Andare a Messa migliora anche la salute mentale: nuovo studio

«I nuovi dati suggeriscono che il coinvolgimento religioso favorisce la salute mentale, promuove l’impegno sociale, fornisce risorse psicologiche (speranza, ottimismo, senso della vita) e promuove migliori stili di vita». Lo ha riferito un nuovo studio, pubblicato su Sleep Health: Journal of National Sleep Foundation.

La scommessa l’ha vinta, un’altra volta, Blaise Pascal. Il matematico, infatti, azzardò una provocante riflessione: colui che crede vince sempre, se Dio esiste, infatti, otterrà la salvezza. Se si sbaglia, avrà comunque vissuto un’esistenza più serena rispetto a chi non crede. «La religione e la spiritualità influenzano positivamente la salute e la qualità della vita di una persona», ha scritto Christopher Ellison, del Dipartimento di Sociologia dell’Università del Texas ed autore della ricerca.

Il recente studio statunitense, quindi, si aggiunge alla già corposa letteratura scientifica sull’argomento, che abbiamo voluto raccogliere in un nostro apposito dossier.

Per completezza di informazione citiamo il responso delle ricerche più recenti: le coppie sposate che frequentano assieme la Messa, vivono più a lungo, hanno meno probabilità di essere depresse e meno probabilità di divorziare (30-50% in meno), secondo la Harvard School of Public Health. Su JAMA Psychiatry, invece, si legge che le donne americane che frequentano la celebrazione religiosa almeno una volta alla settimana (o più), hanno cinque volte meno probabilità di suicidarsi rispetto a quelle che non si recano mai in chiesa. Infine, le statistiche dell’indice di felicità nazionale della Gran Bretagna hanno suggerito che i cristiani erano tra le persone più felici della nazione, mentre coloro che non si identificano in una particolare religione hanno generalmente ottenuto tassi più bassi di soddisfazione.

Casualità? Crediamo di no. Non è indifferente aver o meno afferrato il senso compiuto della vita, aver o meno incontrato la Verità, cioè quel Gesù di Nazareth che è rimasto presente e compagno dell’uomo nei volti dei testimoni della comunità cristiana. Con Dio o senza Dio, tutto cambia, anche nella persona, arrivando al suo benessere psico-fisico.

Lo ha ben accennato il filosofo della scienza Evandro Agazzi, scrivendo: ««Chi crede in Dio, in un contesto anche di ragione e non di pura fede, può riscontrare questo vantaggio: egli è perfettamente in grado di conoscere, spiegare e comprendere quanto conoscono e comprendono anche coloro che non credono e, in più, riesce a comprendere certe dimensioni della vita e dell’uomo che ad essi sfuggono e che costituiscono il senso della vita» (E. Agazzi, Quando Dio aiuta a capire, in Corriere della Sera, 23/06/85, p. 3).

La redazione

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41 commenti a Andare a Messa migliora anche la salute mentale: nuovo studio

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  1. Michele scamarcio ha detto

    Condivido pienamente

  2. Michele scamarcio ha detto

    Certamente

  3. Graziano ha detto

    …avviene nei credenti,effettivamente , una maturazione perfetta persino nella capacità di comprendere, di intelligere anche le scienze “profane”…La Grazia, se La accogli, veramente Ti aiuta in ogni momento, Ti viene in soccorso…

  4. Buonsenso ha detto

    Secondo voi se io convincessi 1000 persone infelici che la fatina Balabà veglia sulle loro vite e li premia se si comportano bene, quelle 1000 persone, mediamente, non daranno esiti sovrapponibili a quelli riportati nell’articolo?
    Ma dai. Che la religione abbia effetto ansiolitico è ovvio. È la ragione del suo successo (per quanto declinante)

  5. Graziano ha detto

    …intervento assai riduttivo, se mi permette, del ruolo della dimensione religiosa. ..Come a dire che i cristiani sono tutti tali perché bisognosi di cure per l’ansia…Il mondo cristiano è assai ricco di preziose sfumature…Non lo sa? Abbiamo molti e notevoli esempi di persone intellettivamente fini, esempi di coraggio spinto fino alle sofferenze subite più atroci e alla morte ( i martiri) e chi più ne ha più ne metta…Il Cristianesimo, lo si deve riconoscere, dà un valore qualitativo all’esistenza che nient’altro dà in tal misura…

  6. Brunello ha detto

    Quindi, Buonsenso, stai ammettendo che essere atei e’ angosciante ? Saresti molto onesto intellettualmente perché secondo micromega ateo e’ bello…ma mi chiedo come sia possibile

    • Klaud ha detto in risposta a Brunello

      Mettiamola così: l’ateo sta abbastanza bene e non prende medicine.
      Il credente è (stato) convinto di non stare bene e prende una pozione omeopatica e crede che gli faccia bene. Sicuramente fa bene a chi gliela vende.

