Due vittime di abusi ritornano: «Senza la Chiesa dove andiamo?»

abbandoni chiesaVittime di abusi nella Chiesa, ma il male commesso da un prete non pregiudica la loro appartenenza perché solo nell’Eucarestia si può trovare la pace del perdono e della rinascita. Questo testimoniano Ben Hoffman (Minnesota) e Paul Peloquin (Canada).

 

Abbandonare la Chiesa, a causa di abusi sessuali subiti da un prete, è una soluzione che sembra ovvia e pienamente comprensibile a prima vista, ma aggrava solamente il danno subito perché ci si priva dell’unico luogo in cui, grazie alla presenza fisica di Dio tramite l’Eucarestia, si può superare l’odio e concepire la propria vita in un orizzonte eterno, ricevendo serenità e speranza. E’ questo quel che vuole testimoniare Ben Hoffman (nella foto, a destra), raccontando di essere tornato cattolico dopo 8 anni dall’abuso subito da un prete.

Nel 2011 non voleva avere più niente a che fare con la Chiesa, aveva 16 anni e assieme a due fratelli minori fu molestato sessualmente da un prete omosessuale, Curtis Wehmeyer. La famiglia era attiva in parrocchia, almeno fino a quando vennero scoperti gli abusi sui propri figli: il prete li attirò in un camper nel parcheggio della chiesa, offrì loro alcool e marijuana, mostrò loro immagini pornografiche e li toccò in modo inappropriato, almeno secondo i dati della polizia. E’ stato condannato a 6 anni di prigione ed è stato ridotto allo stato laicale dal Vaticano.

 

Addio alla Chiesa dopo gli abusi del prete: “ma ora chi mi dà l’Eucarestia e la pace?”

E’ un esempio di come questi criminali possano non solo distruggere la vita di giovani ed adolescenti, ma anche la vita di fede di tutti i loro amici e familiari. La vita degli Hoffman, infatti, andò in frantumi: i figli iniziarono improvvisamente a drogarsi, ad impegnarsi in una vita sessualmente promiscua e minacciarono più volte il suicidio, lo stesso matrimonio dei genitori rischiò di rompersi. Fortunatamente la comunità cattolica di Minneapolis (Minnesota), la città in cui vivono, si strinse attorno a loro e riuscirono ad inquadrare che quegli abusi altro non erano che la perversione ed il peccato di un uomo. Il tempo e l’amicizia rischiararono i pensieri, la ripresa della preghiera portò molte cure spirituali e oggi gli Hoffman sono tornati alla vita cattolica.

«Non posso immaginare di superare quello che mi è successo senza Cristo», è il giudizio chiaro, lucido e razionale di Ben Hoffman, che oggi ha 25 anni, si è sposato, ha un figlio di 11 mesi e lavora come venditore. «La Chiesa cattolica è la nostra casa perché Cristo è qui, nell’Eucaristia. E’ Lui il grande guaritore», e affidandosi a Dio -il cui nome venne tradito proprio da un uomo chiamato a rappresentarlo-, è originata la sua trasformazione e la sua rinascita come uomo.

 

Andarsene dalla Chiesa significa privarsi di Cristo, l’unico in grado di guarire le ferite.

Oggi Ben sta combattendo ancora, ma non più per se stesso ma per gli altri “sopravvissuti” agli abusi che vogliono abbandonare la Chiesa. E’ diventato anche leader dei Servant of the Cross, un ministero familiare per bambini delle scuole medie, che organizza per loro progetti nell’oratorio parrocchiale. «Appena mi separai dalla Chiesa», in seguito agli abusi, «restai lontano diversi anni e aprii la mia vita a tutto il male che avevo rifiutato in precedenza: il diavolo mi aveva portato esattamente dove mi voleva. Non sono un santo, la ferita non è completamente guarita, ma grazie a Dio sono tornato e ho trovato la mia fede».

Vuole aiutare le vittime di abusi sessuali a riconoscere nuovamente che non bisogna permettere ad un uomo -sia esso un prete o un vescovo- di avere la meglio sulla propria fede e sulla partecipazione ai Sacramenti, altrimenti il Male vincerebbe due volte. «Non c’è vera felicità senza Cristo», afferma Ben Hoffman, «l’ho capito proprio negli anni in cui mi sono allontanato», moralmente distrutto e ferito dalle molestie subite. «Se potessi cambiare la mente o la prospettiva anche solo di una persona, tutto ciò che ho passato ne sarebbe valsa la pena».

 

Dopo gli abusi è rinato in un monastero, oggi aiuta le altre vittime a non lasciare la fede.

Sono da sottolineare anche le parole di Paul Peloquin (nella foto a sinistra), psicologo clinico di Albuquerque (New Mexico), anche lui rimasto vittima all’età di 11 anni di un prete pedofilo, Earl Bierman. Un trauma fisico e spirituale, tanto che Ploquin ha lasciato la Chiesa per oltre 30 anni. Oggi, invece, utilizza una terapia basata sulla fede per aiutare le vittime a guarire dalle ferite morali e tornare alla Chiesa. Il suo riavvicinamento al cattolicesimo è avvenuto lentamente, dal 2002 al 2005: ha trascorso del tempo in un monastero benedettino, dove nella pace, nella preghiera e nella natura ha ripreso in mano la sua relazione con Dio. Dopo 12 anni è riuscito finalmente a perdonare il suo abusatore: «Non lo maledico più. Non ha più presa su di me».

Anche Peloquin è impegnato nello stesso messaggio di Ben Hoffman: «Abbiamo bisogno di buoni sacerdoti, che vogliono vivere come servi, senza loro non abbiamo i sacramenti. La maggior parte dei sacerdoti è buona, ma alcuni non lo sono, sono lupi vestiti da agnelli a lavorano per conto di Satana». Così, lo psicologo messicano oggi aiuta le altre vittime di abusi sessuali, dicendo loro: «Non lasciare che il malvagio ti imprigioni. C’è uno che è venuto a liberarti, Gesù, che può guarirci dalle nostre ferite. Lui è la tua speranza e non ha mai smesso di amarti. Lui è lì, con le braccia aperte e desidera solo che tu possa tornare. Se lasci la Chiesa, ti fai del male più di quanto te ne possa rendere conto: stai lasciando la tua strada per la salvezza».

La redazione

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3 commenti a Due vittime di abusi ritornano: «Senza la Chiesa dove andiamo?»

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  1. Max De Pasquale ha detto

    Queste persone sono incredibili.

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  2. Giuseppe ha detto

    E’ l’amore infinito di Dio che a volte sembra incredibile, ma diventa visibile nella Chiesa nonostante sia piena di peccatori.

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  3. L’anticleratismo sta facendo di tutto pur di fermare i Pastori che entrano per la porta ma non ci riusciranno mai ad arrivare a tanto: smantellatelo, smantellatelo!

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