Marijuana, no alla legalizzazione: ora lo chiede il New York Times

legalizzazione cannabisIn un sorprendente articolo sul quotidiano più importante e progressista del mondo, il “New York Times”, uno studioso avverte dei gravi rischi di legalizzare la marijuana, facendo riferimento ai paesi in cui è avvenuto. A scriverlo è lo studioso Alex Berenson, autore di un libro contro la cannabis pubblicizzato anche da “Repubblica”.

 

«L’ondata verso la legalizzazione ignora i gravi rischi per la salute causati dalla marijuana». Si fa fatica a crederci se queste parole sono il sottotitolo ad un articolo pubblicato dal quotidiano più famoso e più progressista al mondo, il New York Times. Ma è tutto vero. A scriverlo è un reporter del Nyt, Alex Berenson, autore del libro Tell Your Children: The Truth About Marijuana, Mental Illness and Violence (Simon & Schuster 2019).

Berenson si è chiesto cosa ci fosse dietro l’enorme spinta verso la legalizzazione della droga nonostante i sondaggi dicano che solo il 15% degli americani di età superiore ai 12 anni ne abbia fatto uso, almeno una sola, nel 2017. Tale cambiamento, ha concluso, «è guidato da decenni da lobbismo da parte di sostenitori della legalizzazione della marijuana e di compagnie di cannabis a scopo di lucro». Questi gruppi hanno trasformato la marijuana in una medicina –facendo leva sull’uso medico«piuttosto che come intossicante. Alcuni hanno addirittura affermato che la marijuana può aiutare a rallentare l’epidemia di oppiacei, sebbene gli studi dimostrino che le persone che usano la cannabis hanno più probabilità di iniziare ad usare gli oppioidi in seguito». Segnaliamo, come esempio, l’importante studio dell’American Journal of Psychiatry.

 

La comunità scientifica: la cannabis è una droga pesante, non è più lo spinello di una volta.

I sostenitori della legalizzazione, si legge ancora sul New York Times, hanno soffocato la discussione sui «gravi rischi per la salute mentale della marijuana e del THC, la sostanza chimica responsabile degli effetti psicoattivi della droga. Come ho visto in prima persona scrivendo un libro sulla cannabis, chiunque sollevi queste preoccupazioni può essere deriso» ed emarginato. Eppure la letteratura scientifica è piena di studi peer-reviewed che dimostrano che la marijuana aumenta il rischio di psicosi e schizofrenia, ed oggi è molto più negativa di 20 anni fa. Solo poche settimane fa, uno studio ha letteralmente confutato anche il consumo moderato di cannabis dimostrando che un solo spinello, in tutta la vita, è in grado di danneggiare il cervello delle persone.

Il libro Alex Berenson, citato inizialmente, è talmente importante ed autorevole che è finito per essere pubblicizzato anche in Italia da parte di Repubblica, quotidiano su cui scrive Roberto Saviano, noto consumatore di droga ed uno dei volti più noti della legalizzazione. La tesi è appunto che la cannabis è legata alla schizofrenia, evidenza nota anche alla National Academy of Medicine che, se nel 1997 scrisse che «l’associazione tra marijuana e schizofrenia non è ben compresa», nel 2017 ha raggiunto una conclusione molto diversa: «l’uso di cannabis può aumentare il rischio di schizofrenia e altre psicosi; maggiore è l’uso, maggiore è il rischio».

Ma il consenso scientifico non ha frenato le spinte di legalizzazione, tanto che i sostenitori sono oggi raddoppiati rispetto a venti anni fa. A peggiorare le cose c’è l’ignoranza che oggi la marijuana non è quella che si utilizzava negli anni ’70 e ’80, come crede ingenuamente lo scienziato sessantottino Carlo Rovelli, ma contiene percentuali aumentate di THC che la rendono a tutti gli effetti una droga pesante. «A titolo di paragone», scrive il reporter del New York Times, si pensi alla differenza tra una birra e un Martini. La pressione verso la legalizzazione ha aumentano i consumatori abituali, che erano 3 milioni nel 2005 e sono 8 milioni oggi (1 su 5). Al contrario, come termine di paragone, solo 1 su ogni 15 bevitori (circa 12 milioni di americani), consuma alcolici ogni giorno. Nel 2006 gli ospedali americani hanno ricoverato 30.000 casi di persone con diagnosi di psicosi e disturbo da uso di marijuana, nel 2014 tale numero era triplicato a 90.000.

