La Chiesa costa 6 miliardi? Ovviamente no, i ricavi per lo Stato sono 11 miliardi

turisti romaGià dal primo anno di scuola media si impara il concetto di costo e di ricavo: uno scrittore sostiene dei costi iniziali per pubblicare il suo libro, i quali dovranno poi essere sottratti dai ricavi ottenuti dalla vendita del volume.

Un concetto elementare che guarda caso viene dimenticato quando si parla della presenza della Chiesa sul territorio italiano. Secondo l’associazione ateista Uaar, infatti, i costi della Chiesa per lo Stato italiano sarebbero 6 miliardi.

Alcuni quotidiani, come Il Fatto Quotidiano, hanno recentemente ripreso tale indagine che, tuttavia, risulta completamente inattendibile non tanto perché promossa da un’associazione che ha come unico obiettivo quello di auto-promuoversi accusando la Chiesa di tutti i mali del mondo (bisognerebbe ricordare che coloro che difendono l’indagine degli atei militanti sono poi gli stessi che criticano il consiglio di Stato quando legifera contro le nozze gay, contestando la mancata imparzialità di uno dei giudici in quanto cattolico dichiarato). Il problema è che ci si concentra soltanto sui presunti costi senza considerare i ricavi. Presunti perché ovviamente l’indagine non è stata realizzata da alcuno studioso di comprovata attendibilità.

Un’indagine seria sul tema è stata invece svolta dal vaticanista Giovanni Rusconi, il quale -come chiunque dotato di minima intelligenza avrebbe fatto-, ha rapportato i costi ai ricavi, pubblicando il libro L’impegno. Come la Chiesa italiana accompagna la società nella vita di ogni giorno (Rubettino 2013). I ricavi per lo Stato, ovviamente, sono molto più numerosi dei costi. Soltanto il risparmio dovuto alla presenza delle scuole paritarie si aggira sui 6 miliardi all’anno, secondo il Miur, (qui e qui un approfondimento), coprendo dunque già da solo i (fantomatici) costi che l’Uaar avrebbe conteggiato.

A questi va aggiunto il risparmio per il diffuso impegno nel sociale sostenuto da Caritas e associazioni legate alla Santa Sede, il risparmio derivato dalla sanità ospedaliera (1,2 miliardi all’anno), dal volontariato (2,8 miliardi), dalle comunità di recupero dei tossicodipendenti (800 milioni), da iniziative come il “Banco alimentare” (650 milioni), dalla lotta all’usura, dai prestiti di speranza, dagli aiuti ai terremotati, dagli oratori, dalle attività ricreative delle parrocchie, dai corsi prematrimoniali ecc. Secondo tale indagine il risparmio complessivo è per lo Stato di circa 11 miliardi di euro annui, ovvero quasi il quadruplo di quello che invece la Chiesa riceve: attorno a 1 miliardo di euro l’anno tramite l’8 per mille, più circa 3 miliardi dai contributi versati da regioni, comuni, altri enti statali.

Un’altra voce importante è quella del “turismo religioso” che genera anch’essa miliardi di ricavi per lo Stato: secondo la Coldiretti nel 2014 soltanto per la città di Roma c’è stato un guadagno di oltre 5 miliardi di dollari (dato in coerenza con quello del 2007), poiché i visitatori cattolici rappresentano l’1,5% dei flussi turistici complessivi nel nostro Paese e, per giunta, appartengono ad ogni fascia d’età: il 41,4% di chi viaggia per fede ha fra i 30 e i 50 anni.

Per non parlare dei grandi eventi cattolici che ogni anno si svolgono a Roma (dalla beatificazione di Giovanni Paolo II al Giubileo). Il Conclave del 2013, ad esempio, ha portato un boom di ricavi per Roma, e lo stesso accade in ogni grande città Europea. Dopo la Giornata Mondiale della Gioventù in Spagna, ad esempio, uno studio del PriceWaterhouseCoopers (PwC) ha dimostrato un’entrata di 476 milioni di dollari per la città di Madrid, di cui 37 milioni incassati direttamente dallo Stato in ragione dell’Iva.

