Il premio Nobel Charles Townes: «credo in Dio anche grazie alla scienza»

Charles TownesIl fisico americano Charles Townes, vincitore del premio Nobel nel 1964 per l’invenzione che portò alla realizzazione del laser, è morto pochi giorni fa all’età di 99 anni. L’annuncio è stato dato dall’Università della California a Berkeley, in cui Townes era professore emerito in fisica.

E’ stato uno dei pionieri nel campo dell’astronomia a infrarossi, insieme a un team di colleghi fu il primo a scoprire molecole complesse nello spazio ed è accreditato per aver determinato la massa di un buco nero supermassivo al centro della Via Lattea. Il celebre fisico è inserito nel nostro dossier in cui abbiamo riportato le citazioni dei più grandi scienziati sul legame tra scienza e fede. Il prof. Townes, membro della Pontificia Accademia delle Scienze, è stato sempre molto interessato alla metafisica, tanto da affermare: «Credo fermamente nell’esistenza di Dio, basandomi sull’intuizione, sulle osservazioni, sulla logica, e anche sulla conoscenza scientifica» (C.H. Townes, “A letter to the compiler T. Dimitrov”, 24/05/2002).

Nessuna dicotomia dunque, la sua stessa persona impegnata nella fede cristiana e nella carriera scientifica, coronata dalla vincita del premio Nobel, dimostra che non vi può essere alcun conflitto. Ricevendo nel 2005 il Premio Templeton rispose al suo amico (ateo) fisico Steve Weinberg, noto per la frase: “Quanto più l’universo diventa comprensibile più appare inutile”. «Devo dirvi innanzitutto che Steve Weinberg mi ha fatto i complimenti per questo premio. Noi dobbiamo prendere le decisioni in base ad un giudizio, certo, ma abbiamo anche qualche prova per rispondere. Credo, ad esempio, che il riconoscimento che questo universo è così appositamente progettato sia una di queste. Questo è un universo molto particolare e dev’esserci stato un fine». Tra le altre cose, il prof. Townes ha anche citato il successo della preghiera: «Vi sono infatti altre prove pertinenti come gli effetti della preghiera. E la risposta, almeno in alcuni esperimenti, è che la preghiera sembra avere effettivamente effetti positivi. Dobbiamo guardare in generale e trarre conclusioni meglio che possiamo. Steve Weinberg ha un giudizio facile, ha detto che tutto è accidentale e senza scopo. Io ho un diverso tipo di giudizio».

In un’altra occasione scrisse, «la scienza, con i suoi esperimenti e la logica, cerca di capire l’ordine o la struttura dell’universo. La religione, con la sua ispirazione e riflessione teologica, cerca di capire lo scopo o significato dell’universo. Queste due strade sono correlate. Io sono un fisico. Anch’io mi considero un cristiano. Mentre cerco di capire la natura del nostro universo in questi due modi di pensare, vedo molti elementi comuni tra scienza e religione. Sembra logico che a lungo i due potranno anche convergere» (C.H. Townes, “Logic and Uncertainties in Science and Religion”, in Proceedings of the Preparatory Session 12-14 November 1999 and the Jubilee Plenary Session 10-13 November 2000).

Come spesso ha ripetuto uno dei più noti fisici italiani, Antonino Zichichi, la stessa scienza avanza e si basa su un atto di fede: «La religione, con la sua riflessione teologica, si basa sulla fede. Ma anche la scienza si basa sulla fede», scrisse ancora C. Townes. «Come? Per il successo scientifico dobbiamo avere fede che l’universo sia governato da leggi affidabili e, inoltre, che queste leggi possano essere scoperte dall’indagine umana. La logica della ricerca umana è affidabile solo se la natura è di per sé logica. La scienza funziona attraverso la fede nella logica umana, che può nel lungo periodo comprendere le leggi della natura. Questa è la fede della ragione […]. Noi scienziati lavoriamo sulla base di un assunto fondamentale per quanto riguarda la ragione nella natura e la ragione nella mente umana, un presupposto che si svolge come un principio cardine della fede. Tuttavia, questa fede è così automatica e generalmente accettata che difficilmente la riconosciamo come una base essenziale per la scienza» (C.H. Townes, “Logic and Uncertainties in Science and Religion”, in Proceedings of the Preparatory Session 12-14 November 1999 and the Jubilee Plenary Session 10-13 November 2000).

