Migranti ed il caso Aquarius. Le parole di Bergoglio e Biffi sono la bussola

I naufraghi a bordo della nave Aquarius verranno trasferiti su navi italiane e condotti a Valencia. Queste le ultime notizie dopo che il ministro degli Interni, Matteo Salvini, ha negato alla nave il permesso di attraccare in un porto italiano. Il Paese è diviso e la lotta intestina tra buonisti e razzisti -così come entrambi gli schieramenti si definiscono a vicenda- è senza esclusione di colpi.

Anche parte della comunità cattolica è travolta nel volgare furore dei social, in un irrazionale clima da ultrà. A venire verbalmente colpiti anche alcuni esponenti ecclesiastici, in gran parte contrari al principio di non accoglienza. Spiace vedere come la retorica anticlericale sia penetrata così profondamente in casa cattolica: “taci cardinale, facile predicare mentre vivi nel lusso!”. “Il Vaticano non si deve intromettere nella politica italiana!”. “I vescovi si occupino piuttosto dei preti pedofili!”. Questi alcuni tweet e post di “cattolici militanti”, che hanno interiorizzato le classiche accuse del laicismo.

Il compianto card. Giacomo Biffi non è più tra noi, possiamo però il suo giudizio sul fenomeno immigratorio è più che attuale e può aiutare a formarsi un’opinione sana sulla tematica. “Ero straniero e non mi avete accolto” (Mt 25,43), ha twittato in queste ore il card. Gianfranco Ravasi. Le intenzioni del porporato sono ottime, usare il Vangelo come coscienza critica del presente, per sensibilizzare l’opinione pubblica. Certamente non intendeva affidare ad un tweet il giudizio di una situazione così complessa, però questo è purtroppo passato. Biffi avvertì la possibilità di tale semplificazione: «Le generiche esaltazioni della solidarietà e del primato della carità evangelica -che in sé e in linea di principio sono legittime e anzi doverose- si dimostrano più generose e ben intenzionate che utili, se rifuggono dal commisurarsi con la complessità del problema e la ruvidezza della realtà effettuale».

L’arcivescovo di Bologna non riteneva affatto negativi i flussi immigratori. Anzi, disse: «Una consistente immissione di stranieri nella nostra penisola è accettabile e può riuscire anche benefica». In particolare, perché «l’Italia ha bisogno di forze lavorative che non riesce più a trovare nell’ambito della sua popolazione», ed inoltre per sopperire al «terrorismo culturale antidemografico», prodottosi a causa dell’«assenza di ogni correttivo legislativo e politico che ponesse qualche rimedio all’egoistica e stolta denatalità». Inoltre,«di fronte a un uomo in difficoltà -quale che sia la sua razza, la sua cultura, la sua religione, la legalità della sua presenza- i discepoli di Gesù hanno il dovere di amarlo operosamente e di aiutarlo a misura delle loro concrete possibilità. Il Signore ci chiederà conto della genuinità e dell’ampiezza della nostra carità e ci domanderà se abbiamo fatto tutto il possibile».

Ma il “possibile” ha dei limiti. Innanzitutto, da questo «non se ne può dedurre -se si vuol essere davvero “laici” oltre tutti gli imperativi ideologici- che una nazione non abbia il diritto di gestire e regolare l’afflusso di gente che vuol entrare a ogni costo. Tanto meno se ne può dedurre che abbia il dovere di aprire indiscriminatamente le proprie frontiere. Bisogna piuttosto dire che ogni auspicabile progetto di pacifico inserimento suppone ed esige che gli accessi siano vigilati e regolamentati. E’ tra l’altro davanti agli occhi di tutti che gli ingressi arbitrari -quando hanno fama di essere abbastanza agevolmente effettuabili- determinano fatalmente da un lato il dilatarsi incontrollato della miseria e della disperazione (e spesso pericolose insorgenze di intolleranza e di rifiuto assoluto)».

