I segreti delle reliquie bibliche, un nuovo libro cerca la verità nella leggenda

Pubblichiamo qui di seguito l’invito alla lettura di Massimo Olmi, scrittore e studioso di storia antica, al suo ultimo libro, intitolato “I segreti delle reliquie bibliche” (X Publishing 2018).

 

In questo nuovo libro, vengono esaminati alcuni manufatti menzionati nella Bibbia, tra cui l’Arca dell’Alleanza, la croce di Cristo, la lancia del soldato che trafisse il costato di Gesù e il calice dell’Ultima Cena.

Il primo capitolo del volume è dedicato all’Arca perduta, la misteriosa cassa realizzata all’epoca di Mosè per contenere le tavole dei Dieci comandamenti. Non è chiaro che fine abbia fatto, dal momento che nell’Antico Testamento, ad un certo punto, non se ne parla più. Alcuni studiosi ipotizzano che l’Arca sia stata portata via dai babilonesi, i quali saccheggiarono il tempio di Gerusalemme nel 587 o nel 586 a.C. Ma la Bibbia ci informa che più tardi gli arredi sacri del santuario furono tutti restituiti. Nel Libro di Esdra troviamo l’elenco di tali oggetti, ma dell’Arca dell’Alleanza non vi è alcuna traccia. Oggi si sente spesso dire che il misterioso manufatto biblico si trova in Etiopia. Ad Axum, infatti, è custodita un’arca che viene indicata come l’originale. Qualcuno, invece, ritiene che l’Arca si trovi tuttora a Gerusalemme, in una camera segreta sotto le rovine del tempio. Ma stando ad alcuni testi medievali il prezioso manufatto fu portato addirittura a Roma e nascosto nella basilica di San Giovanni in Laterano. Si tratta solo di una leggenda?

Ampio spazio è dedicato inoltre ad alcuni strumenti della Passione, a cominciare dalla croce. Dopo la deposizione di Gesù nel sepolcro, che fine fecero i legni di tale strumento di supplizio? Circa tre secoli dopo la Crocifissione, furono rinvenuti presso il Golgota i resti di tre croci. Alcuni autori della tarda antichità affermano che fu portata alla luce anche la tavoletta recante il motivo della condanna, posta da Pilato sulla croce di Gesù. Questa si trova oggi a Roma, nella basilica di Santa Croce in Gerusalemme. Si tratta davvero dell’autentico titulus crucis descritto nei Vangeli? Dall’esame del carbonio 14 sembra trattarsi di un manufatto medievale, ma dall’esame paleografico il reperto può benissimo essere collocato all’epoca di Cristo. Ci troviamo dunque di fronte ad un altro caso come quello della controversa datazione medievale della Sindone?

Nella basilica di Santa Croce in Gerusalemme sono conservate anche altre importanti reliquie, tra cui quello che sembra il legno orizzontale di un’antica croce romana, che la tradizione attribuisce allo strumento di supplizio del buon ladrone ricordato dall’evangelista Luca. Di solito gli studiosi tendono a sorvolare su questo straordinario reperto, probabilmente per la difficoltà nel reperire informazioni al riguardo. Alcuni testi medievali contengono comunque notizie molto interessanti sui resti della croce del buon ladrone, che ci portano da Gerusalemme a Roma passando per l’isola di Cipro.

Fra gli oggetti esaminati nel libro c’è anche il Santo Chiodo di Milano, una reliquia dall’aspetto curioso, essendo formata da tre ferri che si avviluppano in uno strano groviglio. Si tratta, pare, di ciò che resta di un antico morso per cavallo, forse quello menzionato da sant’Ambrogio in una sua celebre orazione, realizzato con uno dei chiodi della croce. In tempi recenti, però, è stata avanzata una particolare ipotesi sull’impiego, da parte dei carnefici romani, di strumenti del genere da usare nelle crocifissioni.