Come ha ricordato recentemente il card. Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, «c’è sempre un attacco continuo come se ci fosse un malaffare costituito su questa voce importante che è una provvidenza per la Chiesa in Italia, ma non si dice mai che la Chiesa riceve 1 e restituisce 11, in termini di opere e di iniziative di carattere sociale. Riceve più o meno fino ad adesso un miliardo e ne restituisce più di 11, come è stato documentato. L’anno scorso le mense delle nostre comunità hanno dato 6 milioni di pasti che sono una cifra esorbitante e sono un segnale serio da considerare da parte della società ma soprattutto della politica perché questa è la situazione. Invece, su tutto questo, silenzio».

Parlare di “costi della Chiesa” senza considerare i ricavi, dunque, è un’operazione sbagliata. La presenza della Chiesa sicuramente ha un costo, certamente inferiore agli 11 miliardi che restituisce ogni anno.

La redazione

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37 commenti a La Chiesa costa 6 miliardi? Ovviamente no, i ricavi per lo Stato sono 11 miliardi

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  1. Nullapercaso ha detto

    Per cui sarebbe carino che la chiesa tenesse per sé i suoi utili, pagasse le tasse e fornisse solo i servizi richiesti, chiaramente a pagamento. Soprattutto non riceva un centesimo attraverso lo Stato ma solamente attraverso il contributo dei credenti.

    • Sophie ha detto in risposta a Nullapercaso

      Serebbe anche carino che la gente invidiosa che non ha mai fatto niente per il prossimo, e che si autocompiace di essere un esempio per gli altri, ringraziasse la Chiesa perchè fa quello che non fa lo Stato.

      • Danilo ha detto in risposta a Sophie

        E questa era bellissimada touche,finito di lamentarvi con la chiesa per lo schiochezze degli stati incluse due guerre mondiali ,guerre incentivate in altre nazioni per ragion di stato ma state li a far ancora la morale.E chi ti ha detto paga la chiesa,tu non hai mai dato un centesimo e quindi perché improperare cio che non hai mai dato.

    • Claude ha detto in risposta a Nullapercaso

      Eh già, perché lo Stato ne ha così tanti di soldi in cassa che circa 10 miliardi ne fa volentieri a meno

    • lorenzo ha detto in risposta a Nullapercaso

      Più semplicemente basterbbe che lo stato restituisse alla Chiesa tutti i beni che le ha sottratto.

    • Vincent Vega ha detto in risposta a Nullapercaso

      Non capisco, ti è stato spiegato che lo stato ci guadagna dalla presenza della Chiesa sul territorio, che i ricavi sono molto più superiori ai costi e ancora ti lagni?
      Ma siete proprio dei peones senza speranza. 😀

      Proviamo a togliere le varie associazioni caritative cristiane e vediamo che succede, ti va?
      Pirla! 😀

  2. lorenzo ha detto

    X redazione UCCR:
    Forse si è persa qualche parola: “Alcuni quotidiani, come Il Fatto Quotidiano, hanno recentemente tale indagine che, tuttavia…”

  3. Paxvobis ha detto

    Quando leggo UAAR capisco già quanto sia attendibile

  4. broncobilly ha detto

    Chi vuole misurare la resa di un investimento deve farlo con criteri economici.

    1) Chi considera solo i costi è un ignorante. E quelli del fatto sembrano iscriversi a questa categoria.

    2) Chi considera solo costi e ricavi è un ragioniere. E Rusconi sembra iscriversi a questa categoria.

    3) Chi considera costi e ricavi effettivi per compararli con costi e ricavi opportunità è un economista.

    Uno puo’ anche investire 100 in un grande evento e avere un ritorno di 120, il ragioniere ti dirà che la resa è +20 ma se esiste un’alternativa d’investimento con ritorni del 30% l’economista ti dirà che l’investimento è in perdita ( –10). E quest’ultima è l’unica analisi dotata di senso.

    Per questo lo stato non deve finanziare le scuole paritarie ma solo, attraverso i voucher, i loro potenziali clienti. Per questo lo stato non deve distribuire finanziamenti alla Caritas ma solo buoni pasto ai bisognosi. Eccetera.

    C’è poi un altro fatto: quel che si farebbe anche senza finanziamenti è da considerare in perdita. Se do un rimborso spese pari a 100 a un volontario che avrebbe prestato la sua opera anche gratuitamente quei 100 rappresentano per il finanziatore una perdita secca. E di sicuro la Chiesa non aspetta i finanziamenti per mettersi in moto.