La seconda condizione posta da Biffi è la salvaguardia della «fisionomia propria della nazione. L’Italia non è una landa deserta o semidisabitata, senza storia, senza tradizioni vive e vitali, senza una inconfondibile fisionomia culturale e spirituale, da popolare indiscriminatamente, come se non ci fosse un patrimonio tipico di umanesimo e di civiltà che non deve andare perduto». Anzi, «il cattolicesimo -che indiscutibilmente non è più la “religione ufficiale dello Stato”- rimane nondimeno la “religione storica” della nazione italiana, la fonte precipua della sua identità, l’ispirazione determinante delle nostre più vere grandezze. Sicché è del tutto incongruo assimilarlo socialmente alle altre forme religiose o culturali». Capitolo a parte per gli immigrati di convinta fede musulmana i quali, eccezioni a parte, «vengono a noi ben decisi a rimanere sostanzialmente “diversi”, in attesa di farci diventare tutti sostanzialmente come loro». Per cui Biffi propose il “principio di reciprocità”, ovvero «consentire in Italia per i musulmani, sul piano delle istituzioni da autorizzare, solo ciò che nei paesi musulmani è effettivamente consentito per gli altri».

Checché se ne dica, la posizione di Biffi è in coerenza con quella espressa più volte da Papa Francesco: «Un approccio prudente da parte delle autorità pubbliche non comporta l’attuazione di politiche di chiusura verso i migranti, ma implica valutare con saggezza e lungimiranza fino a che punto il proprio Paese è in grado, senza ledere il bene comune dei cittadini, di offrire una vita decorosa ai migranti, specialmente a coloro che hanno effettivo bisogno di protezione». La stessa salvaguardia della fisionomia della nazione ospitante, è una preoccupazione anche per Bergoglio: «occorre garantire che i popoli che li accolgono non sentano minacciata la propria sicurezza, la propria identità culturale e i propri equilibri politico-sociali. D’altra parte, gli stessi migranti non devono dimenticare che hanno il dovere di rispettare le leggi, la cultura e le tradizioni dei Paesi in cui sono accolti».

E’ ancora il pontefice argentino ad indicare che «non si può chiudere il cuore a un rifugiato ma ci vuole anche la prudenza dei governanti: devono essere aperti a riceverli, ma anche fare il calcolo di come poterli sistemare, perché un rifugiato lo si deve anche integrare. E se un Paese ha una capacità di venti di integrazione, faccia fino a questo. Un altro di più, faccia di più. Ma sempre il cuore aperto: non è umano chiudere le porte».

La redazione

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26 commenti a Migranti ed il caso Aquarius. Le parole di Bergoglio e Biffi sono la bussola

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    • lorenzo ha detto in risposta a Dan87

      Il video, oltre che suscitami una profonda pena, mi suscita anche taluni interrogativi:
      – Perché cercare di raggiugere l’Italia su un gommone pagando migliaia e migliaia di euro quando è più comodo farlo su una nave di linea con poche centinaia di euro?
      – Perché paragonare gli immigrati irregolari ai nostri migranti che andavano all’estero con regolare visto?
      – Se qualcuno ha prestato soldi al migrante, lo ha fatto ad una persona che stava morendo di fame o ad una la cui famiglia dava garanzie per saldare il debito?
      – In quale paese, i più giovani e forti, in presenza di guerre, dittature, discriminazioni e pregiudizi, abbandonano donne, bambini ed anziani al loro destino e fuggono all’estero?
      – Sogni medicine, cure dentarie, una casa, divertimenti prima della laurea, telefonini con Wi-Fi e vieni ad ingrossare le fila di quei 9 milioni di poveri che non possono curarsi, avere una casa degna di tal nome, finire gli studi e che considerano un lusso il solo possesso di un vecchio telefonino?
      – Chi riempie di sogni la testa di queste persone al fine desiderino con tutte lo loro forze venire in Italia al solo scopo di “cinesizzare” il mercato del lavoro?
      – Chi può assicurare che le dietro a talune Ong non ci celino interessi che è molto meglio tenere celati?