Quello del celebre fisico non era il Dio lontano e indifferente di Albert Einstein e dei deisti, ma l’Uomo incarnatosi 2000 anni fa: «Come una persona religiosa, sento fortemente la presenza e le azioni di un Essere ben al di là di me stesso, eppure sempre personale e vicino» (citato in S. Begley, “Science found God”, Newsweek Vol. CXXXII, No. 4, 27/7/1998, pag. 44-49).

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10 commenti a Il premio Nobel Charles Townes: «credo in Dio anche grazie alla scienza»

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  1. Ubi Deus ibi pax ha detto

    Alla Redazione di UCCR:
    segnalo il refuso nell’articolo
    «Ricevendo nel 2005 il Premio Templeton risposte al suo amico (ateo) fisico Steve Weinberg»
    Rimuovere la “t” nella parola.

    E grazie, come sempre, per gli interessanti articoli. 🙂

  2. Fabrizia ha detto

    Mi fa piacere che ci siano tanti premi Nobel per la scienza che non vedano contraddizione tra scienza e fede. Nel mio piccolissimo, la scelta a favore della fede in Dio, mi sembra la più logica.

    • andrea g ha detto in risposta a Fabrizia

      Esattamente: tutto l’universo indica un Qualcuno che lo ha fatto.
      Come dice sant’Agostino, si tratta di segni che rimandano a DIO.

  3. Giancarlo ha detto

    Eviterei di citare come esempio di scienziato competente Antonino Zichichi. Dopo gli svarioni che ha preso sulla critica alla teoria evoluzionistica penso sia meglio lasciarlo solo alla ricerca degli anelli mancanti…

    • FREEZER75 ha detto in risposta a Giancarlo

      Giancarlo,
      Zichichi è un Fisico e come tale, in qualità di Scienziato, va valutato

      Al di fuori dell’ambito di cui si occupa, la sua opinione cosi come la sua conoscenza con rispetto parlando, vale come quella dell’uomo con un’educazione medio/alta. E come tale potrebbe dire cavolate come molti fanno

      Però, che non sia un Fisico di valore può andarmi bene se gli argomenti inerenti la Fisica portati dai suoi detrattori me lo dimostrano, a livello accademico, cioè da suoi pari

      In soldoni io che non sono un Fisico con commenterei i risultati ottenuti da uno scienziato se non ho argomenti di Fisica che dimostrano che sbaglio

    • lorenzo ha detto in risposta a Giancarlo

      E dimmi, di grazia, quali svarioni avrebbe preso sulla teoria evoluzionistica?

      • andrea g ha detto in risposta a lorenzo

        Probabilmente non aver aderito a tutte le demenzialità
        che (più di Darwin) gli ‘esegeti’ darwinisti credono
        siano verità (tipo: un certo mammifero era un pesce
        che si è evoluto sulla terraferma).

    • Hugo ha detto in risposta a Giancarlo

      Zichichi ha sempre affermato che l’evoluzione, in particolare la macroevoluzione, non essendo osservabile non può essere dimostrata tramite il metodo galileiano. Il discorso è giusto ma chi non è competente non può capirlo.

      • Luca ha detto in risposta a Hugo

        Il discorso é sbagliato ma chi non si interessa di come il metodo galileiano si applichi alle Scienze Narturali (come Zichiuchi) non può capirlo. Quanto al fatto di credere attraverso la scienza dovrebbe bastare la parola di Gesù a Tommaso: Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!

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