      • Graziano ha detto in risposta a Klaud

        …curioso e simpatico intervento, ma ideologico e, quindi, non veritiero..quindi chi crede è un “bevitore”di illusioni , ingannabile ed ingannato…mah…contento tu…preferisco l'”inganno” dela fede in Cristo e in Dio Padre che mi rivela a me stesso e mi salva (ma vale per me e per qualcun altro tanto suggestionati e suggestionabili…)piuttosto che gli inganni delle varie dottrine ed interpretazioni dell’umano scaturite dalla miseria dell’umanità. ..

        • Klaud ha detto in risposta a Graziano

          Qui torno serio, prova a considerare tutta la faccenda pavlovnianamente.
          Quanti diventerebbero credenti se fossero educati in maniera neutrale almeno fino ai 15 anni?
          Io e te condividiamo almeno il 90% degli stessi princìpi etici:
          tu li ritieni originati da dio, io penso che siano connaturati nell’uomo da prima che dventasse sapiens.

          • Graziano ha detto in risposta a Klaud

            …non puoi considerare sempre e comunque un automatismo, dovuto all’educazione ricevuta, il fatto che una persona sia credente…ci sono esempi di persone educate nella fede e che non l’hanno accolta ed esempi di persone che non sono state cresciute in ambiente di fede ma che hanno avuto l’occasione poi di aderirvi…la vita è ricca di diversità esperienziale…La tua posizione è dogmatica nel primo aspetto dell’intervento (quello riferentesi al richiamo a Pavlov tanto per intenderci…) ;

      • Brunello ha detto in risposta a Klaud

        Capisco Klaud, io ho visto situazioni diverse ma non metto in dubbio la tua esperienza. Riguardo alla medicina concordo con te che Maometto e santoni vari ci abbiano guadagnato. Sono certo che non ti riferisci al cristianesimo vista la fine fatta dal Cristo, dagli apostoli e dai primi Papi

        • Klaud ha detto in risposta a Brunello

          Certamente all’inizio erano più ingenui, idealisti… ma poi si sono fatti furbi! (Hanno conquistato metà del cartellone del Monopoli 😆 Non so se mi spiego!)

          • Graziano ha detto in risposta a Klaud

            …e continui con il tuo riduttivismo; è ingenuo chi affronta il martirio così come hanno sperimentato gli apostoli e poi molti altri cristiani ancora?Poi considerare tutti i battezzati in Cristo dei furfanti pronti ad arraffare furbescamente…mah…non dubito che ci sia qualche Giuda, magari molti, ma non è mica la “carta d’identità” del cristiano questa…

      • Catacumbulus ha detto in risposta a Klaud

        Mettiamola invece così: uno che pensa che la vita si riduca allo spazio temporale che passa dal suo uscire, per un’aggregazione casuale di atomi, dal nulla, al momento in cui torna nel nulla; ebbene costui, a mio modesto avviso ha i seguenti problemi.

        In primo luogo non può dare ragione di alcun principio etico, ossia, se Dio e un’anima immortale non esistono, la vita non ha senso, o meglio, ne ha uno qualsiasi e, dunque, nessuno può dimostrare nemmeno a se stesso di avere ragioni valide fino in fondo (esclusi fallaci sentimentalismi e convenzionalismi contrattuali) per pensare che una cosa sia giusta, rispetto a chi invece, tutto al contrario, la giudica sbagliata. E questo mi pare già un punto fondamentale, per trarne motivo di sconcerto destabilizzante, dato che ne conseguono scelte etiche basate sul nulla, che sarebbe più razionale prendere totalmente a caso o non prendere del tutto (= paralisi totale).

        In secondo luogo, ma di conseguenza, un essere razionale che è costretto a vivere in modo del tutto irrazionale, non può essere psicologicamente felice, se ragiona fino in fondo. Dal primo punto segue infatti che qualsiasi cosa io decida giusto o sbagliato fare, tali cose in realtà non sono né l’una né l’altra cosa, ma semplicemente sono azioni non eticamente qualificabili in alcun modo. In definitiva, non so perché sono al mondo, non so cosa devo fare della mia vita e sono consapevole che qualsiasi cosa del tutto insesata decida di fare, essa andrà comunque persa nel nulla assoluto in cui prima o poi, io e tutti gli altri, sprofonderemo di nuovo.

