La terra non è piatta! Furono i gesuiti a convincere i cinesi

Il gesuita Matteo Ricci fu il primo a parlare della sfericità della terra in Cina, nel XVI secolo. Gli stessi gesuiti divennero responsabili dell’Ufficio astronomico dell’imperatore cinese. Lo racconta la storia cinese Qiong Zhang.

 
 
 

I cristiani non hanno mai creduto alla Terra piatta e, anzi, sono stati i missionari europei a convincere gli abitanti della Cina della sfericità della terra.

Lo ha ricostruito egregiamente la studiosa cinese Qiong Zhang, docente di Storia alla Wake Forest University e autrice di una ricerca1Z. Qiong, Making the New World Their Own. Chinese Encounters with Jesuit Science in the Age of Discovery, Brill 2015 classificatasi tra i “migliori studi dell’anno” da parte dell’Academic Excellence Award 2015.

Una breve presentazione del lavoro di Zhang è stata esposta dallo storico statunitense James Hannam, autore di un best-seller sull’origine cristiana e medievale della scienza moderna.

 

In Europa si sapeva dal IV secolo a.C. che la terra è tonda.

La forma sferica della Terra era nota in Europa dal IV secolo a.C.

Già nel Fedone di Platone vi è un riferimento mentre Aristotele in De caelo presenta il primo studio delle prove. L’idea non fu subito accettata, gli epicurei ad esempio la rifiutarono al contrario degli stoici.

Con il passare dei secoli e l’avvento del cristianesimo, divenne noto a tutti che la Terra era rotonda. Gli scritti filosofici del monaco Beda il Venerabile (672-735 d.C.) eliminano ogni dubbio quando espongono con cura l’evidenza empirica della forma della terra.

Nel Medioevo tutti ne erano a conoscenza.

 

Per i cinesi la terra era piatta e il cielo un ombrello.

Al contrario, in Cina consideravano il cielo tondo ma la terra piatta. Lo si evince da un trattato governativo durante la distastia Han (202 a.c. – 220 d.C.): «La Via del Cielo è chiamata la Rotonda, la Via della Terra è chiamata la Piazza»2A. Liu, The Huainanzi: A Guide to the Theory and Practice of Government in Early Han China, Columbia University Press 2020, p. 115.

Per molti secoli, ha spiegato Hannam, i cinesi rimasero convinti che il microcosmo del corpo umano somigliasse al macrocosmo dell’universo, dove la rotondità della testa fosse la forma del cielo e la squadratura dei piedi quella della terra. Un poeta del IV secolo a.C., Song Yu, usò un’altra analogia: «La terra quadrata è il mio carro ed il cielo rotondo il mio baldacchino».

Questa immagine restò la base dell’antica astronomia cinese, il cielo come un ombrello rotante al di sopra della terra quadrata. Anche per questo, ha spiegato Hannam, «non dovremmo stupirci se questa immagine del mondo abbia impedito ai cinesi di sviluppare un’astronomia sofisticata e accurata». Consigliamo a questo proposito il nostro dossier sull’origine della scienza nel Medioevo cristiano.

 

L’arrivo dei gesuiti, di Matteo Ricci e della terra tonda.

Nel XVI secolo, i commercianti portoghesi entrarono in Cina e, con essi anche alcuni missionari gesuiti con l’ambizione di proporre ai cinesi l’annuncio evangelico. Utilizzarono la scienza e la tecnologia occidentale per rendersi utili alle autorità imperiali, ottenendo in cambio il permesso di evangelizzare. Fu un accordo ideato dal sacerdote italiano Matteo Ricci (1562-1610), che arrivò in Cina nel 1582.

Rispettando il credo cinese e mostrandosi realmente utili al popolo, i gesuiti riuscirono a mantenere una presenza costante per gran parte dei successivi 150 anni. Oltre al vangelo, i gesuiti insegnarono l’astronomia e la geografia europee e, allo stesso tempo, appresero moltissimo della cultura cinese (fu grazie a Matteo Ricci che conosciamo il pensiero antico cinese).

Come spiega lo storico americano Hannam, una delle prime iniziative di Ricci fu proprio produrre una mappa del mondo da rendere pubblica in Cina, combinandola con quelle locali. Rispettando la diplomazia, posizionò le Americhe a destra e l’Europa a sinistra lasciando alla Cina il posto centrale. Riempì quindi le parti ancora inesplorate con elementi di fantasia cinese, mentre la metà inferiore dell’emisfero australe era occupato da un continente enorme e inesistente, la terra australis, che gli europei ritenevano fosse ancora in attesa di scoperta.

