In Cile sono arrabbiati con i vescovi, non con Dio: solo il 12% è non credente

credenti cilePedofilia, credibilità e Chiesa cattolica. Crollo di fiducia da parte del popolo cileno nell’istituzione ecclesiale, ma la comprensibile rabbia non ha allontanato da Dio. Vescovi e sacerdoti, se sapranno fare pulizia, possono ancora mostrare il vero volto della Chiesa, recuperando credibilità tra gli uomini.

 

Il Cile è un paese che più degli altri è stato colpito dal crimine della pedofilia in ambito cattolico, tanto che nel maggio scorso tutti i vescovi cileni si sono dimessi rimettendo il loro incarico nelle mani del Papa, affinché decida liberamente il futuro di ognuno. La chiesa cilena ha cercato di reagire alla catastrofe dell’omertà da lei commessa e, sotto indicazione del Vaticano, tutte le diocesi hanno ora l’ordine di collaborare con i Pubblici ministeri che indagano su casi di abusi su minori.

Ovviamente e comprensibilmente è crollata la fiducia dei cittadini nell’istituzione ecclesiale, non poteva che essere altrimenti. Tanti ne parlano, molti con soddisfazione altri con rabbia. Tuttavia andrebbe sottolineato un dato poco noto, emerso soltanto pochi giorni fa grazie ad un autorevole studio realizzato dal Centro de Estudios Públicos, (CEP). La fondazione cilena ha raccolto il cambiamento religioso nel Paese negli ultimi 20 anni, constatando una enorme perita di credibilità della Chiesa cattolica ma rilevando, tuttavia, il permanere di un’altissima religiosità.

Se nel 1998 8 cileni su 10 affermavano che “Dio esiste, non ho alcun dubbio”, oggi lo affermano 7 su 10. Una riduzione del 10% in vent’anni, un cambiamento minimo rispetto all’ondata di secolarizzazione che ha colpito altri paesi.

Il 68% degli appartenenti ad una religione cristiana è devoto a Maria e il 64% ai Santi, l’80% afferma di aver sempre creduto in Dio. I non credenti sono risultati essere il 4% della popolazione, erano il 2% nel 1998, a cui va aggiunto l’8% di coloro che non credono in un Dio personale. Il 30% dei cileni, ha dichiarato di pregare ogni giorno (vent’anni fa era il 40%) e solo il 23% dichiara di non pregare mai (era il 15% due decenni fa).

Il vero crollo, come spiegavamo, si è verificato tra coloro che si sono dichiarati cattolici, passati dal 73% del 1998 al 55% di oggi, e solo il 17% afferma di avere “piena o grande fiducia” nella Chiesa cattolica. Rispetto al 1998 sono aumentati gli evangelici (16% vs 14%) e le persone senza denominazione religiosa (24% vs 7%).

Occorre anche dire che il popolo cileno ha ancor meno fiducia in altre istituzioni: solo il 7%, infatti, ha dichiarato di avere “molta fiducia” nel sistema giudiziario e il 5% è fiducioso nel ​​Parlamento che essi stessi hanno votato.

E’ possibile concludere, dunque, che la rabbia a causa del tradimento dei preti autori di abusi sessuali e dell’insabbiamento dei vescovi non ha allontanato i cileni da Dio, non li ha portati all’ateismo, ma piuttosto verso un disincanto, una vaga ed individuale spiritualità. La frattura tra fede e Chiesa c’è, innegabile, però se i vescovi riusciranno a guadagnare nuovamente credibilità sarà possibile in alcuni anni rimediare al grande male che i preti criminali hanno causato: non certo verso le povere vittime e le loro famiglie, ma per lo meno rispetto alla credibilità di una Chiesa che afferma di essere la continuazione fisica della presenza di Cristo nella storia e la cui missione è spesso macchiata ed indebolita dal peccato degli uomini che in molti casi la rappresentano.

La redazione

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