    • Dario* ha detto in risposta a broncobilly

      Caro Broncobilly, da un mero punto di vista numerico, il tuo ragionamento ha un senso. Peccato che, ai fini pratici, se si agisse come da te prospettato, i risultati sarebbero:
      – milioni sprecati dallo Stato per gestire la faccenda dei voucher
      – anni prima di decidere come e chi dovrebbe gestire la questione con tutti gli infiniti litigi politici del caso
      – servizio estremamente più scadente (quando presente e non semplicemente simulato)
      – nell’arco di tempo che tutto si mettesse in moto e raggiungesse un livello un po’ decente di efficienza, sarebbe sparita la domanda nel senso che i bisognosi sarebbero morti di fame o si sarebbero arrangiati in modi alternativi (leggi escalation della delinquenza e relative spese connesse, senza considerare il malcontento ed il degrado sociale)
      – per non parlare poi del fatto che quando girano i soldi per le mani della burocrazia finiscono sempre per rimanere incollati in buona quantità ai vari ingranaggi
      – ecc. ecc. (spero di aver reso l’idea senza dover continuare)
      Uno con una visione un po’ più ampia di quella dell’economista da te citato forse si renderebbe conto che non tutto si riduce agli aspetti da te presi in considerazione. Il tutto senza considerare il lato umano e spirituale della faccenda che è tutt’altro che trascurabile

      • broncobilly ha detto in risposta a Dario*

        Con i “buoni” le procedure del servizio mi sembrano invece semplificate, non vedo poi perché mai la qualità debba risentirne, al contrario. Ma c’è un vantaggio decisivo che taglia la testa al toro: nessun contatto tra burocrazia e fornitori del servizio (è da questa “amicizia” che derivano tutti i mali della sussidiarietà). Nessun politico darà mai una lira al fornitore. Unico contatto per i fornitori: il cittadino cliente.

        • broncobilly ha detto in risposta a broncobilly

          Considera poi l’elemento più prezioso dei buoni: esaltare la concorrenza. Basta una breve ricognizione delle esperienze internazionali per comprendere che la scuola privata ha un beneficio che svetta sugli altri: migliora anche le performance della scuola di stato (dandole una “svegliata”). Ma questo è tanto più vero quanto più la concorrenza tra istituti è percepita dagli utenti, conta anche l’aspetto psicologico purtroppo. E il miglior modo per una presa di coscienza vera è che tutti abbiano un buono in mano: o lo riconsegni intatto alla segreteria della scuola di stato o lo investi spendendolo in una paritaria che fa per te. Ecco, con quel buono in mano uno che magari non ci avrebbe mai pensato ci pensa sul serio a cambiare, e quanto più il buono è elevato tanto più ci pensa. Non parliamo poi di un sistema equo (utopia) in cui il buono è pari alla retta di stato, sarebbe una rivoluzione. Mi rendo conto che da noi manca la cultura, siamo il paese in cui, tanto per dirne una, se uno ha certe idee strampalate sull’educazione sessuale, cerca di imporle a tutti anziché battersi per istituire una sua scuola dove applicarle in concorrenza con scuole dalla diversa impostazione. I cattolici hanno una vera battaglia moderna di libertà da combattere, spero non se la facciano sfuggire, magari per attardarsi su certe guerre proibizioniste perse in partenza.

