Nuovo studio: la transizione di genere peggiora la salute mentale

transizione di genere

Ricercatori finlandesi dimostrano che la transizione di genere aumenta la necessità di cure psichiatriche nei giovani affetti da disforia di genere.


 

Le mutilazioni genitali infantili non sembrano essere fonte di felicità.

Si potrebbero riassumere così i risultati di un ampio studio finlandese pubblicato sulla rivista peer-reviewed “Acta Paediatrica” sugli effetti della cosiddetta transizione di genere nei minori.

La ricerca, basata su dati nazionali raccolti tra il 1996 e il 2019, ha analizzato tutti gli individui (oltre 2.000) di età inferiore ai 23 anni che si sono sottoposti a un percorso di transizione di genere, confrontandoli con un gruppo di controllo della popolazione generale.


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Riassegnare il genere aumenta cure psichiatriche

I risultati mostrano un dato chiave: i giovani affetti da disforia di genere presentavano «una morbilità psichiatrica notevolmente più elevata rispetto ai gruppi di controllo, sia prima che dopo l’intervento».

In particolare, tra coloro che hanno richiesto i trattamenti di “riassegnazione” (mastectomie su seni sani e gli interventi chirurgici genitali come la falloplastica e la vaginoplastica), la necessità di cure psichiatriche specialistiche è aumentata in modo marcato nel tempo.

Nel dettaglio, lo studio evidenzia che, tra i soggetti sottoposti a tali trattamenti (sia ormonali che chirurgici), la quota di giovani seguiti da specialisti della salute mentale è passata da circa il 10% a oltre il 60% nei maschi biologici che hanno intrapreso una transizione femminilizzante.

Un aumento analogo, seppur meno accentuato, è stato riscontrato nei soggetti con transizione mascolinizzante.

Inoltre, è stato smentito ancora una volta il mito secondo cui i disturbi psichiatrici sarebbero attribuibili alla disforia di genere, tesi utilizzata per giustificare una riassegnazione medica precoce durante l’età dello sviluppo.

Gli autori sono ricercatori, medici e psichiatri svedesi, si tratta di: Sami‑Matti Ruuska (Tampere University), Katinka Tuisku (University of Helsinki), Timo Holttinen (Tampere University) e Riittakerttu Kaltiala (Tampere University).

Nel loro studio hanno sottolineato che anche dopo aver corretto i dati per la presenza di problemi psicologici precedenti, il disagio psichiatrico e il rischio di disturbi mentali restavano significativamente più alti nei giovani che si rivolgevano alle cliniche di genere.

 

Una crescita di consapevolezza

I risultati si inseriscono in un contesto internazionale che ha sempre più consapevolezza che i trattamenti di “riassegnazione” di genere non soltanto sono inutili ma anche dannosi. Certamente non riducono il disagio e non migliorano il benessere psicologico.

Due anni fa la pediatra Lgbtq+ Johanna Olson-Kennedy, nota attivista e ricercatrice, dovette ammettere di aver nascosto uno suo studio sui bloccanti della pubertà proprio perché i risultati non attestavano alcun miglioramento sulla salute mentale.

Il rapporto indipendente britannico noto come Cass Review ha aperto gli occhi riguardo la debolezza delle prove scientifiche a sostegno di tali trattamenti e oggi gran parte delle società mediche proibisce finalmente la medicina affermativa.

Autore

La Redazione

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