      • Dan87 ha detto in risposta a lorenzo

        Condivido le tue domande Lorenzo:

        -Viaggiare su una nave ,stavo controllando, costa meno che viaggiare su un gommone.Il problema è il visto che dovrebbero portare sulla nave di linea di cui spesso sono sprovveduti.
        -Non sono infatti equiparabili
        -Solitamente a una famiglia costa circa 700 dollari.
        -Purtroppo è un fenomeno normale,la paura semplicemente è quella di assenza di lavoro quindi di retribuzione,questo li spinge a inseguire il sogno non tanto italiano quanto Europeo.
        -Si parla di cure indispensabili minime,andrebbe diversamente se qualcuno in Europa si decidesse a collaborare.Ovviamente il sogno è per loro quello di raggiungere uno status sociale medio a quello Europeo.
        -Si un problema è quello di generare dumping sul lavoro per quanto riguarda i salari.
        -Se si tengono celati,allora non potremmo parlarne perché celati.

        Il primo soccorso è a mio avviso doveroso,il problema è il dopo.

        • lorenzo ha detto in risposta a Dan87

          Sul primo soccorso hai perfettamente ragione: basta non fare però come fanno alcune ong che vanno in soccorrono di questi disperati dopo aver contattato telefonicamente, cosa provata da intercettazioni, gli scafisti per coordinare le partenze.

          Riguardo poi a talune cose che vengono tenute celate:
          – molte ricchissime ong dei paesi arabi operano attivamente sia nel finanziare i viaggi dei clandestini, sia nel finanziare il loro inserimento nel mondo lavorativo, sia nel finanziare l’apertura di moschee;
          – Mons. Bernardini riferì che un autorevole personaggio musulmano gli disse: “Grazie alle vostre leggi democratiche vi invaderemo; grazie alle nostre leggi religiose vi domineremo”;
          – al Cardinale Oddi un noto Capo di Stato islamico disse: “Voi ci avete fermato a Lepanto nel 1571 e a Vienna nel 1683. Noi invaderemo l’Europa, senza colpo ferire, grazie alla vostra democrazia”;
          – un iman ha affermato: “Con le vostre leggi democratiche entreremo, con il ventre delle nostre donne vi conquisteremo, con le nostre leggi vi domineremo”.
          Trai tu stesso le conclusioni…

          • Dan87 ha detto in risposta a lorenzo

            Siamo d’accordo sul primo soccorso,e qua vengono i problemi l’islam fondamentalista certamente non è integrabile.Sono parole cariche di odio ma ci sono anche parole non cariche di odio.Mi viene in mente un’anedoto preso dalla Fallaci

            La storia delle frittelle al marsala offre uno squarcio significativo sulla presunta integrazione con cui si cerca di far credere che esiste un Islam ben distinto dall’Islam del terrorismo. Un Islam mite, progredito, moderato, quindi pronto a capire la nostra cultura e a rispettare la nostra libertà. Virgilio infatti ha una sorellina che va alle elementari e una nonna che fa le frittelle di riso come si usa in Toscana. Cioè con un cucchiaio di marsala dentro l’impasto. Tempo addietro la sorellina se le portò a scuola, le offrì ai compagni di classe, e tra i compagni di classe c’è un bambino musulmano. Al bambino musulmano piacquero in modo particolare, così quel giorno tornò a casa strillando tutto contento: «Mamma, me le fai anche te le frittelle di riso al marsala? Le ho mangiate stamani a scuola e…». Apriti cielo. L’indomani il padre di detto bambino si presentò alla preside col Corano in pugno. Le disse che aver offerto le frittelle col liquore a suo figlio era stato un oltraggio ad Allah, e dopo aver preteso le scuse la diffidò dal lasciar portare quell’immondo cibo a scuola. Cosa per cui Virgilio mi rammenta che negli asili non si erige più il Presepe, che nelle aule si toglie dal muro il crocifisso, che nelle mense studentesche s’è abolito il maiale. Poi si pone il fatale interrogativo: «Ma chi deve integrarsi, noi o loro?».