          • Licurgo ha detto in risposta a broncobilly

            Questa discussione è un po’ complessa.
            Difficile tagliare i contatti con la burocrazia, almeno per quel che riguarda i voucher per i ‘bisognosi’, visto che non si capisce quale ente ne sarebbe titolato se non i servizi sociali del Comune di provenienza, cosa peraltro che già accade, almeno nel mio Comune, con ristoranti convenzionati. Lo stesso accadrebbe per persone che vogliono frequentare scuole paritarie senza averne le possibilità economiche: di nuovo ci si deve rivolgere al Comune e ai servizi.
            Per quel che riguarda la scuola, pensare che l’offerta formativa sia una sorta di merce che si basa sulla concorrenza, è parte di quel liberismo per cui l’offerta formativa è selezionata in base alle esigenze del mercato e del privato.
            In sintesi, io credo che semplicemente lo Stato deve investire nella scuola pubblica e nella ricerca e che la scuola pubblica deve essere la palestra di confronto tra pluralità di idee: lo Stato non fa questo proprio perchè vuole smantellare il settore pubblico scolastico o renderlo talmente malfunzionante da favorire il profitto privato, al di là della scuola paritaria cattolica o privata di qualche imprenditore.
            Penso che, su questioni come l’educazione o la sanità, lo Stato non deve agire nè da ragioniere nè da economista, ma deve anche andare in rimessa. Basterebbe combattere seriamente l’evasione fiscale, tassare più seriamente i super ricchi, fare una serie di tagli di spesa sui vari privilegi dei politici e i soldi per il sociale si trovano. Il sociale che funziona è un investimento pubblico a lungo termine, perchè poi renderà cittadini più formati (l’istruzione)e più sani (la sanità) con conseguenti vantaggi per la società.
            Può parere un ragionamento veterocomunista ai fautori del privato sempre e ovunque, ma io penso che, se lo Stato esiste ed ha anche una funzione sociale, sia proprio su questi settori che deve incidere e spendere.

            • Dario* ha detto in risposta a Licurgo

              La concorrenza in teoria può anche essere una bella cosa, in Italia è quella che porta ad avere le strade che crollano ad una settimana dall’inaugurazione o le ferrovie italiane (in questo caso gli esempi si sprecano quindi ometterò), ecc.
              Nel caso specifico il presunto risparmio si ritorcerebbe tutto a scapito dei poveracci (d’altra parte da che mondo è mondo sono sempre i più deboli a farne le spese) ma tanto a te che importa, se vai solo un passo in là sulla strada del cinismo arriverai a concludere che con la modica cifra del costo di un proiettile a cranio (gioco di parole involontario) si risolverebbe il problema alla radice e definitivamente.
              Per quanto riguarda la scuola pubblica, l’hai mai frequentata di recente per renderti conto di che schifezza immonda sia? Faceva abbastanza schifo ai miei tempi da studente, ma oggi…
              Per quanto riguarda la sanità: massì tagliamo qua e là, in fondo i cittadini tirano le cuoia gratis mentre tenere aperte le strutture ha un bel costo…

        • Dario* ha detto in risposta a broncobilly

          Beato te che vivi nel tuo mondo fatato di candida innocenza. Chi viene incaricato di dare i voucher nella tua organizzazione perfetta? Gli orsetti del cuore o i miny pony?

    • Kosmo ha detto in risposta a broncobilly

      3) Chi considera costi e ricavi effettivi per compararli con costi e ricavi opportunità è un economista.

      Uno puo’ anche investire 100 in un grande evento e avere un ritorno di 120, il ragioniere ti dirà che la resa è +20 ma se esiste un’alternativa d’investimento con ritorni del 30% l’economista ti dirà che l’investimento è in perdita ( –10). E quest’ultima è l’unica analisi dotata di senso.

      E’ questo il vero problema dell’abdicazione della politica all’economia (più in particolare ai poteri finanziari).
      Perchè tu stato di quelle persone TE NE DEVI OCCUPARE IN OGNI CASO, non puoi farle crepare risparmiando in spese mediche/di alimentazione per problemi di bilancio.
      Ecco perchè si preme tanto per eutanasia.

    • Danilo ha detto in risposta a broncobilly

      Grazie per la lezione di economia spicciola ma il tasso di rischio non e proporzionato al cambio di investimento.Poi mi diverte a vedere gente che siccome scrive 120 e maggiore di 130 quindi ci fa le sue deduzioni tautologiche,e si lascia pure persuadere,poi pero capisce che le probabilita di perdita per investimento A sono 70 volte maggiori che su 120,e poi per salvarli tocca prendere i soldi dello stato,perche non linciarli giacobinamente tutti,anche se la colpa e tua che come un imbecille ti fidi di chiunque parli in una banca.Fidandoti pure dei loro dati di mera estimazione probabilistica sui tassi di rischio,.