Nel 1602 padre Ricci chiamò questa mappa la Carta geografica completa di tutti i regni del mondo, che divenne il più antico mappamondo cinese nello stile delle mappe europee.

Nell’introduzione generale della mappa, il gesuita affrontò anche la forma del globo:

«La terra ed il mare sono entrambi sferici. Insieme formano un unico globo situato al centro delle sfere celesti, come il tuorlo di un uovo è circondato dall’albume. Coloro che dicevano che la terra è quadrata si riferivano alla natura fissa ed immobile della terra, non alla sua forma fisica»3citato in Z. Qiong, Making the New World Their Own. Chinese Encounters with Jesuit Science in the Age of Discovery, Brill 2015, p. 4.

Questo è un esempio dell’intelligenza e della delicatezza dei gesuiti nel valorizzare la cultura locale. La stessa analogia dell’uovo e del tuorlo, ha spiegato James Hannam, derivava dallo studioso cinese Zhang Heng (78-139 d.C.), secondo il quale l’universo era sferico e riempito per metà d’acqua, su cui galleggiava una terra piatta come una zattera.

 

La reazione cinese alla terra tonda dei gesuiti.

I gesuiti non fecero molti progressi per convertire i mandarini al cristianesimo, solamente due alti funzionari (Xu Guangqi e Li Zhizao) li presero sul serio grazie all’influenza di padre Ricci. Ma, in seguito alla sua morte nel 1610, i gesuiti persero influenza e vennero espulsi nel 1616. Chi rimase fu costretto a nascondersi per diversi anni. I due imperatori cattolici, Xu Guangqi e Li Zhizao, riuscirono tuttavia a riabilitarli, affidando loro la riforma del calendario.

Nel 1645 il gesuita Adam Schall von Bell presentò il nuovo calendario e venne nominato dall’imperatore Qing a capo dell’Ufficio Astronomico, posizione che verrà ricoperta quasi esclusivamente da un gesuita fino al 1775.

Non tutti i mandarini furono favorevoli alle idee astronomiche dei gesuiti, Yang Guangxian (1597-1669) sfidò infatti la forma sferica della terra sostenendone l’assurdità, in quanto i mari si sarebbero altrimenti svuotati. Inoltre, «se davvero ci sono paesi sul bordo curvo e sul fondo del globo, allora questi luoghi sono sicuramente immersi nell’acqua. Gli occidentali devono sicuramente convivere con tartarughe e pesci»4Z. Qiong, Making the New World Their Own. Chinese Encounters with Jesuit Science in the Age of Discovery, Brill 2015, p. 156.

Seguirono periodi in cui predominò prima un’idea e poi l’altra, i gesuiti furono prima licenziati e poi riassunti e «la forma della terra continuò ad essere oggetto di dibattito tra gli studiosi cinesi per tutto il XVII ed il XVIII secolo». Infine venne accolta.

L’accettazione dell’astronomia occidentale, tuttavia, non soddisfò affatto i gesuiti, la cui priorità fu sempre quella di portare l’annuncio cristiano nell’Impero cinese. In questo fallirono, venendo spesso martirizzati. La dottrina cattolica risultò sempre ostica al confucianesimo e fu derisa da molti mandarini.

«Alla fine», ha concluso lo storico americano, «la terra sferica riuscì a scombussolare l’élite cinese facendo ben poco per convincerla della verità del cristianesimo. L’abilità scientifica non può sostituire l’evangelizzazione».

La redazione

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8 commenti a La terra non è piatta! Furono i gesuiti a convincere i cinesi

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  1. Lord Romulus ha detto

    Una volta mi è capitato di discutere con un invasateo convinto che Galileo Galilei fosse stato quasi ucciso dalla Chiesa Cattolica perché aveva osato dire che la Terra non è piatta! Meravigliosi miti storici atei!