 

La liberalizzazione non ha fermato il mercato nero, anzi.

Il reporter propende per una decriminalizzazione, ma non una piena legalizzazione. Anche perché, ammette, «gli Stati che autorizzano la marijuana ricreativa hanno scoperto che la legalizzazione non mette fine al mercato nero della cannabis non regolamentata. Ma fa abbassare i prezzi, aumentare la disponibilità e l’accettabilità ed aumentare l’uso. Sembra inoltre portare ad un aumento dei crimini violenti». Il caso esemplare è quello del Colorado, dove un dettagliato report governativo del 2017 ha accertato l’incremento dei disturbi psicofisici e dei crimini legati alla liberalizzazione della cannabis. Lo stesso New York Times rivela che «i primi quattro stati a legalizzare -Alaska, Colorado, Oregon e Washington- hanno visto forti aumenti di omicidi e aggressioni aggravate dal 2014, secondo quanto riferito dal Federal Bureau of Investigation. In molti casi, rapporti di polizia e articoli di stampa mostrano chiaramente un legame con la cannabis».

Sempre il New York Times, ad inizio gennaio 2019, constatava che nel 2017 in California i legalizzatori della cannabis promisero un «miliardo di dollari di entrate fiscali e l’addomesticamento del mercato nero. Un anno dopo l’inizio delle vendite ricreative, sono ancora solo promesse. La parte facile della legalizzazione è stata persuadere le persone a votare per questo, dicono gli analisti del settore. La parte difficile, ora che è legale, è convincere la gente a smettere di comprare dal mercato nero». Ed invece, «le tonnellate di cannabis continuano a diffondersi illegalmente in tutto il paese». Ed è piuttosto ovvio, i venditori di cannabis illegale non sono certo degli sprovveduti, semplicemente (come affermano da anni i procuratori antimafia anche italiani) hanno abbassato il prezzo rispetto a quello dei negozi legali, oppure -ancor più pericoloso- si rivolgono al settore del mercato che rimane ancora illegale, come quello dei minorenni.

La redazione

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17 commenti a Marijuana, no alla legalizzazione: ora lo chiede il New York Times

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  1. giuliano ha detto

    I giornalisti del NYT non possono limitarsi alla manfrina “vietato vietare”.
    E i “fatti” e la “statistica” possono essere disconosciuti (alla lunga) fino ad un certo punto.
    Insistere su atteggiamenti liberisti e libertari a prescindere (alla Pannella per capirci) alla lunga non può non scontrarsi coi dati esperienziali.
    E auguro a tutti di non subire in prima persona le conseguenze del poco rispetto della propria e altrui vita che caratterizza il “portatore” (e fruitore) della cultura dello spinello e delle droghe in genere.

  2. Andrea2 ha detto

    Pochi giorni orsono quel tizio che ha massacrato di botte il figliastro lasciandolo poi agonizzare finché è morto, si è giustificato dicendo che lui alla sera si faceva qualche canna e poi non capiva più niente.
    I difensori della droga diranno che è un caso estremo e che si faceva di chissà cosa ma dato che di deficienti ce ne sono in giro già abbastanza non vedo perché si dovrebbe favorire il loro aumento legalizzando la marijuana anche se si rimbecillissero un po’ meno del massacratore di bambini.

    • Mister R. ha detto in risposta a Andrea2

      Andrea2

      Infatti, non capisco perché certi concetti così semplici non possono essere capiti…
      Ma pensandoci…

      “L’uomo, mio caro, è un paradosso. Una creatura assai bizzarra. Ride quando c’è da piangere, piange quando gli converrebbe ridere; vive senza cervello e muore senza voglia. (Amos Oz)”

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