      • Danilo ha detto in risposta a Danilo

        Si va bue lo ha detto freedman che la concorrenza agevola,ma e una frase fatta infatti a nessuno piace la concorrenza e forse Rockfeller snior non aveva il nobel per l’economia,ma aveva la capacita innata di capire che far fuori la concorrenza prima che si rafforzi e una necessita non dell’economista chiaccherone ma di chi ha e sa mantenere il potere e il primato sopra la concorrenza o pensi che qualcuno sia soldi a sempronio per farli la concorrenza?E amirabile invece quanto SI faccia il contrario pure e spesso con mezzi illegali,sono illegali,e va ne ci sono quattro manichini in parlamento che li fanno diventare tali o come diceva Tacito da tempi immemori:Reppublica corrotissima in tantissime leggi,con termini ad goce per farle andare dove ti pare,il resto sta nel salotto televisivo di ipocriti dal cuore infranto,o dal gioco e colpa di chi c’era prima di me.

  5. Fransi ha detto

    Forse sarebbe utile differenziale Chiesa Cattolica come Istituzione universale da CEI; in generale i vari costi e ricavi sono da legare a quest’ultima, perché la Chiesa, il Vaticano, ecc.. sono altro, ed in altri Stati avranno altri costi e ricavi che in minima parte vanno alla Santa Sede.

  6. Sandro Marino ha detto

    !!!
    “Un’indagine seria sul tema è stata invece svolta dal __vaticanista__ Giovanni Rusconi”

    ahhhh e certo quella del vaticanista a vostro favore è seria quella di chi è critico ovviamente no!!

    Se la chiesa non prendesse molto piu di quello che da non sarebbe mai stata denunciata dalla Corte dei Conti per la truffa dell’8×1000.

    … o sbaglio?

    Facciamo una cosa: noi ci teniamo i soldi nostri e voi i soldi vostri.

    Rinunciamo a questi fantasiosi 5 miliardi e voi iniziate a pagare le tasse, rinunciare ai privilegi, agli abusi ai bonus e sconti su alberghi ospedali e scuoe, rinunciate all’8×1000 e campate con gli 11 miliardi che vi avanzano..

    Avete anche circa 3Mila Miliardi di dollari in soli beni immobili nel mondo..

    Per chiarezza: alla ricerca del signor Vaticanista Rusconi ci crede solo il povero Equino…

    ma veramente pesante che qualcuno al di fuori di RadioMaria e Uccr abbia preso sul serio quei dati?

    Provate a fare una ricerca… :))

    • Alèudin - preghierecorte ha detto in risposta a Sandro Marino

      Quella dei tremila miliardi è una sparata spero… altrimenti informati meglio.

      Per il resto la tua è la solita miopia anticlericale incapace di fare pace con la realtà.

      • EquesFidus ha detto in risposta a Alèudin - preghierecorte

        Non nutrire il troll: è sempre Shiva101 il troll (che infatti non può fare a meno di insultarmi). Segnalalo piuttosto, invece di perdere tempo ad essere coinvolto in una sterile polemica.

        • Sandro Marino ha detto in risposta a EquesFidus

          No aleudin, sono i dati del Sole24Ore, ovviamente approssimati per difetto e riferiti SOLO al patrimonio immobiliare.

          Non è infatti possibile stabilire con precisione la ricchezza della chiesa cattolica, è un calcolo troppo grande perfino per i consulenti e gli economisti dle Sole24Ore.

          Siete l’ipocrisia fatta carne.

          • Panthom ha detto in risposta a Sandro Marino

            Ai quali Papa Francesco ha già risposto: “i beni immobili della Chiesa sono molti, ma li usiamo per mantenere le strutture della Chiesa e per mantenere tante opere che si fanno nei paesi bisognosi: ospedali, scuole. Ieri, per esempio, ho chiesto di inviare in Congo 50.000 euro per costruire tre scuole in paesi poveri, l’educazione è una cosa importante per bambini. Sono andato all’amministrazione competente, ho fatto questa richiesta e i soldi sono stati inviati”.
            http://it.radiovaticana.va/news/2015/11/06/intervista_a_papa_a_giornale_olandese_di_strada_straatnieuws/1184739

            Tu, ipocrita, hai mai fatto in vita tua qualcosa per i poveri oltre a girarti dall’altra parte quando li vedi per strada?

          • Alèudin - preghierecorte ha detto in risposta a Sandro Marino

            @Sandro Marino

            forse ti riferisci a questo articolo dove parla di 2mila miliardi:
            http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-02-15/chiesa-2mila-miliardi-immobili-082813.shtml?uuid=Ab3cTeUH

            addirittura l’ipocrisia fatta carne! Perché tanta rabbia?

