Venezuela, anche Guaidò si appella al Papa. Ma la Chiesa non era ormai ininfluente?

guaido maduroSi tenta di risolvere la crisi venezuelana con l’intervento della Santa Sede, un appello che smentisce le accuse alla Chiesa da parte di George Weigel e del mondo conservatore di aver perso il suo peso istituzionale.

 

In precedenza era stato il presidente (o ex presidente) venezuelano Nicolas Maduro a richiedere la mediazione del Pontefice per sbrogliare l’enorme crisi governativa del paese sudamericano. Ma anche il presidente autoproclamato del Venezuela, Juan Guaidò, si è appellato al Papa e lunedì la Segreteria di Stato del Vaticano ha ricevuto una sua delegazione. «Faccio appello a tutti quelli che possono aiutarci, come il Santo Padre, per collaborare alla fine dell’usurpazione, per un governo di transizione, per portare a elezioni veramente libere, al più presto», ha dichiarato Guaidò in un’intervista. «Sarei felice di ricevere il Papa nel nostro Paese».

Secondo un’esclusiva del Corriere della Sera di oggi, Francesco avrebbe inviato una lettera a Maduro lamentandosi degli “accordi disattesi” e chiamandolo “signore” e non “presidente”. L’arcivescovo di Mérida, il card. Baltazar Porras, ha ben chiarito la posizione della Chiesa.

 

George Weigel e i conservatori: “dal 2013 la Chiesa ha perso peso istituzionale”.

Questa gara a richiedere l’intervento di Papa Francesco porta alla mente un articolo del 23 gennaio scorso scritto da George Weigel, intellettuale cattolico americano noto per aver scritto una biografia su Giovanni Paolo II, oggi opinionista e consigliere del Discovery Institute, il portale del creazionismo biologico cristiano. Weigel negli ultimi anni ha maturato, come tanti giornalisti conservatori, un forte rancore verso l’attuale Pontefice e si fa spesso scudo del suo essere stato vicino a Papa Wojtyla (ma d’altra parte lo era anche il filosofo italiano Rocco Buttiglione, che invece ha un giudizio nettamente opposto sul pontificato bergogliano).

Nel suo ultimo attacco a Papa Bergoglio, Weigel lo ha indicato come responsabile della presunta perdita di autorevolezza morale da parte della Chiesa. Un’accusa che effettivamente mancava nella faretra dell’antipapismo. «Nel 2013 l’influenza morale della Chiesa negli affari mondiali era al suo apogeo moderno», ha scritto il giornalista. Ha raccontato dell’importante ruolo avuto da Giovanni Paolo II contro il comunismo e dei discorsi di Benedetto XVI al Collège des Bernardins di Parigi, alla Westminster Hall di Londra e nel Bundestag in Berlino. Papa Bergoglio invece, com’era immaginabile, un vero disastro: non ha risolto il problema della Siria, non ha contrastato la guerra di Vladimir Putin in Crimea e ha stipulato un accordo compiacente con la dittatura cinese.

 

L’azione diplomatica e mediatrice della Chiesa dal 2013.

Una ricostruzione azzardata e traballante. «Non si danno mai tregua i blog in dissenso dal magistero del Papa», ha scritto questa mattina Guido Morcellin. Ironia della sorte, Papa Francesco è stato criticato per motivi diametralmente opposti a quelli di Weigel, ovvero per essersi schierato contro Assad (Siria) e contro Putin (Russia). Ci si metta d’accordo, dunque. La verità è che più volte il Papa ha incontrato il presidente russo Putin intimando uno sforzo per la pace in Ucraina, e lo stesso ha fatto con il ministro ucraino degli esteri, Pavel Klimkin, e con l’arcivescovo maggiore di Kiev e primate dell’Ucraina, Sviatoslav Shevchuk. Per quanto riguarda la Siria, anche i questo caso numerosi sforzi sono stati fatti, sia intervenendo diplomaticamente presso Bashar al-Assad, sia incontrando l’opposizione, nella persona di Nasr Al Hariri, in un tentativo di mediazioni tra posizioni difficilmente conciliabili. Capitolo a parte per il delicato patto tra Santa Sede e Cina, criticato dal vescovo emerito di Hong Kong, Joseph Zen ma molto apprezzato dai vescovi clandestini cinesi e da vari missionari.

 

Critiche riciclate e poco convincenti, non c’è amore alla verità.

Proprio il recente caso Venezuela è lì a dimostrare quanto la Chiesa non abbia mai perso il suo peso istituzionale a livello internazionale, ritenuta la «bussola morale» nella quale Weigel non crede più. Il fine diplomatico card. Piero Parolin, segretario di Stato Vaticano, ha risposto a Maduro e a Guainò spiegando che «l’atteggiamento della Santa Sede è quello di una neutralità positiva, non è l’atteggiamento di chi si mette alla finestra a guardare che cosa succede quasi indifferente. È l’atteggiamento di chi cerca di essere sopra le parti per superare la conflittualità. Sono le parti che a questo punto devono muoversi, come del resto è successo quando la Santa Sede accettò di diventare parte del dialogo. Resta quello che ha detto il Papa: “Ci deve essere la volontà delle parti”. Il nostro impegno, come ha detto il Papa, è sempre quello di cercare soluzioni pacifiche e istituzionali della crisi in atto».

Certamente nessuno è al di sopra delle critiche e Papa Francesco (come i suoi predecessori e come capiterà ai suoi successori) non ha gestito perfettamente ogni problema. Ma, quelle di George Weigel e del mondo conservatore, sembrano sempre critiche posticce, abborracciate. Lo si deduce anche dal poco approfondimento e dalla volontà di giungere in fretta alla condanna pubblica del Papa, senza alcuna prudenza e senza soppesare i pro e i contro, indicando e persistendo solo su questi ultimi.

La redazione

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