            Maometto non predice, Gesù Cristo predice.
            Maometto uccide, Gesù Cristo lascia uccidere i suoi.
            Maometto proibisce di leggere, gli apostoli ordinano di leggere.
            Le cose sono così opposte che, se Maometto ha preso la via del successo umano, Gesù Cristo ha preso quella di morire
            umanamente. E invece di concludere che, poiché Maometto ha avuto successo, anche Gesù Cristo poteva avere
            successo, bisogna dire che dal momento che Maometto ha avuto successo, Gesù Cristo doveva morire (Pascal pensiero 195)

            • lorenzo ha detto in risposta a Dan87

              Hai detto bene che l’islam fondamentalista non è integrabile, solo che hai omesso di dire che l’islam è quello fondamentalista: chi afferma che anche l’slam è religione di pace parla solo per sentito dire senza voler dare ascolto a chi con i mussulmani ha convissuto per anni…

              • Dan87 ha detto in risposta a lorenzo

                Purtroppo devo darti ragione,dico purtroppo perché io speravo che in qualche modo ci fosse una ripresa dell’islam basato sulle filosofie di Avicenna,filosofie che sono state rinnegate a favore del letteralismo coranico.

  1. Tommasodaquino ha detto

    La mia paura in questa vicenda è che le ideologie politiche del XX secolo che i Papi erano riusciti a confinare al di fuori della Chiesa, siano entrate di soppiatto. Al di là del contenuto del tweet di Ravasi vorrei focalizzare l’attenzione sull’opportunità di citare quella frase, proprio nel momento peggiore, quando la tensione politica era alle stelle. Se l’avesse fatta quando la soluzione era stata trovata e citando magari la frase “positiva” di Gesù piuttosto che quella “negativa”, avrebbe avuto tutto un altro effetto. Queste uscite suscitano nel lettore la sensazione, spesso sbagliata, che siano affermazioni tese più a difendere un’ideologia politica di partenza piuttosto che testimoniare la vita cristianamente vissuta e non c’è dubbio che fanno molto danno, peraltro senza alcun motivo perchè credo che tutti gli attori in causa, card. Ravasi compreso, avessero le migliori intenzioni e non abbiano commesso alcuna azione che meritasse reazioni tanto spropositate. Preghiamo molto per i nostri pastori e per i nostri governanti, ce n’è davvero bisogno.

    • lorenzo ha detto in risposta a Tommasodaquino

      Per quello che è sotto i miei occhi, trovo molto più razzismo nella famiglie che, vivendo con 507 euro al mese vedono i richiedenti asilo mantenuti a spese dello stato con 1050 euro a singola persona, di quanto non ne veda negli studenti vestiti all’ultima moda che sfilano a fianco degli immigrati: non sarà che gli italiani poveri, oltre che ad essere “brutti, sporchi e cattivi”, sono anche razzisti?

      • Tommasodaquino ha detto in risposta a lorenzo

        Non credo si possa trattare di “razzismo” quanto piuttosto una vera “guerra tra poveri”. Sono certo che lo stesso sentimento quelle famiglie lo proverebbero anche nel caso in cui quei 1050 euro andassero ad un Norvegese. Invece la mia esperienza mi ha fatto rilevare come siano proprio i radical chic ad essere quelli totalmente allergici a persone diciamo “meno civilizzate”.

        Saluti

  2. lorenzo ha detto

    Dal minuto 5.58 il business dei migranti:
    https://www.youtube.com/watch?v=yUUavtwNUvg

    E poi ci lamentiamo se, con le parole alquanto avventate che escono dalla bocca di taluni altri prelati, anche la Chiesa viene accusata di essere a favore dell’immigrazione clandestina per spartirsi il business?

  3. Umpalumpa ha detto

    Bentornati UCCR.
    Personalmente ero molto perplesso sulla piega presa dal sito prima della pausa. Ho letto alcuni nuovi articoli e mi sono piaciuti.

    Sul tema immigrazione, scrivo quello che ho capito. Non avendo soluzioni, ma sperando di poter ricevere un chiarimento.