        Dunque in base a quale motivazione alzarsi tutti i giorni? Per i piaceri, le soddisfazioni e i sentimenti gratificanti che comunque si possono vivere? Mi pare una soluzione da idioti: personalmente, più mi fosse chiara e limpida la bellezza di un amore ( per esempio per la propria donna o per i propri figli), più sarei ONTOLOGICAMENTE arrabbiato, sapendo che la perderò irrimediabilmente e che averla avuta equivarrà a non averla avuta. Perché faticare tanto ad educare i propri figli, se tutto finirà nel nulla assoluto?

        E poi c’è l’altro lato della medaglia: tutta la sofferenza che può capitare di dover vivere; quella proprio non avrebbe il minimo senso e infatti un ateo sofferente spessissimo non trova altra soluzione che il suicidio (a parte Albert Camus, che, del tutto incoerentemente, teorizzava un’etica estetica della ribellione al destino insensato che tutti ci porta verso il nulla, pur circondati, ancor più insensatamente, da tanta possibile bellezza e amore).

        • Klaud ha detto in risposta a Catacumbulus

          Catacumbulus,
          con tutta la buona volontà non riesco a rispondere in maniera organica alla sequela di balordaggini assurde e arbitrarie che hai inanellato. Quindi sintetizzo:
          * Già con il primo concetto hai toppato: chi ha detto che si esce dal nulla e si ritorna nel nulla? Non siete voi che dite ‘Polvere sei, polvere tornerai’ ?
          * Forse qualche problema ce l’ha chi ha bisogno di credere di essere stato creato da una divinità, per poter illudersi di avere uno scopo nell’universo.
          * I principi etici si sono formati nell’indole umana per convenienza sociale, probabilmente ancor prima che l’uomo articolasse un linguaggio intelligibile.
          * Il senso della vita è la vita, non la convinzione indotta che esista un dio o un’anima.
          * Quindi, secondo te, solo credendo si possono fare scelte consapevoli?
          * Cioè, decidendo in maniera stereotipata secondo un condizionamento standardizzato si farebbero le scelte migliori…
          * ‘…un essere razionale che è costretto a vivere in modo del tutto irrazionale…’ Costretto da chi?
          * ‘…sapendo che la perderò irrimediabilmente e che averla avuta equivarrà a non averla avuta…’ Mettiti il cuore in pace, la vita continua anche senza di te.
          * Solo un malato di mente può dare un senso positivo alla malattia…
          * … un ateo sofferente spessissimo non trova altra soluzione che il suicidio… Che dire? Mah…

          • Catacumbulus ha detto in risposta a Klaud

            klaud, prima di tacciare le affermazioni altrui come balordaggini solo perché non le capisci, tenta di ragionarci sopra un poco.

            1) Se l’universo e tutto ciò che contiene non è il frutto di un progetto razionale ci sono solo due alternative: o tutto ciò che esiste proviene dal puro caso o dalla pura necessità. La seconda ipotesi però non risulta plausibile di fronte al fatto che almeno uno degli esseri viventi che popolano l’universo (fino ad ora conosciuto) è dotato di libertà (la quale è un fatto di immediata evidenza: posso decidere di fare o non fare una cosa).

            2) Se tutto proviene da un’associazione CASUALE di atomi, qualsiasi “legge” che si riscontri nella natura, comprese le eventuali leggi in base alle quali si possa derivare un’etica, è una legge rispetto alla quale non c’è alcuna ragione razionale di sottomissione da parte di chi, come l’uomo, possa eventualmente trasgredire, almeno in parte, tale legge naturale. La ragione di ciò sta nel fatto che quanto deriva dal caso avrebbe potuto essere completamente diverso (proprio perché, per definizione, non c’è una ragione specifica per cui è avvenuto A piuttosto che non-A). Se, ad esempio, si ritiene che l’omicidio (uccisione di un innocente) sia vietata eticamente, in base alla legge secondo cui tutti gli esseri tendono naturalmente alla vita e che, dunque, continuare a vivere sia un diritto, ebbene questa deduzione è inconsistente, poiché la tensione che generalmente tutti gli esseri hanno verso la vita è anch’essa frutto del caso e dunque avrebbe benissimo potuto verificarsi il contrario, ossia la presenza di una naturale tendenza verso il suicidio.