Per quanto riguarda invece la cosiddetta lancia di Longino, quasi tutti conoscono la reliquia conservata a Vienna, ma in pochi sono a conoscenza della lancia di Cracovia, di quella conservata in Armenia e di quella di Smirne, ma soprattutto del ferro della lancia custodito nella basilica di San Pietro. Di quest’ultimo, è possibile ricostruirne la storia a partire dal VI secolo e non è da escludere, anche in base alla testimonianza di Andrea di Creta (660 circa-740), che si tratti dell’autentica lancia menzionata nel Vangelo di Giovanni e che sia stata rinvenuta anch’essa da sant’Elena durante gli scavi eseguiti presso il Golgota nel IV secolo. Cosa interessante, la sua larghezza coincide perfettamente con la ferita del costato dell’Uomo della Sindone. Nel libro ci sono diverse immagini di questa reliquia.

C’è poi la coppa usata da Gesù nell’Ultima Cena, che nell’immaginario di ognuno di noi è legata indissolubilmente alla leggenda del Santo Graal. Antichi documenti ne attestano la presenza a Gerusalemme in età tardo antica. Secondo un anonimo pellegrino del VI secolo, tale coppa era di onice. Ma in un testo di circa un secolo più tardi si parla di un recipiente d’argento con due manici. Come si spiega questa differente descrizione? E dove si trova oggi la preziosa reliquia?

Nel libro si tenta di dare una risposta a questi e ad altri interrogativi. Ma a proposito del Santo Graal, alcuni studiosi continuano a riproporre la tesi secondo cui deriverebbe da sang réal, il “sangue reale” dei re merovingi discendenti di Gesù e di Maria Maddalena. Vedremo invece che ciò è assolutamente privo di fondamento e che i testi medievali dedicati al Graal parlano semplicemente di un recipiente, di una coppa di pregevole fattura con incastonate delle pietre preziose, in cui è raccolto il sangue divino scaturito dalle ferite del Cristo crocifisso. Una reliquia, dunque, estremamente preziosa.

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3 commenti a I segreti delle reliquie bibliche, un nuovo libro cerca la verità nella leggenda

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  1. Sisco ha detto

    C’è una pubblicità in voga attualmente nella quale si fa trionfare la scienza sulla magia. Invece per quel che riguarda l’arca dell’alleanza è la magia a trionfare se si sta ai film che la indicano come il sacello nel quale sono racchiuse tutte le maledizioni di Dio contro gli altri dei. Alla stregua delle maledizioni delle piramidi nell’arca ci sono tutti i requisiti per non violarla, pena appunto la morte! Nei predatori dell’arca perduta si può vedere l’effetto che fa e non pare che dopo la sua apertura abbia ancora poteri da esibire, ma forse no; forse una volta richiusa… comunque sia Indiana Jones non indica il nuovo luogo dove si è manifestato il suo potere, certo si è che il suo posto d’elezione è l’Egitto e se si da retta al film è lì che bisognerà cercarla se si vuole rinverdir il mito.

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  2. Andrea2 ha detto

    Gregorovius nella sua “Storia di Roma nel Medioevo” riporta la leggenda (come la definisce lui) dell’Arca dell’Alleanza e gli altri arredi del Tempio, tra i quali il candelabro, conservati in San Giovanni in Laterano. Racconta poi del sacco di questa basilica, avvenuto nel 455 d.C. da parte dei Vandali di Genserico che portarono via oltre agli oggetti di valore anche varie statue e dice che Procopio afferma che, nel viaggio di ritorno dei Vandali verso Cartagine, una delle navi, carica di statue, affondò.
    Quindi l’Arca dell’Alleanza potrebbe trovarsi in fondo al mare tra il Lazio e la Tunisia, zona piuttosto vasta e con fondali anche di tremila metri.

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  3. salvatore ha detto

    Non ho ancora letto il libro di Massimo Olmi; perciò non posso esprimere su di esso alcun giudizio.
    Riguardo all’Arca dell’Alleanza, basandomi su quanto detto in questo articolo, mi pare di capire che l’autore esponga il suo pensiero più sulla sua fine che sulla sua struttura e funzione. Vedrò di accertarmi.
    Quanto al “Santo Graal”, se per graal intendiamo non “coppa”, ma “contenitore” allora non avrei difficoltà a pensare alla Sacra Sindone, che conterrebbe appunto il sangue di Cristo. Il collegamento a Giuseppe di Arimatea sarebbe pienamente giustificato in quanto, secondo quanto troviamo scritto nel Vangelo, egli sarebbe stato il fornitore del lenzuolo funebre.

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