    A grandi linee (enormi), secondo la dottrina cattolica:
    1 – di fronte ad una persona in pericolo, un disperato o un derelitto il cristiano deve tentare di aiutarlo (a prescindere dalla provenienza).
    Il fatto che sia “obbligatorio”, dal punto di vista cristiano, il tentativo e non il risultato finale è dovuto al fatto che ogni persona, cristiani compresi, è limitata. Quindi il cristiano non potrà aiutare tutti i bisognosi, proprio a causa del suo limite, ma cionostante è chiamato a provare ad aiutare i bisognosi.

    2 – dal punto di vista politico, ciascuna nazione ha il dovere – fra le altre cose – di garantire una gestione responsabile degli ingressi e delle uscite.
    Non per egoismo o menefreghismo, ma per tutelare i disperati e i derelitti regolarmente residenti (“autoctoni” e non), che sarebbero i primi a rimetterci se non fosse garantito l’ordine pubblico (anche se animato da buone intenzioni).

    Questi due punti riassumono in maniera molto semplificata la questione. Chiedo, per conferma, se questa mia ricostruzione, seppur semplificata, è sbagliata o manca di qualche aspetto fondamentale.

    Se questi due punti sono per lo più corretti, discendono alcune considerazioni del tutto logiche.

    a – La tesi “cattolica” (come sempre), nonostante alcune interpretazioni recenti di una parte del mondo clericale, è pienamente di buon senso e razionale. Se fossi in spiaggia e vedo un ragazzo sbracciarsi perchè sta annegando, razionalmente, logicamente e cattolicamente tenterei di salvarlo. Non starei a disquisire se è bianco o giallo, mussulmano o ateo, uomo o donna ecc. Si tenta di salvarlo.
    Contemporaneamente non è razionale, logico o cattolico (rlc), ridursi sul lastrico o condannare alla miseria i propri figli per inseguire l’utopistico progetto di salvare il mondo intero (se non altro perchè, cattolicamente, noi crediamo che il mondo sia già stato salvato da circa 2000 anni da qualcuno ben più grande di noi).
    E’ ancora meno “rlc”, durante l’inseguimento suddetto, arricchirsi e condannare altri a pagare il conto.
    Questo non deve essere una giustificazione per evitare di aiutare il prossimo, ma piuttosto aiuta ad inquadrare meglio e realisticamente cosa ci viene chiesto (almeno io l’ho capita così. Però non escludo di sbagliarmi)

    b – La seconda considerazione riguarda l’aiuto ai bisognosi.
    Siamo d’accordo che i cristiani sono chiamati a tentare di aiutare i bisognosi?
    Bene. Concordo.
    Capiamoci però su cosa significano questi due termini: 1 – aiutare; 2 – bisognosi
    b1 – Aiutare esclude categoricamente in primis che il cristiano intervenga nella situazione di un disperato a spese di qualcun’altro.
    E’ come se io facessi l’elemosina domenicale in chiesa chiedendo al mio vicino di banco se mi da l’euro da mettere nel cestino.
    Aiutare esclude anche, in secondo luogo, che l’aiuto si concretizzi nel mantenimento del bisognoso ad oltranza, senza la dovuta motivazione. Se io voglio aiutare davvero qualcuno – per esempio un figlio – gli insegnerò a diventare autonomo. Non lo incentiverò ad una vita a base di ozio, a spese altrui. Non tanto perchè è “irritante” per chi paga i conti (anche se certamente lo è), ma perchè questa impostazione danneggia innanzitutto chi la vive.
    Qui la domanda sorge spontanea: cos’è l’aiuto? soprattutto dal punto di vista cristiano?
    E’ un piatto di minestra? è il Wifi? è una coperta calda? un lavoro? una casa? vestiti alla moda? la macchina? certo. Tutte queste cose sono utili (alcune più di altre). Però, cristianamente parlando, credo che il tema dovrebbe essere più profondo. A me piacerebbe vedere i maggiori esponenti del mondo clericale impegnati, ventre a terra, nell’evangelizzazione di questi disperati che arrivano dall’altra parte del mondo. Convinti che solo così saranno davvero aiutati. Invece, spesso, ho l’impressione (forse sbagliata) che l’evangelizzazione venga del tutto accantonata, vista quasi come un’imposizione dal sapore colonialista, e ci si appiattisca su una “politica” di tipo sociale/assistenzialista, lodevole ma tipica di altri soggetti diversi rispetto alla Chiesa (es. organizzazioni di volontariato, ong ecc)

