.

Le prove della critica testuale mostrano che i cristiani sanno con una certezza del 99,999% cosa leggesse e credesse la Chiesa primitiva come Scrittura ispirata. Pertanto, l’argomento della “corruzione” non è altro che una fallacia dell’uomo di paglia (straw man fallacy).

 

I Vangeli non parlano di Maometto

In secondo luogo, qualsiasi musulmano che si appoggi alla Bibbia per convalidare Maometto come successore o pari/superiore profetico di Gesù è in errore.

Per esempio, Giovanni 16 non ha nulla a che fare con Maometto, ma riguarda interamente la venuta dello Spirito Santo. Solo tramite una manipolazione grossolana del testo e un’ermeneutica fallace si potrebbe affermare che Maometto, o chiunque altro, fosse la persona a cui Gesù si riferiva.

 

Maometto credeva nel Vangelo

In terzo luogo, se il musulmano crede a Maometto, e Maometto credeva nei Vangeli, allora il musulmano deve anche rigettare Maometto, poiché egli contraddisse gli insegnamenti biblici su numerosi argomenti — a partire dall’idea che la Bibbia fosse corrotta fino alla sua stessa pretesa di essere profeta.

Poiché la Bibbia non è corrotta né lo è mai stata, le allusioni di Maometto su di essa sono errate. Per coerenza intellettuale, il musulmano dovrebbe quindi accettare la Bibbia e rigettare interamente Maometto.

Infine, poiché la Bibbia parla di Gesù — come lui stesso afferma nel Vangelo di Luca (Lc 24,27) — ed è l’unica fonte grazie alla quale si conosce qualcosa di lui, se essa viene rigettata come del tutto inaffidabile, allora la pretesa di Maometto di onorare le rivelazioni precedenti, che parlano tutte di Gesù, diventa priva di senso.

Ancor più privo di senso è incoraggiare altri a fare lo stesso, e tale insensatezza è registrata nel Corano, il libro ritenuto perfetto da Allah.

 

I nodi irrisolti per la teologia islamica

La Peshitta siriaca era molto probabilmente la rivelazione antica a cui Maometto fa riferimento nel Corano e in cui affermava di credere, incoraggiando anche i suoi seguaci a fare altrettanto.

Eppure, oggi la maggior parte dei musulmani ha un rapporto di amore-odio con la Bibbia. La amano quando sostiene le loro convinzioni musulmane, ma la odiano quando non lo fa.

Le conseguenze del rifiuto della Bibbia, sia essa la Peshitta siriaca o versioni simili, sono gravi per il musulmano.

Egli deve decidere se credervi, come Maometto comandava, oppure no.

Se vi crede, paradossalmente deve rigettare Maometto, perché contraddice tutto ciò che egli sosteneva e insegnava. Se la rifiuta, finisce per rigettare Maometto nuovamente. Il musulmano non può mantenere entrambe le posizioni contemporaneamente.

Autore

Paul Derengowski

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