            La domanda è allora: perché mai l’uomo, che è un essere libero (almeno in parte) di trasgredire le leggi casuali della natura, dovrebbe invece rispettarle, se, appunto, provengono dal caso e, duque, se non c’è alcuna ragione razionale per cui non avrebbero potuto consistere esattamente in leggi di segno opposto?

            In altre parole, di fronte ad un legislatore intelligente si può supporre che le sue decisioni legislative abbiano un senso, ossia una motivazione razionale profonda, ma di fronte al caso come legislatore, l’intelligenza (umana) rimane comunque superiore e soprattutto libera di decidere in deroga a tali leggi, proprio perché esse sono basate sul caso.

            [segue, appena potrò]

            • Klaud ha detto in risposta a Catacumbulus

              1) Che ne sai che anche le vongole non possano decidere quello che vogliono fare. Anzi, penso che una vongola, in assoluto, commetta molti meno errori che un umano.
              2) Le leggi fisiche sono razionali nel senso che a parità di condizioni si verificano sempre allo stesso modo. Se ritieni che le leggi fisiche siano irrazionali e pertanto possiamo decidere di non tenerne conto, prova a decidere che se metti una mano nell’olio bollente non ti scotterai. Quali sarebbero le leggi casuali della natura alle quali è possibile trasgredire?

              • Catacumbulus ha detto in risposta a Klaud

                Al tuo primo punto non vale la pena di rispondere. Quanto al secondo, non sto dicendo che le leggi naturali siano casuali nel senso che cambino ogni secondo, ma nel senso che la CAUSA per cui si sono realizzate corrisponde al caso. Questo per concederti il massimo, perché in effetti è difficile pensare che la stabilità, e l’ordine sistemico globale che essa comporta, sia caratteristica che può derivare dal caso. Se tutto venisse dal caso, sarebbe lecito aspettarsi non vi fosse alcuna stabilità, ma continuo “rimescolamento”, ossia un divenire casuale = confusione.

                Ma per ora restiamo al punto più essenziale, che è il primo riguardante l’origine del tutto casuale delle leggi naturali. Aristotele nell’Etica Nicomachea dà quella che mi sembra, nella propria semplicità, un’ottima definizione del caso, facendo un esempio: se uno va al mercato con l’intenzione di comprare qualcosa, non si può dire che vi giunga casualmente, eppure, se incontra un altro venuto per lo stesso motivo, e dunque, anch’egli giunto non a caso al mercato, può darsi che PER CASO questa seconda persona sia un debitore della prima. Di conseguenza, benché nessuno dei due sia andato casualmente al mercato, risulterà invece casuale la restituzione del debito. La restituzione del debito corrisponde dunque a un evento la cui realizzazione, seppur possibile e seppur dovuta a cause determinate, non è stata determinata da una regola, dunque un evento non casuale è ciò che, al contrario, avviene “sempre o per lo più”.

                La conclusione è: se le leggi naturali derivassero dal caso, avrebbero, senza nessuna ragione, potuto essere l’opposto di quello che sono di fatto attualmente; dunque non avrebbe nessun senso ritenersi obbligati eticamente a rispettare leggi che provengono dal caso, ossia dall’assenza di qualsiasi pianificazione razionale. Perché mai dovrebbe essere razionale rendere regolare un mio comportamento rispetto a qualcosa che deriva da una non-regola, da una non-razionalità, ma dal puro caso?

                • Klaud ha detto in risposta a Catacumbulus

                  Cosa c’entra l’etica con le leggi della fisica? Le leggi della fisica non hanno volontà. E non sono casuali, altrimenti non si ripeterebbero costantemente.

                  • Catacumbulus ha detto in risposta a Klaud

                    Ti ho fatto un esempio, precedentemente di derivazione di un principio etico da un legge naturale: siccome tutti gli enti tendono alla vita e alla conservazione di essa, si deriva da tale legge naturale la necessità etica o morale di rispettare la vita degli altri. Necessità etica o morale, perché, invece, sul piano, che tu diresti fisico e che in filosofia si dice ontologico, si può benissimo non rispettare la vita altrui, commettendo omicidi.

                    Le leggi fisiche si ripetono costantemente, e dunque non a caso, eppure la loro origine, se non proviene da una fonte intelligente, non può che essere il caso (o la pura necessità).

          • Catacumbulus ha detto in risposta a Klaud

            Non siete voi che dite ‘Polvere sei, polvere tornerai’ ?