    b2 – Bisognosi. Persone che hanno bisogno.
    Non è bisognoso chi, bianco o nero, alto o basso, mussulmano o ateo, non è intenzionato a lavorare ma cerca il paese del bengodi e se non lo trova è convinto che la colpa sia di qualcun’altro. Non è bisognoso chi, una volta scoperto che il paese del bengodi non esiste, si da alla delinquenza.

    Quindi escludendo i finti bisognosi e i finti aiuti, lo stato deve garantire l’ordine pubblico proprio per aiutare veramente i veri bisognosi.
    Questo compito statale, visti i limiti umani e statali, provocherà inevitabilmente che lo stato potrà occuparsi solo di alcuni veri bisognosi, ignorandone altri altrettanto veri (magari residenti in altri paesi).
    Solitamente uno stato dovrebbe tentare di aiutare i suoi cittadini ed, eventualmente, gli stranieri in pericolo imminente (profugo, naufrago ecc). Certo, così facendo esclude dall’aiuto altri bisognosi (es. disoccupati di altri paesi).

  4. Enigma ha detto

    Assolutamente in disaccordo…che la Chiesa si occupi di morale e non di moralismo…quando dico Chiesa non parlo del Papa o della Chiesa che parla senza ideologia…. ma mi riferisco a quei lupi solitari ex comunisti che confondono sermoni con comizi, accoglienza con Carita’, morale con moralismo eccecc…

    Bisogna essere obiettivi e non farsi accoccare dall’ impulso isterico e sproporzionale dei sentimentalismi…guardare i fatti per quello che sono, e scegliere il male minore, in questo e’ la vera saggezza…il discernimento che spesso non e’ la strada apparentemente piu’ giusta, scontata, palese….

    Come invece si vuol far credere confondendo animi e opinioni…

    La verita’ non e’ cosi’ semplice.

  5. Aristarco De' Strigidi ha detto

    Lorenzo, Enigma ed Umpa, sono completamente d’ accordo.

  6. Sophie ha detto

    Ce li vedo prorpio ‘sti musulmani a fare quello che abbiamo fatto noi per anni… “Venite nel nostro Paese cari fratelli, che abbiamo 35 euro al giorno per voi con connessione internet, Malboro e hotel… e sentitevi pure liberi di non lavorare e cosstruire qui le vostre chiese…” Ce li vedo proprio guarda.
    Mai a ringraziarci, neanche per sbaglio. Tutto dovuto.

  7. Sebastiano ha detto

    Mah, ho come l’impressione che questo “accostamento” (a mo’ di endorsement ante litteram) di Caffarra al Papa mi rammenti quello tentato (e assai malriuscito) di un certo monsignore “comunicante”.
    Tanto più se rammento dichiarazioni (mai rettificate) di “illustri” porporati in favore aprioristico dello jus soli, abbinate a loro recenti invettive livorose contro certe parti politiche le quali, oltre che riaffermare quanto sostenuto dallo stesso Caffarra, pare che abbiano il torto di partire da un principio di puro buon senso e di logica elementare: che uno stato che non controlla e difende i suoi confini cessa semplicemente di essere tale.