  2. Rick ha detto

    Articolo molto bello, però volevo solo far notare che Xu Guangqi e Li Zhizao non erano due imperatori cinesi, ma due funzionari, astronomi e matematici cinesi amici e collaboratori di Ricci e altri gesuiti in quel periodo

  3. Alfonso ha detto

    I tradizionalisti cinesi del 19° secolo, in particolare i Boxer, pensavano la stessa cosa, ma quell’atteggiamento xenofobo ha impedito l’ingresso della scienza europea in Cina. In realtà una cosa va sottolineata, la scienza cinese aveva raggiunto notevoli conquiste tecnologiche dai tempi degli Han: polvere da sparo, carta, stampa, bussola, timone di poppa… e questo è molto meno noto del primo sismometro della storia e della tecnologia del cast ferro, ma il forte isolazionismo dei Ming aveva reso la Cina un regno eremita con l’arrivo dei missionari gesuiti all’inizio del XVII secolo. Sorprendentemente, sembra certo che gli astronomi cinesi non fossero a conoscenza della sfericità della Terra, già dedotta dai greci 2000 anni prima, il missionario Mateo Ricci li fece uscire dal loro errore. La pubblicazione della mappa del mondo in cinese ha aperto molte porte a Ricci e ai gesuiti. Per la prima volta, la Terra è descritta in Cina come un pianeta rotondo. All’interno della cartografia cinese ha segnato una svolta molto importante, soprattutto in termini di conoscenza cinese del resto del mondo. Così, nella prima metà del 19° secolo, gli intellettuali cinesi che volevano scrivere di paesi stranieri dovettero utilizzare le opere cartografiche scritte in cinese dai gesuiti due secoli prima. Nel XVII secolo, il teorema di Pitagora era ben noto agli studiosi occidentali. Ma non in Cina. Portarlo lì è stato uno dei meriti di Matteo Ricci. Il suo allievo Qu Rukui (o Xu Guangqi) presentò nel 1603 al prefetto di Shanghai, per effettuare calcoli sul corso di un fiume, un metodo che combinava la procedura tradizionale cinese con il teorema di Pitagora. Questo fece conoscere per la prima volta la formula greca in Cina, ma l’opera che rese Ricci più famoso fu la traduzione cinese dei primi sei libri degli Elementi di Euclide. Alcuni autori ritengono che la traduzione sia stata fatta per persuadere i cinesi della superiorità della scienza occidentale e quindi della superiorità della religione cristiana sul buddismo. Nel 1604. Nel 1606 iniziarono a tradurre in cinese l’opera di Euclide. L’opera fu stampata nel 1607, con il titolo Elements of Geometry (Jihe yuanben), e come il mappamondo di qualche anno prima, diede a Ricci grande prestigio. La traduzione dei primi sei libri degli Elementi di Euclide è stata preceduta da due prologhi. La versione degli Elementi di Euclide introdotta in Cina insisteva soprattutto sugli aspetti pratici, che interessavano di più ai cinesi: la misurazione delle aree, dei volumi, ecc., tralasciando le questioni più speculative. Come è stato detto, la traduzione degli Elementi non è stata completata, ma è stata eseguita solo fino al Libro VI. Ci vorrebbe molto tempo per finire di tradurre. I libri dal VII al XIII furono tradotti (e non a caso) dai missionari protestanti giunti in Cina. Alexander Wylie, con l’aiuto del matematico cinese Li Shanlan, li pubblicò con il titolo Continuation of the Elements of Geometry (Xu juhe yuanben) nel 1857. Gli astronomi gesuiti portarono in Cina il telescopio astronomico occidentale e le tavole delle effemeridi, il missionario Schall von Bell pubblicò un trattato sulla fabbricazione e l’uso del telescopio per i convertiti cinesi. Il primo telescopio ad arrivare in Cina fu realizzato dalla spedizione dei gesuiti a cui parteciparono Schall von Bell e Terrentius. https://pacobellido.naukas.com/2017/04/24/el-antiguo-observatorio-de-beijing/ Riguardo all’influenza dei missionari cattolici e protestanti in Cina e ai suoi effetti: Cristo il Tao: Gesù liberò davvero le donne cinesi ? Risposta… https://christthetao.blogspot.com/2015/09/did-jesus-really-liberate-chinese-women.html?spref=tw http://christthetao.blogspot.com/2017/08/atheists -per-huitzilopochtli-hector.html

    • F24 ha detto in risposta a Alfonso

      Alfonso complimenti davvero per questo commento, veramente erudito! Preciso solo una cosa sulle invenzioni dei cinesi..è vero che inventarono la polvere da sparo ma la usavano per i fuochi d’artificio, furono gli europei ad insegnare loro ad usarla in ambito militare. Per il resto wow, grande commento!

    • CarloMarko22 ha detto in risposta a Alfonso

      Molto interessante questa informazione.

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