            Ovviamente questo, in rapporto alla dottrina cattolica, si riferisce al corpo, soggetto alla morte a causa del peccato originale, non allo spirito immateriale, che non può, nemmeno temporaneamente, essere annichilito.

          • Catacumbulus ha detto in risposta a Klaud

            Forse qualche problema ce l’ha chi ha bisogno di credere di essere stato creato da una divinità, per poter illudersi di avere uno scopo nell’universo.

            Una cosa è potersi dare uno scopo di fatto, un’altra di diritto, ossia poterne dimostrare la sensatezza razionale. E, come ho indicato nell’argomentazione precedente, se l’origine del tutto e dell’uomo non è Intelligente, non è possibile addurre una fondazione razionale dell’etica e dunque nemmeno è possibile dare ragione di un qualsiasi scopo che, irrazionalmente dunque, ci si possa mai prefiggere nella vita e per la vita.

          • Catacumbulus ha detto in risposta a Klaud

            I principi etici si sono formati nell’indole umana per convenienza sociale

            “Convenienza sociale” = pura convenzione, che, anche qui (come a proposito del “caso”), potrebbe benissimo essere diversa. Quindi una persona che cerchi una ragione veramente cogente del motivo per cui dovrebbe sottomettersi alle convenienze sociali, non ne può trovare alcuna = me ne impippo totalmente di ciò che non è possibile giustificare razionalmente, perché sono un essere razionale e per agire ho bisogno di essere convinto da ragioni cogenti, non da “preferenze”, “voti di maggioranza” o “convenzioni contrattuali”.

          • Catacumbulus ha detto in risposta a Klaud

            Il senso della vita è la vita

            Frase che logicamente correggerei in: “il senso della vita te lo dà la vita stessa”. Tuttavia frase, che anche così corretta, non risulta esplicativa di un bel nulla. Non è, infatti, per il fatto che mi trovo in una certa situazione che io sia moralmente obbligato a mantenere in essere quella situazione, altrimenti sarebbe moralmente illecito voler guarire da una malattia. Dunque non è per il motivo che mi trovo “gettato nell’essere” (direbbe Sartre) che posso dedurre un dovere a continuare a vivere e nemmeno un dovere a continuare a vivere secondo “i modi” (le leggi naturali) in base ai quali mi trovo a vivere di fatto. Il senso della vita, in altre parole, non è razionalmente ricavabile (giustificabile razionalmente) dal solo fatto che vivi.

          • Catacumbulus ha detto in risposta a Klaud

            Quindi, secondo te, solo credendo si possono fare scelte consapevoli?

            La risposta è sì e no. No, perché Dio, come Infinito in Atto, non è esclusivo oggetto di credenza religiosa (Rivelazione), ma è una verità raggiungibile tramite dimostrazioni filosofiche (teologia razionale o naturale). Dunque non c’è bisogno di essere religiosi, per poter fondare i principi etici di base.

            Sì, perché, ovviamente, la Rivelazione aggiunge molto a quello che la filosofia, che è una scienza puramente umana, può raggiungere da sola. Dunque essere in grado di individuare la religione vera, e a questo proposito la filosofia dà un grande aiuto (ad esempio rendendo evidente che solo le religione monoteistiche hanno senso), consente di raggiungere una profondità di comprensione delle cose molto maggiore. Oltre al fatto, ancora più fondamentale, che ti dà gli strumenti per metterti in contatto diretto con Dio-Amore.

          • Catacumbulus ha detto in risposta a Klaud

            Cioè, decidendo in maniera stereotipata secondo un condizionamento standardizzato si farebbero le scelte migliori…

            Il problema non è, ovviamente, quello che vi sia uno standard etico (ossia un’etica unica nei propri principi fondamentali). Anzi, quando si usa l’espressione “senso della vita”, si sta affermando che o si riesce a trovare il motivo per cui vi è un “senso unico”, oppure si giunge all’impossibilità di scegliere tra “sensi molteplici” e, dunque, non si avrebbe ragione valida per decidere di fare A o non-A.

            La questione è dunque quella di essere in grado di dimostrare che lo standard è quello vero, ossia l’unico che può essere giustificato razionalmente fino in fondo. Anche tu, che dici di avere un’etica, ovviamente ti attieni ad uno standard etico e se pensi, per esempio, che scendere in strada e sparare a casaccio sulla folla sia un grave delitto, non cambierai idea il giorno dopo riguardo a questo principio.

          • Catacumbulus ha detto in risposta a Klaud

            Costretto da chi?