    • QB ha detto in risposta a Sebastiano

      +1

    • Panthom ha detto in risposta a Sebastiano

      Fatico a capire il tuo commento così ammiccante, ma effettivamente mi tengo alla larga dal gossip vaticano. Nessun commento sulla medesima linea di pensiero tra il Papa e l’ex arcivescovo? In fondo è di questo che parla l’articolo…

  8. Sebastiano ha detto

    Non ammicco niente: dico chiaramente, per esempio, che da parte di tutta la gerarchia delle alte sfere (Bassetti, Galantino e via discorrendo, fino Ravasi) ho quasi sempre sentito parlare di “accoglienza” ma quasi mai di rimpatri.
    Il che lascia senza risposta una semplice domandina: TUTTI coloro che approdano in qualche modo (e non sto a sfruculiare quale, per non innescare nuove polemiche) nel nostro paese, HANNO DIRITTO A RIMANERCI?
    E chi ha diritto (perché rifugiato politico, perché scappa da guerre, calamità ecc. ecc.), ha intenzione di “rispettare con riconoscenza il patrimonio materiale e spirituale del paese che lo ospita, ad obbedire alle sue leggi, a contribuire ai suoi oneri”? E di coloro che – di fatto – non hanno questa intenzione, cosa bisogna fare? Continuare a mantenerli (a spese di non si sa chi) o rimandarli indietro?
    Capisco che sia una domanda scomoda, ma bisognerà pure porsi il problema del DOPO e non preoccuparsi solo dell’emergenza del momento.
    Qualche tempo fa sono approdati sulle coste del Sulcis, in Sardegna, decine e decine di algerini, che NON fuggivano da guerre o persecuzioni: giovanottoni niente affatto male in salute, per i quali si sono aperte le porte dell’accoglienza a 35 €/die con tutto il seguito del carrozzone massmediatico in difesa dei loro “diritti” (e mai nessuno che gli ricordi anche i “doveri”). Il tutto in un territorio in cui la desertificazione economico-industriale ha prodotto disastri familiari e sociali, con famiglie ridotte letteralmente alla fame. Ma non ho sentito neppure una vocina che abbia anche solo accennato alla parolaccia di “rimpatrio”.
    La “linea di pensiero” che accomuna Caffarra e il Papa è la stessa (e ci mancherebbe pure) del Catechismo della Chiesa Cattolica, all’art. 2241.
    Che cosa dovrei commentare?
    Che molti, anche illustri porporati, leggono solo la prima parte?
    O che il “principio di reciprocità” di cui parla l’articolo, è diventato un tabù assoluto, pena l’accusa di islamofobia, anche per i tanti illustri di cui sopra?

  9. Pippo ha detto

    Catechismo punto 2241: Le nazioni più ricche sono tenute ad accogliere, nella misura del possibile, lo straniero alla ricerca della sicurezza e delle risorse necessarie alla vita, che non gli è possibile trovare nel proprio paese di origine. I pubblici poteri avranno cura che venga rispettato il diritto naturale, che pone l’ospite sotto la protezione di coloro che lo accolgono.

    Le autorità politiche, in vista del bene comune, di cui sono responsabili, possono subordinare l’esercizio del diritto di immigrazione a diverse condizioni giuridiche, in particolare al rispetto dei doveri dei migranti nei confronti del paese che li accoglie. L’immigrato è tenuto a rispettare con riconoscenza il patrimonio materiale e spirituale del paese che lo ospita, ad obbedire alle sue leggi, a contribuire ai suoi oneri.

    Questa è la posizione ufficiale della Chiesa riguardo il problema,il resto sono solo chiacchiere inutili.

  10. Pippo ha detto

    “Ero straniero e non mi avete accolto” (Mt 25,43) il Card. Ravasi ha ricevuto la seguente risposta “Guai anche a voi, dottori della legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!” (Lc 11, 46)

  11. Fefaz ha detto

    Quando Bergoglio e il Vaticano abbatteranno le loro mura o perlomeno sgomberandole dai gendarmi con i fucili mitragliatori come riporta il Messaggero, accogliendo profughi e clandestini invece di sgomberare i luoghi pubblici dai barboni “per pubblico decoro” e parlare a vanvera allora avranno, a mio avviso, solamente dato alle parole che dicono la possibilità di essere prese in considerazione.

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