«L’ateismo? Incoerente con il metodo scientifico». Parla il fisico Marcelo Gleiser.

premio templeton 2019Lo scienziato omaggiato dal Premio Templeton 2019 è Marcelo Gleiser. Fisico e astrofisico brasiliano, si definisce “agnostico religioso” ed è un critico dell’ateismo scientista. La scienza lo ha portato ad ammirare il mistero dell’esistenza.

 

Il 29 maggio prossimo l’eminente fisico Marcelo Gleiser riceverà il Premio Templeton 2019. Una prestigiosa premiazione che onora gli uomini di scienza che sanno andare oltre la propria materia di competenza e riescono a dare contribuiti alla dimensione spirituale dell’esistenza.

In passato è stato assegnato a studiosi del calibro di Charles Hard Townes (fisico e premio Nobel), John David Barrow (matematico), Francisco J. Ayala (biologo), George Ellis (fisico), Martin John Rees (astrofisico). Quest’anno è toccato a Gleiser, professore di Fisica e Astronomia al Dartmouth College di Hanover (Germania), di origine brasiliana, giudicato «una voce di spicco tra gli scienziati, passati e presenti, che rifiutano l’idea che la scienza da sola possa portare a verità definitive sulla natura della realtà».

 

“L’assenza di prove di Dio non è una prova di assenza”.

Il fisico si è formato presso la Pontificia Università Cattolica di Rio de Janeiro ed è noto per la scoperta, nel 1994, delle cosiddette oscillazioni elettrostatiche. Si definisce un “agnostico religioso” e da anni è un critico dichiarato dell’ateismo scientista, ben rappresentato all’estero da personaggi come Richard Dawkins, Daniel Dennett e Lawrence Krauss. In Italia, invece, tra le file del fondamentalismo ateo-scientifico è possibile elencare i noti Piergiorgio Odifreddi, Telmo Pievani ed Edoardo Boncinelli.

Ma, oltre ai tanti scienziati credenti, vi sono numerosi ricercatori agnostici e non credenti che non tollerano la strumentalizzazione del campo scientifico per fini ateistici e, tra questi, c’è proprio Marcelo Gleiser. «Vedo l’ateismo come incoerente con il metodo scientifico in quanto è, essenzialmente, la credenza nella non credenza», ha dichiarato l’eminente fisico in un’intervista a Scientific American. «L’assenza di prove non è prova di assenza. Si può non credere in Dio, ma affermare la sua inesistenza con certezza non è scientificamente coerente».

 

Il mistero dell’esistenza e la relazione tra scienza e spiritualità.

La Fondazione Templeton ha spiegato che Gleiser, nei suoi interventi pubblici e nei documentari di cui è autore, manifesta un profondo timore reverenziale verso l’esistenza, «un’innegabile gioia nell’esplorazione, mantiene lo stesso senso di stupore e meraviglia per il Creato che ha sperimentato per la prima volta da bambino sulla spiaggia di Copacabana, guardando l’orizzonte ed il cielo notturno stellato, incuriosito da ciò che sta oltre».

Nell’intervista alla rivista scientifica americana, il fisico ha affermato: «la scienza è un modo per connettersi con il mistero dell’esistenza. Quelle domande che fanno parte di noi ora rientrano nella ricerca scientifica, ma sono molto, molto più vecchie della scienza stessa. Per me, come fisico teorico e anche per qualcuno che passa il tempo tra le montagne, questo tipo di domande offre una connessione profondamente spirituale con il mondo, attraverso la mia mente e attraverso il mio corpo. Einstein avrebbe detto la stessa cosa. Non sono solo io; anche il mio collega, l’astrofisico Adam Frank e molti altri, ormai parlano sempre più della relazione tra scienza e spiritualità».

 

“Copernico non ha detronizzato l’uomo, siamo creature uniche e speciali”.

Forse la parte più interessante della sua intervista è quando riflette su quanti dicono -con intenti antimetafisici- che la rivoluzione copernicana ci avrebbe “scalzato” dal centro dell’Universo. Un Dio creatore non agirebbe così, afferma l’ateismo scientifico. «Quando la gente parla di Copernico e  di copernicanesimo – il “principio della mediocrità”», ha spiegato Gleiser, «rispondo sempre: “Sai una cosa? È tempo di andare oltre. Quando guardi là fuori verso gli altri pianeti (e gli esopianeti), quando guardi la storia della vita sulla Terra, realizzerai che questo luogo chiamato Terra è assolutamente stupefacente. E forse, sì, ce ne sono altri là fuori, forse, ma in questo momento quello che sappiamo è che abbiamo questo mondo, e siamo stupefacenti macchine molecolari capaci di autocoscienza. Tutto ciò ci rende davvero speciali. E sappiamo per certo che non ci saranno altri umani nell’universo; potrebbero esserci degli umanoidi da qualche parte là fuori, ma siamo prodotti unici della lunga storia del nostro singolo, piccolo pianeta”»

Marcelo Gleiser si è definito «sconvolto» dagli errori commessi da scienziati come Stephen Hawking e Lawrence Krauss quando hanno sostenuto che avremmo risolto il problema dell’origine dell’universo, o la correttezza della teoria delle stringhe, o che la “teoria del tutto” sarebbe ormai a portata di mano. «Tali affermazioni sono false! Quindi, mi sento come se fossi un guardiano per l’integrità della scienza in questo momento; qualcuno di cui ti puoi fidare perché questa persona è aperta e onesta abbastanza da ammettere che l’impresa scientifica ha dei limiti, il che non significa che sia debole! La mia missione è di riportare alla scienza, e alle persone che sono interessate alla scienza, questo attaccamento al mistero, perché la scienza è solo un altro modo di impegnarci con il mistero di chi siamo».

«Sia la religione che la scienza condividono lo stesso seme», ha spiegato il fisico in un’altra occasione. «La mente va mantenuta aperta. Il mistero dell’universo rimane. La Terra è un posto molto speciale, la vita è unica e la vita intelligente è rara. Abbiamo bisogno di una nuova moralità per il 21° secolo e sono convinto che tutta la vita sia sacra».

 

Da dove proviene quel bisogno di senso che abita il cuore di ogni uomo?

Il fisico è partito da quelle domande sull’esistenza che ha ritrovato dentro di sé, più antiche della scienza stessa. Il vero mistero è proprio la loro natura, la loro genesi, l’impossibilità di appagare il bisogno di senso infinito che domina l’uomo che non si limita a sopravvivere. O è un terribile inganno evolutivo, e allora non siamo affatto “speciali”, oppure sono quella firma del Creatore perché la creatura non si allontani troppo e sia continuamente stimolato a ritornare all’origine.

La redazione

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