            Costretto dai fatti stessi, cioè dalla verità delle cose. Se non c’è un essere Intelligente all’origine del tutto esistente, non è possibile porsi dei principi etici razionalmente giustificabili e, di conseguenza, l’uomo, che è un essere essenzialmente razionale, è costretto a vivere senza potersi dare ragione del proprio stesso modo di vivere.

          • Catacumbulus ha detto in risposta a Klaud

            Mettiti il cuore in pace, la vita continua anche senza di te

            Come dicevo, solo uno che rimane alla superficie delle cose, può restare sereno quando non ne ha motivo. E, dato quello che ho detto, se non esiste ragione della vita, ancora meno potrebbe avere senso consolatorio attaccarsi alla bellezza della vita, sapendo che, andando tutto nel nulla, questo godimento è del tutto fine a se stesso (senza che ne resti traccia per me o per chiunque altro).

          • Catacumbulus ha detto in risposta a Klaud

            Solo un malato di mente può dare un senso positivo alla malattia

            Falso, basta che la vita huius mundi non finisca nel nulla assoluto, ma abbia anche un significato ulteriore. Solo se tutto finisce nel nulla, nulla ha senso, compreso il dolore.

    • Buonsenso ha detto in risposta a Brunello

      Se “ammettessi” (per usare il tuo verbo) che l’ateo o agnostico è angosciato starei potenziando al massimo l’argomento secondo cui la religione è un ciucciotto. È paradossale e sintomatico della vostra incapacità di pensiero critico il fatto che voi prendereste invece con soddisfazione una “ammissione” del genere. Detto questo, tra i non credenti ci sono tanto gli amgosciati quanto i sereni, quanto gli intermedi. Personalmente, preferirei non aver smesso di credere, perché la cosa era rasserenante. Ma di fronte alla tristissima evidenza oggettiva della infondatezza del cristianesimo non posso né voglio farmi violenza. E quando vi leggo mi rattristo (ma di cuore) per come vi siete fatti ridurre (per quanto ne siate ben felici)

      • vincenzo da torino ha detto in risposta a Buonsenso

        Se mi permetti sono io( e non solo) che mi rattristo quando sento i tuoi ragionamenti. Si vede che non hai trovato ancora la perla preziosa ed unica tanto da vendere tutto per essa. Non è facile passare da una fede di tradizione ad una fede adulta e anche razionalmente valida. Parlare di ingenuità è fuori luogo.”Nessuno viene a me se non sono io che lo attraggo” Glielo auguro che succeda anche a lei. Basta voler cercare senza mai desistere….

  7. Michele ha detto

    Gesù mio Dio non sentire queste cose,io credo in Gesù Cristo figlio di Dio è nello spirito Santo,che vi faccia ragionare un po’.
    Lode è gloria a te Gesù
    ☝️

  8. Michele ha detto

    Gesù mio Dio non sentire queste cose,io credo in Gesù Cristo figlio di Dio è nello spirito Santo,che vi faccia ragionare un po’.
    Lode è gloria a te Gesù
    ☝️

  9. Brunello ha detto

    X Klaud L’ingenuità e’ durata almeno 3 secoli, del resto basta confrontare le vite di Gesù e Maometto per capire chi è il furbone che ha guadagnato…strano che gli atei italiani siano spesso timidi con l’islamismo ma capisco che in questo caso si rischia la pelle.

    • Klaud ha detto in risposta a Brunello

      Gli atei italiani? Dovrete farla voi questa guerra, visto che siete quelli che più hanno da perdere (in soldoni). Vi sveglierete quando gli islamici pretenderanno l’8×1000.
      Strano è che un cattolico prenda le parti dei violenti.

      • Brunello ha detto in risposta a Klaud

        In alcuni stati islamici l’ateismo e’ proibito. Non ho capito, anche rileggendo, dove avrei preso le parti dei violenti. Comunque l’islamismo e’ una religione molto più illogica del cristianesimo e quindi non è in grado di aumentare i proseliti se non con la violenza, però per l’Uaar il pericolo e’ il battesimo…

  10. Brunello ha detto

    X Buonsenso: Apprezzo molto l’onestà del tuo commento invece della retorica di micromega dell’ateo e’ bello. Se poi l’ipotesi più consolante sia quella più vera e’ un altro discorso

  11. Giancarlo ha detto

    Rispetto gli studiosi e la scienza ma non è lo studio a doverlo dire ma il nostro essere Chiesa di Cristo nella nostra vita di tutti i giorni, la scienza deve accettare i suoi limiti non pretendere il primato assoluto a tutti i costi.

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