Conversioni, quando l’imprevisto cambia la vita in Cina e a Taiwan

taiwanLa direzione di un importante canale televisivo di Taiwan, il Kuangchi Program Service, ha voluto creare un format sul messaggio di Papa Francesco, così la famosa e atea conduttrice ha iniziato ad informarsi su questo sconosciuto e sulla sconosciuta Chiesa cattolica, iscrivendosi di mala voglia ad un corso di catechesi.

E’ nata in questo modo la conversione di Chou Yong-Mei (nella foto, al centro) 20 anni di lavoro in televisione alle spalle, che negli ultimi due ha lavorato in maniera ininterrotta per la creazione di una lunga serie televisiva sulla vita del Pontefice, in onda proprio da pochi giorni con il titolo “Oh my God!”.

«All’inizio sono stata contattata per stendere una bozza per una serie di video della durata di sette minuti su papa Francesco», ha spiegato la donna. «Ho cominciato a leggere i suoi messaggi, la sua biografia e ad ascoltare alcuni contenuti. Ho capito subito che non si poteva fare una cosa ridotta, così ho chiesto alla presidente di progettare un programma serio con puntate di mezz’ora ciascuna. I contenuti di papa Francesco erano troppo importanti da presentare nella loro integrità, con esempi vissuti da persone reali nella vita reale. Dovevo informarmi e aggiornarmi, non ero cattolica. Ho deciso di iscrivermi al catechismo per capire come funziona il tutto. Quando ho incontrato le persone reali, in carne e ossa, all’interno della comunità cattolica, ho visto la loro dedizione e la forza della loro fede. Sono stata impressionata dalla quantità e dalla qualità del servizio prestato da molti membri della comunità e da molte istituzioni che non sapevo nemmeno fossero cattoliche».

Ha scelto di filmare in particolare «il lavoro delle comunità cattoliche, soprattutto per quanto riguarda l’attenzione ai bisognosi o all’impegno di molti fedeli e religiosi “sconosciuti” ai media. Ci siamo concentrati sulle realtà più periferiche, i villaggi e le campagne di Taiwan, quelli che non appaiono in prima pagina». Poco a poco, però, «partecipare al catechismo non è stato solo legato al fine di trovare informazioni, si è trasformato in una ragione di vita. Ho capito che la forza che veniva dalle persone che incontravo proveniva dalla scelta di fede che avevano fatto. Così mi sono convinta che dovevo chiedere il battesimo. I contenuti del programma sono rappresentati dal grande lavoro che i cattolici fanno per la società, non solo all’interno della Chiesa. Non mettiamo in onda papa Francesco per venerarlo, così come non riprendiamo fedeli, suore o preti per farne degli eroi, ma presentiamo il lavoro di un’intera comunità sostenuta da grandi ideali per la vita comune, attenta ai problemi di ogni giorno. Mi sembra questo lo spirito di papa Francesco».

Un’altra sorprendente conversione è quella di Yan Xu, un artista della Cina centrale. Triste dopo il licenziamento dal lavoro, ha vagato per la città con un album da disegno, realizzando schizzi degli edifici urbani. «E’ così che ho trovato la cattedrale di S. Giuseppe», ha raccontato. «Era magnifica, bellissima. Ci sono tornato altre volte, il terzo giorno mi si è avvicinato un sacerdote cattolico e abbiamo iniziato a parlare. Per anni avevo trascurato la religione e volevo sapere di più sulla fede. Ho iniziato a partecipare alla Messa domenicale, pregavo il Signore di mostrarmi la via anche se non ero cattolico». Dopo sette anni, nella Pasqua del 2011, Yan ha chiesto il battesimo cattolico.

«La Cina è lontano da Roma», ha spiegato, «ma i cattolici cinesi pregano sempre perché il Papa potrà visiterà la nostra terra, un giorno, in futuro. La Repubblica Popolare è un paese socialista, la maggior parte delle persone non ha preferenze religiose. Amo la mia Chiesa, ci sono tanti meravigliosi giovani cattolici». Tra le principali difficoltà nel vivere la fede in Cina c’è la mancanza dei giorni festivi, soprattutto per la vigilia del Natale, il giorno di Natale, il Venerdì Santo, la veglia pasquale e l’Assunzione della Vergine Maria. «Se si desidera partecipare alle celebrazioni si deve chiedere un giorno di ferie».

La redazione

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