            Tu parli di ricchezza come se si trattasse del deposito di Paperon de Paperoni mentre fuori la gente muore di fame.

            Mentre la stramaggioranza di tali strutture sono ad uso di persone bisognose in ogni parte del mondo, togliendole alla gestione della chiesa si farebbe un grossissimo danno alle società in cui operano come ben descritto nell’articolo per quanto riguarda la sola Italia, pensa nei paesi ancora più poveri.

            Inoltre se nel patrimonio ci mettiamo dentro parrocchie, ospedali, ospizi, mense dei poveri, strutture familiari…

            Va da sè che tu sei in grado di vedere solo il marcio costantemente strombazzato dai media, che c’è (inutile negarlo), e ti rifiuti, non so se consciamente o meno, di vedere l’immenso bene.

            Chi è l’ipocrita?

    • lorenzo ha detto in risposta a Sandro Marino

      Visto che mi sembri molto informato provo a fare a te la domanda: perché lo stato non restituisce alla Chiesa i beni che le ha sottratto?

      • Sandro Marino ha detto in risposta a lorenzo

        Perche c’ha pensato Mussolini a ricoprirvi d’oro, a spese dello Stato Italiano.

        Come vedi dimostri pienamente quello che voi cercate veramente: la ricchezza e il potere temporale.

        Una ricchezza illeggitima fisicamente e moralmente.

        La breccia di PorataPia dimostra che la chiesa è da sempre un nemico dello Stato, voi non siete cittadini italiani ma sudditi dello Stato Pontificio.

        Ecco la migliore dimostrazione di come l’Italia e l’Europa non hanno mai avuto radici cristiane.

        • lorenzo ha detto in risposta a Sandro Marino

          Palle bianche verdi rosse e gialle: se tu conoscessi un minimo di storia sapresti che, se i beni sottratti fossero stati ipoteticamente 100, i vari patti al ribasso prevedevano di restituirne solo 25 e le restituzioni effettive sono state, fino ad ora, non più di 5.

        • lorenzo ha detto in risposta a Sandro Marino

          La breccia di porta Pia ha posto inoltre fine, nei territori dello Stato della Chiesa occupati ‘manu militari’ dalle truppe del regno di Sardegna, ad una tassazione media non superiore al 10%, alle scuole di ogni ordine e grado gratuite ed alla sanità ugualmente gratuita.

        • Dan ha detto in risposta a Sandro Marino

          E infatti prima di Mussolini no,se invece è si, allora in che senso il fascismo avrebbe dato tutta sta ricchezza,senza dati sono rimangono frasi fatte.
          Come i soliti esperti,che non capiscono ch eun bene immobile come un bene artistico,sara una richezza in termini di valore ma è un bene indisponibile.Nè più ne meno come dire emerite imbecillità sul fatto che il Colosseo che ha un valore in termini monetari e un bene disponibili.

          Non sei tu a stabilire chi è o non è un cittadino con la tua irrazionalità ideologica delle frasi fatte e scemenze da bar condite da sovrabbondanza ignoranza (e non poteva essere altrimenti).

          Se ti chiedo cosa è una dimostrazione fuori da le tue pseudo convinzioni politiche fallaci,non sai nemmeno cio per cui parli,e per cui usi il linguaggio e meno male che fai le morali intorno al fanatismo.

    • Vincent Vega ha detto in risposta a Sandro Marino

      Caro Shiva 101, ti chiedo di portare prove che i dati citati nell’articolo siano errati.

      Sei in grado di portarci queste prove?

  7. Mari ha detto

    Ma effettivamente se posso sollevare una questione che vale per l’Italia ma anche per tutto il mondo per quale motivo persone di credo diverso, in un modo inconciliabili, quali sono ad esempio cristiani e atei, dovrebbero vivere nello stesso stato?

  8. Aristocle ha detto

    Calcolo troppo complesso per quelli del “Daily faded”!

  9. signora ha detto

    In quanto docente di scuola elementare (non sopporto il “primaria” che fa tanto elezionipolitichepd nonché cosìassomigliamodipiùagliamericani) vorrei ricordare che spesa-ricavo-guadagno la si fa già in 4elemenatare

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